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A Poppins Island con Hey Jude. Law

giovedì, gennaio 23rd, 2014

Essendo sopravvissuta ai feroci Afar, agli avidi Mursi dell’Omo river e ai tagliatori di teste del Borneo riterrei giunto il momento per finalmente affrontare anche gli inglesi. Ed è per questo che nei prossimi giorni mi appresto ad atterrare con il magico ombrello nella mia patria di origine. Che finché la perfida Albione mi si affacciava nelle mie precedenti vite, l’unica parola associabile fu Mappercarità, fatto salvo l’unico sconfinato amore per Lady Di. Il che però non fu mai sufficiente a spingermi oltre la Francia.

Fu con l’apertura del blogghe, e la conseguente dilaniante scelta del Comecaspitalochiamo lui e Comecaspitamichiamo pure io che per la prima volta considerai che effettivamente, oltre alla Regina, anche solo l’aver dato i natali a Mary Poppins avrebbe meritato l’emersione della terra ivi denominata Inghilterra e che per me è solo e unicamente Londra.

Fu poi conoscendo Dequìn, la mia amica Rob, e Missis Beatles, la mia amica Anna Maria, e Missis BankofEngland, la mia amica Grazia che iniziai a deporre le armi. Ma fu infine partecipando ai royal tea della mia amica Mariapà che definitivamente capitolai al fascino della perfida. Dunque la mia Londra è quella che ho finora amato attraverso gli amori londrici delle mie amiche. Ed è stato mentre ancora ero lì a dire Mappercarità che Mariapà mi ha detto

-Meripo’ un giorno ti porterò a Poppins Street e ti farò cambiare idea

Dieci minuti dopo la imploravo di portarmici quanto prima. E un quarto d’ora dopo lei era già sull’onlain con la Air Poppins a prenotare i voli. E insomma la Mariapà ed io partiremo quanto prima. Verso Poppins Island.

Lei, per cautelarsi, ha prenotato anche una serata con Jude Law. Che recita Shakespeare. E io le ho detto

-Mariapà ma io non ci capirò niente, a sentirlo così

E lei mi ha detto

-Meripo’ neanche loro, gli inglesi: avremo tutti il libretto. Considera che alle brutte puoi sempre passare due ore a guardare Jude Law. Siamo state sottoposte a supplizi peggiori

Trovando l’argomento decisivo ho subito iniziato a preparare uno zaino con la torcia, gli scarponi, le salviette rinfrescanti e generi di prima necessità anche alimentari. La forza dell’abitudine. Quindi l’ho risvuotato. Pare che a Londra ci sia tutto. Bah. Comunque io, per ogni evenienza, una torcia me la porto. Al massimo ci illumino Jude.

Tisanic

sabato, settembre 22nd, 2012

Visto che il miglior film di tutti i tempi pare sia l’Hitchcockiano “La donna che visse due volte”, per le donne e gli uomini che ne vivono una ma coi controcavoli c’è da dire che il mio amico cinefilo Ste, per l’occasione Stechcock, ha stilato un podio dei tre film ai quali ricorrere in situazioni di emergenza emotiva amorosa: quando il primo Pronto Soccorso Emotivo raggiungibile si venisse a trovare, per dire, sotto a un albero di sanguisughe nel Borneo, o a una festicciola fra amici, voi comodamente potete accedere, a seconda della sintomatologia, al seguente Dvd:

di Stechcock

1. Come eravamo: ideale per la fanciulla che non si sente all’altezza del proprio “farfallone amoroso”; vuole dimostrargli quanto è bella dentro, ma teme che alla fine preferirà il genere Belen Rodriguez al fenotipo Margherita Hack

2. Scrivimi fermo posta: ideale per il maschio romantico che profonde tutte le sue energie nell’arte del corteggiamento. Nonostante collezioni due di picche a ripetizione è convinto che, per la legge dei grandi numeri, prima o poi qualcuna cederà per sfinimento ai suoi slanci d’amore.

3. Titanic: ideale per chi crede nell’amore eterno, nelle due metà della mela che si uniscono e per i fan di De Gregori. Se il vostro partner vi ha mollato e volete illudervi che, nonostante abbia giurato che preferisce affrontare un’operazione a cuore aperto piuttosto che rimanervi accanto, ancora in fondo in fondo vi ama… beh, l’annegamento di Di Caprio e la susseguente offerta di diamanti al Dio del mare nel centenario del tragico evento… sarà molto catartico.

 

In de giangol de maiti giangol, auimmauè auimmauè

mercoledì, settembre 5th, 2012

15 agosto

Non so perché poi a un certo punto della vita una senta l’esigenza di recarsi a verificare financo l’esistenza delle scimmie nasute del Borneo. Tutto sommato, fatte salve le quotidiane esternazioni di Gasparri e Cicchitto, avevo trovato un equilibrio nonché una qualità della vita più che soddisfacenti e a tratti addirittura esaltanti. Fatto sta che siamo qui, all’entrata del Bako National Park, ove contiamo di avvistarne svariati esemplari. Sono in estinzione, questo vi è chiaro, ma prima hanno deciso di dar modo alla qui presente di certificarne la momentanea esistenza ancora in vita, cosa della quale sono loro assai grata. Avvistiamo anche macachi con e senza prole e, attenzione, un serpente velenosissimo, verde, che non mi ricordo come si chiama ma non è che il nome vi preserverebbe da alcunché quindi statene alla larga a prescindere. Dopo avercelo ripetutamente indicato appollaiato su una radice, la nostra guida chiude il momento Superquark dicendoci:
-Siete stati fortunati, un turista tempo fa lo ha accarezzato, quello lo ha morso e dopo due ore il turista è morto.
Ora magari mi potete anche spiegare cosa spinga un essere umano cervellomunito, normodotato e mediamente pensante ad accarezzare un serpente velenosissimo del Borneo. E dunque scusa Giro Batol o come caspita ti chiamavi, nostra guida, non è che siamo stati molto fortunati noi ma se mi permetti è stato parecchio coglione idiota imprudente lui. Chiarito questo passaggio che ritengo però fondamentale per il prosieguo, dopo essere sopravvissuti anche al crotalo della Malesia, siamo dunque pronti ad affrontare -leggo dal dettagliato programma del professor Pi- “treak in the jungle”.

La giungla malese è una cosa che se la fate restare nei libri di Emilio, Salgari, è un conto -che infatti pure lui se ne guardò bene dal metterci piede, avendo scritto l’intera saga di Sandokan presumibilmente dal bancone del Bicerin di Torino- ma sotto ai vostri, di piedi, intorno ai vostri svaporati corpi e sulla vostra svanita testa sono cazzi cose ben diverse.

Si consideri che il nostro arrivo al punto d’ingresso della malese giungla avveniva a bordo di una barchetta tipo pescatori di Posillipo che ci traghettava con atterraggio in acqua e avvicinamento alla riva a piedi. Dieci passi ma di tutto rispetto, con scavallo della barchina, atterraggio in acqua zainomunita e calzone arrotolato, sandalo Teva aperto. Gli stessi sandali serviranno per l’esplorazione della giungla. Comunque ettecredo che Sandokan lo stavano a cercà le truppe e gli incrociatori inglesi di Sir James Brooke sguinzagliate da mezzo mondo e col cavolo che lo trovavano. Un sistema di passerelle e scale in parte attenua l’arrampicata su radici, sassi, liane, fittissime e inespugnabili foglie del grande albero adesso canta scorre il sangue nelle vene eccetera.

A un certo punto, volteggiando da una liana a una radice stile Orango Orfei di ieri, pervenivo addosso a Maria Teresa la quale a sua volta per poco non perveniva addosso ad Alberto e a tutto l’italico cucuzzaro. E comunque -lo specifico da tenutaria di blog sentimentale- magari con l’occasione nasceva anche qualcosa fra i due. Perché davvero io non lo so più una che si deve inventare per farvi incontrare. E scontrare, come nel caso in oggetto.

Dopo un’ora di questo andazzo, modalità Beach Boys In the jungle,The Mighty Jungle, Auimmauè Auimmauè -che questo anche va specificato, che io pensavo di atterrare nella Malesia e sentirmi per tutto il viaggio la colonna sonora di Sandokan degli Oliver Onions e invece qua mi ritorneranno in mente solo e sempre i Beach Boys-, su e giù da ponti, radici, dirupi, massi inframezzati da soste per consentire il traffico in senso inverso con chi tornava indietro, inizio a sentir cadere gocce di pioggia sui miei piedi, nonostante un sole che lèvati.
PIOVE, mi appresto a urlare alla ciurma tipo Sandokan sul praho, ma mi rendo conto che piove si, sui miei piedi e sui nostri volti silvani, caro il mio Gabriele D’Annunzio dei miei stivali, ma piove sudore, il mio. Mai vista una cosa simile, manco la bolla al naso che mi accompagnò per tutto il viaggio in Dancalia, che pure resta prima in classifica in quanto a checaspitadipostoediclima, sempreeancorasialodata pure Nicki Sventola che mi ci spruzzò l’eau rinfrescante Vichy prima del definitvo svenimento.

Da qui si evince anche perché la perla di Labuan, sì trascinata dal travolgente e squassante amore per Sandokan, se ne stette comunque a casa de zio, Lord Guillonk, servita, riverita, rinfrescata e sventolata, a ricamare e bere thè Lipton sotto al malese patio della malese caspita di villa che ho pure poi visto, no a Labuan ma a non mi ricordo dove.

Sedici eroici equipaggiamenti più o meno tecnici completamente intrisi di sudore, foglie, terra,muschi e licheni, finalmente sbucavano dopo un’ora di sta storia su una spiaggia da paura circondata da rocce aggettanti sul Mar della Cina. E si è stato allora, quando pur sbucataci come Tom Hanks in Cast away dunque immaginatevi il dress code -ecco dicevo pur sbucataci non esattamente come Jacqueline Lee Bouvier Kennedy Onassis a Capri- rifugiatami in un anfratto di roccia per infilarmi un costume e togliermi sti sandali Teva, mi sono tuffata direttamente nell’azzurro Mar della Cina gialla, allora dicevo è stato vagamente più chiaro capire perché poi a un certo punto della vita una senta l’esigenza di recarsi a verificare l’esistenza delle scimmie nasute del Borneo.

The jungle and the Sea, Bako national Park (Foto Meri Pop)

Ed era ugualmente a quel punto che Giro Batol, la guida, si giocava il jolly
-Volendo, invece di tornare indietro per i dirupi, potrei, in cambio di 35 fetusissimi ringhitt a cranio, farvi venire a prendere da una barca e tornare via mare.

La mozione Giro Batol sempresialodato veniva accolta all’unanimità degli astanti tranne la solitaria vocina di Miss Nikon che, allo scattare della foto numero 1057, in accento malenese (malesian milanese) a sorpresa annunciava:
-Ma io veramente vorrei tornare indietro a piedi, che a Milano faccio vita molto sedentaria.

Conosco casi di cronaca di gente che ha ucciso per molto meno. Ma nell’occasione Giro Batol specificava che NO PROBLEMA, noi comunque in barca -con Giro Batol- e lei a fette. Si incaricava l’equivalente evidentemente molto sedentario Professor Pi di non lasciar sola e accompagnare Lady Nikon nell’impresa. E dunque, esaurite le formalità di asciugatura corpi dopo bagni in mare ma rindossando indumenti ancora madidi del malese sudore che, è chiaro, co st’umidità tipo Aquafan non s’asciugherà mai più, tre miraggi di barchini si presentavano dal nulla del Mar della Cina a prelevarci. Già che ci stavamo era il prodiere a comunicarci che, in cambio di ulteriori fetusissimi 15 ringhitt a barca, ci avrebbero fatto fare pure un periplo dei locali malesi faraglioni, auimmauè auimmauè. Che dunque, tutto sommato, ecco che pure Capri torna. E Jacqueline Lee Bouvier  Kennedy Onassis anche.

Ciò detto, care le mie scimmie nasute del Borneo, ora vi potete finalmente estinguere in santa pace e senza ulteriori rotture di cogl scatole.

Là dove c’era l’erba e qua dove c’era un loveblog

mercoledì, agosto 1st, 2012

Avverto l’utenza che se si inserisce su Google “sanguisughe Borneo Sandokan” il quarto risultato è questo:

SuperCaliFragili » sanguisughe

  • www.supercalifragili.com/?tag=sanguisughe
    5 lug 2012 – Tags: Borneo malese, giungla, isole delle Tartarughe, Professor Pi, Salgari, Sandakan, Sandokan, sanguisughe, Sipadan, tagliatori di teste

    E dunque se “Là dove c’era l’erba ora c’è una città” ora aqquà dove c’era un blog sentimentale mo’ ci sta un allevamento di sanguisughe. Mi compiaccio. Evvabbè ora sentiamoci la Via Gluck che “ma un giorno disse/ vado nel Borneo in città/ e lo diceva mentre piangeva”.