Posts Tagged ‘Carl Friedrich Gauss’

Maryam Mirzakhani, leggere Gauss -e decifrare il mondo- a Teheran

lunedì, luglio 17th, 2017

Storie calme di donne inquiete/35

Iraniana, donna, matematica. Ce n’era per entrare nel Guinness delle imprese impossibili. E invece Maryam Mirzakhani riesce a trasformare questo concentrato di ostacoli sociali in una serie di successi. Nasce nel 1977, due anni prima dell’ascesa dell’ayatollah Khomeini e cresce durante la guerra Iran Iraq. Da piccola legge romanzi, vuol fare la scrittrice e in matematica va così così. Premessa che apre una speranza per tutte le “sono negata” cioè quasi tutte. E in realtà lei non si appassiona alla matematica ma alle soluzioni. E’ il fratello, quando lei ha 13 anni, a illuminarla il giorno in cui le parla del metodo elaborato da Carl Friedrich Gauss per sommare in pochi secondi tutti i numeri da 1 a 100. “Quella è stata la prima volta -dirà poi- in cui ho apprezzato una bella soluzione, sebbene non fossi ancora in grado di trovarla da sola”.

Insomma, per farla breve, quattro anni dopo Maryam -grazie anche a una preside illuminata che vuol dare le stesse opportunità a uomini e donne e che non avrebbe sfigurato nel libro Leggere Lolita a Teheran- nel 1994 vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi Internazionali di matematica a Hong Kong, prima studentessa iraniana a vincerla. L’anno dopo ne conquista 2 a Toronto, nel 1999 si laurea in matematica alla Sharif University of Technology di Teheran e decide di proseguire ad Harvard, poi nel 2008, a soli 31 anni, ottiene un posto come professore ordinario alla Stanford University. Segue un’altra sfilza di premi e riconoscimenti finché nel 2014 arriva la Medaglia Fields, il massimo riconoscimento per un matematico, l’anello di congiunzione fra un Nobel, la copertina di Time, l’Oscar, il Grammy Award e associati dei matematici.

Ci sono voluti 78 anni: 78 anni per dare la medaglia Fields per la prima volta a una donna. Lei. Due occhi azzurri e un cervello supersonico dedicati alla “geometria iperbolica” e alla “teoria ergodica”,  no non mi chiedete che significhi. Per lei è la vita: fare ricerca in quest’ambito -dirà- era divertente “come risolvere un puzzle o unire tra loro i puntini per trovare la soluzione di un giallo”.  La medaglia arriva proprio per “i suoi contributi eccezionali alla dinamica e alla geometria delle superfici di Riemann e dei loro spazi di moduli”.

Un genio? No, sono “una pensatrice lenta”.

Al Guardian, poco dopo esser stata medagliata, riassumerà la sua passione così: “la parte più gratificante è l’eccitazione della scoperta e la gioia di capire qualcosa di nuovo, la sensazione di trovarsi in cima a una collina e avere una visione chiara del panorama. La maggior parte del tempo, però, per me fare matematica è come partecipare a una lunga escursione senza avere un sentiero né un punto d’arrivo all’orizzonte”.

E’ morta sabato scorso a 40 anni per un tumore. Ma a noi piace pensare che in realtà ha solo cambiato sentiero. E ci scruta dal suo punto d’arrivo, all’orizzonte.

Maryam Mirzakhani