Posts Tagged ‘Andrea Geloni’

Viver bene è la miglior vendetta

martedì, ottobre 23rd, 2018

Qualche tempo fa si è incaricato il mio libraio di fiducia della Versilia, sempresianolodati Andrea Geloni e Nina, di inviarmi auguri di genetliaco che piovvero sull’inutile tentativo di bilancio di mezza età (che io e i bilanci, come drammaticamente sa la mia commercialista, proprio zero). Alle prese, allora, con un primo assaggio di Svampìa, questo giunse:

“Arrivata a questo punto ti meriti di vivere bene. Farlo rende ogni giorno un piacere (e ovviamente “viver bene è la miglior vendetta” come ha detto acutamente il poeta George Herbert) (…) E’ un’arte vera e propria che alla nostra età avremmo dovuto fare nostra: siamo troppo vecchie per vivere male”. 
India Knight

Dunque il bilancio che sono in grado di stilare dopo il genetliaco recente è questo: meno pippe più rimedi. Meno male più bene. E dove il bene sembra non esserci crearlo. Soprattutto se è semplice. Creare e godere di piccole cose: un buon libro, un buon rosso, un buon profumo.

Non sono in grado, e ahimè manco me ne importa, di trattenere la giovinezza ma posso utilmente azzeccarmi bene dove sto. Anche perché, e questa è l’altra buona notizia, lì dove anagraficamente sto c’è sempre meno posto per il male (in ogni sua forma, comprese le sembianze di stracciamaroni umani, oltre che dei capelli infeltriti). Ce n’è ancora troppo per le pippe ma confido nel ritorno al futuro.

Se il capello si arriccia lo stiro.
Se s’imbianca lo scuro.
Se l’umano mi ammolestia o m’intrista lo ignoro.

Siamo troppo vecchie per vivere male. A qualsiasi età, bellimiei: chi è in tempo si porti dunque avanti col lavoro già dai 30.

Viver bene è la miglior vendetta. Anche nei confronti del tempo.

Pop in Nuova Zelanda, Moeraki Boulder (Foto Professor Pi)

Viver bene è la miglior vendetta

mercoledì, ottobre 21st, 2015

Qualche giorno fa sono stata dalla mia piccoletta punk (che nel frattempo sta diventando una splendida donna noir) e mi sono fatta fare un tiraggio. Dei capelli. Lei lo ha pietosamente chiamato “impacco alla cheratina” ma è a tutti gli effetti un allisciamento coatto della chioma.

Ho dovuto farlo dopo mesi in cui mi alzavo come Caparezza e così permanevo fino a sera in qualsiasi condizione di tempo meteorologico. Riguardavo foto di pochi anni fa in cui, financo in Malesia e nelle condizioni di viaggio che sapete, la chioma mi accompagnava docile e mansueta. Invece no. E’ successo qualcosa. E questo qualcosa è andato vieppiù peggiorando.

L’oracolo si è pronunciato a metà del lavoro

-Meripo’ non sta succedendo nulla: è normale. E’ normale quando aumentano i capelli bianchi, che hanno una struttura diversa dagli altri e si increspano

La buona notizia è che esiste un rimedio. Ma questo rimedio dura un’altra ora e mezza e va rinnovato trimestralmente: si è calcolato che in una vita di 80 anni se ne passino 26 dormendo. Per umana pietà nessuno calcola quanti ne passiamo dal parrucchiere, tempo che aumenta esponenzialmente con l’età.

Contestualmente avevo notato, scendendo dall’autobus, come una difficoltà ulteriore nell’atterraggio a terra dallo scalone. Ho cercato di darne per alcuni giorni circoscritte responsabilità ai vertici Atac ma ritengo che in questo, e solo in questo, sia ingeneroso farlo.

Tutto ciò per dire che, in coincidenza con l’odierno Ritorno al futuro day che segue a ruota il di mio genetliaco ieri, si è incaricato il mio libraio di fiducia, sempresianolodati Andrea Geloni e Nina, di inviarmi auguri illuminanti, piovuti sull’inutile tentativo di bilancio di mezza età (che io e i bilanci, come drammaticamente sa la mia commercialista, proprio zero):

“Arrivata a questo punto ti meriti di vivere bene. Farlo rende ogni giorno un piacere (e ovviamente “viver bene è la miglior vendetta” come ha detto acutamente il poeta George Herbert) (…) E’ un’arte vera e propria che alla nostra età avremmo dovuto fare nostra: siamo troppo vecchie per vivere male”. 
India Knight

Dunque il bilancio che sono in grado di stilare dopo il genetliaco è questo: meno pippe più rimedi. Meno male più bene.

Non sono in grado, e ahimè manco me ne importa, di trattenere la giovinezza ma posso utilmente azzeccarmi bene dove sto. Anche perché, e questa è l’altra buona notizia, lì dove anagraficamente sto c’è sempre meno posto per il male (in ogni sua forma, comprese le sembianze di stracciamaroni umani, oltre che dei capelli infeltriti). Ce n’è ancora troppo per le pippe ma confido nel ritorno al futuro.

Se il capello si arriccia lo stiro. Se s’imbianca lo scuro. Se l’umano mi ammolestia o m’intrista lo ignoro.

Siamo troppo vecchie per vivere male. A qualsiasi età, bellimiei: chi è in tempo si porti dunque avanti col lavoro già dai 30.

Viver bene è la miglior vendetta. Anche nei confronti del tempo.

Love yourself

Piacere di volare

giovedì, ottobre 1st, 2015

-Meripo’ domani sono 80 anni di Julie, non possiamo stare con le mani in mano
-Ma infatti Andrè stavo cercando qualcosa, potremmo cheneso gemellare le bacheche di Zuckercoso
-Oppure trasformarci in pinguini

Il colloquio avveniva ieri tra due non propriamente pischelli, uno dei quali è comunque più pischello della quippresente babbiona ed è il mio libraio di fiducia, l’ormai rinomato “il libraio della Versilia di Meripo’“. Senonché poi Andrea le mani le ha messe su Photoshop e ha reso omaggio da par suo a Dame Julie:

Julie & Andrea

Julie & Andrea (fotoscioppo Andrea Geloni)

Essendo invece il mio fotosciopparo di fiducia ieri allocato a Bomarzo io non ho potuto competere (si chiama Andrea pure questo). Questo per dirvi che del fatto che Julie Andrews oggi compia 80 anni ce ne potremmo anche stracicciare altamente perché Julie Mary Poppins Andrews è e sempre sarà quella cosa senza età che si chiama magia. Oltre che la nostra porta su quel gran lusso che tutti possono permettersi ma che pochi hanno il coraggio di permettersi: la leggerezza. Che, come diceva Calvino, non è superficialità. Ma in pochi l’hanno capito, come è plasticamente evidente guardandoci intorno.

Non sappiamo perché e non sappiamo manco come. Ma ci sono immagini che ci si fissano nel cuore senza schiodarsi mai più, a dispetto del tempo e dello spazio. Julie Andrews è una di queste. E continua ad atterrare con l’ombrello volante ogni qualvolta il vento dell’est senta che ne abbiamo bisogno. Poi ci ripara gli aquiloni e se ne rivà.

Ma Dame Julie Andrews è anche la concretezza di una grande serietà che non si fa mai barbogia: “I dilettanti -è uno dei suoi motti- lavorano sino a che non fanno qualcosa giusto, i professionisti lavorano sino a che non possono più sbagliare”. E lei il suo successo lo deve non alla magìa ma a una cosa che si chiama quotidiana fatica.

Insomma, Julie, quanto tutti ti dobbiamo lo sai, manco sto a dirti quanto ti devo io, che stamane avevo la bachechina di Zuckercoso piena di auguri. Ora vado, che ci sono i pinguini che ci aspettano.

Julie Andrews penguins

Aiutiamo Didone

martedì, luglio 7th, 2015

C’è questo fenomeno che sarebbe anche antico come il mondo, ma che a causa della liberalizzazione dei costumi, del femminismo, della legge sul divorzio ha trovato negli ultimi decenni un considerevole incremento. Il fenomeno per cui donne gagliarde, bonazze e in gamba si innamorano perdutamente di uomini che, nell’economia della relazione, sembrano essere degli incontrovertibili cazzoni.

Costanza Jesurum – Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana
Minimum Fax

P.S.
Non avevo alcun dubbio che, anche stavolta, il libraio della Versilia di Meripo’ avrebbe fatto centro.

didone innamorata

 

Il mio amico è una Strega

lunedì, giugno 8th, 2015

Volevo dirvi che Fabio Genovesi ha vinto il premio Strega Giovani. L’ha vinto con “Chi manda le onde”.

Genovesi Chi manda le onde

Che giusto oggi di tre anni fa invece, per la serie Chi manda Meri Pop, andavo a conoscere Nina e Andrea: Nina è la figlia di Andrea. Ed è una libreria. E quella volta gli chiesi

-Andrè, ma ora sul podio delle vendite di Nina quali libri ci sono?

e lui rispose
1) Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas (che, si sappia, è stato presentato in anteprima da Nina quando ancora, al titolo, il 99% rispondeva “Set’abbracciochè??”)
2) Morte dei Marmi di Fabio Genovesi. Mo’ vi devo dire A) che il titolo, lo scrive proprio sto Genovesi che invece è fortemarmino, l’ha scelto Andrea e B) che l’altra volta che gli ho chiesto Andrè che libro c’è da leggere? Lui mi ha detto: “Fabio Genovesi – Esche vive. E’ amico mio. Ma è bravo”. E infatti poi Fabio Genovesi è diventato Fabio Genovesi, no pizzeffichi.
3) La notte alle mie spalle – Giampaolo Simi che, manco a dirlo, “é di Viareggio. Ma è bravo”.

Che gli amori no. Ma certi autori, sì, non finiscono: fanno dei giri immensi e poi ritornano.

Dunque direi anche di proclamare l’8 giugno giorno di Nina. E di Meri. E di Andrea. E di Fabio. E di tutti i lettori di libreria. Gente tosta. E siccome dopo Morte dei Marmi mi innamorai di un altro Fabio, quello di “We are family”, (che Andrea mi ammollò nella visita successiva, e pensai Aò ma che conosce solo gente che si chiama Fabio?) direi infine di festeggiare stappando questa:

L’amante

venerdì, aprile 10th, 2015

“Gli uomini si fanno l’amante per restar sposati, le donne per cambiar marito”.

Veronique Ovaldé, “E il mio cuore trasparente”

Oggi ‪#‎ConsigliounLibro‬ perché a me lo consigliò il libraiodellaVersiliadiMeripo’, Andrea Geloni, sempresialodato

Veronique Ovaldè fotografata da Samuel Kirszenbaum

Pop don’t preach/Il ritorno

lunedì, marzo 9th, 2015

Vista ieri sera la mistica apparizione della Madonna, mi è qui gradito rinarrare di quella volta che le mie due amiche ganze mi trascinarono per la prima volta in vita mia a un concerto di Madonna Veronica Ciccone, in quel di Firenze, Tribuna Maratona, addì di giugno di un par d’anni or sogno.

Va detto che le altre due sciamannate io le ho conosciute due Repubbliche fa a Piazza del Gesù. Dunque che noi si andasse insieme, dopo una decina d’anni di reciproco oblìo, daMadonna era giusto il compimento di una parabola. In tutti i sensi.

Consumato il Professor Pi (che mi scortò con lo scooter) un frugale panino al Lampredotto e noi dei trasudanti ketchup hot dog, la fila sotto l’afa procedeva lentamente e dopo mezz’ora ci si rendeva conto di essere in quella sbagliata:

-E no, questa è la fila prato, voi siete Tribuna Maratona
Patù sconsolata avvertiva:
-Siamo nella fila sbagliata
E la qui presente chiosava:
-Come facciamo pure nella vita, per altro

La fila prato: io ve lo dico C’è gente che ha pagato 250 euro -ripeto 250- per stare cinque ore in piedi ma sotto al tacco della signora Ciccone. Altri 100 per stare in piedi e basta.

Pervenute in arrampicata alla conquista dei posti assistevamo al tramonto sul Franchi strapieno di matti che, vi dico anche questo, invece di inorridirmi mi ha financo un po’ emozionata.

A quel punto un tal Martin Solveig il cui unico ricordo del nome, per quanto mi riguarda, aveva a che fare con la soda, Solvay. Le mie due badanti mi informano invece che è tipo il primo diggei al mondo. Una scalata che, vi è chiaro, è dunque avvenuta a mia completa insaputa. Solo dopo un’ora di bombardamento acustico di UNZ UNZ UNZ mi si svela nell’ultima canzone la sigla tipo della Tim. O comunque di una pubblicità di telefoni.

E così si scopre che siamo in tempi nei quali, per entrare nell’Empireo dell’esaltazione mondiale, è sufficiente scrivere un testo tipo “Ciao, sono Meripo’ e ti dico ciao”. Il che spiega perché Meripo’, e non solo, sia rimasta al palo, peraltro manco quello della lap dance.

Ciò detto alle 21 pure l’uomo soda se ne va e mentre sul Franchi inizia a calare la sera, non c’è aria che cali anche la Madonna. Occorrerà attendere un’altra ora -100 minuti dalla convocazione- per ritrovarsi improvvisamente prima avvolti dal buio poi da un vortice di decibel e colori, nella più grande ed emozionante discoteca a cielo aperto mai vista.

E all’improvviso anche la discoteca muta in un crepuscolo alla Dan Brown fatto di un mega incensiere, monaci rossi, rintocchi di campana, canti a cappella finché un immenso vetro di schermo si frantuma (virtualmente ma già pensavo si dovesse chiamà l’ospedale di Careggi là sotto) ed esce, confesso anche questo, uno dei più grandi spettacoli magnetici racchiusi in corpo di donna mai visti. Persino un clamoroso errore che manda in tilt l’impianto acustico e ci abbatte i timpani a schioppettate viene accolto nel dubbio di un effetto speciale. Arriva pure il bacio lesbo mentre i videowall accompagnano quello tra Batman e Robin. Apoteosi.

Il resto è racchiuso nella perla di saggezza che Patù -citando non ricordo più chi- ci consegna all’uscita, dopo due ore scarse di tutto di più e considerando che -comunque- dopo la terza canzone la Madonna di voce già non ne aveva più, e insomma Patù scendendo le scale del Franchi e incredula come tutti si gira e fa

-Meripo’, ma tu guarda che può fare una goccia di talento in un mare di personalità.

Che tra i dieci motivi per i quali vale la pena non dico vivere ma almeno prendere un treno e andare… questa serata ci entrò di diritto. Insieme alla quippresente tisherta fatta coniare per l’occasione:

(La genialata del titolo è di Andrea, Gelons della libreria Nina)

P.S.
E comunque se Madonna l’avesse intervistata la mia amica Tartamingia anziché il bietolone ne avremmo sentite e viste delle belle

Ouì, tu sì catastrophé

lunedì, settembre 8th, 2014

Della vicenda si parlò qui in tempi non sospetti per bocca di Grace, l’anello di congiunzione fra Cassandra e Luciano De Crescenzo, quando cioè Valèrie fu ricoverata per la crisi di nervi susseguente alla pubblicazione delle foto della crisi di corna, post dall’esaustivo titolo

Valerì si tu sapiv sticcos te n’aviva ì prima

nel quale si teorizzò della necessità di andarsene quando le corna si apprendono, non quando ne viene resa pubblica la notizia fotocorredata. E e ne scrisse mentre la signora giaceva in un letto d’ospedale in preda a una crisi di nervi.

Senonché, finite le pasticche, la signora ha imbracciato la tastiera invece che un kalashnikov ma raggiungendone risultati finali molto simili in fragore e devastazione, confezionando lo sputtanam la cronistoria sotto l’ulteriore sfregio del grato titolo “Grazie per questo momento”.

Ordunque non so cosa abbia deciso in proposito il mio guru Andrea Libraiodellaversiliadimeripo’. So, perché segnalommelo stamane il professor Pi, che alcuni colleghi francesi di Andrea hanno or deciso di non vendere il libro di Valèrie Rottweiler nel quale l’ex compagna del presidente della Repubblica francese Hollande rende improvvisamente incruenta, al confronto, la vendetta modalità Lorena Bobbit. Nel senso che lo fa proprio a fette. A le presidànt.

“Spiacenti non abbiamo il libro di Trierweiler, ma ci restano Balzac, Dumas, Maupassant, ecc”, hanno apposto gli ammutinati fuori dalle loro vetrine mentre in realtà stanno andando esaurite le prime 200 mila copie di tiratura (dunque sti 200mila dove se lo sono accattato?).

La riga di giornale dalla quale non riesco a disincagliarmi è però un’altra, quella che recita:

“Hollande ne ha letto degli stralci e poi ha mandato un sms a una conoscente: ‘Je suis catastrophé”. “Per me è una catastrofe”.

Mo’, Presidè, dico io, hai capito che già affidando alla supposta (nel senso ipotizzata) donna della vita tua alcuni momenti di intimità te li sei poi ritrovati tirati in 200mila copie tantopercominciare. Come ti può venire in mente di mandare un sms a “una conoscente”? Eh? Presidé, non so come dirtelo ma Ouì, tu sì catastrophè. Sì ‘na catastrofe.

Dai Monti alle Alpi

venerdì, marzo 14th, 2014

La sola idea di conoscerli insieme meriterebbe il prezzo del biglietto del treno. Che io a Michele è da mo’ che gli dico
-Michè ci voglio scrivere subito un post su questo pamfletto tuo

e però “Addio, Monti” è un libello tanto piacevole da leggere quanto impossibile da posteggiare, nel senso scriverci altro su. Perché ha già detto tutto lui dentro.

Comunque in sintesi è così: c’è uno che va alla Sma, nel senso proprio il supermercato, e incontra una che indugia sullo scaffale del kamut e da lì ci tira giù un libro. Nel senso che Michele Masneri è riuscito proprio a scriverci un libro, su questa carrellata alla Sma. Che sembrerebbe un libro sul quartiere Monti, dove appunto sta la Sma, ma finisce per diventare un libro su tutti i tic, le manie, le fisse, gli snobismi e le miserie di certa fauna che ormai neanche più sinistra al caviale si può definire ma piuttosto, come hanno già fatto, intellettuali al kamut. Potremmo poi aprire una parentesi a chilometro zero sul fatto che i confini e la geolocalizzazione di sinistra, destra e centro sono ormai meno chiare delle certificazioni bio, ecco che ciascuno potrà riconoscersi -e ritrovarsi infilzato- nella psicolabilità intellettual-alimentare che tutti ormai ci investe.

Ed è per questo motivo che, da quando è uscito il libro, ogni volta che incontro Michele a cena mi assicuro di avere a portata di mano anche il numero del mio avvocato perché so che qualsiasi parola o anche languida occhiata in direzione del pane ai cinque cereali potrà essere usata contro di me, nel prossimo. Libro. Senonché per fortuna io Michele lo incontro a cena da Shylock che ci tratta prevalentemente a lasagne e tagliatelle e quindi posso riporre il numero dell’avvocato e sfoderare quello della dietista.

Ora c’è che domani, sabato, Michele va da Andrea a presentare il libro. Andrea di Nina, ve la ricordate? La mia libreria supercalifragilistichespiralidosa. Nina a Pietrasanta. Dai Monti alle Alpi. Apuane.

Nina è bella, il libro pure, Pietrasanta chevelodicoaffare e anche loro sono due figaccioni. Io un pensierino, e un biglietto, ce lo farei.

Poi, quando uscite da Nina, andate sulla piazza dove c’è un bar che fa degli aperitivi che lèvati ma non chiedete lo spritz sennò quello vi ci fa un libro contro. Eventualmente chiedetelo piano.

Nina, aspettami ancora

venerdì, giugno 8th, 2012

Stavolta sono andata a conoscere un’altra amica. Ha quattro anni. Si chiama Nina. Abita a Pietrasanta. Insieme ad Andrea. E Francesco. Ed è una libreria.  Meripo’ ma che te sei rincoglionita scimunita? Po’ esse. E’ che per me Nina era Andrea e viceversa. Nel senso che su Zuckercoso io ho conosciuto lui e con lui una cosa che si chiama amoreperilibri. No, non passione: amore, proprio. Io i libri pensavo già di amarli di mio. Invece lui mi pareva deppiù. E mi pareva giusto. Soprattutto mi pareva strano. Che uno così, un giovine e discreto figaccione, facesse “il libraio” di una libreria nel senso proprio quella con gli scaffali di legno. Che come fa uno a campare con una libreria? Sei circondato da Feltrinelli, Mondadori e dall’Esselunga dico io arrenditi, no? No.

Vabbè mentre cercavo di venire a capo di sto mistero, tipo Champollion con la stele di Rosetta, dopo un po’ che ci si scribacchiava su Zuckercoso, chiedo ad Andrea una cosa da leggere dando poche sommarie indicazioni tipo impostazioni Garmin: provengo da Natalia Ginzburg e vorrei dirigermi su libro di donna ma non è che debba essere da Nobel della letteratura. E lui mi dirotta su “Ci sono cose che una non può fare scalza”. Cisonocosecheunanonpuòfarescalza. Allora sono uscita dal computer e sono entrata da Feltrinelli e all’omino gli ho detto: Senta, provengodaNataliaGinzburg e vorrei andare su un libro di donna che mi consiglia? E lui ha detto: più avanti a sinistra c’è la letteratura rosa. Ha detto c’èlaletteraturarosa.

Insomma allora io ho capito che dovevo prendere un treno e andare a vedè di persona. Così mi sono messa le scarpe belle (che ci sono cose che una non può fare scalza. E manco con le Birkenstock. Tipo toccare. I libri. E gli scaffali) e gli ho minacciato “Andrè, sabato arrivo”. Ho preso il ciuff ciuff e sono arrivata a Pietrasanta. Che sta in Versilia. Ma un’altra. Che per me la Versilia era Viareggio e Forte dei Marmi che a loro volta erano posti con solo ombrelloni e Capannine e un po’ però anche La pioggia nel pineto. Ma poca. Pioggia.

E ho fatto bene a prenderlo, il treno. E se potete prendetelo anche voi. E andateci, da Nina. Che non lo so dove la ritrovate una libreria che ha il nome di una nonna e la sua foto sull’insegna. (che Nina non è Zilli).

"E' nonna Arduina con le sue amiche al mare a San Vincenzo nell'estate del 47, quando l'Italia ripartiva. E speriamo porti fortuna anche a noi che partiamo".

Se potete andateci già questo weekend che c’è una cosa bella che si chiama Anteprime (da oggi a domenica). E se andate da Andrea poi ditegli di portarvi a pranzo al Giglio. (Che è il ristoro lì vicino e non l’isola, che io già mi vedevo spaparanzata a picco sul mare. E non solo io, sia chiaro).

Io dentro Nina mi ci sono persa. Pure se avevo il Garmin. E quando sono andata via mi sono sentita cantare nella testa Nina. No, non quella di De Gregori. Quest’altra che la amo molto e parla di quella guerra che forse ha visto anche nonna Arduina. E che dentro, guarda che sfiga, ci ha di nuovo “Dentro a un libro di Liala la serenità, Roma adesso è troppo avara, non ti ascolterà”.  Aò a me sta letteraturarosa proprio non mi da’ tregua eh.

P.S.
Però dice pure “…dove vai, dove sei, Nina, aspettami ancora”.

P.P.S
Ah e ad Andrea ho chiesto “Ma ora sul podio delle vendite di Nina quali libri ci sono?” e lui ha detto:
1) Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas (che, si sappia, è stato presentato in anteprima da Nina quando ancora, al titolo, il 99% rispondeva “Set’abbracciochè??”)
2) Morte dei Marmi di Fabio Genovesi. Mo’ vi devo dire A) che il titolo, lo scrive proprio sto genovesi che invece è fortemarmino, l’ha scelto Andrea e B) che l’altra volta che gli ho chiesto Andrè che libro c’è da leggere? Lui mi ha detto: “Fabio Genovesi – Esche vive. E’ amico mio. Ma è bravo”. E infatti poi Fabio Genovesi è diventato Fabio Genovesi, no pizzeffichi.
3) La notte alle mie spalle – Giampaolo Simi che, manco a dirlo, “é di Viareggio. Ma è bravo”.