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Dei diritti e delle pene

lunedì, gennaio 18th, 2016

Dice Meripo’ perché non hai detto niente sulla vicenda unioni civili. Dico non ho detto niente perché sono disorientata e non ho basi giuridiche o costituzionali o vattelappesche per lanciarmi con qualche fondamento in un’intemerata di alcun genere. Cerco di approfondire, di leggere, di documentarmi e più ne leggo più mi confondo.

D’altra parte ci sono cotanti rappresentanti che a mio nome sono chiamati a farlo in Parlamento dunque confido che lo stiano facendo con scienza e coscienza.

Però una cosa, una cosa sì, al netto dei tomi e delle pile di link accumulati per Poistudio, mi dispiace più delle altre, anzi due.

La prima è che la riserva indiana dei cattolici sembra emergere e battere un colpo prevalentemente quando si tratti di bussare in sala parto, sala rianimazione e camera da letto. Mi conforterebbe, certi giorni, vedere un documento anche solo dei tre moschettieri tipo contro l’evasione fiscale. O contro la cialtronaggine. Certi giorni financo contro gli imbonitori di scie chimiche e antivaccini (che c’è un limite etico anche a consentire la dabbenaggine altrui). Tanto per ribadire che se proprio si deve parlare in nome e per conto del Principale lo si faccia cercando di difenderne gli insegnamenti ovunque.

E poi un’altra cosa mi dispiace anzi mi addolora: che il presidente della Conferenza Episcopale Italiana archivi la questione dei diritti con Emmasonobbenaltriiproblemi, che ineffetti prima ci sono la disoccupazione, i giovani, l’economia stagnante e le cavallette, stilando una classifica di irrimandabili emergenze che però, da che mondo è mondo, si tenta di affrontare quotidianamente con alterni insuccessi senza che ciò abbia impedito, nel frattempo, di abolire la schiavitù, il divieto di far votare le donne e il delitto d’onore, tipo. E la lista è lunga, per fortuna.

No, non sono in grado di dissertare con cognizione di causa sulle differenze tra istituto giuridico del matrimonio e altre fattispecie alla luce della cornice Costituzionale e no, non sono in grado di pontificare sulle adozioni per coppie omosessuali (tema sul quale posso portare un’unica testimonianza dopo aver conosciuto uno splendido ragazzino con due mamme, molto più equilibrato, educato e maturo di tanti altri ragazzini con mamma e babbo, ma tranquilli non intendo trarne conseguenze universali).

Ma io sì, preferirei che, parlandoinnomeepperconto di Quell’Alto, almeno non gli si facessero dire delle banalità. No, non me lo immagino che alle nozze di Cana, quando gli dicono che il vino è finito s’alza e dice

-Icché, con questo tasso di disoccupazione e con la peste e le piaghe d’Egitto mi venite a parlare del Tavernello?

no, Quello s’è alzato e ha risolto il problema, tanto per cominciare.

E addirittura io preferirei che, sempre in nomepperconto, al limite mi si dicesse che no, quelli non sono diritti per cui per ora non se ne parla proprio. Invece di pontificare che i diritti arrivano sempre alla fine e dopo qualcos’altro. Col rischio che non arrivino mai.

Banksy band aid balloon

Cara Cei, cosa ci fa soffrire di più?

martedì, maggio 22nd, 2012

Mi chiedo e chiedo: fa soffrire di più la società il divorzio breve (Monsignor Bagnasco ieri: “Esser distratti rispetto al bene insuperabile della famiglia  fa soffrire anche la societá”) o questo: “Nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale nè di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autoritá giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” di pedofilia? (segue qui)

Caro monsignor Bagnasco

martedì, gennaio 25th, 2011

Caro monsignor Bagnasco,
pfiuuuuuuu.

No, dico, bella questa cosa che la carica politica impone sobrietà, disciplina e coerenza.
 
Ora però, a proposito di coerenza, le sarei grata se volesse anche ridare un’occhiata a quel libro di Monsignor Giampaolo Crepaldi dal titolo “Un manuale per la ripresa dei politici cattolici”. Soprattutto alla regoletta che recita:

“Tra un partito che contemplasse nel suo programma la difesa della famiglia fondata sul matrimonio e il cui segretario fosse separato dalla moglie e un partito che contemplasse nel programma il riconoscimento delle coppie di fatto e il cui segretario fosse regolarmente sposato, la preferenza andrebbe al primo partito”.

Glielo dico perché, non so se ricorda, Lei gli ha firmato la Prefazione, a quel libro, scrivendo che era “utile e tempestivo” e che coglieva “un bisogno reale, affermando alcune verità della vita del politico che spesso vengono invece stemperate”.

Ecco, magari c’è qualcuno che, in un clima di assoluta eleganza sia chiaro, ma potrebbe approfittare di quel varco da voi lasciato aperto tra quello che si scrive e quello che si fa. Un varchetto, lo so. Ma Lei non ha idea delle infinite possibilità che a volte offre un varchetto.
E sa com’è, stempera oggi stempera domani e il prossimo passo è direttamente il bianchetto.

A Lei un reverente ossequio e mi saluti anche il collega Fisichella, sempresialodato.

Sua Meri Pop