Posts Tagged ‘amore’

E tu

lunedì, settembre 17th, 2018

V’ho viste (e visti) sa’, sabato sera…

Un popolo di ciniche e disilluse. Fino a che parte “E tu”. E’ così da 44 anni. Ve lo ripeto: “E tu” ha 44 anni. Noi invece ne abbiamo sempre 18, quando parte lei. Sempre e ovunque.

Sì, sono 44 anni che stiamo “accoccolati ad ascoltare il mare” e 44 che siamo lì senza fiatare. Ed ed è ancora l’unico posto nel quale, a qualsiasi età, siamo “fatti di sguardi tu e di sorrisi ingenui tu”

E’ la cartina di tornasole del nostro cuore: a chi pensi, quando parte? Con chi vorresti ballarla?

E’ il nostro manuale di resistenza, di ognivvoltache “restavo zitto io per non sciupare tutto io”.

E’ il nostro fisicamente dondolarci appena ci aggredisce alle spalle per “poi fermarci stupiti”. Ed è l’unico momento nel quale ci prendiamo il lusso di dire che “io vorrei cioé” ma sì porcamiseriaccia sì “ho bisogno di te, dammi un po’ d’amore”.

E’ il nostro “fermarci stupiti” e “fermarci a giocare con una formica” (che mo’ però sta formica sulla spiaggia, maquandomai Clà, evvabbè).

Tutte le hai azzeccate in questa, tutte: parole, musica e pure il clavicembalo della prima versione.

Sono passati gli anni ma si fermano ogni volta in cui, in quei 4 minuti e 40 secondi, ovunque siamo, noi possiamo “chiudere gli occhi e non pensare più senti freddo anche tu”. E sì, siamo piene di cicatrici ma ci scopriamo “più belle coi capelli in su e mi piaci di più”.

La canzone del sogno ma anche dell’onestà finale. Quella in cui dopo esserci dette che “e adesso non ci sei che tu soltanto tu che stai scoppiando dentro al cuore mio” “però io che cosa mai farei se ora non ci fossi tu ad inventare questo amore”. Dove la presa di coscienza definitiva nonché parola-chiave non era amore: era inventare. Purtroppo il punto è che “Non ci credevo, io”
“E ti tenevo stretta, io”.

Grazie a te E tu, che hai trovato il modo di fermare il tempo con un click. Quello di “Play”. Che, forse non a caso, vuol dire anche giocare.

 

Il magico potere del riciccio

martedì, settembre 4th, 2018

Lo so, siete in quella fase in cui vorreste imbracciare la katana e rendere Uma Thurman una principiante. O forse in quella in cui vorreste affogarvi nel barattolo della Nutella mai più riemergendone. E’ stato a sbomballarvi mesi, forse anni, con promesse, illusioni, miraggi, assaggi, tiraemmollaggi. All’inizio manco ve ne importava molto. Poi ci siete cascate. Ma vi ha veramente fregate quando s’è dato. E’ così: la terra gira intorno al sole, la forza di gravità si percepisce davvero dopo i 50 e taluni spariscono appena arrivano al traguardo.

Matematicamente, però, tutti ricicciano. Anche Cocciante ci mise in guardia: “Non si perde nessuno”, cantò fra un cervo a primavera e una cornuta d’inverno. Non ci credemmo. Sbagliavamo. Perché fa parte delle leggi della fisica: Nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si riciccia. Si ripropone. Come il peparuolo mbuttito.

Uno dei nostri primi fari, a rischiarar le tenebre dell’iniziale smacco, fu: Jennifer. Jennifer che, al riciccio di Brad con un tristanzuolo invito a cena, mentre s’asciugava lo smalto sulle unghie a katana, disse

Grazie ma non ho tempo

Brad che l’aveva mollata per Angelinagiolì, eh, non per pizzaeffichi.

Eppure. Eppure qualcosa rimane, evidentemente, tra le pagine chiare e le pagine scure e pure tra quelle mezzeemmezze della vita, e confonde i suoi alibi e le tue ragioni e viceversa. Perché dopo due anni da quel Grazie-non-ho-tempo e dopo che le labbra le avevano entrambi spedite a un indirizzo nuovo, oggi Jennifer e Brad pare che forse sì, lei il tempo l’abbia trovato e, complice la villa di Clooney su quel ramo del lago di Como che altri Promessi sposi accolse, forse ricicciano.

E qualcosa rimane, dunque. E prima o poi qualcuno riuscirà pure  a spiegarci perché. E cosa sia un legame e come possa sopravvivere pure ad Angelina. Cercando una parola mi viene in mente “intimità”. Se ne può anche andare l’amore ma spesso è lei che resta: l’intimità. Questa:

Non è intimità
ciò che scopre o tocca.
È intimità
ciò che, anche a distanza,
lega.
E. Sayfadaki Gondelirer

 

La primavera addosso

giovedì, aprile 12th, 2018

Si sono rivisti dopo trent’anni, che l’ultima volta era stato alla cena dopo la maturità, Maria e Francesco.
A Milano, che sapessi com’è strano.

Lui è lo stesso cazzoncello di trent’anni fa, ha fatto un bel po’ di strada ma è sempre un gigione. La strada l’ha fatta pure lei e nell’amarcord della serata hanno lavoro facile tutti e venti i commensali a ricordare le goliardiche imprese di classe. Nel senso il Quinto B. Alcune amicizie del liceo hanno questo: che le ritrovi quasi intatte appena ti siedi a tavola davanti a una pizza, al netto delle decine d’anni che i segni li hanno  lasciati sì, ma solo sul contorno occhi e nelle ripetute ammaccature del cuore.

E’ primavera sul calendario ma fuori è ancora inverno. Un invincibile inverno. Piove che dio la manda. Quasi nevischio.

Vabbè, si è fatta nacerta anche a Milano. Che strada fate voi? Dove abiti tu? Ti riaccompagno a casa. In motorino. Si scivola. E si ride molto, a bordo. Poi ecco, grazie, arrivata, tieni un attimo la borsa, prendi il casco, ciao, ciao, alla prossima, ciao.

E’ un quarto d’ora dopo che Francesco si conferma il senzacapa che è, e arriva il uozzappo
-Ma che per caso c’è un mazzo di chiavi fuori casa tua, per terra? Che non trovo più le mie…
-Passa il tempo ma la tua testa è la stessa eh. Scendo e controllo
-O le trovi o mi devi ospitare, vedi che puoi fare

Maria scende, struccata, con i pantaloni del pigiama sotto e il piumino incappucciato di sopra. Esce, si fa luce col cellulare, guarda in terra, vicino alle fioriere, vicino al citofono e poi rialza la testa e inizia a scrivergli che No quelle chiavi non ci sono e Sì, è invece allora, sotto al nevischio di aprile, che l’imprevisto sbuca da dietro la fioriera, le prende il viso tra le mani e la bacia. La bacia per cinque spettacolari minuti.

-Ma tu che hai fatto?
-Meripo’, ho chiuso gli occhi. E mi sono sentita la primavera. La primavera addosso.
-E poi che è successo?
-E poi lui ha rimesso il casco e se n’è andato E io, io “ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno, vi era in me un’invincibile estate”.

La rubrica

lunedì, marzo 19th, 2018

Appreso che la questione finiva male e che ci si separava definitivamente con il miodicuimarito, disse:

-Capisco che ora ti sembri un disastro. Ma considera che fra poco per star bene ti basteranno tre numeri nella rubrica

-Eh? Papà ma quali?

-Un idraulico di fiducia, un elettricista e un muratore

I papà andrebbero inseriti nei Lea, livelli essenziali di assistenza.

L’amore senza

venerdì, marzo 16th, 2018

Per me è un po’ come l’11 settembre: non dimenticherò mai dov’ero quel giorno. Quello in cui lo rapirono e quello nel quale lo ritrovarono. Come mai dimenticherò le immagini di quel corpo rannicchiato in un portabagagli.

Ma se su un blog sentimentale oggi vi parlo di Aldo Moro -oggi che sono passati 40 anni- non è per ricordare una morte: è per ricordare, e tenere sempre viva, una passione. La sua. Ma non quella per la politica che pure ci fu, lo travolse e lo uccise.

Ce n’era un’altra, di sua passione, che non avevo mai incontrato finché è stato vivo. Perché tutto avrei immaginato tranne che l’uomo austero e compassato con quella frezza bianca in testa potesse scrivere, dopo tante pagine di storia, anche e soprattutto pagine d’amore.

Di un amore mai morto, neanche quando se ne è andato lui e neanche quando se ne è andata pure lei.

L’amore senza trucco, senza parrucchiere, senza foto, senza articoli, senza gossip, senza un filo di rossetto, senza un bel vestito, senza clamore, senza fulmini, senza tuoni, senza farfalle.

L’amore senza. Che io ho faticato tanto a capirlo.
E ancora oggi mi sorprende.
E vorrei entrarci sempre in punta di piedi, dentro quell’amore strano.
Dentro quell’amore senza.
E ci penso sempre.
Penso che, davvero, “se ci fosse luce sarebbe bellissimo”. Anche per noi.

Cara Norina,
mi hanno detto che tra poco mi uccideranno.
Ti bacio per l’ultima volta (…)
Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi.  Uniti nel mio ricordo vivete insieme.  Mi parrà di essere tra voi.  (…)
Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli.
A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani.  Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile.  Sono le vie del Signore.
Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno.
Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo.
Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.
Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto”.
Aldo Moro

La prima cosa bella

lunedì, febbraio 26th, 2018

La prima cosa che fanno è la foto, poi si baciano, poi si prendono a palle di neve e poi cascano.
La neve a Roma. Altra grande metafora dell’amore.

La neve a Roma. Foto Meripo’

 

La cura

venerdì, febbraio 2nd, 2018

DRIIIIINNNNN
-Meripo’ scusa non posso venire stasera perchè ho un raffreddore ciclopico
-Mi dispiace, stai facendo qualcosa per curarti?
-La stessa che faccio quando mi piace uno
-Cioè?
-Riposo, tisane e aspetto che mi passi
-Ok, ciao
-Ciao

Tisana

Strumenti di riparazione per cuorinfranti: la vasca

lunedì, settembre 25th, 2017

Un evergreen

Un gruppo di studenti va in visita in un centro psichiatrico. Il direttore del centro fa da guida. Uno studente chiede al direttore

-Signor direttore, che criterio seguite per decidere quali pazienti devono essere ricoverati nel centro?
-Uno molto semplice: mettiamo il paziente davanti a una vasca piena d’acqua e gli diamo un cucchiaio, una tazza e un secchio. In base a cosa sceglie per svuotare la vasca decidiamo

-Certo -dice lo studente saputello- la cosa più logica è il secchio, che ha una capienza maggiore rispetto al cucchiaio e alla tazza…

-No, caro, l’unica cosa logica è togliere il tappo della vasca. Preferisce la stanza che dà sul giardino o quella sul torrente?

Ad uso dei devastati e inondati dallo tsunami della fine di un amore: il tappo. Dovete togliere il tappo…

(da “Trattato sui postumi dell’amore”, Juan Bas – Castelvecchi)Vasca con rana

Tutto quello che vuoi

giovedì, settembre 21st, 2017

-Lei non ha mai scritto poesie?
-No, io non…
-Si scrivono quando non si sa dove mettere l’amore

Si chiama “Tutto quello che vuoi” è un film e ormai sta uscendo dalle sale, a Roma lo fanno solo al Madison e di sera però se ancora ce l’avete a portata di poltroncina andate. Regalatevi due ore di poesia. Che non serve a niente, non si vende, non tira, non prende like su facebook ma è il posto in cui va a finire l’amore che non si sa dove mettere. Come dice Giorgio, l’anziano e un po’ svampito poeta al giovane Alessandro, coatto romano che lo bada.

“Tutto quello che vuoi: e fu quello il saluto. Tutto quello che voglio alla fine l’ho avuto”. E’ uno dei versi che il poeta scrive sulle pareti della propria casa. Scrive sui muri, come Alda Merini. Ci scrive poesie per fermare la memoria che gli sta scappando via, perché Giorgio ha l’Alzheimer, scrive per parlare d’amore, ricordare il passato che la testa non riesce più a trattenere. Magari andateci proprio oggi, che è un’ennesima GiornataMondiale ed è quella dell’Alzheimer. Andateci per ritrovare l’amore che non sapevate dove mettere e quello guardate un po’ dove è andato a finire.

Tutto quello che vuoi

Giorgio è uno straordinario e commovente Giuliano Montaldo. Si ride, ci si commuove. Andateci per amare chivvipare. Perché, come dice Giorgio, “nella poesia si ama chi ti pare. Nella vita si ama solo chi ti sta accanto”. Andateci perché è bello. E “non ci si abitua mai alla bellezza”.

L is for the way you look at me – L è per il modo in cui mi guardi
O is for the only one I see – O è per l’unica che vedo
V is very, very extraordinary – V è veramente, veramente straordinaria
E is even more than anyone that you adore can – E è molto più di quanto possa chiunque tu adori

P.S.
Meripo’ perché ci metti questa? Perché lo capirete quando sarete in sala

Tutto quello che vuoi
di Francesco Bruni
con Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano

La regola delle 3 C

mercoledì, settembre 13th, 2017

A seguito di una recente nuova ondata di straziamenti amorosi postumi vieppiù complicati dalla distanza ravvicinata delle scrivanie frontali o dell’attraversamento di pianerottolo, mi è qui d’obbligo ricordare a tutta l’utenza che -come spesso nella vita- meglio prevenire che rattoppare.

E dunque sono qui a ricordarvi che mai mai e poi mai bisogna infrangere la regola delle TRE C

-No Capo
-No Collega
-No Condomino

Dice
-Ma scusa Meripo’ ed esclusi questi chi rimane?
Infatti non so se vi è chiaro: bisogna restare single.

Tre di picche