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Il diritto di contare

giovedì, marzo 16th, 2017

Per andarlo a vedere abbiamo riconvocato il team Suffragette apperciocché i film di cosedidonne visti insieme fanno bene e fanno quantomeno meglio. La spedizione di femmine composta da Fiorella, Roberta e la quippresente -stavolta allargandoci alla Shylocknostra- si dirigeva come un sol uomo al Barberini previo rifornimento di un bicchierozzo a forma di sputnik pieno di liquirizie a rotella e gelatine.

Mary Jackson, Dorothy Vaughan e Katherine Goble Johnson: donne, nere e giovani scienziate negli anni Sessanta. Quando si dice la vita tutta in salita. Senonché invece se il 20 febbraio 1962 l’America potè lanciare il suo primo uomo bianco -John Glenn- nello spazio lo fece anche grazie a queste tre donne nere. Portatrici d’acqua alla causa per la quale alla storia passarono altri.

“Il diritto di contare” è la storia di quell’impresa, è il riscatto per le donne afroamericane che resero possibile quell’impresa, è un tardivo ma apprezzabile togliere dall’oblìo un pezzo di storia ma è soprattutto un impagabile Daje-co-sta-matematica per tutte le ragazze e tutte le mamme di ragazze.

Una storia vera che sembra un film e infatti lo diventa, un titolo geniale (o “polisemico”, come chiosava Fiorella) che unisce la questione farcela alla questione numeri, un casting azzeccato, la retorica americana ma anche una sceneggiatura condita di battute efficaci, alla fine producono un effetto self-coaching: perché più che dopo due ore di cinema ci si alza come dopo due ore con Roberto Coach-di-te-stesso Re.

Il diritto di contare

Un solo sbaglio, credo però, non bisogna fare: alzarsi dalla poltrona pensando di aver visto una ricostruzione storica di conquiste acquisite. Perché, a guardarlo dall’Italia, quel diritto delle donne a occuparsi di scienza non è acquisito manco per niente. Alle scuole superiori le ragazze rappresentano oltre il 50% degli studenti ma sono il 30% dei professori associati, il 20% dei professori ordinari e fra gli 80 rettori italiani le donne sono 5 (dati Fondazione L’Oreal).

Per non andare troppo lontano, anche come date, informo infine che ne I Dialoghi matematici, rassegna in corso all’Auditorium di Roma organizzata da Il Mulino, dal 5 marzo al 28 maggio nei 6 incontri con 13 ospiti fra matematici, filosofi, economisti, fisici e associati più 1 moderatore non troverete neanche una donna. Ripeto: neanche una. A Elisabetta Pacini che glielo ha fatto notare (e che ne ha dato notizia in un post su Facebook) così è stato risposto:

“Gentilissima,
condividiamo la sua osservazione, durante la stesura del programma dei “Dialoghi matematici” abbiamo individuato più donne che in modo eccellente avrebbero rappresentato il mondo scientifico e matematico, purtroppo – per diversi motivi – non siamo riusciti a inserirle nel calendario di questa rassegna. La presenza femminile sarà uno degli obiettivi della prossima edizione.

La ringrazio per l’attenzione e le porgo un cordiale saluto

Relazioni esterne”

Il diritto di contare. Di contare male. Perché va bene donne che portano uomini in orbita o sulla luna. Ma addirittura uomini che portano una matematica su un palco a parlare di matematica questo magari più in là.

Corsia 5

lunedì, maggio 31st, 2010

Questo post mi è già costato tre euro in virtù del fatto che ogniqualvolta si pronunci una parola politically incorrect davanti alla giovane older, la tassa di indennizzo prevista è di 1 euro a parola.

Dunque la giovane older nel weekend ha, tra l’altro, dovuto superare la prova brevetti di nuoto. Ha dovuto superarla pure la qui presente sua zia in qualità di accompagnatrice e personal coach.

In quel girone dantesco in cui può trasformarsi una piscina nella quale si riversino orde incontrollate di genitori, zii, nonni e parenti fino al quarto grado e nella quale gli unici a mantenere la calma restino solo i bambini, Meri Pop, per prevenire attacchi d’ansia al giovane e atletico virgulto, ha scelto la strada del psychological training.

Rinchiusa col virgulto – che da qui in poi per comodità chiameremo Giò (giovane older) –  nello spogliatoio prima di accedere alla corsia 5, le ha svelato un segreto che Harry Potter manco se lo sogna.

-Giò, sai che fanno attori e cantanti prima di entrare in scena?
-Ripassano
-Ecco, si, ma poi che altro fanno per darsi forza e coraggio?
-Cercano di scappare
-No, tesoro: stringono il culo
-Zia è una parolaccia, devi pagare 1 euro
-Si, ma pensavo che la situazione meritasse un’eccezione
-Beh, in effetti ci ho un po’ strizza. Dici che funziona?
-Eccome. Zia lo faceva sempre quando doveva suonare il pianoforte in pubblico, me lo aveva detto la mia maestra: “Meri Pop, un attimo prima di salire sul palco tu ZAC, stringi il culo”.
-Occhei. Allora andiamo

Così Giò è entrata in piscina e sua zia nel girone infernale dei parenti, lato corridoio di accesso alla corsia 5.

Solo che a quel punto Giò era praticamente prossima al nirvana e sua zia visibilmente in preda ad ansia da prestazione.

Ed è stato allora che, passandomi davanti e captando la situazione, con le mani a megafono davanti alla bocca, ha urlato davanti a tutti:
“ZIAAA, STRINGI IL SEDEREEEE”