Posts Tagged ‘Berlusconi’

Tu mi fai giraaaaar

Thursday, February 21st, 2013

In sintesi: le donne del Pdl oggi hanno messo un annuncio a pagamento sul Corriere della sera. Titolo: “Sono una donna non sono una bambola”. Foto di tre donne pidielline sorridenti. Quindi invito al voto in difesa dei diritti delle donne. “Ci rispettiamo e vogliamo rispetto. per questo abbiamo deciso di votare convinte per il Popolo della Libertà”.

C’è un unico problema: le tre donne non sono  militanti del Popolo della Libertà, ma immagini acquistabili online e utilizzabili a fini commerciali. Cioè si possono scaricare.

P.S. E’ un altro colpaccio di quel genio di Nomfup che già ieri aveva sMontato l’asse Merkel-Monti.

Cambiare stanca

Monday, February 4th, 2013

Che poi tutta sta storia di quelli che ogni giorno te ne offrono una in più, tombale o trombale, se li riprendi con te e se gli ricredi e se ti rifidi mi ha fatto venire in mente la mia amica Teresa.

Teresa sta a fasi alterne con un mariuolo travestito da gentlemen. Mariuolo nell’anima. I peggiori. Uno che la banda della Magliana ce l’ha dentro ma fuori fa il menagger. Uno abituato a manipolare, circuire, illudere e sparire. Per poi tornare. E ricominciare. A manipolare, a circuire, a illudere. E risparire quando capisce che non è aria perché l’ha fatta  grossa assai. E tornare appena lo spirito di sopravvivenza ci fa dimenticare perché ce ne eravamo liberate.

Il punto è che Teresa lo sa. Lo sa chi è lui. E che non cambierà. Ma ogni volta ci ricasca e mi dice
-Ma magari questa volta è diverso, magari cambia

E io mi ci disperavo a vedercela ricascare. Finché proprio poco fa m’è venuta in mente una cosa: ma non sarà che è Teresa che non vuol cambiare? Perché come è lui lei, ormai, lo sa. E lei? Lei dice che con lui stava male. Ma poi dopo un po’ se ne dimentica.

Però dice
-Meripo’ tu mi devi salvare da questo

E allora non sarà che invece lei non vuol essere ancora salvata per niente? Perché la salvezza implica cambiamento. Ma non cambiamento dell’uomo: implica che prima di tutto cambiamo noi. E cambiare, come lavorare, stanca. Però salva.

Pensaci, Teresa.

Cos’ha da farsi perdonare

Sunday, February 3rd, 2013

Una volta un AIT, Amore In Transito, che è quello che già dall’inizio si configura come “di passaggio” -cioé del quale sai dall’inizio che non ci si approderà da nessuna parte ma è comunque un’ottima sala d’aspetto verso il successivo- dicevo un Ait si presentò al secondo appuntamento, cena in verychic ristorante, con un very highcost gioiello. Dopo le insistite mie schermaglie del
-nonpossoproprioaccettare
e dei di lui conseguenti
-tipregoinvecesì
capitolai davanti ai tortelli di zucca e conseguentemente accettai anche il resto.

Narrato l’episodio la mattina successiva a una mia amica psicologa, che la criminologa mi sembrava prematuro scomodarla, condito dai particolari che solo tra “donne del giorno dopo” sono comprensibili, ella a un certo punto mi chiese:
-Cos’ha da farsi perdonare?
Lì per lì mi misi a ridere e pensai che, tra i mestieri che possono rovinarti una vita sentimentale, gli psicologi certamente competono per la vetta.

Cosa, invece, aveva lui da farsi perdonare lo scoprii poco dopo. E, per quanto poi una non voglia tirarsela e fare la signora, trovai che in effetti trattavasi di indennizzo anche piuttosto al ribasso.

E così quando oggi s’è aripresentato lui a dirci che ci paga in contanti se lo votiamo e beh visto che la mettiamo su questo piano, e che sappiamo bene cos’ha da farsi perdonare, no, dico, Silvio, ma che veramente pensi di cavartela con questa miseria? Cioè dopo tutto quello che ci hai fatto passare ti ripresenti con una borsa di Carpisa?

Birkin, Hermes

Professorè, da Auschwitz nun po’ tornà nessuno

Sunday, January 27th, 2013

“Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene”. Che disdetta, giusto sul fnale sta scivolata, eh Berluscò?

Dunque l’occasione mi è invece propizia per ricordare con chi la storia l’ha studiata un po’ meglio. Un ragazzo del liceo. E’ vecchio, questo post. Di due anni. Ma a ogni fermata dell’autobus ritorna. E soprattutto a ogni fermata del cervello de Berluscone.

Un governo, una separazione e due lavori fa Meri Pop decise di non farsi mancare proprio nulla e accettò di verificare se era in grado di sopravvivere anche al Ministero della Pubblica Istruzione.
Un giorno la chiamò il ministro e le disse: “Meripo’ sto andando ad Auschwitz. Con i ragazzi. Copriti bene”.

Arrivarono una mattina di gennaio davanti a una montagna di neve bianca dalla quale spuntava un cancello di ferro nero. E sotto una gelida nevicata iniziarono a camminare a fatica tra le stradine dell’inferno. I ragazzi accompagnavano il ministro, Meri Pop i giornalisti, il ghiaccio e il silenzio accompagnavano tutti.

Andarono nelle baracche delle donne, in quelle degli uomini, in quelle dei bambini. Poi andarono anche al museo: cataste di abiti, occhiali, capelli, protesi dentarie, scarpe. Davanti a una scarpina singola taglia bambina la linea Maginot di Meri Pop crollò.
E cominciarono a scendere: tante, calde, veloci.

E’ a quel punto che, dal gruppetto degli studenti, se ne staccò uno -primo liceo scientifico, 14 anni massimo 15- e le si avvicinò, facendo cadere un’altra Maginot, quella che in qualche modo aveva tenuto una distanza di sicurezza e di comprensibile reverenzial timore tra i due.  E, dopo ventiquattr’ore di viaggio e di “Dottorè”, il ragazzo le poggiò un vigoroso braccio sulla spalluccia piangente, ed ora anche scossa, ed esclamò:
“Professorè, io me sto a trattenè da un’ora e mo’ tu sbraghi?”

E’ uno dei momenti salienti della Hall of Fame della mia vita. Uno di quelli ai quali ogni tanto attingo nei fotogrammi No. Insieme al fatto che, poche mattine fa, ero su un autobus e a un certo punto ho sentito uno che richiamava l’attenzione di tutto il jumbobus con:

“Professorèèè! Se ricorda?”
e con aria complice e abbassando la voce come dovesse rivelarmi la comune appartenenza alla Massoneria aggiungeva
“semo stati insieme ad Auschwitz”.

Ovviamente non l’ho riconosciuto ma dimenticare è, appunto, impossibile.
Ci siamo scambiati qualche battuta, ha già fatto la maturità. Poi gli ho chiesto quanti anni erano passati da quando eravamo tornati da Auschwitz.

Mi ha guardata e ha preso fiato. Poi:

“Professorè, mica lo so. Me sa che da Auschwitz nun po’ tornà nessuno. Io certe volte ce ripenso e me sembra che sto ancora là”.

Di quando con chi uscire te lo suggerisce Freddie

Wednesday, November 21st, 2012

Nonostante sul tema sia intervenuta persino Nicole Minetti, ad affiancarne l’aggiornamento olgettino, Love of my life resta, per quanto mi riguarda, la prova del nove dei miei sdilinquimenti amorosi. Questo capolavoro sta nell’album che nacque oggi del 1975, A Night at the Opera. E, sia chiaro, io sia Freddie Mercury che i Queen che l’album e la prova del nove l’ho conosciuti a esequie avvenute di Freddie, quindi tardino. Perciò con gli amori prima me la sono sempre cavata maluccio non avendo mai qualcuno che mi guidasse per capire che caspita mi stesse succedendo.

Ma da quando l’ho sentito la prima volta ho capito che sarebbe stato tipo Virgilio per Dante. E mi sono accorta che se conoscevo uno e mi veniva voglia di sentire questa o se sentendo questa mi veniva voglia di uno, beh allora occorreva approfondire la situazione.

Dice
-Meripo’, e quante volte è successo?
-Una sola
-Beh ma è poco per fare una statistica
-E beh no, visto che è l’unico che ancora permanga nella classifica titolari

Credetemi: se dovete uscire con qualcuno prima ascoltatevi questa. In tempo, eventualmente, per disdire. E chiamare quello vero.

Segnali dell’irreversibile declino dell’Universo: la Minetti come Rosa Parks

Sunday, July 15th, 2012

Tutto, tutto avrei immaginato tranne, un giorno, di dover dire: Nicole, non alzarti da quella sedia. Siamo dunque a questo: la Minetti come Rosa Parks. Che il cielo mi perdoni e soprattutto Rosa. Le ragioni per le quali non deve farlo le ha già spiegate la mia amica Angela qualche giorno fa. Senonché vedo che oggi, per la legge del contrappasso evidentemente, il giù a sua volta silurato Alfano le dà l’ultimatum: dimissioni domani.

Ora c’è da dire che persino Iva Zanicchi ha avuto il suo bel momento Rosa Parks: correva la tivvù del 25 gennaio 2011 quando un infuriato telefonico Silvio Berlusconi, dopo un’iradiddio a colpi di “cafone” con Gad Lerner nella trasmissione dall’eloquente titolo “L’Infedele”, chiudeva intimando “Invito cordialmente l’onorevole Zanicchi ad alzarsi e venire via da questo incredibile postribolo televisivo». L’aquila di Ligonchio col cavolo che s’alzò né dalla sedia né in volo, con ciò vendicando generazioni di camerieri politici usa-e-getta.

Contestualmente Berlusconi spiegava che Nicole Minetti è una splendida persona, intelligente, preparata e seria»che «si è laureata con 110 e lode ed è di madrelingua inglese». Ora, dico io, perché la Regione Lombardia, che un anno fa dunque non poteva privarsi di un simile curriculum, dovrebbe farlo oggi? No, dico, ma perché non la private prima delle camicie di Formigoni, tipo?

Nicole, sei “una splendida persona, intelligente, preparata e seria”, “laureata con 110 e lode” e pure “di madrelingua inglese”. E quello che deve dirti che fare soloquandolodirò io è uno ma non è Silvio: è Giucas. Casella. Daje, resta seduta su quella caspita di sedia.

L’Arieccolo

Wednesday, July 11th, 2012

In occasione della Giornata nazionale del Ritorno della Ridiscesa In Campo del sor Silvio mi è gradito mettere in guardia l’utenza sulla fattispecie più pericolosa e perniciosa di sentimentale uomo: l’Arieccolo.

L’Arieccolo di norma sparisce dai radar nelle occasioni più disparate, dalla coltura in flagranza di corna alle ore immediatamente seguenti alla pronunzia di un nostro “dobbiamo parlare” alla coincidenza dei ritrovamenti di bosoni con contestuale sparizione, appunto, dei fresconi.

L’Arieccolo di norma non esce mai di scena in modo traumatico: sono esclusi dunque sbattimenti portoni, urla, scenate, sbroccamenti per così potersi lasciare una chance, usciti dalla porta, di arientrare dalla finestra. Ugualmente l’Arieccolo se ne va sempre “per il tuo bene” e anzi per meglio dire manco se ne va, capita la malaparata piuttosto “si fa da parte”.

Il punto è che, insieme alla rotazione della terra, esiste nell’universo un’unica altra certezza: come dice il poeta, nel senso Cocciante, Riccardo,  ”non si perde nessuno”. E dunque colui che avremmo prima o poi cacciato a pedate e che ci aveva signorilmente evitato la prestazione ginnica facendosi spontaneamente da parte, siamo destinati a vedercelo ricomparire all’improvviso quando ormai avevamo abbassatola guardia e avevamo archiviato il faldone.

Si rimanifesta con un sms generico e multiasking il più gettonato dei quali è “come va?”, con ciò denotando di non aver perso nulla della vivacità intellettuale che tanto ci aveva affascinate. Torna, naturalmente, perché glielo chiedono. Chi non si sa. Ha passato, dirà, gli ultimi mesi a studiare i sondaggi, a pensare a voi, pur vessato da sciacquette delle quali mai e poi mai gli è importato come di voi; ad analizzare gli scenari per il voto per il riacchiappo e alla fine, si, si è fatto persuaso che a voi, solo a voi, puàò ripresentare la sua candidatura.

Voi che, con quel caspita d’Alzheimer del supercuork che vi prende già a un mese dalla dipartita, ve siete già scordate corna, controcorna, scuse, bugie et similia. Ed Arieccolo è pronto per affossarvi salvarvi di nuovo.

E a mezz’ora dalla rimaterializzazione dell’Arieccolo voi sarete già convinte che tutto sommato con lui si stava male ma con gli altri si stava peggio. e che dunque senza lui non potete stare. Rimuovendo in un amen l’unica accertata realtà: che è lui che senza voi non sa -è evidente-stare. 

Pazza idea

Friday, June 1st, 2012

Lui ce l’ha per il futuro io ho un’idea pazza per il presente:

Scendo alla prossima

Thursday, May 31st, 2012

In occasione del ripristino (o meglio della decisione di ripristinarla, mo’ vediamo quante ere passeranno per rimettere la palina) della fermata di Via der Plebbiscito mi è gradito riproporre la fine analisi che la passeggera dell’87 strapieno gridò all’autista tra spintoni e ululati un anno fa. Al contempo però osserviamo che -in allineamento con quando in amore i grandi traditori si pentono, strafighi che ci hanno mollate si ripresentano, stronzi si riumanizzano- ciò avviene sempre quando, purtroppo, è tardi e manco ci va più di compiacerci. Che la vendetta sarà pure un piatto freddo. Ma è pure scotto. E spesso immangiabile. Ciò detto scendo alla prossima, ar Plebbiscito. Pure se devo andà più avanti.

Stamattina a Roma veniva giù che Dio la mandava. In città pioveva acqua. Sul Paese pioveva (omissis) altro.

L’87 è arrivato dopo 40 minuti pieno come lo studio Ghedini alla vigilia del processo Ruby. La fermata di piazza Venezia è la rappresentazione plastica del Paese: gente esasperata che non riesce a salire, gente imbufalita perché non risce più a scendere. Da Piazza Venezia si passa per via del Plebiscito e l’autista non si ferma. Perché da due anni lì è stata soppressa la fermata. Una signora urla:
-Aò me fa scende?
Un’altra passeggera spiega:
-Signò qua ‘a fermata so’ du anni che nun ce sta più
-Ma io devo andà a lavorà, so’ in ritardo, ma che è diventata sta città?
-Signò, via der Plebbiscito nun è più Roma: è casa de Berlusconi

Fuori continuano a piovere acqua e scandali. Dentro ci si è rassegnati. Persino a riprendersi quel pezzetto di servizio pubblico che è una palina dell’autobus soppressa.

E insomma a me stamattina mi è venuta una tristezza infinita. Perché non so se lui sia al capolinea. Ma possibile che noi non riusciamo a riprenderci manco una fermata?

Il Popolo dell’ameba

Tuesday, February 21st, 2012

Quindi oggi è la parola del giorno. L’invidia. Anche “ti denuncio”, se è per questo. Insomma il rilancio del Pdl dovrebbe iniziare da ”Gente che non prova invidia”. E da una causa.

Ora però l’elenco delle virtù del novello pidiellino sarebbe questo: «Gente che ama la luce, che non prova invidia e odiare non sa. Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà. Gente che non si arrende e non si arrenderà, che lotta sempre per la verità. È questo il popolo della libertà!”".

Sorvolando sul problema della paura del buio (che di norma si supera vero i 6-7 anni) e sull’evidente assenza di Sandro Bondi dal brainstorming che ha partorito l’ode, ditemi voi se può mai esistere o vi accompagnereste a uno che sta sempre nello stato emotivo “ebete”, senza provare mai passioni sia pur incazzose. Ma, nel caso, vi informo che quand’anche si andasse fieri di non aver mai provato un tubo, questa non sarebbe la prova provata di un’appartenenza al Popolo della libertà ma a quello delle amebe.