Posts Tagged ‘cucinare’

La promessa

domenica, gennaio 19th, 2014

La più bella promessa in cinque parole non è “Prometto di esserti fedele sempre” ma “Meripo’, tu devi solo apparecchiare”. Buona domenica, supercalifragilini.

Due gocce di Nocill n.5

mercoledì, settembre 26th, 2012

Diciamo che in linea di massima è uno dei miei App Store di riferimento quando sono tormentata da questioni di stile. La mia amica Grace. Non è neanche raro che le chieda una ricetta di cucina ma solo per il gusto di sentirgliela raccontare. L’utenza forse la ricorda per la mirabile performance della patataalforno che, si sa, deve girare (sostanzialmente ne scippò l’ultima porzione disponibile al vicino di tavolo dello chicchissimo ristoro). Assidua frequentatrice di coiffeur e smaltatrici di unghie, Grace non disdegna la vita agreste. In Agrestia va ogni tanto per il weekend. E sempre la immagino, avvolta in candidi parei, preservando messeinpieghe sotto un cappello di paglia di Firenze a larghe tese e i profondi occhi dietro occhialoni oscurati, affacciarsi sulla vallata di Agrestia tipo la Baronessa Blixen sulle colline Ngong.

Senonchè mentre mi spiaggiavo sulla rena etrusca, nel giorno del Signore 24 giugno scorso, mi arriva un Sms:
-Meripo’ ti piace il Nocillo?
Escludendo si potesse trattare di un sondaggio per gli Alcolisti Anonimi le rispondo la verità
-Ne vado pazza
-Bene allora te ne faccio una partita dedicata
-Grace scusa non ho capito
-Tesora oggi è San Giovanni, sto raccogliendo i malli
-Eehhh? Che stai raccogliendo?
-Le noci, tesò, le noci per fare il liquore

Ecco, io la prima cosa che ho pensato è stata “noncipossocredere, cioè questa invece di stare a fare la Baronessa von Blixen sta a fa’ la spigolatrice di noci?” che prontamente mi rassicurava
-Con i guanti, così non si rovinano neanche le unghie.

Nel frattempo è arrivata anche questa foto con la scritta “quello a sinistra è il tuo”:

Il Nocillo di Grace

E siccome me sto proprio a rincoglionì io mi sono sentita tutta un calore sul petto. Che poteva pure esse un attacco di ipertensione o l’eritema solare e invece era che mi stavo a squaglià ma di affetto oltre che di caldo.

Anche perché poco dopo di sms ne ha mandato un altro:
-Che poi, Meripo’, ti devo confessare una cosa: a me il nocillo non piace. Ma mi piace far contenti gli amici.

E dunque fra poco avremo il Nocillo di Grace. Che anche la lunghezza dei preparativi e i tempi di posa e riposo dicono per quanto tempo Grace ci ha pensati mentre agita alambicchi e sorveglia infusioni. Che l’amore non si misura solo in effusioni, quindi. Ma anche in infusioni.

E la sera finalmente anche io potrò dire
“What do I wear in bed?? Why, Nocill Number five of course”
Che indosso prima di andare a dormire? Due gocce di Nocill numero cinque, ovcors.

Sex and the Cipol

venerdì, maggio 18th, 2012

E’ successo che il Professor Pi doveva partire per la Cappadocia. Ma stavolta io non potevo andare. E’ un uomo fortunato, a volte.
Dunque io non potevo andare però lui ha detto
-Meripo’ visto che ho l’aereo all’alba che dici se passo a salutarti e con l’occasione mi ospiti la sera prima?
-Certo Professor Pi anzi se con l’occasione poi mi insegni qualche altra ricetta, che sono cinque inviti a cena di seguito che faccio la tua pasta alla siciliana rivisitata
E lui ha detto
-Certo Meripo’, potremmo fare il riso pilaf , ora ti dico cosa comprare.
E così io sono uscita a fare la spesa e lui ha preso un treno ed è venuto a trovarmi.

Io, ve lo devo dire, non è che avessi mai ospitato uno scienziato e allora mi sono preparata. Ho studiato. Ho studiato tutta la settimana. Come dovevo vestirmi. Tipo gonna tattica, maglietta, tacco 12. 10. 8 (no, scusate, se mi presento col tacco 12 a Termini potrei dare adito a pettegolezzi).

E insomma sono andata a prenderlo e me lo sono trascinato e l’ho accompagnato a casa.

Sapete com’è, una chiacchiera tira l’altra e intanto avevo stappato un 15 gradi rosso e cin cin e salutino e sorsetto e poi questo caspita di Professor Pi me ne fa passare di tutti i colori e mi porta in posti che manco so dove stanno e come si pronuncino e però ecco lui ha un suo fascino. Così beh, avete capito, si era creata una certa atmosfera, io avevo messo pure Chiara Civello di sottofondo, a Roma c’era il tramonto che faceva capolino dalla finestra e allora lui si è avvicinato e anche io e lui ancora un altro po’ e io pure e sostanzialmente eravamo come la collisione del Titanic con l’iceberg, ho chiuso gli occhi, ho sentito la sua bocca avvicinarsi al mio orecchio ed è allora che mi ha sussurrato
-Meripo’ hai una cipolla?

Ha detto Meripo’ haiunacipolla

Io prima ho visto se c’era la telecamera di Scherzi a parte poi ho guardato il calice del rosso chemagarihoesgaeratoehocapitomale e poi ho guardato lui che ancora stavo stesa, nel senso dallo stupore e allora lui ha detto
-Mi sono dimenticato di dirti di comprare la cipolla. Non ne hai vero?
-No.

E lui allora ha sfoderato il sorriso da bel tenebroso
E io mi sono detta: Ambeh me stava a prende in giro, volevo dire…
E lui a quel punto si è alzato in direzione suo zainetto, l’ha aperto e ha tirato fuori un incartamento argentato e, sempre come il beltenebrosando ridens, me l’ha sventolata, la cipolla d’argento, e ha detto:

-Lo immaginavo, non importa, l’ho portata da casa.
Poi si è messo a cucinare.


Adesso, guardate, ci deve solo provare a dirmi che mi vuole portare tipo dai cannibali. Anzi, ci provi: che gliela do’ io la ricetta a quelli per sbocconcellarselo in casseruola.
Il Professor Pi-laf, lo faccio diventare.
Con la cipolla, s’intende.
Giuro che me la porto da Roma.

Il tuo bacio è come un croque

domenica, maggio 6th, 2012

In attesa dei risultati sia francaisi che italieni ed eventualmente volendoci portare avanti per una mia candidatura, agevolmente illustrovi mio CV in 5 parole

Nella foto un dettaglio della Pop Kitchen dopo il regalo di mia sorella. Sezione: Il tuo bacio è come un croque.

Sweetgrace

mercoledì, marzo 28th, 2012

Di suo avrebbe potuto continuare a vivere come Paperon de’Paperoni a Londra. O a Niù Iorc. O a Brucsel. O indove caspita voleva continuando a fare il lavoro che faceva. All’estero. Purché non in Italia. Dove, notoriamente, siamo per il merito. Ma solo nelle dichiarazioni per i giornali: quando arriva un curriculum, fosse anche quello della Montalcini, ove non accompagnato di norma si butta nel cesso.

Vabbè insomma sto parlando di Grace. Che, una volta passata la frontiera, lavora si ma con grandissima fatica e certamente meno soddisfazioni. E dunque che ha pensato? Che vorrebbe riespatriare, riandarsene. E a me sta cosa che chi ha cervello può usarlo prevalentemente all’estero mentre spesso i decerebrati qui vanno avanti che è una bellezza, insomma a me sta cosa mi fa veramente incavolare. 

Insomma allora che ha pensato, mentre aspetta che suoni la campana, nel senso quella del Big Ben? Che mo’ basta portare curriculum: portiamo prelibatezze. Dunque al tailleurino vuole affiancare, in Italia, la sua prima passione: grembiule e cappello da chef. Per cucinare. Cucinare a domicilio. Su ordinazione. Soddisfare le voglie. E la fame, all’occorrenza. E la gola. E l’occhio. E il palato. E insomma:

tuttoquellocheavrestevolutofareincucinaenonavetevogliadifare
può farvelo Grace. Sweetgrace.

Per dire io per Pasqua le ho già ordinato questo e questa:  

Casatiello

Pastiera

Poiché, eddigiamolo, quando mai avrei potuto mangiare casatiello e pastiera fatti in casa? Che se aspettate che li faccio io state freschi. 

E, per dire, l’altra sera a casa sua ci ha fatto trovare:

Polpette di baccalà con fondutina di carciofi e aceto balsamico caramellato
Roastbeef alla genovese
Carciofi capperi olive nere e prezzemolo

E la sera dopo preparava un

Tortini mignon di alici all’arancia con trito di erbe aromatiche
 Insalata di arance, limoni e finocchi con aceto balsamico
Yorkshire puddings

Una che altro deve fa’ per alleviarvi l’esistenza?

Vabbè, se volete contattarla la trovate qui:
sweet food 1love1food@gmail.com

O a casa mia. A cucinare.

Elogio della dolcentezza

lunedì, marzo 26th, 2012

Premesso che a noi Ayers Rock ce fa un baffo

Muffin della Frà

mi è gradito informare e infornare che la mia amica Francesca si è oggi presentata in ufficio con un cesto pieno di cotanti Muffin, giustappunto nella Giornata mondiale della lentezza. Il punto è che Francesca non l’ha manco assaggiati! Che sta a dieta. Ma si è messa lì in cucina, in una lenta domenica di primavera, e ha iniziato a impastare, spignattare, impirrottare, cuocere, attendere, sfornare, confezionare, sapendo che di tutto quel lavoro lei avrebbe usufruito solo dell’appagamento olfattivo (che pare che il profumo si sentisse fin fuori del Raccordo Anulare).

Quindi ora io me ne sto qui a raggiungere il Nirvana, dopo essermi sbranata con le mandibole e con gli occhi quest’Everest della glicemia e della generosità. E penso che quando so’ stronze so’ stronze ma quando sono buone le donne so’ veramente come i muffin: sempre morbide dentro.

Mille giorni di the e di me

venerdì, marzo 9th, 2012

Per una serie di motivi che sarebbe complicato riassumervi in meno di un paio di tomi, e che quindi diamo per acquisiti, negli ultimi tre anni non ho più cucinato. Che a scrivervelo e leggermelo ora mi fa pure un po’ impressione. Stiamo parlando di un circa mille giorni. Non che questo abbia minimamente intaccato la poderosa struttura che sorregge sto metro e mezzo di conturbanza. Diciamo che ho diversificato l’approvvigionamento sperimentando un federalismo culinario che, comunque, consiglio. Dovendo riassumere i diversi sistemi di rifornimento calorico, glicemico e adiposo direi che possiamo elencarli nella seguente cinquina:

5 Inviti a cena fuori (aperitivi rinforzati, osterie, ristoranti) con amiche e o amici
4 Inviti a casa di amiche provette cuoche (ho scoperto che lo sono tutte, ma dico proprio tutte)
3 Vernissage, presentazione di libri, mostre con RIC, ricaduta in culinaria
2 Sperimentazione di piatti la cui preparazione non superi i cinque minuti riscaldamento compreso
1  Convenzione con il takeaway e con i Tupperware di mia sorella e o mia madre

Dei mille giorni così distribuiti non c’è stata una sola sera nella quale abbia sentito la mancanza di un protratto spadellamento, impastamento, infornamento, fritturamento. Ci tengo comunque a precisare che in mille giorni, tutte le sere, non ho mai rinunciato alla mia tisana o al mio the. Mille giorni da bollita, quindi. Per altro vivendo in 25metri quadri compreso il corridoio del pianerottolo in comune col vicino ho sempre ritenuto sleale occuparne anche un solo metro con casseruole e mestoli.

Ora, per un’altra serie di motivazioni che sarebbe complesso riassumervi entro il fine settimana, ho un po’ più di spazio. Ma la cucinotta, minuscola, sempre bonsai resta. Però questa me la sono scelta io, mattonellina per mattonellina. Non posso più accampare altri tipi di scuse che non siano la verità: non ne ho voglia.

Senonché, dopo una quindicina di giorni in cui le passo davanti e un po’ la ignoro un po’ la spio un po’ mi ci affaccio distrattamente e un po’ mi ci soffermo, dopo averci visto all’opera mia sorella la mia amica Grace e persino il professor Pi, che fa la sua figura anche senza tenda e sacco a pelo ma con tegame e schiumarola e che ha interrotto le ricerche del bosone di Higgs a favore del pentolino di Meri, dicevo dopo aver osservato muovercisi dentro persone che amano cucinare e si amano cucinando, e dopo aver seguito un corso di formazione a distanza via mail della mia amica Fiorella sull’insalata di cannellini, gamberetti, cuori di sedano e balsamico, finalmente ieri sera mi sono sentita pronta per un invito a cena della suddetta Fiorella e di un’altra eroica volontaria.

Beh la pasta alla siciliana era venuta meglio al professor Pi ma le due poracce avendo assaggiato direttamente la mia hanno detto “uh, buona” (so’ amiche, amiche vere). In più si erano premunite portando una un boccione di Ferrari e l’altra un vassoio XL di cassatine e cannoli di Ciuri Ciuri: dunque, nell’orgia di bollicine e ricotta dolce variamente declinata, avrei deciso che l’Erasmus nel takeaway può essere momentanemante interrotto.

Certo, stasera si fa tardi e quindi ho già avvistato un ultimo Tupperware di mia sorella, domani se dio vuole sto dal Professor Pi, domenica da Nicki Sventola, lunedì si rifà tardi e non è che una si può mettere a fare rumori in cucina, lo dico per i vicini, quindi purtroppo mi trovo costretta già a interrompere il master.

Però, certo, confesso che mentre ieri sera l’aglio si rigirava tutto felice nella padella sfrigolandosi nell’olio e ogni tanto si sbaciucchiava col peperoncino e quando sono arrivati i pinoli hanno cominciato a ciarlare tutti felici, chevvelodicoaffà che è successo quando sono planati pure i filetti di acciuga, beh ecco io mi sono sentita un po’ un direttore d’orchestra. Il pangrattato tostato, nel crescendo rossiniano, ha coronato un’esecuzione direi soddisfacente.

E ho pensato che se la spinta definitiva non me la darà la voglia di pappa almeno lo farà quella di sentirmi Pappano.