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Perdere. E trovare

martedì, gennaio 17th, 2012

31 dicembre 2011
E dunque a un certo punto delle danze Hamer, nel pieno del corteggiamento ancheggiante, si avvicinava al nostro gruppetto (eravamo in quota “delegazione straniera”) un vecchio del villaggio. Si avvicinava in realtà solo a Walter, il nostro dottor Kildare: il vecchio aveva un occhio completamente chiuso e l’altro, gonfio, lacrimava roba bianca.

Non diceva neanche una parola, lo guardava con quel che gli restava dell’occhio disponibile. E a quel punto iniziava un dialogo fra i più belli mai ascoltati: dialogo muto. Anche Walter non diceva nulla: gli si avvicinava, inforcava gli occhiali e poi spariva. Riappariva poco dopo con l’autista, la valigetta-Obama (che Barak ci porta i codici nucleari, Walter le medicine) e sua moglie Sandra: iniziava a scartabellare fra sciroppi, fiale, bustine, creme, unguenti, blister e garze e tirava fuori un flaconcino di gocce, guardava il vecchio, gli faceva un cenno di intesa, quello a sua volta rifaceva cenno di si, al che Kildare lo aiutava a reclinare la testa e iniziava a versargli poche gocce nell’occhio ancora semiaperto.

In your eyes (Foto Meri Pop)

-L’altro l’ha già perso, proviamo a salvare qualcosa di questo
-Ma cos’ha?
-Una congiuntivite. Cioè nulla che non potesse guarirlo con 5 euro di collirio antibiotico
Kildare chiedeva alla guida di poter parlare con un familiare del vecchio: si presentava una bellissima ragazzina ancora decorata con i paramenti delle danze.
-Deve metterne tre gocce ogni sei ore. Mi raccomando: tre ogni sei ore

Pare facile. Io ancora non ho capito come si regolano col tempo. Credo col sole. Alcuni autisti in macchina avevano sempre un orario strano rispetto a quello del mio orologio. Finché mi facevo coraggio e chiedevo: ma per voi che ora è? E loro: le ore passate dall’alba, +1, +2, +5, +7. Quanto all’anno qui ci troviamo nel 2005, ci sarebbe dunque tutto il tempo per impedire le cazzate mondiali che noi abbiamo già fatto.

Naturalmente, a seguire, dopo il vecchio con la congiuntivite, si radunava intorno a Kildare una piccola folla di varie infermità: conducevano la classifica vari tipi di ferite infette, cui seguivano altre congiuntiviti e mal di pancia di vario grado e intensità. Per tutti Kildare aveva, quando non un medicinale, un consiglio. A un certo punto vedevo qualcuno degli “stranieri”, chi di preciso non saprei, distribuire -a chi era rimasto senza farmaci ormai esauriti- delle compresse bianche.
-Ah, e queste che medicine sono?
-Tavolette di glucosio
Magari non guariscono l’ulcera gastroduodenale e manco riassorbono il pus delle ferite. Ma, da come ringraziavano mentre se le ciucciavano fiduciosi, ho avuto la netta impressione che facessero loro un gran bene comunque.

Chiuse le puntate del dottor House, salutati gli Hamer e soprattutto lei

Hamer little woman (Foto Meri Pop)

ci avviavamo verso il nostro amato camping per i festeggiamenti del Capodanno. Il cenone, una volta assisi al tavolone, comprendeva il seguente menù:
vegetable soup, riso lesso, patate e carote lesse, pollo alla nonsisaccome. Cioè uguale a tutte e due le sere precedenti.

Però a quel punto Sven calava il jolly: con un’occhiata d’intesa a Laura, Julie e Alice le autorizzava a depredare il suo zaino delle meraviglie. E da lì estraevano un salame siciliano di classe AAA+++ (certificato Fitch) e un panettone tipo Monte Athos. Così, a quel punto, iniziavano a planare sul tristanzuolo tavolo del lesso-dinner anche i pistacchi e le noccioline di Walter e Sandra, il pangiallo di Carlina donato da Adriana prima della partenza, il panpapato di Loriana, i torroni del professor Pi e altre piramidi di italiche squisitezze. Vino rosso come fosse Omo river. E vi volevo a questo punto far vedere anche il pandoro di Sirvietta nostra, dopo la cura bagaglio:

Pandori Bauli dentro gli Zaini (Foto Meri Pop)

sostanzialmente trasformato in un panforte.
Ma buonissimo.
E inoltre, una volta affettato, bastava riallungarlo e la fetta rilievitava. Marò che spettacolo. 
Per l’occasione le luci di tutto il camping, solitamente spente alle 22, venivano prolungate fino alle 23,50, che mezzanotte gli sembrava brutto. E insomma ci siamo fatti degli auguri come Toro seduto: che alzarsi dalle sedie, dopo quella mangiatona, non se poteva proprio fa’.