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Le spille di Anna

venerdì, giugno 10th, 2016

Per una serie di motivi che ancora non ho capito neanche io come ho fatto, ieri sera mi sono ritrovata insieme a Grace dentro al bunker di Bulgari. Sì quello. La convocazione era stata irrifiutabile, una cosa tipo

-Meripo’ stasera Bulgari apre i forzieri, mi accompagni?

L’Arsenio Lupin che è in me scaldava i motori e si presentava insieme a Grace e alla quippresente al portone di quello che, di fatto, è diventato il simbolo di tutto ciò che non ci si può permettere e che, per questo, ci irresistibilmente attira. E no, in (omissis) anni io da Bulgari non ero mai entrata in vita mia. Pensavo che sti forzieri stessero in un bunker sotterraneo e invece, lasciati i saloni di vendita del piano terra, ci accompagnavano nel salotto, detta Domus, del primo piano dove alloggia un vero e proprio museo delle meraviglie. Bulgari, che è italiana ma dal 2012 è stata acquistata dal gruppo di Luìuittòn, sta da qualche tempo riacquistando, da privati e collezionisti, suoi pezzi storici disseminati sull’orbe terracqueo (e anzi se vi sovvien che forse nonnavostra aveva un regalo di nonnovostro e ravanate in qualche cassetta di sicurezza effettivamente trovandolo, sappiate che vi aspetta la signora Caterina per verificarne autenticità e iniziare una trattativa).

E così, dopo un’agevole rampa di scale, approdata al salotto, anzi alla Domus, ci si spalancava davanti uno spettacolo che, per quanto mi riguarda ha pochi precedenti. Potrei citare il museo di Teheran con i gioielli dello Scià e di Farah Diba così come Grace evocava i gioielli di Betty d’Inghilterra nella torre di Londra. Ma il punto è che questi, di capolavori, parlano la nostra lingua. Sanno di genio e di raffinatezza italiane. Trasmettono glamour sì ma soprattutto cultura, la nostra. E Roma. I suoi colori, le sue atmosfere, le sue epoche, il suo Borromini, il suo Bernini, quel panorama che, diceva Caterina, a vederlo dal Gianicolo ai propri piedi, con tutte quelle cupole di Chiese, sembra proprio una distesa di cabochon.

Ma una cosa, soprattutto, ho pensato mentre Caterina, l’Alberto Angela della situazione, spiegava con una contagiosissima passione la storia di quella spianata di diamanti, rubini, smeraldi e ognibendiddio assemblati con fili d’oro tenuti insieme come fossero pennelli del Botticelli: che ogni oggetto prezioso ha dietro una storia d’amore. Di chi lo crea, di chi lo compra, di chi lo regala. E’ vero che alle pareti troneggiavano le foto di Liz e Richard Burton e Grace Kelly ma è anche vero che la storia che mi ha colpita di più è stata quella delle spille di Anna.

Magnani spilla Bulgari

Anna Magnani. Di queste spille:

Spille Anna Magnani

Le spille di Anna Magnani – Foto Grace

 

Anna Magnani, ci ha detto Caterina, veniva da sola, in negozio. Aveva una personalità così forte che non aveva bisogno di nessun uomo ma neanche di un’amica, che l’accompagnasse, che la rassicurasse, che le dicesse “quanto ti sta bene”. Anna Magnani, a dispetto dei grandi dolori che hanno costellato la sua vita o forse proprio per questo, aveva tutto, e tutti, in sé.

E dunque sì, i gioielli sono oggetti d’arte e di amore. In qualificati casi dell’amore più difficile: l’amore per sé.

E Liberaci anche dalla mitragliata a Pina

mercoledì, aprile 25th, 2012

25 aprile – Ricordate che anche questo è stato. Anche Pina.

Roma città aperta - La morte di Pina

Lavorare stanca, desiderare no

sabato, aprile 14th, 2012

Se per caso vi capita oggi su Repubblica c’è un’intervista ad Helen Mirren, Oscar 2006 per The Queen e Oscar di regalità apprescindere dal film.

Io non la trovo per linkarvela qui e non ho modo manco di ricopiarvela tutta. Si intitola “Desiderare non stanca. La passione secondo Helen. Ecco la terza età dell’eros”. Però guardate che secondo me vale anche per la prima e la seconda. Età dell’eros. E del desiderio dice “E’ assurdo pensare che arrivate a una certa età dobbiamo rinunciarci”. Lei è questa signora di regalità qui:

Helen Mirren - Time

Si è sposata a 52 anni (“perché non ho mai creduto nel matrimonio come istituzione e perché non mi ha mai sfiorato l’idea che uomini e donne avessero un calo di desiderio nella terza età”) con il regista Taylor Hackford.

E insomma tra l’altro dice pure che “non ho mai voluto essere un’attrice inglese e neanche un’attrice americana. Io volevo diventare a tutti i costi un’attrice italiana. Il mio idolo è Monica Vitti. (…) Anna Magnani è diventata poi una sorta di divinità per me. Ancora oggi guardo i suoi film in cerca d’ispirazione. E’ bella, è unica: è bravissima. E supersexy. Ecco, quello è il tipo di sensualità che volevo sprigionare nei miei film -e nella vita- quella della Vitti e della Magnani, un fascino che non tramonta, che resiste anche quando sei una donna matura. Viviamo in un’epoca in cui pubblicità e tv esaltanol’idea che solo giovani, belli e ricchi vivano storie d’amore e di sesso favolose ed esaltanti. E’ un sistema che rischia di creare una paralisi tra gli adolescenti che alla fine finiscono sempre per voler somigliare a qualcun altro e depressione tra gli anziani che si sentono tagliati fuori dalla sfera sentimentale e sessuale. Ma quanto era bello il bacio che Meryl Streep e suo marito si sono scambiati all’ultima notte degli Oscar?”.