Posts Tagged ‘Baciare’

Vaghe stelle dell’orso

martedì, giugno 30th, 2015

So che vi si sta stappando la vena romantica per quello che sta succedendo stasera in  cielo. Però vi ricordo che, in sostanza, ci hanno messo venti giorni per avvicinarsi e altrettanti per darsi un bacio. Restando a 800 milioni di chilometri di distanza l’uno dall’altra. Mo’ giusto perché si chiamano Giove e Venere. In ogni caso vi aspetto quando risuccede con Gino, Giorgio o Mario.
P.S.
E lo so che sono pianeti e non stelle ma qua già trovare un uomo decente è un miraggio, non vi dico un titolo

Giove bacia Venere

 

 

Non accettare baci dagli sconosciuti

giovedì, marzo 13th, 2014

In relazione all’impazzante-sul-webbe video dei baci tra sconosciuti la mia amica Lapinia faceva opportunamente notare che tutto sommato il primo bacio avviene sempre con uno sconosciuto. Anche la comunità scientifica, che ci ha svelato financo la scissione dell’atomo,  a tuttoggi non è però riuscita a svelare il mistero dell’attrazione dei corpi. E dunque stan lì ad arrampicarsi sugli specchi della chimica e vai di simposi su cortisolo e ossitocina ma cosa spinga quattro labbra tra loro straniere a irresistibilmente attrarsi, su questo proprio ancora non ci hanno capito una beneamata.

Peraltro di cosa si stia parlando l’ha suggellato Jova nel brano passibile di istigazione a delinquere denominato Baciami ancora:

“Un bellissimo spreco di tempo un’impresa impossibile”, e ovemai servisse c’è anche il rinforzo di “Un errore perfetto, un diamante, un difetto
uno strappo che non si ricuce”. Ciononostante imperterriti, come non bastasse il curriculum di primibaci e conseguenti sòle con il quale arriviamo alla maturità, la maledizione dell’attrazione fatale tra sconosciute labbra continua costante per tutta la vita.  Dice ma per fare che? “Per provare a vedere che c’è laggiù in fondo dove sembra impossibile stare da soli/ a guardarsi negli occhi a riempire gli specchi con i nostri riflessi migliori”, che è una vita che l’abbiamo visto per bene che c’è laggiù in fondo, il baratro c’è. Ma insistiamo.

Dice Meripo’ ma che è tutto sto pippone, oggi? E’ che -one due tre four- oggi “son tornate le lucciole a Roma/ nei parchi del centro l’estate profuma”.

E dunque?

Dunque CHIUDETEVI IN CASA. DA SOLI

Che a noi ci ha rovinato Colazione da Tiffany, altrochè.

Baciami ancora

martedì, gennaio 15th, 2013
Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni.
Alda Merini (da qui)

Il tuo bacio è come un croque

domenica, maggio 6th, 2012

In attesa dei risultati sia francaisi che italieni ed eventualmente volendoci portare avanti per una mia candidatura, agevolmente illustrovi mio CV in 5 parole

Nella foto un dettaglio della Pop Kitchen dopo il regalo di mia sorella. Sezione: Il tuo bacio è come un croque.

Bloggami ancora

lunedì, gennaio 30th, 2012

-Meripo’?
-Ramòn!
-Stai scadendo
-Nel senso troppe espressioni colorite?
-Meripo’ il sito
-Eh?
-Il dominio del sito, sta finendo: che devo fa’?
-Ma è una cosa che ha a che vedere tipo con la profezia dei Maya?
-Lo devo rinnovare per due anni oppure no sto Supercalicoso?
-Ma che, scade tipo l’Activia?
-Si. Allora? Vuoi proprio continuare?
-Ramòn, io in realtà certe volte penso effettivamente di chiuderlo
-Bene
-Come bene?
-No, dico, allora non rinnovo il contratto?
-Lo penso ma poi ci ripenso. Per i commenti
-Hai paura dei commenti che possono fa’ se chiudi? Ma guarda che devi sta’ tranquilla su sto punto, anzi…
-No, io volevo dire che penso di chiuderlo ma poi lo tengo aperto per i commenti che ci lasciano, che mi piacciono molto
-Cioè noi teniamo aperto sto coso tipo una casella postale, ‘a segreteria telefonica?
-Beh si, anche. E poi, Ramòn,come dice Glattauer
-EH?
-Daniel Glattauer “Scrivere è come baciare. Solo senza labbra

-A Meripo’ me sembri Vendola, macchestaiaddì? A baciarsi così sarebbe come mangià la vaschetta e buttà la Nutella. O ingoià er bigliettino e buttà il bacio Perugina.
-Ramòn, guarda, va bene: altri due anni così e poi vediamo
-Voi passà altri due anni a baciatte a sta maniera? 
-No, il sito: rinnoviamolo ancora, per stavolta
-Occhei
-Ciao Ramòn, grazie eh
-Ciao……..
…..Meripo’?
-Si?
-Però famme na cortesia: in questi due anni cercatelo, anzi, trovalo.
-Ma chi?
-Uno da bacià come se deve. Ciao Meri

Quando la cultura è una barriera insormontabile

venerdì, aprile 1st, 2011

Cara Meri Pop,
Marco ama Lucia ma non sa come dirglielo. E neanche le può scrivere: ieri mi ha detto che è un disastro, a 7 anni, amare una di 4 che non sa leggere. Che si fa?
Mamma dispiaciuta

Marco, baciala.
Meri

Chiara e Francesco

martedì, novembre 2nd, 2010

So che non è propriamente un post da blog sentimentale su tacco 12 e che rischio la blasfemia ma è pur vero che è difficile peggiorare la mia situazione e comunque credo di aver diritto anche io a una contestualizzazione.

Quindi volevo dirvi che in questo weekend del Grande Freddo siamo andati anche ad Assisi. Perché nonostante fossimo un discreto gruppo di irriducibili non praticanti difficilmente potevamo resistere al richiamo di Giotto. Senonché non resistiamo affatto anche al fascino di Francesco. Che, come dice il mio amico Elio, “non è che sia obbligatorio essere religiosi per lasciarsi conquistare da questi luoghi e da quest’uomo”: in effetti è sufficiente stare con le orecchie e il cuore aperti.

Senonché a me stavolta mi è venuto da pensare tanto anche a quella sua donna che si chiamava Chiara. Che su questi due ne sono stati versati di fiumi d’inchiostro e di lacrime, di musical e di film. Ma sotto a quella cripta, dove c’è la tomba di lui ma dove sono disseminate anche tracce della presenza di lei, io mi sono convinta definitivamente del fatto che mentre lui ha fatto follie dopo aver incontrato il Signore lei ha fatto follie dopo aver incontrato lui e poi sarà certamente successo che strada facendo lei ha incontrato pure il Signore ma non è per Lui maiuscolo che questa donna ha fatto tutto ciò che ha fatto: l’ha fatto per lui minuscolo.

E siccome quando una donna ama non ce n’è per nessuno alla fine è diventata pure quella caspita di Santa che è.

E ho cercato di immaginare cosa volesse dire dedicare tutta la vita ad un amore che non puoi più toccare. E rinunciare ad amare chiunque altro per seguire uno che hai avuto per un attimo ma che non potrà mai essere più tuo. E poterlo seguire solo da lontano. E poterlo rincontrare solo nel tuo cuore. E non potertici più specchiare negli occhi e ritrovare negli abbracci. E nonostante ciò dedicargli la vita, a un amore così. E trovarci gusto e significato, in quella vita. E mi è sembrata una follia. Ma una delle poche per le quali valesse la pena vivere. E morire.

E poi volevo ringraziarvi per aver fatto la guardia al bidone in questi giorni.

E siccome io, come vedete, me ne andavo in giro inseguendo non una libellula in un prato ma la storia d’amore non solo di questi due, ecco, volevo anche aggiungere che  mentre ero lì e cercavo le storie d’amore degli altri ho scoperto che…  Vabbè mo’ non è che la possiamo fare tanto lunga, magari questo ve lo racconto un’altra volta.

Insomma, appena vi capita, fatelo: prendetevi 7 amici veri e partiteci. Che l’amicizia fa un sacco bene. Anche all’amore.

Non voglio farti del male

martedì, ottobre 26th, 2010

Iniziamo da questa settimana, sollecitate da una montagna di posta melanzana rimasta inevasa ma accomunata dal minimo comun denominatore di evitabili incomprensioni linguistiche, un breve corso di sopravvivenza lessicale ad uso delle 25 lettrici.
Inauguriamo la serie con un grande classico.

E’ come le malattie esantematiche. Una varicella presa da grandi. Un rito delle età di passaggio. Chi non se lo è mai sentito dire alzi la mano. Perché nella vita arriva sempre il momento del “Non voglio farti del male”.

Viene solitamente pronunciato non in corrispondenza del calo della mannaia sulla bistecca al pranzo della domenica o dell’ammazzamento del capitone a quello di Natale mentre vi aggirate inconsapevoli nei paraggi. Insomma non è un allarme lanciato per preservare la vostra incolumità fisica.

Viene al contrario sussurrato, di norma, in momenti di intimità tipo primo bacio appassionato o piuttosto in avanti rispetto al disbrigo della pratica all’incirca nel convulso sfilamento della sottoveste. Che tu lo dai per scontato, che se uno si spinge al punto di dividere il divano di casa sua con te o approfittare del tuo nel dopocena, consenzientemente avvinghiati l’uno all’altra da venti minuti, effettivamente non ti trovi in presenza di uno stupratore seriale ma di uno che quantomeno vuole farsi e farti del bene.

E invece ci tiene a specificarlo. Per cui a un certo punto ti guarda intensamente negli occhi, te li fa aprire se ce li hai chiusi per sincerarsi che tu non possa in seguito accampare la seminfermità, e prorompe con la voce impostata tipo Gassman facendoti lo spelling nell’orecchio: “Non voglio farti del male”.

State tranquille e mantenete la calma: non è una premura. E’ un avvertimento. Il cui tono è piuttosto un “Ehi, sia chiaro, non voglio farti del male”. La parte che resta inespressa ma sottintesa è “Poi non dire che non ti avevo avvertita”.

La traduzione, nel migliore dei casi, è: “E’ solo sesso” e/o “siamo solo amici nonostante le circostanze possano suggerirti tutt’altro”. 
In subordine ci si riferisce a “Non è che mo’ pensi già di trascinarmi davanti a un altare” e/o “non voglio impegnarmi in alcun modo con te” e/o “sono già impegnato con un’altra” ma la statistica insegna che spesso vuol dire semplicemente “sono sposato”.

Non si tratta di una dichiarazione d’amore, quindi, ma di stato civile.

Voi ignare e, anzi, sdilinquite dall’inusuale sensibilità vorreste rassicurarlo con un “Tesoro, lo avevo intuito ” ma soprassedete. Sbagliando. E firmando con quel silenzio la vostra prossima e certa condanna al male che vi farà e che, diciamolo, gli farete e vi farete perché da che mondo è mondo in amore e di amore, prevalentemente, ci s’offre e di conseguenza si soffre. 

“Non voglio farti del male” sta al partner come “le consiglio questi bond argentini” al cliente della banca.

E’ dunque necessario arrivare preparati a quel momento leggendo prima il prospetto informativo: questo.

Quindi bando alle timidezze e al galateo di monsignor Della Casa: saltate su dal divano e diteglielo: “Non ve ne preoccupate mai e mo’ tutt’a un tratto tu te lo ricordi sul divano? E poi scusa, eh, ma chi te l’ha chiesto? Fammi pure del male e anzi, caro, spiegami subito e per bene con cosa dovrò avere a che fare. Sarà mia premura fare altrettanto”.

Perché la verità è che male ve ne farà inevitabilmente comunque. Solo che, forse, vuole farlo a emissioni zero responsabilità.

Cercate almeno di evitare che alla fine vi chieda pure il danno biologico.

La costruzione di un attimo

domenica, ottobre 17th, 2010

di Deriva Sfuggente

15 minuti. Giri la chiave nel quadro. La macchina si spegne. Io e te sotto la luce di un lampione. La sensazione di essere nell’unico posto in cui avrei voluto essere, con la sola persona con cui avrei voluto vivere quell’istante. Respirare la stessa aria, con naturalezza, come se un angolo di mondo fosse li. Ci sono momenti che durano un secolo, ma che sono intensi solo per la brevita’ del loro essere vissuti. Lasciarsi andare ad una carezza.

Cosa c’e di più entusiasmante della costruzione di un attimo? E il tempo scivola via. E scivola il tuo profumo. Non lo vorresti, vorresti durasse ancora, ma forse la perfezione di quei 15 minuti e’ solo li. Ti allontani, con la mia domanda che resta in gola, ma “c’e un po’ del tuo profumo, dentro al mio maglione”. Ti rivedro’? Non lo so. E forse, non importa, perche’ una fettina del mio cuore sara’ nel giusto cassetto. E sono felice di aver vissuto con te questa magia. E sorrido, rientrando a casa, annusando la maglia. Mi e’ solo mancato un bacio. Un solo bacio. Ma la mia anima sa che c’e’ stato.
“La sensazione che in un attimo qualunque cosa pensassimo poteva succedere…”.

E il cuore fa pum pum. Ed e’ tutto malinconicamente bello. Non so se avro’ mai quel bacio, ma il pensiero mi scalda. Come scalda l’aver paura di innamorarsi troppo.
Ti voglio bene, anima allo specchio.

Meno casini più Casillas

mercoledì, luglio 14th, 2010

di Deriva Sfuggente

Semaforo rosso. Auto scoperta. Il camionista, 4 metri più in alto, guarda nel mio abitacolo e mi urla: “Aggnoccaaaa”.
Rido e penso che sia totalmente privo di buongusto. E non godo di quell’istante di allegria. Ma una vocetta dentro di me comincia a sibilarmi: “Ma perché hai così tanta paura di stare bene?”
Eggià vocetta, hai ragione da vendere.
Ma sai vocetta, troppe volte mi sono sentita bene, ho mollato gli scudi e spatapam, una sberla da spiaccicarmi sulla parete. ­­E quindi, perchè rischiare?
E così quante occasioni di vivere mi sono persa? Forse ho perso delle cazzate, forse ho perso meno di niente, ma ho perso la possibilità di scoprirlo.
 

Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c’è,
tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela,
io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio.
Alessando Baricco, Oceanomare

E su queste parole mi sono fermata. Pensieri dapprima confusi, poi piano piano più nitidi. E alla fine, una grande rivelazione, di quelle che fanno un grande baboomba nello stomaco, e che ti dici: “Ma perché non l’ho capito prima??”
Non è vero, come mi racconto spesso, che io mi sia sempre accontentata nella vita. Io sono stata davvero contenta. E quindi, cara Meri, perché ora ho così tanta paura di esserlo di nuovo?

Cara Deriva,
poco fa in ufficio una collega ha detto: “dovremmo supportare la tendenza Casillas: lasciarsi un po’ andare, ogni tanto”. E ho pensato alla tua lettera. Si, dovremmo. Lasciarsi andare a un bacio, per dire. Che dovrebbe essere una cosa naturale. E invece è diventata una notizia. La notizia. Dei Mondiali, nientemeno. Perchè quel travolgente, inaspettato e bacioso abbraccio del capitano spagnolo alla fidanzata che lo stava intervistando ha surclassato pure i tentacoli del polpo Paul. E’ che stare bene fa paura: come quella di volare. Forse perchè non abbiamo mai imparato ad atterrare: a quel punto, di norma, sappiamo solo sfracellarci.