Posts Tagged ‘coccodrillo’

Tendenza Meri Cocc

giovedì, settembre 15th, 2011

MANOVRA: CERCANO DI CONSEGNARE ‘COCCODRILLO’ AD ALEMANNO, BLOCCATI
ROMA – Volevano consegnare al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, un coccodrillo gonfiabile, perchè “le sue sono lacrime di coccodrillo”. Così urlavano questa mattina due rappresentanti dei sindacati di base, davanti agli uffici dell’anagrafe dove si tiene la protesta contro la manovra con cui il primo cittadino della Capitale aderisce al cosiddetto sciopero dei sindaci. I due sono stati bloccati.

Però, quand’è tranquillo, come fa sto coccodrillo?

mercoledì, settembre 14th, 2011

15 agosto – Yellow Waters, Twin Falls e Jim Jim Falls

Alle ore 6,25 gli italici spedizionieri venivano prelevati da un laustrale pulmino e depositati in un laustrale barchino per fare un giro di ore 2 alle Yellow Waters. 98 dollari a cranio, tipo 50 dollari l’ora di cui la seconda, ora, veniva inaugurata dal frontale del barchino con questo:

Mr. Crocodile&me (Foto Meri Pop)

E comunque la prima, ora, s’era inaugurata con questo:

Alba sul cocco (Foto Meri Pop)

Dice: si ma te so costati come il Topkapi e il Cullinan messi insieme. Tirchi. Comunque il professor Pi aveva specificato che nel prezzo “era inclusa la colazione”. Che ovviamente, una volta risbarcatici al pontile, non si era vista se non per i coccodrilli, vari, grossi e corpulenti, avvistati.
Ma proprio quando ci rassegnavamo alla tradizionale fetta di pane in cassetta rinsecchita con avanzo di marmellata del discount sopra, ecco che un emissario del Cielo, travestito da autista di pulmino, ci scaricava nel ristorantone del campingone ove, effettivamente, trovavamo una specie di Uluru di cibo in quantità e qualità a noi finora sconosciute. I nostri eroi si gettavano sul buffet con slancio e, dopo aver razziato ogni derrata alimentare rintracciabile nel giro di chilometri, con evidenti difficoltà motorie si avviavano verso lo smontaggio tende.

Le difficoltà deambulatorie si aggravavano con quelle smontatorie e sussultorie di paletti, teli, materassini poiché obiettivamente aggravati da:
uova con pancetta
salsiccia a metro
crocchette di patate fritte
affettati a piramide
pane di 10 specie con burro e marmellata
muffins
cornetti
frutta
yogurt
muesli
BURP.

In ritardo di 2 ore di 2 chili sulla tabella di marcia, ariburp, si caricavano le jeep e ci si dirigeva, attraverso il Jim Jim track, vero le Jim Jim Falls: 60 km. di sterrato, buche, sgarrupi con una trentina di guadi di creeks (ruscelli) ma a un certo punto ti compare un fiume vero: 70 cm. di altezza. Che io sono scesa e ho detto: “E mo’ basta eh”:

Meri Splash (Foto Professor Pi)

E però dopo invece sono risalita e ci siamo inabissati tipo Caccia a ottobre rosso che però invece di Sean Connery c’era il professor Pi che guidava e mo’, Pi, io te vojo bene, però non è che faceva proprio lo stesso effetto. Pure se pure Pi secondo me si cantava l’inno nazionale sovietico Sojuz njerushimij rjespublik svobodnjch mentre l’attraversavamo. Insomma guadate che roba:

Guadone (Foto Meri Splash)

Ci avevamo pure il periscopio pure noi, eh, quel coso nero di lato che poi mi hanno detto che è la presa d’aria. Insomma tutto sto casino per poi arrivare a fare indovinate che? Un trekking, signori miei, 1 km di caspita di trekking che ci faceva sbucare in effettivamente splendida spiaggetta aggettante su acque infestate da coccodrilli con ste due belle cascate a picco sulla cabeza:

Twin Falls One little woman (Foto mi sa Carlina o Paola)

Dice vabbè, se volevi fare il bagno e camminare sulla battigia non c’era bisogno di fare sto casino che c’è Follonica che è tanto bella. Insomma qui niente bagno, il bagno -viene annunciato- si farà fra poco alle Jim Jim Falls. Fra poco, ha detto. Cioè dopo altri chilometri di sgarrupo in gippona e, chevvelodicoaffà, un’altra chilometrata di trekking, un’impettata fra le rocce che persino loro ci hanno scritto alla partenza “guardate che sono cavoli”. No, dico, ma che vi credete che quello si ferma perché c’è scritto che èmeglioselasciateperdere? Che c’erano passaggi di terzo grado superiore nonché strapiombi di due metri, come certificato dal rappresentante del Cai di Vicenza che avevamo al seguito, Santo Tino dammi la mano che casco.
Insomma sta di fatto che il professor Pi, che pure ne ha fatte in vita sua, a un certo punto plana di culo sedere esimio sedere su una roccia. Una botta che ho sentito proprio Big Bang. E siccome un capo cade ma non molla, ma tutto il calendario che ha tirato giù je l’ha ammollato eccome, ecco che si rialzava lesto come da una sedia a sdraio di Rimini. Massaggiandosi l’esimio molto molto dolorante. Beh, dice, tu non sei caduta. Ettecredo, o stavo avvinghiata alle rocce tipo geco o in discesa strisciavo da una all’altra roccia di culo sedere ma non esimio.

A 100 metri dall’arrivo, come spesso mi è capitato nella vita, alzavo bandiera bianca. E approfittando del grido di Cris, montanara e scalatrice di classe, “beh ma qui è impossibile, io torno indietro” mi accodavo alla retromarcia. Strisciati altri bei massi indietro sentivo improvvisamente ergersi dalle rocce alle mie spalle una inconfondibile e devastante sestina: “Meripo’ e allora?”
-Professor Pi sto tornando indietro, con Cris
-Lo vedo. A una curva dall’arrivo?
-A una curva impossibile e a uno sfinimento dall’arrivo, si, che io non ce la faccio più e sta cascata mi fa anche parecchio schifo. Oh.
Silenzio.
Irreale, sospeso, inquietante silenzio.
Faccio il devastante errore di girarmi. E lo vedo ergersi sui massi neri e infuocati, ancora massaggiandosi il dolorante esimio, con l’autorevolezza del Gran Capo Culo Dolente, osservarmi con sguardo atarassico cui seguiva un luciferino lampo nell’occhio condito solo da un “Meripo’!”.

Dopo 5 minuti e un’altra serie di irriferibili, interiori, meripoppiche imprecazioni che elargivo tra un “metti un piede là” e uno “striscia di sedere qua, aggrappati, no a me Meripo’ alla roccia”, effettivamente io ce la facevo: io arrivavo a quella caspita di spiaggetta del cavolo.

Ed era proprio all’arrivo, quando avrei voluto corrergli incontro e… mollargli un pugno, che -mentre ancora mi lamentavo dello sforzo- vedevo arrivare insieme a me un ragazzo. In calzoncini corti. Con un arto artificiale. Applicato alla gamba sinistra sotto il ginocchio. Saltellava tra una roccia e l’altra, veloce, quasi sospeso.
Così sono effettivamente corsa incontro al professor Pi però non l’ho menato. E gli ho detto “grazie”. Ma sottovoce, che quello poi si monta la testa, che già ce l’ha a due metri dal suolo.