Posts Tagged ‘cultura’

L’ombrello di Giovanna

lunedì, novembre 23rd, 2015

Oggi è il compleanno di Giovanna. E anche di altre amiche e amici. Ma ci terrei a fare gli auguri anche qui proprio a lei. Che non conosco di persona ma solo via Zuckercoso. Di Giovanna, che è una Pop addicted silenziosa e discreta, apprezzo soprattutto il suo passare lievemente sulle cose belle. Viaggi, cultura, un po’ di fru fru, signorilità. Se dovessi riassumerla in quattro parole sceglierei “cultura, eleganza, ordine e raffinatezza”, le parole con le quali ha descritto Milano mentre ne parlava a proposito dell’Expo.

E in giorni di grande insicurezza giusto stamattina, ripercorrendo la bacheca di Giovanna, mi sono attaccata proprio alle belle foto dei suoi viaggi e a questi quattro appigli: cultura, eleganza, ordine e raffinatezza.

Lo dico perché Giovanna se n’è andata pochi giorni fa, dopo aver scritto quelle quattro parole. Mi ha avvertita una delle sue adorate e adorabili nipoti, Elvira. Che me lo ha scritto così:

“Meripo’, se Giovanna non si palesa più sulla tua bacheca è perché ci ha fatto il pessimo scherzo di andare via troppo presto. E ora ogni volta che leggo un tuo post che so che le piacerebbe, vorrei tanto che comparisse il suo like”.

Giovanna cara, sei andata via prima che qui si scatenasse, davvero, il finimondo. So che avresti avuto una parola di saggezza. Che ci manca. Intanto io mi scolpisco quelle quattro -parole- e riparto da lì. Che a questo sfacelo non trovo da opporre parole migliori che queste tue: cultura, eleganza, ordine e raffinatezza. Le parole di Giovanna. Un ombrello sotto al quale ripararsi. Insieme a quello della Poppins con cui volare. E grazie ancora.

Umbrellas art

Lasciate ogni speranza o voi che Letterate

giovedì, giugno 27th, 2013

Premetto che chi parla lo fa in palese conflitto di interesse essendocisi presa l’inutil Laurea. Ma leggere della fuga in massa dalla desueta Facoltà di Lettere, con la conseguente diserzione anche per Storia e Filosofia, qualche interrogativo non letterario ma economico lo provoca. Dice che “In 10 anni gli studenti delle “aree umane” sono diminuiti del 26,8%” e va e andrà sempre peggio. Non “tira”, non serve e crea solo disoccupati. Non è questione solo italiana, sia chiaro, ma è che in Francia, per dire, è stato lo stesso Ollòn a predisporre un progetto governativo perché tornino invece in voga.

Noi no. Noi quelli di Dante, Petrarca, del Dolce Stil Novo fino a Manzoni e tutto il cucuzzaro no.

Nella mia vita precedente ho fatto un corso di sopravvivenza al Ministero della Pubblica Istruzione. Ricordo il giorno in cui si affacciò l’omino dei numeri, al quale avevo chiesto come eravamo messi a professori precari, e disse:

-Dottorè ci avemo professori di italiano pe’ 30 anni ma fra tre-quattro dovremo chiamà gl’indiani a insegnà matematica

Ricordo però anche il giorno in cui ne entrò un altro, mentre ovunque il nostro lessico si coloriva di location, feedback, start up e quant’altro dell’inglish a dire che

-L’unica cosa in crescita è il numero di richieste nel mondo dei corsi di italiano
-Scusi e perché?
-Perché vogliono leggere Dante nella lingua originale

D’altra parte è noto che “con la cultura non si mangia”. Peccato che invece il resto del mondo lo faccia e con successo mentre noi, seduti su una miniera d’oro, andiamo in cerca di patacche nel resto del mondo.

Chiudere Lettere e mettere alla porta la storia compresa quella dell’arte non vuol dire “perdere le nostre radici, il senso dell’esistere, l’identità”: vuol dire continuare a perdere anche soldi. L’Italia vanta il primato, circa il 60%, delle risorse culturali dell’intero patrimonio mondiale. Eppure è un posto nel quale gli unici dai quali si pretende la perfetta conoscenza della lingua e della cultura sono gli immigrati che chiedono la cittadinanza e dove il Bel Paese è ormai solo un formaggio.

Nicolini, il pane e le rose

sabato, agosto 4th, 2012

Oggi sull’Unità.

Con questo:

E dunque ora che Renato Nicolini se n’è andato forse anche Giulio Tremonti potrà aprire con fiducia una rivendita di pane e porchetta. Che questa è la cosa che mi è venuta in mente quando stamattina la prima telefonata è stata
-Meripo’, è morto Renato Nicolini.

M’è tornato in mente quel tremontiano “la gente non mangia cultura” poi seguito da un “mi avete capito male” e da un ”vado a farmi un panino alla cultura, inizio dalla Divina Commedia”.

Renà, incredibile eh? Proprio tu che di pane e rose hai sfamato milioni di romani residenti, adottivi e di passaggio. Che hai riacceso le luci dopo il buio del terrorismo e della paura, pagando regolarmente le bollette, che hai portato milioni di persone a sentire la poesia. La poesia. A che caspita serve la poesia? Che ci si pagano i mutui, con la poesia? (segue)