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La gigantesca gomma che non cancella la memoria

lunedì, novembre 3rd, 2014

Stavo saltellando sul socialcoso quello dell’uccellino quando ho trovato un bel po’ di Auguri di compleanno. Per Monica Vitti. Che oggi compie 83 anni. Ma che da tredici non può far più sentire la sua voce.

Quando ne compì 80 Vanity Fair le dedicò la copertina e un gran bel servizio intitolato “Ti regalo il mio silenzio”: il silenzio di Roberto Russo, suo marito da 14 anni e suo compagno da 41.  Il silenzio è anche quello di Monica, che da tredici anni vive in compagnia di quel male che Laura Delli Colli, sua biografa, chiama “la gigantesca gomma che cancella la memoria”.

In quella circostanza anche qui le facemmo gli auguri in un post intitolato “La gigantesca gomma che cancella la memoria”. Tre anni dopo è però bello vedere che la nostra, di memoria, nei suoi confronti non si è cancellata neanche un po’.

E dunque, di nuovo, Auguri a una grande donna che riesce ancora a farci sentire quella sua voce roca e sensuale, comica e frizzante, anche stando in silenzio per  tredici anni.

Monica Vitti - Helmut Newton

L’amore dura tre anni e questo è il quarto

martedì, maggio 13th, 2014

Si ricorda all’utenza che “una zanzara dura un giorno, una rosa tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre”. Noi oggi qui compiamo il quarto. E siccome “c’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia” non oso neanche pensare la parola-chiave di questo appena trascorso.

Tutto ciò premesso ricordiamo anche che gli auguri al primo compleanno ce li fece anche Nomfup che oggi si occupa delle sorti del Paese ma che all’epoca si occupava anche delle nostre e così vi descrisse:

“Il primo compleanno di Supercalifragili, la blog-sister di Nomfup, è motivo di gioia infinita. Perchè lei è una tipa speciale speciale, che ha riunito un gruppo di tipe/i speciali che rendono la blogosfera italiana un luogo ameno dove stare e sognare e parlare e capire”.

Ora non lo so se si sia già pentito dunque direi di campare tranquillamente di rendita di quello. Nel frattempo ne abbiamo combinate in quantità industriale, aprimmo persino un bar e fatto una Woodstock. Considerando che tutto nacque per superare lo choc da stato civile infranto, e alla luce dei ritrovamenti e accompagnamenti avuti come risarcimento, direi che è ora di affermare con una certa forza che “Tutte le donne aspettano l’uomo della loro vita però, nel frattempo, si sposano”.

Impensabile dunque ringraziare uno per uno tutti quelli ai quali Meri Pop deve tutto ciò che deve, cioè quasi tutto.

Dico solo state in campana: perché un mouse e una tastiera possono cambiare il corso di una vita. Impugnateli con prudenza. E auguri a tutti voi, supercalifragilini.

L’occasione mi è gradita per aprire i festeggiamenti con l’Inno:

e con la torta:

Il difficile non è dire Supercalifragilistichespiralidoso

lunedì, ottobre 21st, 2013

Ci sono stati tempi nei quali ovunque andassi mi sembrava tutto in salita. E guardate che è un’arte pure quella. Una si dice che prima o poi una discesa pure ci sarà. E sembra che quella non arrivi mai. O, se arriva, è un precipizio. Insomma una percezione psicogeografica dell’esistenza che Giacomo Leopardi al confronto era un viveur.

Senonché poi, mentre aspettavo un segnale di cambiamento dall’alto, mi resi conto che esso, il segnale, forse doveva arrivare dal dentro: un’autoschioppettatina, tipo.

Ci pensavo ieri mentre sul socialné di Zuckercoso la data del genetliaco della qui presente si trasformava in una specie di rave party 2.0. Difficile dire che caspita sia successo in pochi anni dalla fase Giacomo Leopardi. Difficile capire come mai un giorno mia sorella, santadonna, a pochi mesi dall’apertura di questo blog -che comunque aveva già allargato enormemente la platea dei dirimpettai e aperto qualche discesa delle salite e risalite- mi legò a una scrivania e intimò

-Meripo’ adesso tu la fai finita di nasconderti e ti metti un po’ in gioco

La povera creatura, la giovane older, di anni otto, che assisteva alle concitate fasi della registrazione sul socialcoso e della messa a punto del qui presente blogghe, mentre eravamo ferme da ore e ore su un inspiegabile blackout che non ci faceva sentire i video caricati, si avvicinò, prese il mouse, fece un clic e disse

-Se non alzate il volume sarà difficile

Dopo questa bella figura del cavolo riflettei su quel clic. Il clic col mouse per alzare il volume. L’uovo di Colombo. Anzi della Giovane Older. Il clic con il quale prenotai poi un viaggio all’avventura. Il clic che feci fare alla testolina sulla modalità Daje. Il clic da “siamo in salita” a “presa al contrario sarà pur una discesa”. A volte ho l’impressione che sia sempre un clic che ci salva. O ci rovina. Un attimo per prendere una decisione. E certe volte una vita a pagarla. Ma il clic può farci ricambiare marcia.

Tutto sto bel pippone per dire che, dopo una giornata come quella di ieri piena di tutto, specie del pranzo da mamma che aveva fritto 174 micro polpettine per farmi la lasagna in brodo della nonna, delle badanti 2.0 e non solo che ancora sono mia sorella e la giovane older, di una bella mostra in un bel palazzo, di un pomeriggio a giocare alle signore, di un thè e tarte tatin, la giornata è finita con una telefonata, LA telefonata. Nella quale l’amica dall’altra parte ha condiviso la cosa più difficile: lacrime di gnaafaccioppiù. Che è bellissimo condividere risate. Condividere lacrime invece è roba ardua. Da funamboli dei sentimenti. Sul filo del pericoloso mostrarsi come si è. Del saper lasciarsi andare. Del giù la maschera.

Si consideri che dall’altra parte c’era la qui presente che non è stata in grado di dire una parola, che sia una, utile a qualsivoglia conforto. Ma dice che per fortuna non importa essere bravi: a volte basta esserci.

E alla fine mi sono risentita la io del qualche tempo fa. Prima del clicche. Che a volte il difficile non è neanche azionarlo: è credere che ci sia, quando tutto mostrerebbe il contrario. E il difficile non è dire supercalifragilistichespiralidoso. Il difficile è dirsi “Dai”. E, già che ci siamo, dirvi pure grazie eh. Voi che quel Dai l’avete aiutato.

Ricomincio da tre

lunedì, maggio 13th, 2013

Una zanzara dura un giorno, una rosa dura tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre. E’ così. C’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia.

E’ l’Alberoni alla vinaigrette, Frédéric Beigbeder, che traccia l’ameno percorso. E dunque oggi che questo blogghe compie tre anni, si deve necessariamente prendere atto voi ed io che ci siamo. Vi risparmio la pausa di riflessione. Dovremmo chiuderla qui e tanti saluti, anche scusandomi per l’ultimo anno di noia.

E dovendo continuare con l’esame di coscienza poi sto tizio dice che
L’unica domanda in amore è: a partire da quando si comincia a mentire? Siete sempre così felici di rientrare a casa e trovare la stessa persona che vi aspetta?

Cioè capite? Siete sempre così felici di cliccà st’indirizzo e trovare la stessa che vi aspetta? Dice ma scusa tre anni fa qua sopra eravate quattro gatti mo’ siete migliaia. Embeh che non lo sapete che la dimensione non è tutto?

E poi quello continua:
Quando le dite “ti amo”, lo pensate sempre? Ci sarà per forza – è fatale – un momento in cui per voi sarà uno sforzo

Ecco. Quando cliccate mipiace lo pensate sempre? E sto momento dello sforzo? La stitichezza sentimentale sta già a livello Euchessina?

E poi arriva la mazzata finale:

Per me, lo scatto è stata la rasatura. Mi rasavo tutte le sere per non pungere Anne baciandola di notte. E poi, una sera – lei dormiva già (ero uscito senza di lei fino all’alba, tipico genere di comportamento ignobile che ci si permette con la scusa del matrimonio) – non mi sono rasato. Pensavo che non fosse grave, perché lei non se ne sarebbe accorta. Invece significava semplicemente che non l’amavo più.

Insomma è dall’inizio che è una e una sola la domanda che vi devo fare ed è questa: vi rasate ancora, prima di aprire sto blogghe?

P.S.
Lo sapete si che c’è il momento serio dei ringraziamenti? E lo sapete che non so, davvero, da dove caspita iniziare? E lo sapete, ancora, che avevo provato a fare pure un elenco ma è diventato tipo quello delle cose da mettere in borsa per il weekend, interminabile in rapporto allo spazio disponibile? Comunque si, ce l’ho proprio con te. Hai capito benissimo. Si, si, si, proprio tu.

Unodiquestigiornivadointvedesplodo. Le candeline

giovedì, settembre 29th, 2011

Bonjour

Da Una vignetta di PV

Su per nervi fragili

venerdì, maggio 13th, 2011

Si vabbè 365 giorni insieme, il bar, Gimbo, Ramon, il Professor Pi, voi tutti miei blogostar. Epperò io ancora non ho imparato a fare le foto di Nomfup per pubblicarle, santocielo. Quindi, ora che quello ha calato il jolly CHE PARLA ANCHE DI VOI io come caspita ve lo faccio vedere?

Guardate che robetta: Meri Mastrolinda Pop vostra.

E sotto c’è scritto “Un anno con Meri Pop – Il primo compleanno di Supercalifragili, la blog-sister di Nomfup, è motivo di gioia infinita. Perchè lei è una tipa speciale speciale, che ha riunito un gruppo di tipe/i speciali che rendono la blogosfera italiana un luogo ameno dove stare e sognare e parlare e capire“.

Capito si, cosa ho riunito? E capito che state a rende la blogosfera un luogo ameno?
Mo’ voglio vedere se devo continuare a spolmonarmi per farvi scrivere. Sennò il luogo ve lo rendo che ve meno, altro che.
(Il Nomfup tutto intero sta qua).

Io però ci ho un’età. E m’è spuntata pure una lacrima. Oltre all’artrosi. E’ stata una gran bella giornata. Grazie. Ora però vado a farmi una tisana. Infermieraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.

365 giorni insieme. Io con voi, eh, che ve credete

venerdì, maggio 13th, 2011

Un anno fa a quest’ora stavamo messi così:

-Ramon, ci sei?
-Che c’è?
-Questo blog finto che mi hai fatto per esercitarmi è fichissimo
-Si
-Ma quello vero quando sarà pronto?
-Boh
-Quindi qua posso scriverci quel che caspita mi pare tanto non lo legge nessuno?
-Si, pure su quell’altro
-Eh?
-Quello vero: i blog non li legge più nessuno
-Ah. E allora perchè mi aiuti ad aprirlo?
-Perchè mi hai detto che ti eri stufata di mandare sms lunghi alle amiche
-Mh. E quanto costa aprire un blog?
-Trenta euro
-Beh allora. Tanto si buttano via un sacco di soldi
-Ecco appunto, buttiamo via pure questi
-Grazie, Ramon
-Pregociao

Ci stiamo ancora eh, messi così. Però nel frattempo, da quel primo post, abbiamo fatto un sacco di cose pure se i blog non li legge nessuno. Infatti poi alla fine abbiamo aperto un bar (lo so, Gimbo, che stai ad aspettà tutto solo al bancone ma qua ormai sono diventati tutti impegnatissimi, sono cresciuti pure loro).

Tutta sta menata per dirvi che io un anno fa stavo già un po’ meglio di un anno e mezzo fa, quando stavo decisamente al punto più basso in carriera che già che sono alta un metro e mezzo pensate un po’ dove caspita stavo, ma non è che fossi proprio lo splendore universalmente riconosciuto di adesso. 

Insomma a me sto blogghe e il socialcoso annesso di Fèisbuc mi hanno aiutata un bel po’ perché è qui sopra che ho conosciuto voi (poracci). E quindi dopo i primi 100 post ho tentato dei ringraziamenti che qui confermo ma ai quali ne vanno aggiunti altri. E stavolta sarebbe assolutamente impossibile fare l’elenco perché i miei 25 lettori, come si dice a Roma, se so un po’ allargati.

Però spero comprenderete e condividerete se, insieme a tutti tutti, dedico un pensiero particolare a Ramon che, mo’ ve lo dico, Voitiua gli fa un baffo.

Poi, scusate, ma c’è Nomfup: che è una cosa bella e importante ma trova il modo di occuparsi pure di noi e lo fa perché ci vuole bene ma anche perché è specializzato in affari esteri ed effettivamente mo’ che ci penso occuparsi d’amore è come occuparsi di Marte.

E, last but not least, questo blog ma soprattutto la qui presente tenutaria deve molto al Professor Pi che, per motivi a me sconosciuti, ha deciso di accantonare per un attimo la solitudine dei numeri primi per alleviare quella dei secondi. E per questo ha contestualmente deciso di integrare le scoperte scientifiche inerenti il teorema di Pitagora anche con quello di Meri Pop.

Vabbè io vi volevo organizzare una festa di ringraziamento che in confronto Kate, William e Pippa fanno ridere ma dice che c’era il terremoto e tutta quella roba poi andava buttata.
Però la colonna sonora si, l’ho cercata e conservata.

Che questo solo poi alla fine vi volevo dire: buona vita a tutti. Che a me, in qualche modo, me l’avete proprio fatta svoltà.

Nomfup che vor dì non so ma è assai spiralidoso

venerdì, febbraio 4th, 2011

Se uno poi fa i compleanni mentre Meri è in Dancalia non è che si possa lamentare che non ha avuto gli auguri, eh. Che io ci avevo il mio bel da fare, da Afare anche. Vabbè, mo’ direi che in un clima di assoluta eleganza, decoro e ritardo glieli possiamo pure Afare, no, sti auguri.

Nomfup che vor dì non so ma è assai spiralidoso
anche se a sentirlo può sembrare spaventoso
se lo clicchi forte avrai un successo strepitoso
Nomfup è bellissimo e stichespiralidoso

Ricordo che a tre anni non dicevo niente ancor
mio padre scongiurava ch’io parlassi, per favor
finchè verso i sei anni volli tutti intorno a me
e dissi la parola più simpatica che c’è:

Nomfup che vor dì non so ma è assai spiralidoso
anche se dal suono può sembrare un po’curioso
se lo clicchi  forte avrai un successo strepitoso
Nomfup è fantastico e stichespiralidoso

Se tu non sai che dire non ti devi scoraggiar
ti basta una parola e per un’ora puoi parlar
ma attento a dirla bene, non ti devi mai sbagliar
perchè se tu l’azzecchi la tua vita può cambiar.

Nomfup che vor dì non so ma è assai spiralidoso
anche se a sentirlo può sembrarti spaventoso
se lo dici forte avrai un successo strepitoso
Nomfup è bellissimo e stichespiralidoso

Mentre nascevi

sabato, novembre 6th, 2010

Cara Antonella,

per quelle circostanze della vita che solo un superficiale potrebbe chiamare coincidenze, tu ed io siamo nate nello stesso giorno pur avendo compleanni diversi. Però, sia chiaro, io sono una Bilancia con i caspita di guai che ormai sa tutta la blogosfera e tu sei uno Scorpione e dunque io 20 ottobre del lacrimario, tu oggi.

Ma noi non siamo nate solo al compleanno. Noi siamo quelle, come direbbe Marina, della seconda possibilità e anche della terza e della quarta. E la mia seconda possibilità è nata l’anno scorso, nei giorni del tuo compleanno. Da una batosta. Che pensavo che non mi sarei rialzata mai più. E per questo te l’avevo raccontato. Perché in quel momento per terra ci stavi tu. Ma, diciamolo, non ci avrei puntato manco 1 euro che tu avresti risposto. E che un giorno avresti aperto quella porta. E saresti uscita. E avresti preso un treno. E scesa fino all’abbraccio stropiccioso che ci siamo date in una pizzeria dell’Esquilino qualche settimana fa.

Nessuno può raccontare cosa succedeva mentre nasceva. Io e te si. Perché noi siamo nate che eravamo già grandi. E succedeva un bel casino, Antonè, perché ‘sta nostra sala parto ammazza se è affollata.  Piena di bella gente, di abbracci e di emozioni. Pure di altro, in verità, che qua le mazzate magari continuano a darcele ma noi abbiamo imparato anche a schivarle e, se serve, a ridargliele con gli interessi.  Però  mo’ te lo devo proprio dire: mazzate o no, io non sono mai stata così viva in vita mia. E se ci pensi bene sai che lo sei pure tu. Perché le seconde possibilità hanno già pagato un bel pedaggio alla sfiga che, sia chiaro, sempre stronza imprevedibile è, ma almeno non è più un’anteprima, al massimo un rewind, un cold case.

Insomma tutto ‘sto sproloquio per dirti che guarda come ci siamo arrivate da strafighe, al tuo Buon compleanno. 

E ora ti devo scegliere pure la musica, capirai, insorgerà tutta la sala parto, il caposala Gimbo, la badessa Marilla, nel senso che bada, Menabrea chettelodicoaffà, Sunny per fortuna pensa al semolino, il Professor Pi alle disequazioni e Pres e First Lady ad arredare casa nuova, Curly è all’estero, Rob sul trono, Patù a colazione da Tiffany, Barbara in macchina, Ragnè, Alessia, Tamy, Anto l’altra, Manu e tutte le Sex and the ciccia al concorso di bellezza, Effegreenhouse beve Amarula ma lo so per certo che, insieme a tutti quelli del Comitato Lasciauncommento mi faranno rimangiare le sviolinate che gli ho scritto prima.

Vabbè, Bagliò, muoviamoci.