Posts Tagged ‘Bruxelles’

Quello che possiamo non fare

mercoledì, marzo 23rd, 2016

Avendo la sottoscritta unacerta, la parola e l’esperienza terrorismo non sono nuove. Nuovo è, invece, avere a che fare con una forma di terrorismo in cui l’obiettivo non sono più categorie specifiche e in qualche modo prevedibili ma, direttamente, chiunque. E nuovo è avere a che fare non più con mitragliette e residuati bellici delle Brigate Rosse ma direttamente con uomini imbottiti di esplosivo che si fanno saltare in aria colpendo chiunque ovunque.

Chiunque ovunque. C’è poi che, ai miei tempi, “i miei in salvo” (diciamolo, alla fine questa è la prima reazione di fronte alla globale tragedia) erano presto geolocalizzati: papà e mamma al lavoro, sorella a scuola, nonni a casa. Ieri “i miei” erano ovunque. Dunque anche a Bruxelles. C’erano Maria, con Pier e le piccolette, Roberto, Carla, Marcello, Claudia, Alessandro di Marcella e Cosimo e Daniele e più passavano i minuti più aumentavano. Perché i nostri confini anche affettivi si sono graziaddio dilatati. Creando nuove fonti di apprensione.

Che posso fare, che possiamo fare? Non ne ho idea. E temo non ce l’abbiano così chiara neanche quelli che devono prendere decisioni per tutti. Forse però ci sono alcune cose che possiamo evitare di fare, in questi frangenti.

1 Diffondere notizie false (chiunque è ormai anche giornalista, benissimo: dunque spetta anche a voi verificare ciò che andate postando)

2 Diffondere immagini e filmati falsi (come sopra: il mondo può attendere altri dieci minuti prima che facciate le opportune verifiche incrociate e al limite rinunciate a postare)

3 Non chiedere scusa se, càpita, siete incorsi nei punti 1 e 2

4 Rubare senza citare la fonte (anche per mettervi al riparo dai rischi di 1, 2 e 3). In ogni caso rubare senza citare la fonte -sempre e ovunque- vi regala due minuti di gloria e millemila di sputtanamento perché i vostri amici e seguaci sono meno cojoni di quanto immaginiate e prima o poi vi sgamano.

5 Postare inutili ammiccamenti allarmistici (ho saputo una cosa che mammamia. Tenetevela per voi)

Tanto per cominciare. E giusto perché siamo ormai legati gli uni agli altri e le cazzate di uno si propagano danneggiando chiunque. Che, ve lo ricordo, siamo noi. Sei tu.

Alarm

Bruxelles

martedì, marzo 22nd, 2016

Farnesina, ore 10:

Unità di Crisi raccomanda ai connazionali presenti a ‪#‎Bruxelles‬ di evitare spostamenti al momento. Unità di Crisi attiva: +39-06-36225

Il ritocco

mercoledì, ottobre 26th, 2011

LETTERINANEWS 24

ore 15,20
“Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha appena lasciato palazzo Grazioli per andare a Bruxelles. Fino all’ultimo momento, il premier ha “ritoccato” la lettera che presenterá al Consiglio europeo”. Nella foto un particolare della letterina dopo il ritocco.

Il ritocco

Salvate la saldata Caroletta

sabato, giugno 18th, 2011

Italiani all’estero, dal suo esilio ci scrive la nostra Caroletta

Cara Meri,
ora che abbiamo raggiunto il quorum non è che mi aiutereste a raggiungere un po’ di buon gusto?
Mi spiego: abiti tunica fiorati su jeans a zampa su scarpe della nonna tacco 3 con frangetta alla Sarkozy. “Mamma do charme!”: quando la mia insegnante di francese, dalla quale mi aspetterei di ripassare il passé composé parlando di Carlà o degli abiti dell’ultima croisette, mi si è presentata vestita così, m’è caduto il mondo, anzi il guardaroba, addosso.

Homer Simpson style

No dico, è vero che qui in Europa “Unity in diversity” è il motto, che la diversità è bellezza, ma a dire il vero tutto sto United Colors of Benelux può diventare un problema grave.

Confesso: io sono in astinenza di stile. Sono seriamente preoccupata per la mia salute. La notte sogno le vetrine di Via dei Giubbonari (non più quelle di Via Calabritto!!!!) Segno che presto sognerò il rettifilo a Napoli?

Talvolta in questi casi avere dei mariti sensibili aiuta. Il mio mi ha portata a New York come si porta un bambino asmatico sul lago di Misurino. Il programma del viaggio era così strutturato: primi giorni in giro per musei e ultimi per negozi. Wow, fantastico! Mi sono detta. E mi sono detta “wow fantastico” pure quando lui mi ha detto: “Cara, stasera metti il tacco alto che ti porto al River Cafè”. Per chi non lo sapesse (io non lo sapevo) il River cafè è un ristorante sotto il ponte di Brooklin, che quando entri cominci a sentire nell’aria la sigla di Sex and the city e ti viene subito da ordinare un Cosmopolitan.
Insomma, ditemi voi se quella non era una serata “wow fantastico” giusto preludio di una due giorni di fashion sfrenato e che mi avrebbe portata alla guarigione sicura dal mio mal di Belgio?

E invece qualcosa è andato storto. Il tonno crudo dell’antipasto mi ha subito riportata alla realtà. Intossicazione alimentare per marito volenteroso, due giorni rinchiusi in albergo causa impossibilità del suddetto ad allontanarsi dalla toilette (scusa mia dolce metà ma lo dovevo raccontare), shopping rovinosamente annullato. Quando la cameriera è entrata in camera per sistemare, consorte in fase di delirio acuto ha trovato lato positivo alla cosa: “sai quante rock star ha visto la signora, stesi come me da una notte di bagordi in questa stessa stanza?”

Vaaaabbè, direi che forse farei bene a sposare il motto europeo, a comprare uno di quei camicioni a fiori e a smetterla di fare tante storie sullo stile (vi prego, se scrivo di nuovo una roba così lanciatemi una Jimmy Choo in fronte!)
Per fortuna intravedo all’orizzonte i saldi. Italiani.
Saldamente vostra
Caroletta da Bruxelles

Benelux and the city

martedì, maggio 25th, 2010

Dunque, premesso che le donne per amore sono capaci di fare cose che voi umani manco ve l’immaginate, nell’inquietante lista possiamo aggiungere anche una recente transumanza sentimentale a Bruxelles. Approfittiamone

dalla nostra corrispondente Caroletta di Bruxelles

Cavolo, certo Meri Pop dalla sua borsa può tirar fuori di tutto. Ma quando ha infilato la sua testolina nella valigia di tappeto e ne è riemersa con la minaccia: “almeno dicci che succede in Belgio e visto che ci sei scrivi qualcosa in cui compaia la parola moda”, aggiungendo vocaboli tipo “regina, chic, sex, benelux and the city” ho pensato avesse abusato di quello zucchero che va decantando in giro.

No, dico, ma voi siete mai stati a Bruxelles? Cioè di ispirazioni agli stilisti ne dà davvero poche. Persino i negozi di moda italiana vendono robe disegnate apposta per questa città. Sono capi che a Roma non avrei mai pensato di vedere neanche a Porta Portese. Forse rimasugli anni 90′.

Il fatto è che in questa città si incontrano i gusti di tutta Europa (paesi membri e non) che si uniscono ai non-gusti dei belgi dando vita a una miscela sapor indivia. E va poi considerato che mentre per un’italiana come me questo è il profondo nord, per una finlandese è il sud. Quindi capita di vedere in giro, in una tipica mattina grigiolina bruxelloise di maggio, una napoletana con sciarpa di lana e berretto nascosti in borsa passeggiare accanto ad una ragazza helsinkiana in hotpant e, al massimo, impermeabilino in voile di seta.

Uno dei must delle ragazze brussellesi (per comodità identificherò come tali tutte quelle che vivono qui anche se vengono da ogni dove) sono le ballerine senza calze, indossate in tutte le stagioni, anche quando nevica. Vengono sostituite con sandali alla schiava solo ai primi tiepidi soli di aprile, quando una che viene da Napoli tiene ancora il berretto nascosto in borsa. Inutile dire che la vendita dei cerotti antivesciche qui va alla grandissima.

Siamo decisamente lontani dai canoni glam parigini però qualcuna ci prova, a inseguire le ultime tendenze. Per dire: oggi sulla metro la mia vicina indossava gli zoccoli col tacco apparsi sulle passerelle primavera-estate di Chanel. Non so. Magari era solo una olandesina di passaggio.

Insomma, che si avvista qui oltre allo zoccolo? Casual, casual e sobrio. Mai nulla fuori posto, mai nulla di troppo eccentrico.

Persino i reali del Belgio si confondono nella norma. I normali del Belgio. Vivono in un bel Palazzo d’epoca, si, ma vuoi mettere il Quirinale? E’ che sto Palazzo reale qualcosa però mi ricorda. Non so. Ecco, forse un Ministero dell’Istruzione trasteverino bislungo, un’indivia belga. Appunto. Cavoletti.