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Come in cielo così in terra

lunedì, marzo 31st, 2014

E’ stata la mia amica Taniuzza a diffondere la lieta novella su Cinguettìo: “Ritrova su twitter l’uomo dei sogni che aveva conosciuto in aereo”. Vi si narra, riassumendo, che tal Erika Domesek imprenditrice niuiorchese, dopo conversazione transoceanica con quello che ha ritenuto essere l’uomo della sua vita, è scesa e manco gli ha chiesto un numero di telefono. Come peraltro ha fatto pure lui. Senonché accortasi lei, postumamente al gate finale, che trattavasi effettivamente dell’uomo della sua vita, ha inviato il Wanted 2.0 all’American Airlines via twitter, il 15 marzo 2014:

Poi il Chil’havisto:
«Era seduto in prima classe e indossava un maglione blu. Il suo nome è Clauco, è nato a Torino e vive a Soho».

Seguiva ovviamente hashtag #FindClauco allorché infine un’amica di lei scovava il poveruomo in un Apple Store e glielo consegnava.

Dunque oggi è il 31, son passati quindici giorni e siamo già al coronamento volante dell’intercontinentale amore. Ora però, in tutte le millemila miglia in cielo e battute dell’articolo in terra, non una sola volta che sia una si rintraccia un commentino, un’affacciatina, una notiziola di sto Clauco. Neanche un Verdone d’annata, tipo un “anche io, Magda, vedi è reciproco”. Per dirla con la senatrice Taverna, gnente, gnente, gnente.

Sia chiaro che io a questi due auguro ogni bene, come in cielo così in terra. Però, signori miei, ovemai si verificasse che Clauco poi un giorno si sveglia e rilascia qualche dichiarazione o megliancora esce da twitter e dal volante amore, va a comprare le sigarette e si trasferisce direttamente dalla tabaccaia, ecco poi signoremie non diciamo che è un bastardo. Quantomeno aspettiamo più di quindici giorni a scriverlo su twitter.

Profumo di nonna

lunedì, ottobre 24th, 2011

Il computer non si vede, il cellulare non si sente, l’Aifonio fa come caspita gli pare. Quindi devo scrivere col telefono, sentire col computer e tentare di domare il coso senza manco più il conforto di Steve Jobs. Vivo così da una settimana con le conseguenti ricadute psicologiche che siete certamente in grado di intuire.

Non solo: mossa a compassione dal fatto che ogni volta che posta su Fèisbuc una foto di qualche suo manicaretto io lascio solo tracce di acquolina e non di commenti, Franca ha aperto un blog di cucina in mio onore e io non solo non ho ricominciato ancora a cucinare -che sono due anni che ho smesso- ma manco un commento sono riuscita a compulsarci sopra.

E allora oggi finalmente, che ci ho di nuovo un computer ma non il mio, che si vede, ho visto che Franca ha messo ieri la ricetta del ragù. E mi sono accorta che io in vita mia non ho fatto mai un ragù. Ma proprio mai. Forse ho fatto un sugo con la carne macinata ma non è il ragù.

Anche perché mentre leggevo la ricetta mi si sono riempite la stanza e la memoria di profumo. Profumo di nonna. No, non perché la Franca sia vecchietta ma perché da quel blog usciva profumo di momenti con la nonna. Ma senza la cannella. Momenti passati in cucina.

E insomma mi sono data un ultimatum pure io: che appena avrò una cucina in una casa (cosa che potrebbe richiedere decine di anni) io la prima cosa che ci voglio fare dentro è un ragù. Poi magari vi invito pure. Cavoli vostri.

iDad

giovedì, ottobre 6th, 2011

Avevo un sonno da morì perché le 36 ore di ritorno dalla Laustralia pure, a un certo punto, si son fatte sentire. E quel punto era l’aeroporto di Dubai. Insomma io m’appisolo seduta su una poltroncina nel corridoio degli imbarchi finchè la lombalgia lancinante mi ridesta. E che ti vedo? Che accanto a me s’era seduta una bambina molto bambina piccola. Coi codini biondi. E un vestitino e scarpette stile, appunto, baby. Molto francese. E moooolto tipo questa:

gambe poco più lunghe della seduta della poltroncina, un muffin al cioccolato nella mano destra, un iPad sulle gambette, mano sinistra a manovrare in scioltezza un cartone sull’iPad. E mentre sbocconcellava il muffin quelle bricioline cadevano come una pioggerella sullo schermo spaziale dove si agitavano Buzz e Woody di Toy Story. Accanto a lei la mamma. Che non la degnava di uno sguardo. Sbocconcella qua e fai Pollicino là la creatura poco dopo s’è stufata del video, lo ha chiuso e ha iniziato a guardare delle foto, che sfogliava col ditino un po’ umidiccio sfiorando lo schermo. Le ingrandiva aprendo a ragnettoo la manina, le rimpiccoliva rincartocciandole.

Non avevo mai visto una duenne alle prese con un iPad. Al contrario mi ero osservata a lungo mentre compivo goffi tentativi di effrazione del mio primo e nuovo iPhone per carpirne non dico una telefonata ma almeno una connessione internet.

Lei invece con quella terza mano ci è nata. Lì ho pensato a te, caro Stivgiobbs, perchè, da Cupertino, hai preso il mondo e sei riuscito a metterlo sulle gambette di una bimba che lo sfoglia tenendo in mano un muffin. E insomma, Stiv, hai creato sta connessione fra la piccoletta e l’immensità, l’hai fatto in pochi anni e alla velocità della luce. Ma, soprattutto, l’hai fatto prima del tunnel della Gelmini.

To Jobs

giovedì, ottobre 6th, 2011

E’ riuscito a farsi pensare appena svegli e prima di andare a dormire. Come un vero amore.
E “to job” passa da “al lavoro” a “al genio”.

Steve iGod

(Grazie anche a quel genio di Emiliano Carli)