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Cose che a un certo punto prendono una bella piega

martedì, gennaio 24th, 2017

VIET POP 5

E venne il tempo in cui il gruppo delle femminazze, dopo i giorni della fanga, vide finalmente la luce. La luce pulsata. Dell’insegna di un parrucchiere. Certo le risaie a terrazze, i montagnard, le minoranze etniche, le città coloniali, il museo di Ho Chi Minh, i H’mong neri blu e fioriti e i materassi a terra e il saccappelo. Ma poi viene pure il giorno che mobbasta eh. E quel giorno arrivava in quel di Bac Ha.

Lì, signoremie, in una stradina in cui ci accompagnava bel bello il professor Pi, il miraggio prendeva le fattezze di un parrucchiere vietnamita in cui, statemiattente, la piega… te la fanno da sdraiate:

Viet parrucchiere

Viet Libera e Bell (foto Professor Pi)

Pure con la copertina addosso e la poltrona letto imbottita. Il poro coiffeur thai, sorpreso nel sonnacchioso pomeriggio della fanga thai, veniva assalito da sto squadrone de italiche femminazze toste determinate e compatte, un attacco che manco gli elicotteri del tenente colonnello Kilgore di Apocalypse Now. Il pattuglione si doveva dividere in due negozi, per evitare che l’assalto venisse appajato a un atto di guerra ostile, a un’occupazione coatta e forzosa del territorio straniero.

Ora, perché, dicoio, perché non lo possiamo fare pure qua, che una deve arrampicarsi per risaie e melma per riuscire a farsi na piega relax, con massaggetto alla cabeza e pure lo scrub facciale incluso? Eh? Non vi dico la goduria. Ve la faccio proprio vedere.

Viet parrucchiere 3 Pi

Viet Coiffeur (Foto Professor Pi)

(Noterete il motorino sullo sfondo, garage coiffeur)
Marina mia perdonami ma non ho resistito. E t’ho tradita. Ma ritornerò in ginocchio sui ceci da te. In ogni caso quella accanto a me stava facendo una roba più da Centro Nasa che da parrucchiere, tipo un tiraggio spaziale (e Vidal Sassoon è arrivato pure là, Marinabella).

Viet parrucchiere 2

Tiraggio Thai, Sasson style (Foto Meri Pop)

Io sul lettino di pelle, mentre un miraggio a forma di parrucchiera giovanissima mi massaggiava, mi ci addormentavo proprio. Finché venivo risvegliata da una sferzata sulla cabeza tutta pungente: quella mi stava grattando tutto il capoccione con le unghie, le sue unghie, lunghissime. E le usava tipo pettine compulsivo. Una cosa, diciamolo, terribile. Però efficace.

Poi Edward mani di forbice, finita la rastrellatura, iniziava a impastarmi qualcosa in faccia. Tentavo un subitaneo rialzo dal lettino per dire “No No in faccia no” (non so in che lingua, dapperciocché ci si esprimeva solo a gesti) ma quella mi risbatteva energicamente sdraiata e rimpastava un qualcheccosa alternato a schiaffetti. Attimi che mi facevano rimpiangere i trekking nella fanga. Ma per pochissimo eh.

Infine, tamponatami faccia e testa con un asciugamano, mi tirava su dalle spalle e mi rimetteva seduta facendomi prima scendere e poi traslare all’asciugatura, nella Mani di forbice del parrucchiere masculo. Il quale procedeva a una messa in piega senza manco una spazzola: solo a manate.

Che vi devo dire? Io dopo un’ora (che tanto durava tutta la procedura) mi sentivo rinata, siapure con le guance in fiamme (che sto scrub era stato tipo uno scuoiamento). Il conto era l’equivalente di due euro (o due birre, per usare il metro del Monguzzo anziché il duong). E quasi mi sembrava improvvisamente di aver avuto una grandissima idea, il giorno in cui mi ero iscritta a questo viaggio.

La morale è che, anche quando ci si trova sepolti da un mare di fanga (per non dire di altro) a volte basta svoltare l’angolo perché le cose prendano improvvisamente una bella piega. E ancora: sì, va bene l’amore. Ma certe volte pure un cazzarola de parrucchiere come si deve può fare il suo.

Ho Pi Minh

mercoledì, gennaio 18th, 2017

VIET POP 4/
La cosa che ripete sempre è che, sì, lui è un prof di matematica ma non si occupa di numeri: si occupa di logica. Mi imbattevo nelle immediate conseguenze di questa affermazione quando, all’indomani del Capodanno passato col Chitemmuorto del cigno, si partiva la mattina del primo gennaio con destinazione Mercato all’aperto di Bac Ha, tribù H’mong, divisi in “neri” e “fioriti”.

La notte era stata ampiamente funestata da bombe d’acqua modalità Calcutta monsonica e Giove Pluvio non accennava a placarsi. Dunque azzardavo

-Professor Pi ma come si fa a vedere un mercato all’aperto con questa pioggia?

-Bagnandosi

Ora a uno così cosa gli vuoi dire? Avrei potuto obiettargli con Rita Mae Borown che “se il mondo fosse un luogo logico gli uomini dovrebbero cavalcare all’amazzone” ma preferivo illudermi, con il compagno Einstein,  che “La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto”. Quantomeno al mercato di Bac Ha illesi.

Ci si arrivava imbacuccati come Amudsen sbarcando, è il caso di dire, nella parte “mercato delle vacche” letterale: mandrie di bufali e chianine transumavano nella fanga mentre le bancarelle delle mercanzie tentavano di allestire tendine cerate sorrette da precarissimi zeppi di legno, tendine che riempitesi d’acqua in cinque minuti venivano poi scolate a terra generando fiumi Mekong nei corridoi terrosi che a quel punto rendevano impossibile riattraversare i guadi.

La Lorena, Monica ed io ci ritrovavamo così prigioniere del locale bar, ovvero una panca di legno sulla quale una forzuta signora appartenente alla tribù dei H’mong fioriti aveva accatastato improbabili thermos e sacchetti di plastica contenenti indecifrabili generi alimentari risalenti all’epoca della guerra d’Indocina.

Intorno un agitarsi scomposto di H’uong fioriti e bagnati, sguazzanti nelle pozze con pantofole di plastica uso zattere ma assolutamente impermeabili all’effetto monsone. Ci si addentrava quindi nel suk con trattative per l’acquisto di beni artigianali locali nelle quali rifulgeva la capacità della Lorena di destreggiarsi con il cambio in duong finalmente agganciandolo a qualcosa di conosciuto: la Hanoi beer. Considerati 20mila duong una birra (circa 1 euro) si procedeva a suon di
-Ma quanto costa?
-Mezza birra.

Ma era dopo la successiva notte buia e tempestosissima che Mister Logica calava l’asso:

-Prof ma questa non doveva essere la stagione secca?
-E infatti: ha appena smesso di piovere. Siamo davvero fortunati, possiamo fare il trekking nei villaggi circostanti
-Ma sarà pieno di fango
-Meglio, così non si solleva polvere

Ma certamente: effetto Pronto-mobili. Ci mettevamo rassegnatamente in cammino alle ore 8,30, pervenendo già alle 8,45 dai locali produttori di vino di mais, una cosa che avrà almeno 40 gradi alcolici e che ovviamente ci offrivano per l’immediato tracannamento. Tanto per non restare sguarniti per il prosieguo, ne acquistavamo anche una boccia da asporto.

Ed era poco più in là che, pattinando come la migliore Carolina Kostner sulla fanghiglia senza polvere, si perveniva al seguente villaggetto dove Pi aguzzando lo sguardo intravedeva come un bagliore, un richiamo dorato, un punto cospicuo di luce nella notte: una falce e un martello gialli in campo oro. L’insegna del Partito.

-Prof ma quale Partito?
-L’unico

Fuori tre iscritti a farsi un cannone di Maria, propedeutico alla Relazione unica del segretario unico.

Viet partito cannone

Sede del partito. Cannone di Maria propedeutico al Congresso (Foto Meri Pop)

Entravamo in rispettoso e ossequioso silenzio, il podio allestito per il Congresso, ed era lì che, incoraggiato dagli astanti, Ho Pi Minh  si esibiva in una prolusione su “Il senso dell’infinito”, da quello matematico a quello leopardiano, con i compagni vietconghi che accorrevano dai campi e dalle officine che Contessa e Paolo Pietrangeli je spicciavano la sede, proprio.

Viet Pi prolusione

Ho Pi Minh (Foto Meri Pop)

Così, in un villaggio H’mong del nord Vietnam, corroborati dal vino di mais delle 8 antelucane e dai vapori della Maria delle 11, rinasceva il sogno del Pueblo e della Izquierda se non ancora unida quantomeno, nel frattempo, asciutta.

La giornata trovava il suggello in un’ottima cena preparata dalla famiglia, che si chiudeva con una scambio doni italici avendo portato e offerto panforte del Granducato e torrone avellinese che Pi accettava con un machete testè prestatogli.

Viet torrone machete

Il taglio del torrone col machete