Posts Tagged ‘Cinque stelle’

Poi dite perché non ti sei fatta vedere

venerdì, agosto 22nd, 2014

Sono apparsa il 16 agosto e scomparsa il 18. Mi chiamo Estate 2014.

Credo passerò alla storia come la più breve e la più forse.

Vi siete lamentati molto, di me. Ma ci sono alcune puntualizzazioni che io, Estate 2014, intendo fare, signori della Corte, a mia parziale discolpa:

-Le previsioni del tempo si chiamano appunto previsioni. Siamo ancora lontani dall’avere le certezze del tempo. E le certezze in generale

-Il tempo, anche se non può essere previsto, comunque scorre. E imprime trasformazioni incontrovertibili sul globo. Ancor di più sulle vostre porzioni di globo, specie quelle adipose. In qualunque momento io arrivi esse non sono mai pronte. Dunque ringraziatemi se quest’anno non mi sono fatta proprio vedere.

-Il tempo che a me è consacrato è quello dell’evasione, dell’ozio e dello stare con i propri cari. Salvo il fatto che quando arrivo vi rendete conto che l’unica evasione equamente distribuita sulla penisola è quella fiscale e riguarda tutti tranne voi, che l’ozio vi annoja dopo 36 ore e lo stare con i propri vostricari vi uccide dopo 24.

-Il tempo che a me è consacrato decidete per lo più di passarlo trascinandovi dalla sdrajo al bagnasciuga per adempiere a due doveri che sentite imprescindibili: urlare contro dei minori affidati alla vostra custodia fino ai 18 anni denominati “figli” e lamentarvi dei maggiori affidati al vostro portafoglio fino ai 40 denominati “figli ancora a casa”. Trattamento che, lungi dal trasformare entrambe le categorie in una generazione attuale e futura di persone educate e pronte a stare al mondo, ha finora conseguito il risultato di rendere maleducati gli esasperati che vi stavano accanto.

-Il tempo che a me è consacrato decidete inoltre di trascorrerlo, tenuto conto che i vostricari come si è detto li comprensibilmente rifuggite, insieme alla protesi telefonica che vi si è innestata come un microchip sottopelle. Nessuno, anche al termine di due mesi di sdrajo, è riuscito a conoscere o riconoscere il volto dei propri vicini di ombrellone. Ne conosce perfettamente, al contrario, il cellulare, la voce, la composizione familiare fino all’ottavo grado, l’amante, il collega, l’amica infida e quella rompicoglioni, attraverso le dettagliate cronache aifoniche che avete svolto durante tutto il soggiorno.

-Come potevate ragionevolmente pensare che un bambino di tre anni potesse usare, nelle due ore nelle quali lo tenevate in ostaggio dei vostri decibel, quella piramide di giochi di plastica che spargevate in un territorio uguagliabile a quello dalla Maremma al passo del San Bernardo, quantità che ragionevolmente non riuscirebbe ad usare neanche fino al compimento del diciottesimo?

-Nel tempo a me dedicato quest’anno sono tornati vecchi incubi e nuove paure. Pensavate di coricarvi nel secolo del 2.0 e vi siete risvegliati all’anno zero. Ciononostante hanno continuato a generare turbamenti topless e bikini ministeriali.

-A un certo punto mi sono affacciata per tre giorni e mi avete fatto trovare Sibilia et similia.

Si, è vero, quest’anno ho preferito tenermi alla larga. Credo ora sia anche più chiaro perché. Magari alla prossima eh.

Ingrati

martedì, maggio 28th, 2013

E’ così: è così dopo tutti i rifiuti che si rispettino. Ingrati. Ingrati è il re degli alibi. Ingrati è il corollario del “dopo tutto quello che ho fatto per te”. Salvo poi rendersi conto che infatti “chi te l’aveva chiesto”. Vale dagli scontrini ai matrimoni.

Ingrata-a ingrato-o è il nuovo “se mi respingi non mi meriti”.

Ingrata-a ingrato-o ingrati-i è l’impossibilità di abbassare un po’ la cresta e la testa e guardarsi dentro. Ingrati guarda solo fuori. Siamo al grande classico: “gli elettori non ci capiscono? Cambiamo gli elettori”. Sindrome dalla quale nessuno, a quanto pare, è immune. Né il nuovo né il vecchio né il così così.

Ingrata-a ingrato-o ingrati-i è la restituzione del 50%, si, ma di responsabilità. Che ci si sgola, finché si parla degli altri, a pontificare che “comunque quando una cosa a due non funziona le responsabilità sono al 50%”. Salvo poi, quando i conti si fanno in casa, bellamente addebitare pure il nostro all’altro 50

Ma in natura ne esiste anche una vera, di ingratitudine. Quella extra-alibi. Maria Rita Parsi la chiama la “sindrome rancorosa del beneficato”. E’ “quel sordo, ingiustificato rancore (il più delle volte covato inconsapevolmente; altre volte, invece, cosciente) che coglie come una autentica malattia chi ha ricevuto un beneficio, poiché tale condizione lo pone in evidente “debito di riconoscenza” nei confronti del suo benefattore. Un beneficio che egli “dovrebbe” spontaneamente riconoscere ma che non riesce, fino in fondo, ad accettare di aver ricevuto. Al punto di arrivare, perfino, a dimenticarlo o a negarlo o a sminuirlo o, addirittura, a trasformarlo in un peso dal quale liberarsi e a trasformare il benefattore stesso in una persona da dimenticare se non, addirittura, da penalizzare e calunniare”.

Il punto è che, in amore come altrove, il 100 per cento della popolazione è convinta di essere un benefattore. Un popolo di benefattori senza manco un beneficato. Ingrati.