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Il Tardellazio

giovedì, maggio 25th, 2017

E’ sempre stucchevole, oltre che inutile, mettere in guardia su cose d’amore. Anche perché, come dice Ligabue
Ho messo via un po’ di consigli dicono è più facilè
li ho messi via perché a sbagliare sono bravissimo da me
Tutto ciò premesso, alla luce della cogente e cocente attualità riterrei opportuno aprire un faldone sulla categoria di uomo Tardellazio. Il Tardellazio ha un nome innocuo che, soprattutto se non sei del Lazio, ti produce un pericoloso senso di sicurezza.

Il Tardellazio se ne resta silente mesi, anni. Tu procedi. Lui mai contraddice. C’è ma è come non ci fosse, tutto sommato una pacchia. Caro quindi io faccio. Caro quindi io vado. Caro quindi io dico. Una vita basata sul silenzio assenso. Fermo, come un semaforo (qui prodiani e guzzantiani possono fare la ola). Tu magari scazzi pure. Lui silente. Fermo. Paziente. Una sfinge. Finché un giorno, all’improvviso, il mondo ti si capovolge addosso.

Dice ma scusa mi avevi detto che mi amavi. Sì ma ora amo un’altra. E ma da quando? Silenzio.
Scusa ma dovevamo andare a vivere insieme, io ho affittato la casa, ho dato pure seimesi anticipati. Silenzio. E vuoto: perché è già scappato con un’altra o da un’altra. Un’altra parte.
Il Tardellazio è quella cosa che ti arriva direttamente la sentenza. Senza il processo. Quindi era in realtà basato sul silenzio dissenso.

Perché il Tardellazio è così: irrompe -e sbaracca- direttamente. All’improvviso. Tipo l’Etna. Senza avvisaglie. Aveva deciso diversamente. E ne ha diritto, ci mancherebbe altro. Solo che non te l’ha mai detto.

Lapilli, lava, sipario.

A wooden judge gavel and soundboard isolated on white background in perspective

(Il presente post funge anche da Pse per Martina. E per chiunque abbia un Tardellazio nel curriculum)
Inogniccaso ascoltatevi Ligabue, che fa sempre bene.