Posts Tagged ‘Carlo Verdone’

Due cuori e una condanna

martedì, novembre 12th, 2013

C’è un tizio su cinguettio che ogni tanto posta delle frasi come sorta di Prontuario sentimentale per ogni evenienza (appena mi sovviene il nome ve lo dico, abbiate pazienza). E nessun trattato di Sentimentologia applicata o di Analisiologia sociale potrà mai riassumere meglio quella scelta per la

richiesta di matrimonio:

“Posso sorprenderti un’ultima volta?”

Uccellacci e uccellini

giovedì, marzo 21st, 2013

DRIIIIINNNNN
-Professor Pi….
-Meri, scusa sono le sei e ancora non hai scritto niente, neanche la primavera ti ispira? Che ci hai, la primavera silenziosa?

Mo’ io non lo so se è esattamente questo a cui si riferisse il professor Pi ma mi è tornato in mente che anni fa, in una delle sliding doors della mia vita, mi imbattei in un dream team lavorativo di rara competenza. Arrivai buon’ultima e ogni tanto echeggiava nella stanza come un mantra

-Ah, la primavera silenziosa…

Non era costume andare a precipitarsi su Google e per qualche mese continuai ad annuire come i cagnolini che si mettevano sul lunotto della macchina dei nostri papà (mi riferisco ai pupi degli anni Sessanta massimo Settanta, gli altri forse potranno trovarne qualche esemplare nei musei vintage). Finché un giorno, un 21 marzo, all’ennesimo sospiro sulla Primavera silenziosa mi feci coraggio:

-Ma che è sta primavera silenziosa?

Fu lì che venni rumorosamente a conoscenza del fatto che, nell’anno di grazia 1962, tal Rachel Carson, aveva scritto un libro, poi diventato un vero e proprio manifesto ambientalista, sui danni irreversibili provocati dal DDT e dai pesticidi sull’ambiente e su di noi: la primavera era silenziosa perché nei campi, rispetto ai decenni passati, cantavano molti meno uccellini. Uccisi dai pesticidi.

Dopo 50 anni la primavera è ancora silenziosa sul fronte delle vittorie ambientali. Ma, se dovessi dirvi, io quest’anno la sento invece piena di caciara. Di inutile, insopportabile e volgare caciara. Proprio ora che avremmo bisogno di parole, e di azioni, di buon senso. E invece mi sembra tutto inadeguato e fuori tono. Tutto sguaiato. Al punto da desiderare il silenzio.

Forse sono io che invecchio male. E me sembra di stare come Carlo Verdone nel finale di “Un sacco bello” quando, sdraiato con la sua bella in un parco, vorrebbe godersi quel momento in pace e invece tutt’intorno gli uccellini son diventati cornacchiette che strillano, strillano, strillano. Finché lui si alza e liberatoriamente gli strilla

E STATEVE ZITTI!