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Se non lasci non sale

lunedì, settembre 26th, 2011

25 agosto – Cairns verso Sidney

Coraggio, solo un’altra puntata e vi rilascio.
Dunque avevamo invece lasciato il Professor Pi neutralizzato dal mar di mare e chiuso in una stiva di laustrale barcone, Carlina in fiorato Saint Tropez e la qui presente alle prese col patteggiamento ma in assenza di Ghedini. Dopo la traversata di ritorno verso la Grande Sbarrata Corallina tutti i nostri eroi venivano abbandonati in evidente stato di prostrazione all’attracco del molo di Cairns.

Un laconico comunicato stampa informava che “domani tanaliberatutti, ognuno per i cavoli suoi”. Imperativo che il terzetto Carlina-Pi-Meri traduceva in una epocale attraversata di 10 chilometri ostello-giardino botanico, naturalmente a mezzogiorno, naturalmente col sole a picco e tasso di umidità da acquario di Genova, interno vasche. Alla flebile obiezione della sottoscritta “scusate ma non si potrebbe prendere un taxi? lo vedete che, a piedi, per strada, ci siamo solo noi tre e gli aborigeni?” veniva obiettato che “Meripo’, perfetto: ci muoviamo come i locali”. Non intendendo commentare oltre aggiungo solo che, nei 10 chilometri di ritorno, facevamo tappa al locale cimitero. Non in nome e per conto della società viaggiatori necrofori ma perché attratti da questo:

In loving memory (Foto Meri Pop)

e da tanti altri. Che quel posto è pieno di italiani. Che sono andati a finire fino a là costretti da come si stava aqquà. E in tanti casi hanno fatto grande il posto là. Come oggi tanti vengono di qua, diperati per come stanno allà. Ecco, scusate questa parentesi ma ci tenevo a presentarvi anche loro.

Ho però sin qui trascurato di informarvi di una pesantissima ipoteca che gravava sull’equipaggio. E’ che un bel giorno il Professor Pi ci convoca e ci dice: “Avete presente quando ci hanno detto che il bagaglio massimo consentito per il volo interno Cairns-Sidney era 20 chili? Beh manco per il cavolo: sono diventati 15. Ogni chilo in più si paga. O si resta a terra. Comunque niente panico”. Un silenzio di piombo cadeva sui già provati eroi. Una vita in un lampo: immagini di maglioni, scarponi, attrezzi da campeggio, posate, fiumi di shampocremedeodorantischiumedabarbageldentifrici ai quali dire addio, considerando che c’era chi aveva addirittura la tenda da far rientrare in quel peso. Insaccare un mese di vita in campeggio in un bagaglio da 20 chili, credetemi, è un miracolo. Ma in 15 è un suicidio. “Insomma – specificava Pi- Tino ha un dinamometro per pesare i bagagli: cominciate a svuotare”.

Ok, panico. E dunque gli ultimi due giorni di permanenza a Cairns venivano costellati da episodi di inqualificabile autolesionismo fra i quali ci è gradito qui ricordare fra tutti quelli di Carlina che, prostrata dalla consapevolezza di non potercela fare mai, iniziava una forma di resistenza attiva e passiva che le faceva alternare momenti di ottimismo (“magari se butto la lima delle unghie…”) a quelli di edonismo (“Ah si? E io mi spalmo tutto il chilo di crema idratante e andatevenaff…..omissis)”, a quelli di autolesionismo (“potrei farmi frequenti sciacqui gengivali con il bagnoschiuma”) culminata nel “Bene, vorrà dire che mi presenterò al check-in imbottita  come l’omino Michelin: tutti i vestiti addosso e andatevena…omissis”.

Il momento più impegnativo era la sera quando, rientrate nella comune camera e dividendo il letto a castello lei sotto io sopra, una volta apparentemente addormentatasi, la sentivo bofonchiare nella notte: “oddio e l’asciugacapelli? Lo so io, indove glielo ficco l’asciugacapelli, icchevipossavenìuncolpattuttalastiva”. Ma tutto l’equipaggio era preda della sindrome da alleggerimento coatto. Si vedevano vagare anime per i corridoi recanti in braccio coperte di Linus o il maglione infeltrito che accompagnava i viaggi dalla rivoluzione del 1977 e che sembrava implorasse “se mi lasci non vale“. Che effettivamente “la valigia sul letto era quella di un lungo viaggio”. E “dentro quella valigia tutto il nostro passato non ci può stare”. Che Julio Jglesias, mo’ ve lo dico, è sempre stato l’uomo più sottovalutato della storia della canzone. E pure della storia. E della geografia.

E Tino? L’uomo più richiesto del momento: anche per via di quel dinamometro. Ogni giorno recava la sua pena e soprattutto il suo peso. Così come tra reduci del post crollo in Borsa ci si chiedeva, incontrandoci tra un butting, e l’altro: “a quanto stai?”, “oggi a quanto è?”, “fino a quanto arrivi?”. Non vi dico chi, come il Professor Pi, in quei 15 chili doveva farci stare anche la tenda. Che lui per fortuna e grazie alla sottoscritta almeno doveva buttà un paletto di alluminio ormai inservibile, ma gli altri? Quelli che la tenda se l’erano montata per bene tutto il periodo e non gli era implosa?

Tentavo di convincere Carlina che je la poteva fa’ (che io mica lo so come mai per arrivare a dama ho dovuto buttà solo 4 magliette e la crema solare, che è da Cuba che me la tiravo dietro ed è da Cuba che non si riesce a spalmarsi un po’ al sole e quindi sai che c’è mavaffanomissis pure te, cremasolaredelcavolo). E un giorno misuravo e le dicevo “Carlina, ci siamo, sei a 15” e lei: “si ma ce ne ho un’altra, di borsa, Meripo’”. Nei momenti di grandissimo sconforto tentavo jglesianamente di avvicinarla per jglesianamente confortarla: “metti a posto ogni cosa e parliamone un po’, di errori ne ho fatti e di colpe ne ho”.

Annullate le ultime gite e saltati tutti i tour di shopping (“che cacchio gli riporto a casa, che pesano pure le cartoline, accidentalloro?”) ci si recava infine aggravati di spirito ma alleggeriti di zavorre al bancone del check in. Nel frattempo alcuni generosi avevano dichiarato di avere 1 o 2 chili in meno, da mettere a disposizione di trasbordi eccedenze ed era iniziata la più grande transumanza di schiume da barba, libri e taccuini della storia.
Stremati si giungeva finalmente all’imbarco: nessuno si filava di pezza alcun tipo di problema di peso. E a Mariella, che si presentava con un bagaglio simil Lady Gaga-Madonna-Elton John, del peso di 35 chili -ripeto: 35-, l’imbarcatrice riservava solo un’occhiata di grandissimo disprezzo apponendo il cartello rosso “HEAVY”. Non credevamo ai nostri occhi. Ci guardavamo increduli vedendoci passare davanti le paccate di roba buttata.

A quel punto il Professor Pi je voleva saltà al collo e strozzarla. Ma, per fortuna, egli è jglesianamente “un pirata e un signore” e quel giorno optava per il signore, risparmiando la poveradonna. Ed è così, imbarcati sull’aereo con la stiva più vuota del mondo i bagagli più autocensurati del globo, che i nostri decollavano verso Sidney.