Posts Tagged ‘dignità’

I destinati

giovedì, ottobre 6th, 2016

Questa mattina ho ascoltato un’intervista fatta a Patrizio Cairoli, il figlio di Marcello, morto al Pronto soccorso del San Camillo di Roma dopo 56 ore di attesa. Marcello, malato terminale, al quale non è stato dato neanche il conforto non dico della dignità ma neanche di un separè. Nell’intervista il figlio racconta che, a un certo punto, gli infermieri hanno detto al medico di guardia “No, da quello non ci andare perché è un destinato”. Un destinato, una persona per la quale non c’è più nulla da fare. E che a maggior ragione avrebbe bisogno di potersene andare nel modo migliore possibile.

Proprio in quel sillogismo -destinato uguale inutile- credo ci sia la grande, vera, nostra emergenza: la fine della compassione. Tanto più grave in quanto, tra tutte le emergenze, di questa non sembra preoccuparsi nessuno. Forse inconsapevoli del fatto che se al calo del pil e della produzione industriale si può trovar sia pur faticoso rimedio, alla morte della compassione no.

Si può essere più o meno fortunati, agiati o comodi nella vita ma abbiamo una sola certezza: siamo tutti destinati. E’ solo un problema di come e quando. Dunque, tra destinati, sarebbe non solo un segno di umanità ma anche di lungimiranza occuparsi del “come” di quelli che stanno solo più avanti di noi nella stessa fila.

compassione

Le barbon chic

venerdì, dicembre 20th, 2013

Sono anni che le vedo sul tragitto uscitametroA-resto del centro. Sempre insieme sotto la tettoia di un paio dei negozi più esclusivi della Piazza, accanto all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, tra il Palazzo di Valentino, il sarto, e quello di Propaganda Fide. Son lì, racchiuse fra la Barcaccia dei Bernini e la Colonna dell’Immacolata, che sarebbe l’Obelisco Sallustiano ma ormai con buona pace di Sallustio è solo quello dove il Papa va a mettere una ghirlanda di fiori l’8 dicembre. Cioé ce la vanno a mettere i vigili del fuoco, fin lassù, il Papa vigila i vigili da sotto.

Sono le barbon chic. O almeno io è da anni che me le chiamo così. Devono esser state molto belle e charmant. Anche ora che il colore dei capelli un po’ arruffati è spento e il viso segnato, ora che vivono sullo scalino circondate di buste e sacchi, lo sguardo è luminoso e il portamento fiero. Non stanno mai accartocciate o accasciate. Son sempre sedute a schiena dritta. I vestiti sono dimessi, certo, ma mai sporchi. Qualche volta spunta un calzino a righe colorate tra il pantalone e la scarpa e, sarà un caso, è sempre in tono col maglione.

Sarà perché gravitano su piazza di Spagna ma fa un certo effetto vedere il loro bagaglio da clochard stipato nelle buste di Gucci e Yves Saint Laurent.

E ogni volta che passo loro accanto mi viene una strana e apparentemente contraddittoria sensazione, come se emanassero il nirvana di una raggiunta, vera felicità: quella che deriva dal non maledire per ciò che non si ha ma piuttosto dal saper star bene con quel poco che si ha. Giorni fa, in una domenica in cui lì infuriava lo shopping sfrenato e a stento ci si sarebbe fatti largo sulla piazza con uno sfollagente, loro erano lì sugli scalini a chiacchierare con dei ragazzi e ragazze di passaggio. Tranquillamente. Come fossero davanti a un tè nelle dorate e inaccessibili sale di Babington, che gli sta giusto di fronte.

Poi giusto ieri ho letto una frase che le riassume e le illumina in 10 parole. L’ha detta Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay: “E’ povero chi ha bisogno di tanto per essere felice”. E loro, almeno a osservarle da fuori, sembrano non aver bisogno di molto. Sostanzialmente le uniche vere ricche. Il personale scherzo del destino nel quartiere del lusso.

Che il letto è l’ultimo posto in cui si perde la dignità

domenica, febbraio 13th, 2011

Non è Berlusconi che offende la mia dignità: so fare benissimo da sola, quando accetto di credere alle bugie o alle meschinità degli uomini per elemosinare un po’ di amore o di attenzione, quando non alzo la voce per paura. Quando tradisco me stessa. Berlusconi offende la dignità del mio Paese. E non mi piace. Non mi è neanche piaciuto tutto di oggi. Ma ci sono momenti nei quali non serve aprire dibattiti: bisogna alzare il sedere e uscire di casa. Io l’ho fatto. Grazie a tutte quelle che l’hanno fatto. E che però lo faranno anche domani. E la prossima volta che un uomo proverà a prendersi gioco di loro, ovunque.

Perché il letto è sempre l’ultimo posto in cui si tradisce o si perde la dignità: prima c’è tutto il resto.