Posts Tagged ‘concerto Woodstock’

Il 2 giugno di Missouri 1

sabato, giugno 1st, 2013

Ieri notte ho preso un taxi. A piazza Barberini. Occorre sapere che il parco macchine dei taxi romani spazia dalla Fiat Duna weekend alla Mercedes passando per la Opel Combo tour. La snob che è in me a volte ha anche ceduto il proprio posto in fila pur di non dover  salire sulla Duna ma ieri notte era tardi e mi è toccata la Fiat Punto. L’autista era un giovane ragazzo stile Missouri4 di Gazebo ma semi-pelato: era al telefonino e non ha interrotto la conversazione neanche quando sono entrata. Ha solo scostato un po’ l’orecchio e ha bisbigliato
-Ndo nnamo?
Ricevute le coordinate ha messo in moto e guidato monomanodestra mentre con la sinistra teneva il Samsung, salvo poco dopo togliere anche quella dal volante per cercare un cavetto.
Ambeh, si illudeva ancora la teutonica che è in me, ora mette l’auricolare.
No, cercava il carichino perchè
-Germà, sto coso ogni venti minuti se spegne, me sa che ormai ‘a batteria è arivata.

Missouri guidava dunque senza mani e con il sedile reclinato modalità sdraio, abbigliamento stile Monterey Pop Festival 1967, (il papà di Woodstock, il concerto, non l’uccelletto di Snoopy). Non so da quanto non si verificasse un incontro ravvicinato tra i sedili e un’aspirapolvere, come peraltro fra il Missouri della situazione e un deodorante. Materiale che farebbe vivere di rendita Enzo Miccio per almeno due stagioni.

Ed è stato in dodici minuti di tragitto, per corrispondenti dodici euro di conto, che ho capito ciò che non ho capito con quintalate di editoriali, studi del Censis e Rapporti dell’Istat negli ultimi dieci anni. Ho capito perché, su sta china, non je la faremo mai. Perché è come se non gliene fregasse più niente a nessuno non dico della sorte del Paese o del condominio ma nemmeno del proprio perimetro nell’abitacolo della propria macchina. Naturalmente Missouri, in un paio di occasioni, ha avuto modo di sottolineare con Germà quanta zella ce stia a Roma e quanta ggente nun all’altezza ce sia in giro e “figurate se er nove vado a votà, so’ tutti uguali e nun cambia mai gnente”.

Ma è stato passando ai Fori Imperiali, mentre ancora si staccavano ponteggi e si attaccavano coccarde alle tribune autorità per la parata del 2 giugno, che ha detto a Germà
-E che voi festeggià, che qua nun ce sta na cosa che funziona, manco sto cazzo caspiterina de telefono

E’ che, evidentemente, l’aggiustamento della Repubblica resta una questione che riguarda “l’altri”. La manutenzione ordinaria nostra essendo stata forse abolita.

Insomma è come se ieri avessi visto in lui il Missouri1 che abita dentro ciascuno di noi: quello che, pur non volendo garantire neanche una passata di Folletto ai sedili della propria Punto, tuona contro lo sfacelo della Fiat. Che, sia chiaro, c’è e ha nomi e cognomi. Eppure è come se, per passare l’aspirapolvere in casa, stessimo tutti aspettando che prima si depositino tutte le polveri sottili dell’atmosfera. Salvo poi un giorno renderci conto che non stiamo soffocando solo per l’inquinamento fuori ma prima di tutto per l’asma che ci siamo autoprodotti con l’acaro allevato in casa.

Buona Festa della Repubblica, Missouri1. Una Repubblica che sarà salva quando potrò vederti alla parata: mentre imbracci un Folletto.

Basta un po’ di zuckercoso

lunedì, ottobre 22nd, 2012

Raccontarvi che caspita di weekend è stato quello che per me non è ancora passato nonostante sia quasi passato pure il lunedì è impossibile. Dunque, sostanzialmente, nel prolungamento che questo blogghe ci ha sui socialcosi è successo che un nutrito gruppo di esponenti del supercalifragilismo di Zuckercoso si sia autoconvocato per quella che hanno chiamato “La Woodstock di Meri Pop”. Ora, la contea dell’Ulster ci perdoni, l’evento annunciato da mesi è stato dalla sottoscritta preso come un divertentissimo Festival del Cazzenger che al massimo si poteva svolgere sui numerosi gruppi di discussione aperti all’uopo sul sempresialodato Zuckercoso (la rima baciata è offerta dalla ditta). La data, scelta sempre a cazzenger, si è in seguito scoperto coincidere con il Giubileo della qui presente. Insomma, una cosa rispetto alla quale ad esplicita domanda di mia sorella

-Meripo’ che si fa per il tuo cinq sessant settant esimo?
mestamente risposi
-Ecchevvuoifare figlia mia, un dignitoso silenzio, che è la mia anagrafe il Paese più straziato

Per farvela breve, questi si so’ presentati sul serio. Da tutta Italia e anche dalla Padania.
Tutto il materiale 2.0, video, audio, iconico, scribacchinocompulsivo con punte di parossismo tali per cui gente ha dovuto disattivare le notifiche, altri anche il computer, cambiare residenza ed espatriare per non essere più raggiunto da qualsivoglia patologia supercalifragica, dicevo che tutta sta roba è già all’attenzione di Voyager, Indagare per conoscere, del Censis, di Csi, The Mentalist, Cold Case e la facoltà di Antropologia.

Un momento dello sbarco in Sicilia, Grillocefaunbaffo (Foto bedda Maria)

Ciò che mi preme qui sottolineare è che io, nell’ultimo compleanno rintracciabile prima di approdare nel virtuale mondo dei blogghe, dei Zuckercosi e degli Uccelletti de Twitter, avevo ricevuto ben 5 sms di auguri: mamma, papà, mia sorella, la mia unica amica Rita e uno che s’era sbagliato. Io è da tre giorni che cerco di ringraziere e disseppellirmi dalle 385 notifiche di auguri, 57 messaggi privati, 50 zuckercosici in carne e ossa più quelli rimorchiati strada facendo.

Mi guardo bene dallo spezzare una lancia in favore di Facebook e dei blogghe e dei 2.0 e del popolodellarete, no io voglio solo dire, e lo dico con l’autorevolezza dei miei insuccessi, che se io oggi non sto sotto a un treno ma sotto a un ombrello e volo, è colpa vostra. E se dovessi riassumere in una sola parola qual è stato il motore che mi ci ha mandata e ci ci ha portati io credo sia “meraviglia”: che in fondo questo la nostra Mary Poppins ci insegna a fare. meravigliarci. E non è per dire ma a Mary Poppins poi alla fine pure Platone je spiccia casa: “E’ veramente propria del filosofo questa situazione: il provar meraviglia, né altra che questa è l’origine della filosofia”. E del casino che ne è venuto dopo fino a Sex and the city (ve la ricordate Carrie Bradshaw nella sigla, si, quando l’autobus si impozzanghera e le inguacchia il vestito e lei vede il suo nome sulla fiancata e sobbalza di meraviglia?).

Ecco mo’ se dovessi farlo io un augurio a voi direi che è: fate come Platone e Carrie, meravigliamoci sempre, meraviglie.