Posts Tagged ‘autobus’

Atac che ti passa

giovedì, luglio 17th, 2014

-Scusi è già passato l’85?
-Si signò, ieri. Ormai regolari passano solo l’acquazzoni
‪#‎romatiamo‬

Si nasce incendiari e si finisce spazzini

mercoledì, luglio 9th, 2014

Capisci che sei passata dall’età dall’incendiario a quella del pompiere anzi dello spazzino quando ti accorgi che voterai chiunque compilerà il proprio programma elettorale con due soli punti:

Farò passare gli autobus
Raccoglierò la mondezza

Per il resto potete anche far celebrare matrimoni di massa al Colosseo, fare l’Aquapark a Piazza Navona e la gara di lap dance con l’Obelisco di piazza del Popolo e avrete comunque il mio appoggio.

Scendo alla prossima

giovedì, maggio 31st, 2012

In occasione del ripristino (o meglio della decisione di ripristinarla, mo’ vediamo quante ere passeranno per rimettere la palina) della fermata di Via der Plebbiscito mi è gradito riproporre la fine analisi che la passeggera dell’87 strapieno gridò all’autista tra spintoni e ululati un anno fa. Al contempo però osserviamo che -in allineamento con quando in amore i grandi traditori si pentono, strafighi che ci hanno mollate si ripresentano, stronzi si riumanizzano- ciò avviene sempre quando, purtroppo, è tardi e manco ci va più di compiacerci. Che la vendetta sarà pure un piatto freddo. Ma è pure scotto. E spesso immangiabile. Ciò detto scendo alla prossima, ar Plebbiscito. Pure se devo andà più avanti.

Stamattina a Roma veniva giù che Dio la mandava. In città pioveva acqua. Sul Paese pioveva (omissis) altro.

L’87 è arrivato dopo 40 minuti pieno come lo studio Ghedini alla vigilia del processo Ruby. La fermata di piazza Venezia è la rappresentazione plastica del Paese: gente esasperata che non riesce a salire, gente imbufalita perché non risce più a scendere. Da Piazza Venezia si passa per via del Plebiscito e l’autista non si ferma. Perché da due anni lì è stata soppressa la fermata. Una signora urla:
-Aò me fa scende?
Un’altra passeggera spiega:
-Signò qua ‘a fermata so’ du anni che nun ce sta più
-Ma io devo andà a lavorà, so’ in ritardo, ma che è diventata sta città?
-Signò, via der Plebbiscito nun è più Roma: è casa de Berlusconi

Fuori continuano a piovere acqua e scandali. Dentro ci si è rassegnati. Persino a riprendersi quel pezzetto di servizio pubblico che è una palina dell’autobus soppressa.

E insomma a me stamattina mi è venuta una tristezza infinita. Perché non so se lui sia al capolinea. Ma possibile che noi non riusciamo a riprenderci manco una fermata?

Preparare le scialuppe

mercoledì, novembre 9th, 2011

Riassunto della situazione attuale così come vista dall’autobus 71 stamane in Roma:

Ragazzo legge Ipad, signora: “Nun c’è da legge: ‘a situazione è che prima s’è fatto i cazzi suoi e mo’ so’ cazzi nostri”. (scusate le licenze poetiche).

Intanto: ++ CRISI:RENDIMENTO BTP VOLA AL 7,35%, SPREAD A 563 PUNTI ++

Gli Intignati

mercoledì, ottobre 12th, 2011

Speciale intercettazioni

Roma, autobus, interno giorno
Lei: hai capito allora, si,che pezzo di (omissis)?
L’altra: e ho capito si. E quindi l’hai mandato a (omissis)?
Lei: no, non ancora. E poi non ti avevo detto che oltre ai messaggini di quella (omissis) aveva pure le foto?
L’altra: scusa eh ma me voi spiegà allora perché ce continui a sta’ insieme?
Lei: pe’ tigna, amoremio, pe’ tigna

(trad. per utenti al di fuori dal Grande Raccordo Anulare: testardaggine, cocciutaggine)

Si, tornare

martedì, agosto 30th, 2011

-DRIIIINNNNN
-Mammaaaa ciao
-Ciao cara, allora guarda hanno finito di smantellare la Finanziaria, il Paese e Piazza San Silvestro
-Piazza San Silvestroooo???
-E si, non ci sono più i capolinea degli autobus
-Oddio
-Sapevo che ti saresti concentrata sull’unica vera cosa seria. Comunque puoi prenderli a palazzo Chigi. Gli autobus
-Ah, grazie
-Prego
-Ciao
-Ciao
CLIC

L’attimo struggente

lunedì, luglio 11th, 2011

Lunedì mattina, che resta nella top ten dei momenti più complessi della vita.
Mi aspetta il mio medico di famiglia per la ricettina dell’Eutirox 50. Cioè quella cosa che se te la perdi mentre sei in mezzo alla Dancalia etiopica è un casino. Dunque siccome si va in Australia mi è stato imposto di portarne dieci confezioni, che andranno disseminate nelle borse di tutti gli altri viaggiatori.

Autobus. Salgo, trovo posto a sedere e c’è anche l’aria condizionata. Nonostante ciò continuo ad avere una serie di lamentele mentali interne, dicesi pippe. Di vario genere. Si spazia dal senso del lunedì a quello del caldo ai massimi sistemi pippici sentimentali con ricadute in punti interrogativi sparsi su tutto.

Giusto quando manca una fermata al ricongiugimento con la ricetta e con l’Eutirox 50 si sente un colpo e una signora urla: “aiuto, qualcuno si sente male”.

L’autista inchioda, apre le porte e un signore anziano finisce di accasciarsi sulla pedana. Io sto per alzarmi e invece mi tremano le gambe e non ce la faccio. Intanto accorrono gli altri, lo tirano giù dall’autobus, gli raccolgono occhiali, borsa, qualcuno inizia a chiamare un’ambulanza.
Lui è pallido, si riprende per un poco, dal bar di fronte portano fuori una sedia. Ce lo appoggiano sopra. A quel punto reclina la testa indietro e comincia ad ansimare. Non riesce a respire, la testa si accascia di lato. I telefoni che chiamano sono diventati dieci. Io nel frattempo ho smesso di tremare e mi sono alzata ma c’è fin troppa gente intorno. Intravedo dal finestrino in quel capannello un volto bianco che respira sempre più a fatica.

Sull’autobus cala un silenzio irreale. Alcuni minuti e arriva anche l’ambulanza. L’autobus deve spostarsi, l’autista sta per risalire mentre lui resta lì, quasi esanime, con il capannello attorno.

Ed è a quel punto che l’anziano alza a fatica una mano con un gesto tipo un saluto, cerca di dire qualcosa all’autista, è un rantolo non di più, qualcosa.

Quel qualcosa è “grazie”. 
Che uno pensa che uno che forse sta per andarsene è disperato e dice “oddio” o “aiuto”. E invece dice “grazie”.
Grazie.  Io a te. Che in quell’attimo mi hai riscritto le priorità. Della vita.

Via der Plebbiscito nun è più Roma, è casa de Berlusconi

martedì, luglio 5th, 2011

Stamattina a Roma veniva giù che Dio la mandava. In città pioveva acqua. Sul Paese pioveva (omissis) altro.

L’87 è arrivato dopo 40 minuti pieno come lo studio Ghedini alla vigilia del processo Ruby. La fermata di piazza Venezia è la rappresentazione plastica del Paese: gente esasperata che non riesce a salire, gente imbufalita perché non risce più a scendere. Da Piazza Venezia si passa per via del Plebiscito e l’autista non si ferma. Perché da due anni lì è stata soppressa la fermata. Una signora urla:
-Aò me fa scende?
Un’altra passeggera spiega:
-Signò qua ‘a fermata so’ du anni che nun ce sta più
-Ma io devo andà a lavorà, so’ in ritardo, ma che è diventata sta città?
-Signò, via der Plebbiscito nun è più Roma: è casa de Berlusconi

Fuori continuano a piovere acqua e scandali. Dentro ci si è rassegnati. Persino a riprendersi quel pezzetto di servizio pubblico che è una palina dell’autobus soppressa.

E insomma a me stamattina mi è venuta una tristezza infinita. Perché non so se lui sia al capolinea. Ma possibile che noi non riusciamo a riprenderci manco una fermata?

Miti assoluti: scarica passeggeri e va a prendere la donna col bus

venerdì, dicembre 10th, 2010

Adesso non cominciate con le solite pippe etico-efficientiste perché qui siamo di fronte a un rinvenimento archeologico che in confronto Ebla fa ridere.
Autista scarica passeggeri: scendete dall’autobus, vado a prendere la mia donna”. Alcuni testimoni pare abbiano distintamente sentito la frase “Amore, giuro che lo faccio”.

Gli stessi testimoni riferiscono che “ha aperto le porte del bus, ha fatto scendere tutti e se ne è ripartito”.

Ora io dico: sei l’Atac, hai imbarcato cubi e porci che la metà basta, poi ti imbatti in un fenomeno del genere che dovresti solo segnalarlo per l’elenco del Patrimonio dell’Umanità e tu, Atac, che caspita fai? Cacci lui?

Alemà, tu l’indagine la devi aprire su ‘sto Romeo ma PER DARGLI LA MEDAGLIA, ALTROCHé.