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Via con l’Avvento/ I’d Like to Teach the World to Sing. Cioè la Cocadlin

mercoledì, dicembre 13th, 2017

Ramerrez ed io, entrambi provenienti per carta di identità da una serie di sommovimenti rivoluzionari di vario tipo,  ci siamo ormai convinti che una delle forme più avanzate di rivoluzione sia quella di star fermi. Star fermi nei propri pensieri e sentimenti. Riscoprendo il dadoveveniamo. Pure quello musicale. Perché anche “le canzoncine di Natale”, a conoscerne la storia, hanno ancora molto da dirci.
(Ramerrez è il nome d’arte di un personaggio pubblico de nacerta, levatura intendo, melomane per legittima difesa, che qui si prende il suo momento di “ricreazione” e che ringrazio per la fedeltà. Almeno al blogghe. Che qua mani sul fuoco per nessuno eh).

di Ramerrez

Il fatto è che molti di noi sono nati lievemente prima degli altri, e non c’erano computer e navigatori e cellulari e siccome non si potevano mandare i link di youtube l’unico modo per fare sentire una canzone ad una ragazza era registrarla sulla musicassetta e fargliela sentire nel mangianastri dell’automobile. E alcuni pensieri sono rimasti proprio lì.

Certo, erano anni duri, anche più di questi. Però si pensava di potere cambiare il mondo e di cambiarlo in meglio.

Sapendolo bene una famosa agenzia pubblicitaria decise di prendere un bel gruppo di ragazzi di tutti i colori e li mise a cantare con una candela in mano su di una collina vicino a Roma facendogli dire che volevano comprare una casa al mondo e arredarla con l’amore; che volevano insegnargli a cantare tutti insieme per vedere per una volta tutte le persone tenersi per mano. E alla fine pure se volevano che si bevesse proprio una certa bibita, il tutto non ci lasciava indifferenti perché erano le stesse cose che avremmo voluto cantare tutti noi.

Avvento Coca cola song

Ecco, sono passati tanti anni, ma quella canzone è ancora molto bella e a quelli che sono diversamente giovani ancora fa venire un tuffo al cuore.

Perché il Natale è bello quando è fatto dell’avvento musicale su questo blog, di mail, di sms di auguri e di canzoni in mp3. Ma nel mondo dove tutte queste cose si incrociano come lampi di luce ci vuole la pace.

Perché senza la pace che Natale è?

Ramerrez

I’d like to build the world a home
And furnish it with love
Grow apple trees and honey bees
And snow white turtle doves

I’d like to teach the world to sing
In perfect harmony
I’d like to buy the word a Coke
And keep it company

I’d like to see the world for once
All standing hand in hand
And hear them echo through the hills
For peace throughout the land

Via con l’Avvento/La passione non chiede permesso

mercoledì, dicembre 14th, 2016

di Ramerrez

Ti sei iscritto con tuo fratello all’istituto tecnico agrario nelle vicinanze di Sidney e incontri altri due coetanei. Ti accorgi di avere una voce bella e invece di fare un complessino con la chitarra elettrica ti metti a cantare con gli altri tre “a cappella”, sarebbe a dire usando solo la voce. Poi ti appassioni allo stile “doo wop”, che è uno dei versi strani che i gruppi degli anni 50 (spesso italoamericani) usavano per fare il suono degli strumenti, insieme a “bomp” e “sh-boom“.

Prima provi a vendere profumi, il tuo amico fa il fisioterapista, tentate di intraprendere una vita “normale” ma non c’è niente da fare: la passione per la musica è troppo grande e vi rimettete a cantare.

Alla fine arriva il successo e noi qui ci godiamo un delizioso video di Natale con una canzone sentita mille volte cantata così bene da avere l’impressione di sentirla per la prima volta.

avvento-human-nature

Human nature

Perché alla fine è bello fare qualcosa di nuovo, ma senza dimenticarsi che solo quello che è veramente moderno è degno di diventare antico, come il Natale.

(Questo per dire che la passione è come il Natale ma anche ahimè come l’amore: non chiede permesso, sfonda la porta. E quando arriva, arriva, bomp bomp sh-boooommmm
Meripo’)

Via con L’Avvento/ L’arte di perdere

martedì, dicembre 13th, 2016

di Ramerrez

Tutti belli e felici, ma nella vita è un attimo pensare di essere rovinati e di non potercela fare più. Per esempio immaginate di essere un chitarrista, giovanissimo e bravissimo: però, come tutti i nomadi, si vive in una roulotte. E siccome ci si è sposati da poco, quella roulotte è piena di fiori di carta per dare allegria. E’ una disattenzione di un momento, una candela che cade, tutto che va a fuoco e la mano sinistra ustionata con le ultime due dita che rimangono paralizzate. “Dimenticati di suonare ancora la chitarra”, dicono i dottori, ma c’è pure chi non li sta a sentire e fornisce un nuovo significato alla parola “disabile” inventandosi un nuovo stile e diventando uno dei più grandi chitarristi che la musica jazz abbia mai conosciuto.

Ecco, questo “disabile” è Django Reinhardt, (se volete vederlo suonare con la sua incredibile tecnica lo trovate qui ed una sua composizione l’avete sentita nel film di Woody Allen “Accordi e disaccordi”.

E tanti anni dopo quella tragedia c’è addirittura un complesso che, in suo onore, si chiama “The Lost Fingers” (le dita perdute) e ci regala questa versione ardita, originale e bella di “White Christmas”

Insomma, una brutta avventura, ma con un lieto fine. Perché senza lieto fine, che Natale è?

avvento-the-lost-fingers

The Lost Fingers

(Lost Fingers. Dita perdute. E arte ritrovata. perché quando va bene son capaci tutti. Ma è quando mette brutto, che i migliori arrivano al bello. Ascoltatela, che vi metterà anche di buon umore
M.P.)

Via con l’Avvento/ Jingle is bell

mercoledì, dicembre 17th, 2014

No, questa canzone non può mancare. Ma siccome è conosciutissima e proporvela è quasi banale, ve la somministriamo in una forma inconsueta e sublime.

I grandi artisti hanno una caratteristica. Fanno delle cose difficilissime e sembra che siano facili. Insomma, Giotto ha fatto un cerchio e a uno viene da dire “cosa ci vuole a fare un cerchio” poi si rende conto che l’ha fatto a mano libera senza un compasso e allora strabilia di fronte al genio.

La stessa cosa vale per questo simpatico duetto. Bing Crosby e Frank Sinatra sono due grandissimi crooner. Con questo termine americano si intendono i cantanti che, una volta inventato il microfono per amplificare la voce, capirono che si poteva cantare in modo diverso e senza urlare, dando un tono più “confidenziale” alle canzoni. Il primo crooner fu Bing Crosby. Il secondo, si fa per dire, Frank Sinatra, circa dieci anni più giovane, che di Bing era un grande ammiratore, ma che ebbe l’avventura di entrare molto presto nell’orchestra di Tommy Dorsey, un bravissimo jazzista che suonava il trombone. E proprio guardandolo suonare il trombone Frank capì che, cantando, si poteva respirare diversamente, come facevano loro. Dopo una serie di esercizi difficilissimi, tra i quali il passare pomeriggi a cantare con la testa dentro la vasca piena d’acqua, riuscì a mettere a punto un modo completamente nuovo di cantare che otteneva un effetto strabiliante: fare cose difficilissime facendole sembrare facili e naturali.

Frank e Bing erano ottimi amici, e nel 1957 registrarono uno show di una mezz’ora, “happy holidays with Bing and Frank” che è un vero gioiellino. Ed in questo show che i due amici cantano questa canzone in un modo davvero fantastico.

A me non piace dilungarmi sugli aspetti tecnici perché la musica in fondo è solo un’emozione  ma questa volta devo farvi notare che Bing e Frank non cantano in playback. Cantano dal vivo. C’è verosimilmente una base musicale registrata, ed un microfono fuori campo. Quello che riescono a fare divertendosi, versando e bevendo il loro cocktail natalizio è incredibile, eseguendo in maniera impeccabile un brano e mantenendo la precisione ritmica di due cronometri perfettamente sincronizzati. Soprattutto se li paragonate ai talenti odierni, che senza l’auricolare nell’orecchio non riescono a cantare.

Bing e Frank ci donano questa canzone bellissima e, grazie al loro talento, fanno sembrare questo piccolo capolavoro qualcosa di semplice e naturale, due amici che si incontrano per farsi gli auguri di Natale e cantando si bevono un drink insieme. E a noi piace pensare che sia così, e che magari la canzone è venuta così bene proprio perché, oltre ad essere dei maestri del canto erano anche buoni amici che si divertivano a cantare insieme, e che anche a noi che non abbiamo il talento di Bing e Frank magari una cosa difficile fatta con un caro amico venga bene e facile come viene bene e facile la loro bellissima canzone, soprattutto sotto Natale, quando è ancora più bello stare con gli amici.

Perché un Natale senza amici, che Natale è?

Ramerrez

Dashing through the snow
In a one horse open sleigh
O’er the fields we go
Laughing all the way
Bells on bob tails ring
Making spirits bright
What fun it is to laugh and sing
A sleighing song tonight

Oh, jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
Oh, what fun it is to ride
In a one horse open sleigh
Jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
Oh, what fun it is to ride
In a one horse open sleigh

Via con l’Avvento/Quelli delle musicassette e della Cocadlin

lunedì, dicembre 8th, 2014

Forse di tutto avremmo voglia in questo momento tranne che pensare a Natale.  Eppure Ramerrez ed io, entrambi provenienti per carta di identità da una serie di sommovimenti rivoluzionari di vario tipo,  ci siamo convinti che una delle forme più avanzate di rivoluzione sia quella di star fermi. Star fermi nei propri pensieri e sentimenti, non permettendo a nessuno di sostituirceli. E dunque a questo spargimento con idrante di amarezza e anche in realtà di altro, rispondiamo da diversamente giovani e diversamente allineati:

Cambiamo musica. Cambiamola noi, che se aspettiamo che ce la cambino gli altri stiamo freschi.

Il fatto è che molti di noi sono nati lievemente prima degli altri, e non c’erano computer e navigatori e cellulari e siccome non si potevano mandare i link di youtube l’unico modo per fare sentire una canzone ad una ragazza era registrarla sulla musicassetta e fargliela sentire nel mangianastri dell’automobile. E alcuni pensieri sono rimasti proprio lì.

Certo, erano anni duri, anche più di questi. Però si pensava di potere cambiare il mondo e di cambiarlo in meglio. Sapendolo bene una famosa agenzia pubblicitaria decise di prendere un bel gruppo di ragazzi di tutti i colori e li mise a cantare con una candela in mano su di una collina vicino a Roma facendogli dire che volevano comprare una casa al mondo e arredarla con l’amore; che volevano insegnargli a cantare tutti insieme per vedere per una volta tutte le persone tenersi per mano. E alla fine pure se volevano che si bevesse proprio una certa bibita, il tutto non ci lasciava indifferenti perché erano le stesse cose che avremmo voluto cantare tutti noi.

Ecco, sono passati tanti anni, ma quella canzone è ancora molto bella e a quelli che sono diversamente giovani ancora fa venire un tuffo al cuore.

Perché il Natale è bello quando è fatto dell’avvento musicale su questo blog, di mail, di sms di auguri e di canzoni in mp3. Ma nel mondo dove tutte queste cose si incrociano come lampi di luce ci vuole la pace.

Perché senza la pace che Natale è?

Ramerrez

I’d like to build the world a home
And furnish it with love
Grow apple trees and honey bees
And snow white turtle doves

I’d like to teach the world to sing
In perfect harmony
I’d like to buy the word a Coke
And keep it company

I’d like to see the world for once
All standing hand in hand
And hear them echo through the hills
For peace throughout the land

Via con l’Avvento/A volte risognano

domenica, dicembre 7th, 2014

Eravamo d’accordo con il supercalifragilistico Ramerrez di aprire qualche finestrella musicale dell’Avvento. Poi l’amarezza e anche un po’ la schifezza dei tempi hanno preso il sopravvento e quelle finestrelle le ho lasciate chiuse. Però  poco fa la mia amica Chiara ha aperto un pertugio di romantico ottimismo e allora ho pensato di approfittarne per azzeccarmici anche io.

Signore e signori, la prima scelta musicale di Ramerrez:

Era l’autunno 1943. Molti giovani americani erano in guerra, lontano da casa, e le loro famiglie non solo non sapevano se sarebbero tornati per Natale, ma proprio non sapevano se sarebbero tornati e molti purtroppo non tornarono.

Nell’autunno di quell’anno uscì una bellissima canzone, una lettera di un soldato che scriveva alla famiglia di preparare la neve, il vischio e i doni sotto l’albero, perché lui sarebbe certamente tornato a casa, anche se solo nei suoi sogni.

Ecco, allora non c’era skype e internet e viber e i blog e neanche i telefoni ma solo le lettere che arrivavano quando arrivavano, ed il telegramma che annunciava una brutta notizia arrivava sempre prima di loro.

I’ll be home for Christmas. Per tutti quelli che torneranno a casa per Natale. E per tutti quelli che ci torneranno anche solo nei nostri sogni. E per far tornare i sogni.

Valle Lagarina: la lettera a casa (giugno 1916, Fondo Fotografico Orsini)

Perché senza sogni, che Natale è?

I’ll be home for Christmas
You can count on me
Please have snow and mistletoe
And presents on the tree

Christmas Eve will find me
Where the lovelight gleams
I’ll be home for Christmas
If only in my dreams

Via con l’Avvento

venerdì, dicembre 2nd, 2011

Dopo lunghe e pensose analisi nonchè alcolici conciliaboli la mia amica Gì (che abbiamo avuto modo di apprezzare nell’indimenticabile performance gastronomica de “La patata deve girare”) ed io avremmo deciso di accompagnare il tempo di Avvento con una sorta di calendarietto tipo quello dei bambini che si apre  una finestrella al giorno.

La mia amica Gì dice che
“Meripo’, dovremmo restituire un po’ di fiducia nell’amore, alle fanciulle e ai fanciulli che frequentano il sentimental blog e le nostre bacheche di Fèisbuc”. E ormai vi dovrebbe esser chiaro che quando Gì desidera qualcosa la ottiene.
Senonché ho deciso di arrendermi subito e dire “maccerto e da che partiamo?”
e lei: “dalla biografia di Diane Keaton”. Tipico dell’Avvento.

E’ così che a pagina 15 ha incontrato l’illuminazione. Ed è da qui che apriamo, oggi, la prima finestrella. E dunque buon amore a tutte. E Via con l’Avvento.

“Ci feriremmo di meno se ci toccassimo di più?”
(Dorothy Keaton Hall)