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Corpo e Anima

martedì, gennaio 30th, 2018

Per la prima volta da quando vado al cinema -e cioè non dai tempi dei fratelli Lumiere ma da parecchio lo stesso- ai titoli di coda non si è alzato nessuno: siamo rimasti fermi lì, inchiodati alla poltrona, col corpo prigioniero di due ore di emozioni dell’anima.

Mai sentito neanche nominare, quel film, e mai sarei andata se un giorno Linda non mi avesse mandato un messaggio accoratissimo. Così:

Meripo’
Ho visto Corpo e Anima
Una meraviglia
Ho pensato a te
Se non lo hai visto vai

A Linda avevano fatto poi seguito, all’insaputa l’uno dell’altro, ulteriori appelli. Ci ho messo quasi un mese e alla fine ce l’ho fatta.

Centro del film è un mattatoio: ai piani superiori dell’edificio, i dirigenti osservano gli operai; ai piani inferiori, gli operai macellano mucche dallo sguardo vacuo. Tutti si guardano, si studiano e desiderano, nessuno si tocca”.

Il lui-e-lei ci sarà, certo, come in ogni film d’amore che si rispetti. E sono il direttore finanziario e la nuova responsabile del controllo qualità. A lui manca l’agibilità di un braccio, a lei -con una sindrome autistica-manca il contatto con corpi ed emozioni. Pur pranzando a mensa seduti di fronte dovranno intraprendere un lunghissimo viaggio di avvicinamento nel quale si incontreranno soprattutto di notte perché entrambi, ognuno nel proprio letto, iniziano a fare lo stesso sogno: un cervo e una cerva che si annusano e si toccano in un bosco innevato.

Corpi e anima cervi

Ed è successo che per la prima volta, in un film, ne ho visto uno ma “sentiti” due: perché in una storia che parla soprattutto della difficoltà e della fatica di “toccarsi”, a un certo punto io ho “incontrato” la mano del mio vicino di poltrona. E non l’ho lasciata. Ed è stato da quel momento che ho visto il film sullo schermo ma ho iniziato a sentirlo anche nelle variazioni della sua stretta, del suo calore, del suo sussulto, della sua sorpresa, della sua apprensione.

Corpo e anima
Parlare con la pelle. E toccarsi l’anima. Soffri ma pensi che gran bel viaggio, a volte, è il potersi innamorare. Anche quando non lo vuoi. Che l’amore, in ogni caso, non chiede permesso: ti sfonda la porta ed entra. Anche se non lo capisci. Anche se non hai nessun navigatore che ti indichi la strada. E spesso finisci per perderti. E perderlo.

“Al contrario di un uomo, una donna non ti sfiora mai per errore o per distrazione”, diceva sir Bukowski.

“Il linguaggio è una pelle” diceva invece Roland Barthes: “io sfrego il mio linguaggio contro l’altro”.

Sta forse racchiusa fra queste due frasi l’essenza di questo film.
E anche di ciò che è stato vederlo e sentirlo così. Con una mano che ne incontra un’altra, al buio, e che diventa invece il suo terzo occhio: corpi e anima.