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La lezione degli Oro Saiwa nel té

mercoledì, novembre 27th, 2013

Quando ero piccola mio padre faceva colazione con il té e gli Oro Saiwa. Metodicamente ogni mattina arrivava, si sedeva, prendeva la confezione dei biscotti e ne estraeva una colonnetta di 8 (erano incolonnati a sequenze), li sistemava come una specie di torretta sul tavolo poi ne spezzava ciascuno in due tenendolo con una mano tra il pollice opponibile e l’indice e il medio e li intingeva nel té uno per volta ripiegato a metà. Qualche volta si chiacchierava qualche volta no. Sempre, però, io osservavo questa scena, con particolare attenzione al momento nel quale l’Oro Saiwa veniva intinto nel té e tirato su morbido ma non troppo intriso.

Quel tempo di immersione richiedeva un calcolo preciso. Tirarlo su un attimo prima voleva dire lasciarlo troppo duro. Tirarlo su troppo tardi era la catastrofe perchè ricadeva a mappazza squacciandosi nel té e intorbidendo di pezzi, galleggianti come relitti in mare, quel biondo profumato lago di Tè Ati.

Mio padre, razionale e metodico non solo quando è alle prese con i biscotti, la maggior parte delle volte azzeccava quel tempo di immersione ma nella batteria di 8 almeno uno o due precipitavano ammollazzati e disintegrati nella tazza. Quando accadeva ero combattuta tra due sentimenti: il dispiacere del fallimento e il sollievo della bassa percentuale di errore.

Quel rito mi stava dando una grande lezione di vita che avrei ahimè però imparato solo precipitando ammollazzata e disintegrata non nella tazza di té Ati ma nelle difficoltà della vita: il tempo di immergersi in qualcosa e goderne va calcolato bene. Va in ogni caso precisamente azzeccato il tempo in cui ritirarsi. Perché la gioia del successo dell’immersione dista un amen dal fallimento dello squaccheramento.

Ciò vale anche e soprattutto quando si desideri molto qualcosa e lo si aspetti per tanto: anche il tempo dell’attesa ha un limite. Oltre il quale, pure se il successo dell’operazione ci aspetterebbe al varco, si rischia di trovare solo delusione.

Sto cercando di dire che se la soddisfazione del desiderio arriva a troppa distanza dall’innesco, essa la maggior parte delle volte si è nel frattempo trasformata in qualcos’altro: il tempo sognato dei fuochi d’artificio precipita nella tazza di una tiepida alzata di sopracciglio.

E’ questo che ho provato due volte negli ultimi due mesi. Uno stasera. Di fronte a quel patetico viale del tramonto di un uomo sconfitto solo da se stesso e non, come avrebbe dovuto essere, dalla pochezza delle sue idee e dalla sconsiderataggine delle sue azioni. E l’altra di fronte a un altro addio, sentimentale. Troppo a lungo trascinatosi.

C’è un tempo per ogni cosa, dice anche la Sacra Bibbia. Il tempo giusto per soddisfare un desiderio è uno solo: quello degli Oro Saiwa nel té. Pensiamoci. Quando saremo di fronte alla prossima colazione.

Due cuori e una briocheconlapanna

sabato, aprile 28th, 2012

Donne, a chi vi siete svegliate accanto stamattina ? Allo spalmatore seriale di fette biscottate? O al feticista della zuppetta? Al Peter, Pan, che ieri sera vi ha detto “e se invece di uscire giochiamo con la Wii” e stamattina si sta coerentemente panando nelle merendine? O vi siete coricate pensando di avere accanto Rambo salvo svegliarvi con mister Bonjourtristesse yougurtino bio zerograssi? Che se la colazione dice buongiorno può essere che entro la fine degli Abbracci, nel senso quelli del Mulino, vi dica, finalmente, anche chi avete  davvero di fronte: Dissapore docet e Cristina Scateni pure. 

Ve lo linko  ma la classificazione ve la verso pure come un caffè, qui sotto. Stampate e tenete a portata di tazza. E non fatelo raffreddare. Il caffè.

Essenziale. Caffè della moka e ciao. È un duro, senza fronzoli. Se lo prende amaro, non rivolgergli mai la parola nella prima mezz’ora dal risveglio. Se lo prende direttamente dal comodino, è fortunato/a.

Adolescente di ritorno. Apparecchia con cura la tavola. Latte caldo con un goccio di caffè in tazza grande, con 2 o 3 cucchiaini di zucchero. Mangia gli stessi frollini da 20 anni. Li tira fuori dalla confezione e li mette in fila sopra la tovaglietta. Guarda fisso davanti a sé mentre cronometra l’inzuppo. Si porta un pacco dei suoi frollini anche in vacanza.

Adolescente per sempre. Per lui una merendina è il massimo: il saccottino all’albicocca lo stuzzica, la girella lo ammalia. Viene da un passato di crostatine e tegolini. Accompagna con succo di frutta. Quando nessuno lo vede, beve il succo di pera in bricco con cannuccia.

Serio e risoluto. È uno spalmatore seriale di fette biscottate, un perfezionista. Spalma con costanza per sé e per gli altri. Beve caffè lungo e zuccherato, macchiato con latte freddo. Ha eliminato il burro, anche se a ogni passata di marmellata, lo ricorda con nostalgia.

Light convinto. Yogurt bianco e caffè senza zucchero. Allegria fin dalle prime luci dell’alba e soglia del vizio pari a quella di un campione olimpionico in allenamento. È convinto che la sua linea impeccabile sia proporzionale all’acidità dello yogurt che mangia, mai e poi mai comprerebbe un Muller.

Light forzato. Marmellata light su biscottino senza zucchero. Vorrebbe addentare una fetta di torta margherita, ma rinuncia. In alternativa si concede un tazzone di latte e cereali. Scrocchia e saltella. È già stato in piscina alle 8 del mattino. È metodico, lava la tazza prima di uscire.

Ancestrale. Miele e pane integrale per lui. Al massimo uno yogurt comprato nel negozio bio sotto casa. Rassicurante e sapiente, vegetariano, ciclista, salutista.

Advertising oriented. Kinder fetta al latte o Actimel multi frutto con l’illusione di avere una riserva di energie sempre in tasca. A metà mattinata mangerebbe il polso completo di mouse del collega di fronte, ma resiste e se non ce la fa, si mangia ovviamente una Fiesta o un crackerino che conserva nel primo cassetto della scrivania.

Il dolce è una bugia. Il salato è il suo dio. Prosciutto cotto o crudo e formaggio. Quando esagera si butta sulle uova, strapazzate o alla coque. Caffè nero e pane integrale. Da quando ha scoperto che la colazione non deve per forza essere dolce, è una persona felice.

Caffè sport. Per lui cappuccino e cornetto sono il massimo dell’ispirazione mattutina. Se trova chiuso il bar di sempre, la giornata sarà indiscutibilmente compromessa.

Per caso vi ho dimenticati? Non sia mai, qual è la vostra colazione?
(Cristina Scateni su Dissapore)