Posts Tagged ‘amore’

Lo bailado nadie te lo quita

lunedì, luglio 31st, 2017

C’è un’isola nell’Oceano Atlantico che si chiama Fuerteventura.
C’è una casa incastonata su Fuerteventura che si chiama Matas Blancas.
C’è stato un tempo in cui andavo spesso a Fuerteventura e c’era una strada che mi portava a casa passando da Matas Blancas.
Da Matas Blancas si veniva irresistibilmente attratti, come Ulisse dalle sirene, con un’inspiegabile voglia di accostare, scendere e andarle incontro.
Matas Blancas è stata un tempo una vecchia e nobile casa coloniale, poi abbandonata a se stessa e all’Atlantico con il cartello “Se vende”.
Cigola, scricchiola, arrugginisce, si copre di rovi ma non perde l’incanto. A conferma del fatto che il fascino non sta nella perfezione ma nella personalità.

A Matas Blancas si entrava scavalcando recinti e divieti, poi le si girava intorno sorpresi da un silenzio spettrale interrotto solo dal rumore delle onde dell’Oceano e dal sibilare del vento. Ma Matas Blanca ha sempre avuto un prezzo di vendita folle, ingiustificabile. Tutti si chiedevano perché, mentre passavano gli anni, il prezzo non scendeva e per Matas Blancas non arrivavano offerte.
Non ne ho più saputo nulla e a Fuerteventura non sono più andata.
Ma da lei torno ogni tanto: chiudo gli occhi, accosto, scendo, mi avvicino.

E forse, dopo un po’ di anni, l’ho anche capita: il senso di Matas Blancas non è quello di essere comprata ma desiderata. E’ un luogo dell’anima, è il nostro “altrove” possibile.

Matas Blancas, finché non sarà di qualcuno, sarà di chiunque. Certamente sarà anche un po’ mia anche se non dovessi rivederla. Perché “Lo bailado nadie te lo quita”, quello che hai ballato non te lo toglie nessuno.

E in fondo viaggiare è proprio questo continuo esercizio: cercare, trovare, godere, ripartire, lasciar andare. Che se ci pensate è lo stesso ciclo vitale dell’amore.

Conclusione: chissà se, a desiderare senza voler possedere, si scopre anche la chiave della felicità. Facendo di ogni luogo e di ogni persona che incontriamo la nostra Matas Blancas.

 

Fuerte Pop

FuertevenPop

Addio ma pure un poco Assòreta

mercoledì, luglio 5th, 2017

Il presente titolo è un omaggio al genio di Donatella Esposito che l’ha partorito ieri in occasione della saga della Abramovich e della parte convenuta Ulay. E il post potrebbe per una volta esaurirsi così, solo nel titolo. Perché stamattina, davanti allo specchio, pensando a qualche Addio non andato a buon fine (e gli Addii sentimentali difficilmente ci vanno specie se non ce li mandi per tempo), pensando a qualche Addio sospeso (che la Esposito chevvelodicoaffare partenopea è e con i sospesi ci sa fare, non solo con i caffè) dicevo pensando a qualche Addio sospeso a un certo punto ho visualizzato nello specchio il destinatario, il bellimbusto, e a voce alta gli ho detto

ADDIO. MA PURE UN POCO ASSòRETA

Ragazze, credetemi, funziona. Basta pippe: se qualcosa di qualcuno vi sfastidia, nel dubbio, a sòreta.

A soreta

L’albero cui tendevi la formuletta in mano

mercoledì, giugno 7th, 2017

Se pensate che la matematica sia complicata provate con l’amore.

Cartello albero cerco ragazzo

Il Tardellazio

giovedì, maggio 25th, 2017

E’ sempre stucchevole, oltre che inutile, mettere in guardia su cose d’amore. Anche perché, come dice Ligabue
Ho messo via un po’ di consigli dicono è più facilè
li ho messi via perché a sbagliare sono bravissimo da me
Tutto ciò premesso, alla luce della cogente e cocente attualità riterrei opportuno aprire un faldone sulla categoria di uomo Tardellazio. Il Tardellazio ha un nome innocuo che, soprattutto se non sei del Lazio, ti produce un pericoloso senso di sicurezza.

Il Tardellazio se ne resta silente mesi, anni. Tu procedi. Lui mai contraddice. C’è ma è come non ci fosse, tutto sommato una pacchia. Caro quindi io faccio. Caro quindi io vado. Caro quindi io dico. Una vita basata sul silenzio assenso. Fermo, come un semaforo (qui prodiani e guzzantiani possono fare la ola). Tu magari scazzi pure. Lui silente. Fermo. Paziente. Una sfinge. Finché un giorno, all’improvviso, il mondo ti si capovolge addosso.

Dice ma scusa mi avevi detto che mi amavi. Sì ma ora amo un’altra. E ma da quando? Silenzio.
Scusa ma dovevamo andare a vivere insieme, io ho affittato la casa, ho dato pure seimesi anticipati. Silenzio. E vuoto: perché è già scappato con un’altra o da un’altra. Un’altra parte.
Il Tardellazio è quella cosa che ti arriva direttamente la sentenza. Senza il processo. Quindi era in realtà basato sul silenzio dissenso.

Perché il Tardellazio è così: irrompe -e sbaracca- direttamente. All’improvviso. Tipo l’Etna. Senza avvisaglie. Aveva deciso diversamente. E ne ha diritto, ci mancherebbe altro. Solo che non te l’ha mai detto.

Lapilli, lava, sipario.

A wooden judge gavel and soundboard isolated on white background in perspective

(Il presente post funge anche da Pse per Martina. E per chiunque abbia un Tardellazio nel curriculum)
Inogniccaso ascoltatevi Ligabue, che fa sempre bene.

Sì l’amore ma

mercoledì, novembre 30th, 2016

Amiche e amici spajati, sì l’amore. Ma vi pregherei di non sottovalutare un pezzo di pizza bianca calda alle 11.

pizza-bianca

SupercaliMoon

martedì, novembre 15th, 2016

L’annunciano, l’aspetti, ti dicono che eccola, la vedono pure le amiche e quando t’affacci tu c’è l’invasione di nuvole che manco alla Lavazza.

In linea di massima l’amore funziona come la SuperLuna.

supermoon

Non sempre il matrimonio è la tomba dell’amore

mercoledì, novembre 2nd, 2016

Lei cattolica, il marito protestante. Non gli permisero di essere seppelliti insieme. E loro…
Roermond, Olanda, 1888

tomba-matrimoniale

La cosmologia delle relazioni amorose e la sula dai piedi azzurri

lunedì, settembre 19th, 2016

Galapagos 9

Cos’è l’amore? Da cosa si origina? Come si evolve? E cosa diventiamo noi, quando siamo innamorati?

-Meripo’ hai esagerato col canelazo? Che c’entra ‘sta deriva cosmologica con le Galapagos?

Vado a illuminarvi. Prima di partire ero andata a cena dalla mia amica Patrizia, che alle Galapagos c’è stata un po’ di anni fa. E, tra una portata di pesce e una Falanghina, a un certo punto aveva riscartabellato le foto e me ne aveva mostrata una sola: quella della sula dai piedi azzurri. E m’aveva detto: solo lei vale il viaggio.

In sostanza, per la gioia dei feticisti, sono partita in cerca di un paio di piedi palmati blù. E, dopo alcuni trasbordi nautici con conseguenti approdi tra un’isola e l’altra, li ho finalmente trovati in quel di Espanola. Scoprendo, o meglio confermando, che non si è mai pronti a incontrare davvero ciò che si è molto desiderato. Perché in luogo di quel mitizzato uccello del desiderio (marescià stia calmo) si faceva avanti una delle cose più ridicole che abbia mai incontrato in vitamia, questa:

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Una specie di Mr Bean palmato. Che raggiunge il picco del ridicolo nella danza d’amore. La sula, come tutte le donne possono ben comprendere, ritiene che il massimo della libido -per scatenare il sesso a sé avverso- risieda nelle estremità (per noi anche detta Sindrome Imelda Marcos).

Senonché qui parliamo di un maschio. Che si gioca tutto, quando va all’imbrocco, con una danza ancora più ridicola della sua espressione generale che già lo sarebbe abbastanza, sollevando a intermittenza prima una palmotta poi l’altra e contemporaneamente dandosi delle scrollatine.

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Sula Hoop – Foto Angela Faller

E si vede che ci crede. E si sente figoassai. Per meglio dire irresistibile: e più si autocompiace e si esibisce più innesca un effetto comico parossistico.

Il punto è che la sua partner, effettivamente, ce casca e in quel Mr Bean inizia a vedere Roberto Bolle e si dice

-Anvedi che Sulo

Vi ricorda qualcosa? Vi ricorda qualcuno? Cos’è dunque -come cantava il poeta- che ci spezza il cuore tra canzoni e amore che ci fa cantare e amare sempre più? E’ l’effetto-sula: guardi Mr Bean e vedi Bolle. Poi un giorno ti svegli e dici

-..Azzo è diventato Mr Bean

No, tesoro, lo era anche prima. Ma tu eri persa nel blu dipinto di blu. Dei piedi.

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Blue Footed Booby – Foto Sofia

 

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La sula e il sulino (figlio) – Foto Angela Faller

 

Come un uomo. Come quest’uomo

martedì, luglio 12th, 2016

In una giornata già funesta di suo se n’è andato anche Lorenzo Amurri. No, non lo conoscevo di persona. Lo conoscevo attraverso il racconto di amici che gli vogliono molto bene e che in questi anni gliene hanno voluto ancora di più. Che in linea di massima è il modo migliore per conoscere una persona: attraverso ciò che lascia di sé negli altri. E l’avevo “incontrato” vedendolo in una trasmissione televisiva, una sera. Dopodiché ve ne avevo parlato così. E così mi piace riparlarne anche oggi:

Nelle ultime tornate di riunioni più o meno alcoliche di amiche si è spesso rincorsa la domanda: “le donne possono fare sesso come un uomo”? Con ciò intendendo senza coinvolgimento emotivo. La domanda è rimasta come la risposta: inevasa. Non lo so. Alcune hanno testimoniato a favore altre con pollice verso. In poche si sono chieste se un uomo potesse farlo come una donna. Pochissime se abbia senso fare la differenza.

Senonché poco fa, sintonizzata sulle Invasioni Barbariche mi appariva Lorenzo Amurri, figlio di Antonio. Scrittore. Tetraplegico. In studio, seduto sulla sua carrozzina sulla quale sta da una ventina d’anni, se non ho capito male, dopo un incidente sugli sci, parlando del libro che esce domani e che si chiama “Apnea”, senza fiato invece ha lasciato me quando, rispondendo ad una delle domande sul tema sesso, che variavano da “ma se sei insensibile dalle spalle in giù come fai col sesso?” e “funziona ancora?” e “e come funziona?”, ha spiegato che

1) funziona
2) funziona un po’ per i fatti suoi
3) si che faccio l’amore
4) no che non provo orgasmo fisico tradizionale
5) ma si che provo, e come, degli impagabili orgasmi di testa.
Ha detto proprio questa cosa, non ricordo secon queste precise parole ma ha descritto l’evoluzione di una insensibilità fisica che ha acuito quella mentale e che questa è diventata condizione imprescindibile per farlo. Per farlo serve l’empatia, un feeling, un’intesa con la persona che ha davanti. Diversamente tutto si trasformerebbe solo in una ginnastica su e giù della dirimpettaia alla quale non può, anche volendo, partecipare. Ma quell’empatia di testa è bellissima. Indescrivibile. Impagabile.

Si. La risposta è si. Possiamo farlo come un uomo. Come quest’uomo.

Lorenzo Amurri presenta Apnea @ Fandango Incontri

Lorenzo Amurri presenta Apnea @ Fandango Incontri

I dieci stadi dell’amore

martedì, giugno 28th, 2016

A proposito dei recenti risultati divorzili oltreManica, dei recentissimi tifi a sfregio in onore di Geysercity e a chitemmuorto per Albione e dunque anche a proposito di stadi, ritengo utile dare una rinfrescata all’utenza riproponendo la

Classificazione in scala Pop dei dieci stadi dell’amore:

1 Che stronzo
2 Che dannatissimo stronzo
3 Apperò
4 Granfico
5 Mio
6 Stronza
7 Che dannatissima stronza
8 Suo
9 Stronzo
10 Che dannatissimo stronzo

Islanda haka