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Il gol migliore è quello di testa

giovedì, gennaio 10th, 2013

Tra gli innumerevoli vantaggi della rinuncia alla macchina esiste quello della socializzazione alle fermate degli autobus. La socializzazione è vieppiù agevolata tanto più raramente gli autobus passano.  E in questo va detto che tra gli innumerevoli vantaggi del vivere a Roma, soprattutto nell’attuale gestione, questa socializzazione è ai livelli di Facebook.

Sarà stato pressapoco fine novembre quando una sera, rientrando a casa tardino e apprestandomi a scendere alla prossima, un avventore del mio stesso autobus mi avvertiva di fare attenzione che giusto la sera prima, lì alla fermata, avevano scippato una vecchina. Escludendo volesse mettermi in allerta per motivi di anzianità ne deducevo che lo facesse per preservare la borsa e volesse contestualmente scongiurare un suo eventuale coinvolgimento nell’inseguimento del mariuolo. Si premurava quindi di controllare che l’attraversamento della strada procedesse senza intoppi e poi arrivederci arrivederci.

Ci siamo poi rincontrati, in orario diurno, sul percorso inverso casa-lavoro. E dopo un paio di socializzazioni da ascensore (-salve -brutto tempo eh -pare peggiori ancora) ho scoperto che è il papà di un giovane calciatore della serie A. La circostanza mi veniva rivelata solo al terzo fortuito incontro parlando dei problemi della scuola italiana. Per specificare che lui, a quel figliolo già sulla rampa di lancio stellare che è il calcio in Italia, ha detto solo una cosa:

-Ricordati che la prima cosa è l’istruzione. E che devi essere il campione di te stesso. Poi puoi anche allenarti. Ma guai a te se non continui a studiare.

E’ da allora che penso a questa cosa. Il ragazzo ha già collezionato una serie di gol, titoli di giornale, soldi e benefit. Suo padre continua a fare il suo lavoro, in un ristorante. E ogni volta che lo sente -perché non gioca a Roma- la prima domanda che gli fa è:

-Oggi hai studiato?

Questo papà l’ho rincontrato oggi. “Il ragazzo studia” sta diventando la frase in codice. E mi è tornata in mente quella volta in cui chiesero a Piero Angela quale fosse a suo avviso la migliore forma di investimento. E lui rispose: “Il miglior investimento è mettere i soldi nel cervello dei figli”.