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La scensione

giovedì, febbraio 28th, 2013

Tra gli innumerevoli vantaggi dell’essere childfree c’è indubbiamente quello di potermi vigliaccamente sottrarre alla spiegazione di alcuni passaggi cruciali della vita niente affatto chiari neanche a me. Quindi premettendo che ho in sospeso con la giovane older una interrogazione a risposta orale su
-Mamma, che è un governissimo? (e la sventurata madre girò a zia il compito)
c’è che poi puoi essere chilfree ma da aunt non si può certo abdicare e dunque oggi mi sono chiesta se e come sarei mai stata in grado di spiegarle questo:

Un Papa che lascia. E vola via. Che scende dalla croce. Che in qualche modo sale su un’altra. Che dice perdonatemi, io non ce la faccio più. Un gesto che, a pensarci, potrebbe aprire un varco di disperazione incommensurabile.  Perché se non ce la fa Lui come posso farcela io? Che mia nonna Quintina diceva sempre che “Dio ci manda solo le croci che possiamo sopportare”. Che l’Ascensione l’abbiamo interiorizzata. Ma la scensione, dal Soglio, questa poi non pensavamo mai,

E dunque oggi questo Papa sconfessa un po’ nonna Quintina ma forse apre un varco di speranza. E qualcosa di ancor più grande: il concetto che non sempre arrendersi sia vigliaccheria ma, nell’epoca della competizione fino alla morte, riconoscere il senso del limite e farlo diventare Santità.

Ecco, spero che invece alla giovane older sia tutto chiaro. Che a venire dietro a me rischia di ritrovarsi flambè come Giordano Bruno. E però una cosa la confesso: a me questo Papa non m’ha convinta mai. Oggi invece, purtroppo, mi ha conquistata.

L’attimo stringente

martedì, febbraio 12th, 2013

Ci stavo ripensando oggi, al fatto che ieri l’Ansa non solo ha fatto lo scoop del secolo ma pure la foto della vita:

L’ha fatta il fotografo Alessandro Di Meo. Naturalmente sono ventiquattr’ore che viene passata ai raggi X per accertare che non sia un taroccamento di Photoshop e la Cassazione pare abbia sciolto la riserva: verissima.
Sostanzialmente lui ieri sera si è piazzato là davanti a prendersi secchiate d’acqua per oltre 40 minuti, che a Roma pioveva -è il caso di dire- che Dio la mandava. Che tra i mestieri ingrati a volte pure il fotografo ha i suoi perché.

Senonché aspetta e aspetta, prova e scatta, butta e ricomincia, pulisci l’obiettivo e ricomincia, è arrivato l’attimo. Quella frazione di secondo nella quale ti passa davanti la vita e soprattutto sulla testa il fulmine.

E’ a quel momento che ripenso. E cerco di immaginarmelo. L’attimo. Tutti abbiamo il nostro. Quello nel quale sapevamo che ci stavamo giocando tutto. L’attimo dell’idea. Il cervello che si illumina. Il lampo, appunto. Che o la va o me spacca. Non so, tipo avvicinarsi per il primo bacio. O la pazza idea che ti cambia la giornata. O la vita.

E di solito non è mai, prima, un attimo felice: è un attimo di panico. Poi, solo poi, forse, ci dirà bene. Ma quello che ci tiene in vita temo sia questo: l’attimo prima della felicità. Cioè un po’ di sana strizza.

Todo cambia

lunedì, febbraio 11th, 2013

“Meripo’, io ho visto la fine del comunismo, la Juve in serie B e le dimissioni del Papa.  Tutto in vent’anni. Non sono cattolico ma ti dico la verità: al mistero tocca crederci. E oggi ho pure un po’ paura”. E’ il mio amico Remo che al bar, dopo tre, ore trova finalmente le parole. Le parole per dirlo. Per dire di questo sbigottimento, confusione, disorientamento, sconvolgimento, scombussolamento, impressione, turbamento, emozione e tutto il cucuzzaro dei sinonimi che quelle cinque parole hanno innescato: il-Papa-si-è-dimesso. E, come sempre accade subito dopo uno choc, ognuno reagisce come sa e come può.

(Continua qui)