Posts Tagged ‘Audrey Hepburn’

L’uomo che ci regalò il tailleur del riscatto

martedì, marzo 13th, 2018

All’inizio lui  non voleva neanche incontrarla, lei. Quella secchissima donna inglese “vestita come un gondoliere”, disse poi lui. Ma lei insisteva. E fu così che nacquero una grande amicizia, un proficuo sodalizio e un mito. Lui era Hubert de Givenchy, lei Audrey Hepburn. Fu lui a trasformare quella secchissima donna inglese nella indimenticabile, raffinata parigina consacrata da un tailleur: Sabrina. Lui, morto sabato scorso a 91 anni.

Il mondo li ricorderà per il tubino nero di Colazione da Tiffany ma è in quel tailleur nero con calottina bianca in testa che nascono un mito e i guai di generazioni di ragazze.

E’ lì dentro, nel tailleur della riscossa della modesta figlia dell’autista che ciascuna si è sentita pronta a conquistare, se non il mondo, almeno Humprey Bogart, che diciamocelo ci interessava più del mondo.

Certo il tubino di Tiffany, le perle e il cartoccio col cornetto, il bicchierozzo del caffè. Ma sarà la compostezza di quel due pezzi nero e calottina bianca a diventare il simbolo della riscossa. Avvolge Sabrina Fairchild nel mito prima e nelle braccia di Humphrey poi.

Certo, il tubino. Ma la nostra rivincita è quel tailleur.

E’ il brutto anatroccolo elevato a cigno. Cigno nero. E’ la prevalenza della discrezione sulla prepotenza, della classe sul potere. Del fascino sui soldi.

Hubert de Givenchy, detto solo Monsieur, si porta via un’epoca, uno stile, un periodo in cui  «le clienti si vestivano bene anche per andare nei luoghi più sperduti», una sofisticata concezione di eleganza (intramontabile, però). Ci lascia quel tailleur con calottina.

Che per noi è diventato l’elmetto. L’elmetto del riscatto. Che non morirà mai.

Per tutto questo grazie, Monsieur.

Sei e settantacinque, tassa compresa

venerdì, gennaio 19th, 2018

E’ l’unica della quale abbia invidiato più o meno tutto ma una cosa per volta, ogni quinquennio circa: la magrezza filiforme, le braccia lunghissime, la frangetta cortissima, il cappello nero a falde larghe, Humphrey Bogart, l’incedere elegante anche con un asciugamano in testa, il gatto Gatto, Tiffany, l’Unicef, persino il sito. Di Audrey Hepburn è probabile che non ci sia più nulla che non sia stato già scritto, fotografato, riprodotto, stampato, gadgettato. Non credo lei ne sarebbe entusiasta ma così è andata. Cose che succedono alle immortali. Anche dopo venticinque anni che siamo senza (cioè domani ma portiamociavanticonillavorocheddomanièunaltrogiorno).

A lei dobbiamo la via d’uscita dalla frustrazione di impegni e di anelli che non arrivavano mai perché, si sa, i brillanti prima dei quaranta fanno cafona. E ha funzionato anche dopo i quarantuno. A lei dobbiamo anche lacrimevoli serate a consumare Dvd di “Colazione da Tiffany” che, a una prima sommaria indagine, è tra tutti i suoi film il più looppato nella fascia di età femminile 9-79 (mia nipote mia madre, per capirci). Ed è a Holly Golightly che, in tempi di crisi, possiamo guardare con fiducia e senza paura: l’unica in grado di passare alla storia per aver trovato da Tiffany un regalo da sei dollari e settantacinque tassa federale compresa.

E, dunque, qual è la lezione primaria che venticinque anni dopo vale più di prima? State in guardia dai formanumero telefonici: puntate piuttosto sui pacchetti di noccioline.
(Ecco perché: )

Balla come se nessuno ti vedesse, ama come se nessuno ti avesse mai ferita

giovedì, maggio 4th, 2017

Ancor più di quelli che Volevamo essere gli U2 son quelle che Volevamo essere Audrey.

E’ l’unica della quale abbia invidiato più o meno tutto ma una cosa per volta, ogni quinquennio circa: la magrezza filiforme, le braccia lunghissime, la frangetta cortissima, il cappello nero a falde larghe, Humphrey Bogart, l’incedere elegante anche con un asciugamano in testa, il gatto Gatto, Tiffany, l’Unicef, persino il sito. Di Audrey Hepburn è probabile che non ci sia più nulla che non sia stato già scritto, fotografato, riprodotto, stampato, gadgettato. Non credo lei ne sarebbe entusiasta ma così è andata. Cose che succedono alle immortali. Anche dopo ventiquattranni che siamo senza.

A lei, che oggi avrebbe compiuto anni 88, dobbiamo la via d’uscita dalla frustrazione di impegni e di anelli che non arrivavano mai perché, si sa, i brillanti prima dei quaranta fanno cafona. E ha funzionato anche dopo i quarantuno. A lei dobbiamo anche lacrimevoli serate a consumare Dvd di “Colazione da Tiffany” che, a una prima sommaria indagine, è tra tutti i suoi film il più looppato nella fascia di età femminile 9-89, dalle nipoti alle bisnonne. Ed è a Holly Golightly che, in tempi di crisi, possiamo guardare con fiducia e senza paura: l’unica in grado di passare alla storia per aver trovato da Tiffany un regalo da sei dollari e settantacinque tassa federale compresa.

Ci lasciò un Bignami del glamour: “Per avere occhi belli, guarda solo il bello negli altri, per avere labbra belle, pronuncia solo parole gentili, e per un bel portamento cammina sapendo che non sei mai sola”. E uno della serenità: “Cogli l’attimo, vivi la giornata come viene, le persone per come sono”. E “balla come se nessuno ti vedesse. Ama come se nessuno ti avesse mai ferita. Canta come se nessuno ascoltasse. Vivi come se il paradiso fosse in terra”. Financo uno dell’educazione civica: “Credo fermamente che tutto cominci da qui, dalla gentilezza. Come sarebbe diverso il mondo se tutti la mettessero al primo posto”.

E, dunque, qual è la lezione primaria che oraessempre vale più di prima? State in guardia dai formanumero telefonici e dalle persone volgari: puntate piuttosto sui pacchetti di noccioline e sulla gentilezza.

Audrey in Rome

La generazione-Sabrina: come Parigi ci ha insegnato a vivere

mercoledì, novembre 18th, 2015

La generazione-Sabrina ci è cresciuta, a Parigi. E ha sempre pensato che fosse una buona idea. Tanto che ha continuato ad andarci nelle diverse stagioni atmosferiche e della vita.

La generazione-Sabrina se la gode anche col maltempo. Perché “Sapete che cosa si fa il primo giorno che si è a Parigi? Ci si procura un po’ di pioggia: una pioggia che non sia troppo forte però, e una persona veramente carina con la quale girare in taxi per Bois de Boulogne. La pioggia è importante perché essa dà a Parigi un profumo speciale, sono i castagni bagnati dicono”.

La generazione-Sabrina l’ha amata in bianco e nero, soprattutto, Parigi.

Sabrina Parigi

La generazione-Sabrina non ha ancora imparato a rompere le uova con una sola mano ma ci prova

Sabrina, uova

Ma la generazione-Sabrina ha imparato dal babbo Thomas anche che “La democrazia può essere molto ingiusta alle volte, Sabrina. E nessun povero è mai stato detto democratico per aver sposato un ricco”.

E infine la generazione-Sabrina si è stampata dentro che “È notte ed è molto tardi, qualcuno qui attorno sta suonando La vie en rose. È la maniera francese per dire: “Sto guardando il mondo con degli occhiali colorati di rosa” ed è esattamente quello che provo io adesso. Ho imparato tante cose qui, e non soltanto come si fa il canard à l’orange o la crème à la vichy, ma una ricetta molto più importante: ho imparato a vivere. Ho imparato ad essere qualcosa di questo mondo che ci circonda, senza stare lì in disparte a guardare. Stai pur certo che ormai non la fuggirò più la vita… e neanche l’amore”.

Sabrina amore

E dunque la generazione-Sabrina a Parigi ha imparato a vivere. E intende continuare a farlo.

Sei e settantacinque tassa federale compresa

domenica, gennaio 20th, 2013

E’ l’unica della quale abbia invidiato più o meno tutto ma una cosa per volta, ogni quinquennio circa: la magrezza filiforme, le braccia lunghissime, la frangetta cortissima, il cappello nero a falde larghe, Humphrey Bogart, l’incedere elegante anche con un asciugamano in testa, il gatto Gatto, Tiffany, l’Unicef, persino il sito. Di Audrey Hepburn è probabile che non ci sia più nulla che non sia stato già scritto, fotografato, riprodotto, stampato, gadgettato. Non credo lei ne sarebbe entusiasta ma così è andata. Cose che succedono alle immortali. Anche dopo vent’anni che siamo senza.

A lei dobbiamo la via d’uscita dalla frustrazione di impegni e di anelli che non arrivavano mai perché, si sa, i brillanti prima dei quaranta fanno cafona. E ha funzionato anche dopo i quarantuno. A lei dobbiamo anche lacrimevoli serate a consumare Dvd di “Colazione da Tiffany” che, a una prima sommaria indagine, è tra tutti i suoi film il più looppato nella fascia di età femminile 9-79 (mia nipote mia madre, per capirci). Ed è a Holly Golightly che, in tempi di crisi, possiamo guardare con fiducia e senza paura: l’unica in grado di passare alla storia per aver trovato da Tiffany un regalo da sei dollari e settantacinque tassa federale compresa.

E, dunque, qual è la lezione primaria che vent’anni dopo vale più di prima? State in guardia dai formanumero telefonici: puntate piuttosto sui pacchetti di noccioline.

E’ previsto l’abito oscuro

mercoledì, gennaio 18th, 2012

Oscuramento è una parola che non mi piace. Anche usata a fin di bene.
Sopa e Pipa chevvelodicoaffà.
E così l’idea di autocensurarsi per combattere la censura.
Però dalle 14 di oggi e fino alle 2 di stanotte sui blogghe e sui socialcosi si protesta con un “blackout  per la libertà d’informazione”.
Che purtroppo magari scopriamo pure che a star zitti in certi casi si fa solo del bene. Però ecco oggi è previsto l’abito oscuro. Qui lo spiega Wikipedia. Qui Audrey:

A domani

Via Margutta 51

giovedì, marzo 3rd, 2011

Capisco che nel generale crollo morale, civile e idrogeologico del Paese la notizia rischia di destare turbamento solo a parlarne. Però, a fronte del trauma causato dai recenti sfratti dell’Olgettina, c’è un’altra emergenza immobiliare che rattrista: sta andando in pezzi il Palazzo di Via Margutta 51. E’ la casa nella quale si sono amati la principessa Anna e Joe Bradley. Audrey e Gregory.

Una casa nella quale l’amore sapeva ancora di tenerezza e non ancora di bunga bunga, il che relega il tema nella categoria dell’antiquariato rischiando di archiviarlo definitivamente. Epperò in quella casa ci ha sognato tutto il mondo. E continua a farlo.

E allora capisco che non si riesca a salvare il mondo dal progressivo declino, nè -a quanto pare- un Paese, neanche una città che pure è ancora Capitale di questo disastrato ma da tutto il mondo amato Paese. Ma che non si riesca a salvare dall’ondata di distruzione dei Palazzi neanche un palazzo, quel palazzo, questo poi no. Non si tratta di mettere in salvo un condominio. Ma un sogno di amore. 

Perché proprio ora che ci avete sfrattati dal buon gusto, dalla dignità, dal rispetto almeno questo ce lo dovete: mettere in salvo i sogni. E questo sogno, oggi dopo tanti anni, abita ancora a Roma, in Via Margutta 51.