Posts Tagged ‘Brigate rosse’

Perché piangevo. E mi tremavano le mani

mercoledì, maggio 9th, 2018

(Ve lo ripropongo, perché non conosco altro modo per parlare dell’indicibile)

Se la storia d’Italia potesse essere racchiusa in un poker di foto questa sarebbe una delle quattro.

Molti anni dopo quel 9 maggio 1978 ho conosciuto il fotografo che tra i primi arrivò davanti alla Renault rossa di via Caetani.

Non il primo a scattare, il primo – o fra i primissimi- ad arrivare. Lavoravamo nello stesso giornale. E quando gli chiesi perché la prima foto non fosse stata la sua lui rispose

-Perché piangevo. E mi tremavano le mani

Perché piangevo e mi tremavano le mani

venerdì, maggio 9th, 2014

Se la storia potesse essere racchiusa in un poker di foto quella sarebbe una delle quattro.

Molti anni dopo quel 9 maggio 1978 ho conosciuto il fotografo che tra i primi arrivò davanti alla Renault rossa di via Caetani.

Non il primo a scattare, il primo – o fra i primissimi- ad arrivare. Lavoravamo nello stesso giornale. E quando gli chiesi perché la prima foto non fosse stata la sua lui rispose

-Perché piangevo. E mi tremavano le mani

Asta la svista

martedì, marzo 27th, 2012

Se vanno all’asta anche i volantini delle BR vuol dire che sono proprio vintage pure io:  lotto 243, diciassette volantini, scritti e distribuiti fra il 27 marzo 1974 e il 1978. Asta oggi a Milano, sede della Bolaffi: se siete interessati all’articolo, prego.

Quando rapirono e uccisero Moro e gli uomini della sua scorta, io ero al liceo. Ma alcuni anni dopo, parecchi, andai a lavorare al Popolo. Quotidiano della Democrazia Cristiana (che quando ho iniziato a lavorare io c’era ancora. La Dc. E pure le macchine da scrivere. Si erano comunque già estinti i dinosauri).

E dunque, anni di piombo nel senso terroristico, ormai alle spalle ma anche di piombo in tipografia ancora in uso, iniziai una discreta gavetta e una grande scuola: roba che ormai sta sui libri di storia sotto la voce “Prima Repubblica”.

Di fronte all’ultima arrivata, bonsai e pure donna i colleghi anziani si impietosirono e, dopo un rodaggio di mesi, una sera mi misero a parte dei terribili giorni del terrorismo. Ma iniziarono da un episodio che sfido chiunque a rintracciare sui libri di storia. Certamente starà in qualche intercettazione, vintage pure quella.

Dunque in funzione usciere e risponditore di centralino del giornale, anni di piombo regnanti, al giornale c’era un certo Peppe Coccia: veniva da un paesello del reatino, ogni giorno avanti e indietro. Sostanzialmente l’anello di congiunzione tra Alberto Sordi e un Thomas Millian della Sabina.

Una notte squilla il telefono. Peppe Coccia, istruito a dovere, pronto anzi prontissimo risponde
-Pronto Popolo, dicaaaaaaa
-Qui Brigate Rosse

Peppe Coccia sviene. Lì al telefono. Secco. Segue trafila di ambulanza, ricovero, accertamento, dimissioni. Non so cosa accadde dall’altra parte del filo. Rivendicarono a qualcun altro, presumo.

Passano quindici giorni, più o meno. Peppe Coccia perfettamente ristabilito si ritrova di notte al centralino del Popolo. Che una notte risquilla. Ed è lì che Peppe Coccia sigilla la storia così:

-Lui: Pronto Popolo, dicaaaaa
-Loro: Qui Brigate Rosse
Lui in silenzio. Poi:
ECCHECCAZZO MA SEMPRE QUANDO SO’ DE TURNO IO DOVETE CHIAMAA’??