Posts Tagged ‘amicizia’

La primavera incalza

Saturday, April 13th, 2013

Giovedì sono stata a pranzo con la mia amica Grace. Al posto dove fanno le insalate, in una bella piazzetta romana. Era la prima giornata di luce. Nel senso primaverile. O comunque la prima che a me sembrasse così. Lei mi ha fatto i complimenti per i capelli (“Uh e che bella piega che tieni, Meripo’” “Beh l’ho lavati io” “Ah si? E allora stavolta ti son venuti bene”, e voi capite che dunque ciò gettava un’ombra di inquietudine a ritroso su tutte le autopieghe della collezione autunno-inverno). Poi mentre leggiadre ci godevamo quel sole mi ha fatto il bodyscanner e ha aggiunto:
-Meripo’ mo’ però ti dovresti togliere pure le calze coprenti 100 denari

Ed è stato da quel momento che, giuro, ho focalizzato che il peso che mi accompagnava da qualche giorno era, si, determinato da tutto il nostro italico, scoraggiante contorno. Ma stava anche lì: nelle calze 100 denari. Total black. E’ così che, congedatami da miss Calzedonia, mi tuffavo nel primo Oviesse su un 20 denari. A pois. E, magicamente, tutto ha iniziato a sembrare più lieve. Sembrare, eh.

Ve lo scrivo oggi, che a Roma è esplosa la primavera. E la prima cosa che ho fatto stamattina è stata ritirare il piumone dalla lavanderia e, quasi mi avesse letto nel fumetto, la signora ha detto: -Signò, me raccomanno, pure se dovesse venì na glaciazione sto coso da oggi lo deve inchiavardà (trad. chiudere a chiave ma proprio bene, antiscasso).

Poi sono tornata a casa e ho messo le calze a pois.

Ecco io mica lo so se gli uomini hanno questa fortuna. Quella di alleggerirsi l’animo al prezzo di 3, 70 euro.

Ora corri dietro al vento e sembri una farfalla

Saturday, March 23rd, 2013

Alla fine te ne sei andata come dentro a una canzone di Lucio Dalla: che tu “così come una farfalla ti sei alzata per scappare”. E io sono rimasta lì davanti, davanti allo schermo: “Cosa ho davanti, non riesco più a parlare, non riesco a capire dove vorresti andare, vuoi andare a dormire”.

Tu, che noi non ci siamo mai viste di persona ma solo nelle faccine del socialcoso. Tu che io oggi mi sembra di averti incontrata sempre. Tu che era stata Lorena a presentarci a distanza e io non lo sapevo, che c’era poco tempo. Perché questo è il punto: pensiamo sempre di averla in mano noi, la clessidra e poterla girare quando vogliamo. E riavviarlo, il tempo.

Tu che io poco fa sono venuta a cercarti a casa, la casa 2.0, per vedere se si fossero sbagliate. Tu che invece hanno ragione. Tu che l’ultima cosa che ho trovato scritta è “Quando la musica regala l’eternità. Grandi tutti per Lucio”.

Quando la musica regala l’eternità. E speriamo che la regali anche l’amicizia.

La porti un viaggione a Firenze

Tuesday, March 12th, 2013

Come i più assidui frequentatori di questo blogghe ormai sanno o risanno, nel mezzo del cammin di nostra sfiga mi ritrovai per una Cuba sola, che la diritta via era smarrita. Apposi un clic a “prenota viaggio” con un gruppo di sconosciuti capitanati da ancor più ignoto capogruppo poi rivelatosi essere l’attuale Professor Pi. Ciò accadeva tre anni e mezzo or sono.  Le principali scoperte del viaggio furono tre: il valore terapeutico del mojito e l’utilità delle palle. Di cioccolata. Non necessariamente in quest’ordine. (Quelle di cioccolata le fanno a Baracoa).

-Meripo’ queste sono due e la terza?
La terza è che a volte hai la soluzione sottomano ma devi spostarti qualche migliaio di chilometri e svariati trekking per trovarla. Dunque, per dirne una, gli sconosciuti sparsi per l’Italia sono entrati nel girone (per restare nell’aleggio dantesco) “amici”. E conseguentemente, ogni anno, troviamo il modo di ritemprarci in maratone enogastroalcoliche di prima grandezza.

La parte migliore del raduno di solito è la preparazione, che può durare da qualche settimana a intere stagioni. Ma, si sa, l’attesa aumenta il desiderio. E, come dice uno dei componenti, anche sto desiderio andrebbe indagato. In attesa che qualche emulo di Freud si dedichi allo studio del perché un viaggio possa creare dei legami così forti e duraturi (che l’amore dura tre anni ma a volte anche tre e un po’) mi è intanto gradito  rendere noto che stavolta, più che un raduno, è stato quasi un flashmob: convocazione urgente e chi c’è c’è.  A Firenze come fosse Teano. Due giorni. Ed eravamo praticamente tutti.

Chevvelodicoaffare che dopo vent’anni sono rientrata a visitare Santa Croce

e non ricordavo quanta sapienza e bellezza fossero racchiuse là dentro, roba che da sola basterebbe per tutta l’umanità e tutti i tempi. E poi il Museo del Bargello, ma ve lo racconto per bene un’altra volta. E poi ancora e soprattutto sperdersi per i vicoletti chiacchierando ora a coppie ora a trio e poi scambiarsi il posto con quello davanti, con l’amica dietro e tu come stai e che hai fatto nel frattempo e cosa hai visto e che ti aspetti dalla vita e cosa dal prossimo viaggio. E ognuno mette la sua tesserina del pezzetto di mondo che ha visto e tutti insieme a sentircelo raccontare sembra che lo abbiamo visto anche noi e che alla fine si esce che si è fatto il Giro del mondo in due giorni, quattro osterie e una ola al colesterolo.

Riassumendo direi questo: in linea di massima non c’è problema che non possa essere momentaneamente affogato in una ribollita o in un mojito. La maggior parte delle volte non sopravviverà al weekend. E ve ne potrete tornare più leggeri da dove siete partiti. Al netto di sti due chiletti da finocchiona, pici e -appunto- tiramisù.

La via d’uscita

Tuesday, February 26th, 2013

Sempre per qual famoso problema per il quale mia madre è tecnologicamente avanzata e quando non ha notizie di prima mano le rintraccia sul 2.0, volevo specificare che, si, oggi è uno di quei giorni nei quali una si alza come dopo un lutto, una separazione, un trasloco (cioè le prime tre cause di stress al mondo) ma che prima di tutto ritrova il fogliettino di Albus Silente infilato dalla giovane older nel comodino di casa l’ultima volta che è passata:

“Bisogna chiamare le cose con il loro nome, la paura del nome non fa altro che aumentare la paura della cosa stessa”. Dunque è ora di dirlo, sto nome: rughe. No. Non è rughe.

La seconda cosa che è intervenuta oggi è che, al ventesimo sms di “oddiomio. E tu come stai?” volevo dirvi che starei molto peggio senza questi sms.

La terza cosa è che, a un certo punto dei momenti complicati – e anche qui se ne son visti parecchi e di ogni tipo- interviene anche un sms di mio padre, che non è tecnologico quanto mia madre ma si spinge fino al T9. E questo sms dice:  ”dici che non vedi via d’uscita? Infatti, non devi uscire. Devi restare. E superare”. Che comunque oggi anche superare è un verbo a rischio.

Infine infine: mi ha detto la mia amica che proprio ieri hanno messo l’holter (l’aggeggio per monitorare la pressione) al suo papà il quale ha chiesto che, almeno, si annoti a margine che veniva messo in corrispondenza dell’apertura delle urne.

Non so dunque se ci sia salvezza con questa pressione generale alle stelle e se e come potrebbe in questa fase contribuire anche una fornitura di holter ma per ora ci salvano i papà. E non è poco.

Quello che rimane

Friday, February 8th, 2013

-Cara Meri, sparisco un po’ dai socialcosi, devo riprendermi il mio tempo. Ti volevo salutare
-Tutto il giorno a rincorrere dichiarazioni di questo e di quello ma non vedere l’ora di tornare a casa per rivedere il tuo appena arrivato bambino e quell’ora non arriva mai
-Da oggi la mia amica non c’è più. E io non ho fatto in tempo a salutarla un’ultima ultima volta. Ma che vita facciamo? Ma perché?

Dice che la vita è quella cosa che ci accade  mentre siamo occupati in altro. E che ci costringe, ogni tanto, a fermarci un attimo per ricordarcene.

Tutto ciò premesso un grande abbraccio a Grace e a tutte e tutti gli amici di Tania.

A casa di Fausto

Thursday, January 24th, 2013

C’è chi come Dora scrive “per non perdere l’abitudine :) ”. Chi, come Eugenio, passa la mattina a dargli il buongiorno. Chi, come Carla gli lascia l’invito a un convegno. Chi va di fretta, come Eli, e lascia solo “ciao ciao ciao”. Chi, come Eli il giorno in cui va meno di fretta gli racconta che “Cosentino per dispetto s’è portato via la lista del PdL Campania! :-D :-D ahahah”, Towanda gli fa gli aggiornamenti della situazione di “prendi le liste e scappa”, Fiorenzo gli augura “Buon fine settimana”.  Ah e poi Mariapa’ gli scrive che stava in macchina con la Brù “che è fissata con le diete. ora ne sta facendo una dove mangia praticamente tutto ciò che le va, che sarebbe una dieta fantastica se non fosse per il trascurabile dettaglio che il peso è uguale a prima… insomma, lei era in macchina con Genio e Betta e raccontava di una sua conoscenza che invece “pensa, ha perso TRENTOTTO chili”. Brù, le dico, le sarà scappato il cane…”. Lucrezia gli posta “l’ultimo di Guccini. Una canzone bella, di resistenza e lotta, triste e forte. Si muore, ma si rimane a difendere le idee di chi muore”.

E’ così da un mese. La bacheca di Fausto. Fausto che se n’è andato la sera di Natale, che dice la mia amica Chiara che l’ha fatto per inserirsi nel flusso di traffico di angeli che salivano e scendevano. Fausto che se una causa non era impossibile non gli piaceva. Fausto che quando non ha più potuto invitarci a cena in una casa ha continuato a invitarci a qualsiasi ora in quell’altra casa, quella 2.0. Che questo era la sua bacheca: casa nostra.

Ed è lì che continuiamo ad andare ogni giorno. Nella speranza di vederlo fare capolino da qualche link. E mentre lo aspettiamo ci teniamo compagnia fra noi. Pedro, il suo figliolo, ci offre il cappuccino la mattina o lo Spritz la sera.  Perché Pedro, anche quando Fausto se n’è andato, ha lasciato la porta di casa aperta.

Digitare il tuo nome per venirti a trovare, Fausto caro, è un po’ come suonare al citofono: e pensa che, quando entro sulla bacheca, sento persino il profumo della pipa.

Ma un bel libro?

Friday, January 18th, 2013

Enoteca interno sera.

La serata scorre lieve tra un Primitivo di Manduria e un primitivo e basta. Che sarebbe l’ultima sòla maschia rimediata sul mercato dei saldi. La cronistoria degli eventi collegabili al primitivo minuscolo si alterna a sorsate del maiuscolo. Sul tavolo transitano sublimi tartine e piccantissimo cous cous. E’ al terzo rabbocco del maiuscolo che troviamo finalmente la quadra:

-Meripo’ allora io ho detto alla mia amica che ormai trovarne uno decente è un’impresa e siamo circondate di narcisi e immaturi e le ho raccontato le ultime dieci disavventure serali appresso a questo o quello
-E lei?
-M’ha detto: ma un bel libro?

Jean-Honoré Fragonard, Fanciulla che legge, 1770, Washington, National Gallery of Art

Black&white

Thursday, July 26th, 2012

Interno giorno, metro A ora di pranzo.
Si aprono le porte entro nel vagone, gente in piedi anche se c’è un posto libero accanto a un uomo con un cane sdraiato a terra.

Rapido body e dogscanner: sarà un punkabbestia lui? Sarà un feroce mastino napoletano quello a terra? No: sono un non vedente e il suo labrador nero. Mi guardo intorno, hanno gli occhi di tutto il vagone puntati addosso.

Mi siedo. Accanto.


Black -lo chiamerò così da ora in poi, era il cane di mia madre da piccola- sonnecchia ma quando sente il fruscio della Meri seduta socchiude un occhio, mi Meriscannerizza poi lo richiude. Direi un 50 chili di tosta morbidezza spaparanzati. Tutti continuano a fissarli. Un po’ di sottecchi anche io. Black riapre gli occhi, tira su il muso e ci guarda pure lui. Tipo:
-’A belli, che ci avete da guardà?

Ridistogliamo gli sguardi. Il suo padrone si china e lo accarezza, quasi avesse percepito che è in allerta. Lui arisonnecchia.
Si riaprono le porte, entrano fra gli altri due teenagers i cui occhi funzionano benissimo ma sul cui cervello mi permetto di nutrire forti dubbi. Lui dice a lei
-Aò ce sta un cane, ce mancano solo i cani
Lei, l’intellettuale della coppia:
-A ‘o vedo ‘o vedo, è un cane de ciechi, viè scansamose da sta bestia

Black si ridesta, si siede e li punta ma con sguardo quasi compassionevole, direi tipo
-Poracci
Il suo padrone si riaccuccia e lo stropiccia sotto alla collizzera con tutte e due le mani (come si chiama il sotto collo peloso e foffo dei cani?) e io purtroppo, siccome è un periodo che ci ho l’ormone agganciato allo spread, un po’ mi commuovo, mi si riempiono gli occhi di lucciconi ma in silenzissimo. Lui, il padrone di Black, quasi lo sapesse, lo riaccarezza e bisbiglia
-Da quando ce l’ho è come se non mi mancasse nulla

Ok, panico. Ormone da scudo europeo e intervento urgente de Draghi nel senso quello della Bce.
Guardo Black e penso che proprio quell’amico tutto nero è la luce di quell’altro. Non solo i suoi occhi: è forse, soprattutto, la compagnia intelligente, quella che intorno scarseggia.

Infatti, quando scendiamo -e scendiamo tutti e tre alla stessa fermata- il povero Black viene investito da una marea di piedi senza occhi che non guardano dove vanno e finiscono addosso a un cane-guida: il pericolo maggiore non sono gli ostacoli fissi ma le persone mobili, che vagano senza prestare attenzione a niente.

Qualcuno, urtandolo, urla o se ne allontana a molla: spettacolo che dice molto anche sul perchè poi tanti continuino a fare tutto il resto così -da sbandati inconsapevoli, trascinati solo dall’onda del resto dell’umanita- compreso votare.

Scusatemi se l’ho fatta così lunga. E’ che non riesco a staccarmi da Black. Che quando quello diceva che creare è vivere due volte, è che scrivere pure.
L’ho aspettati fuori dalla metro, ci hanno messo buoni dieci minuti a uscire prima di districarsi tra la folla.

E io l’ho visti andar via con questa musica in testa ed è così che continuo a immaginarmeli, mentre sfidano gli sbandati occhiomuniti:

Bice che dice

Tuesday, July 10th, 2012

In due anni di anzianità del qui presente blogghe ho collezionato una discreta galleria di personaggi ai quali sono stata vieppiù appaiata a seconda delle suggestioni, delle carte di identità e della geopolitica dei conianti.

Senonché la mia amica Annie ha coniato, davanti al terzo bicchiere di Chardonnay, “la Bice Valori del next millenium”. Avendomi già suggerito Nomfup agli albori, albori miei non suoi che lui già aveva fatto dimettere un par di ministri, di fare una stending review del “Pronto, centralone?”, ritengo l’odierna chiusura di cerchio definitiva come la Cassazione.

L’occasione mi è dunque gradita per riproporvela. E al netto della cofana a bigodini, e di precedenti e successivi caschetti, trovo esaustiva della classe complessiva cui mi pregio essere appaiata la foto di questa vera e propria icona di charme.

Donne sotto le stelle

Sunday, July 8th, 2012

Le ho conosciute tramite i socialcosi. In tre facciamo 120 anni ma circa la metà so’ miei. Più o meno. E le ho conosciute dopo. Dopo di allora. Di allora che fu uno dei miei punti più bassi in carriera. Nel senso di morale a terra. E dunque per loro io sono questa. Sono Meri. Pop.

La più pischella era di passaggio a Roma, venerdì sera. E che fa una pischella dipassaggiarroma? Dico io si vedrà con le tinegers. Invece avverte l’altra semipischella e la qui presente che
-Allora ape insieme
L’ape è l’aperitivo. Ho già avuto modo con la semipischella di venirne a conoscenza in gaffes precedenti.
Ho provato a invocare un
-Ma vedetevi fra voi, care, che io esco tardi
Gnente. Prima hanno alzato il tasso alcolico dalle 19 fino a chiusura locale poi finalmente, con simultaneo barcollo, si sono trascinate da nonna. E dunque ci siamo attovagliate nell’afa dei 34 gradi delle 21 da Angelina: loro reduci già da un paio di Neri d’Avola e Chardonnay ne hanno aggiunto un altro, io biretta chiara e ringraziate che non avevano il rosolio.

Che hanno da dirsi un 30-40-quasi50? Non avete idea. Non avete la più pallidissima e astemia idea. Dalla catastrofe di una prossima apertura di Louboutin a trecentometri dalle nostre carte di credito, passando per la spendingreviù che la semipischella s’era scolata prima dei Pinot neri, a una serie di parole in inglese di economia che le due si sono scambiate in assenza di qualsivoglia mia reazione, limitandomi io a ondeggiare il capoccione tipo come fossi a Wimbledon a guardare ste due Williams della finanza, non trascurando nessun tema dello scibile umano planetario.

Approdando ad argomenti più accessibili (double S, sesso e scarpe) ho potuto finalmente fare la mia figura. Per le scarpe.

Piper Heidsieck - Christian Louboutin

Il punto è che, pur tenuto conto del tasso alcolemico delle due -che a metterle nel palloncino l’avrebbero fatto esplodere- con le semipischelle mi sembrava di stare proprio nel posto e nell’amicizia giusta.

Sorvolando su un
-A Meripo’, qualche sera fa il Tg1 ha mandato un filmato di repertorio in cui ti inquadravano o meglio inquadravano tua zia, madredimisericordia ma che capelli avevi?
per il resto mi hanno fatta sentire financo so posh (dice la semipischella). Figa, tipo.
Quanto al capello della zia è quello che il professor Pi definisce “il periodo dei capelli alla sora Rosa” del quale si pregia esser stato l’esecutore testamentario prima che poi io incontrassi la mia pischelletta punk che mi ha portato allo splendore Pop punk attuale.

Vi dico che non so se sia stata più la biretta o più le due ma a un certo punto di quella serata così femmina, profonda e perfetta, io mi sono percepita allineata con Saturno pro, e con tutti i pianeti pure, nel raggiungimento del nirvana.

Ed è stato mentre le accompagnavo al taxi, pianificando una prossima trasferta a Milano e un immediato sopralluogo ai saldi di Jimmy Choo a Roma ma solo per capì di che caspita di scarpe con la stella lucente stavano a parlà, che ho pensato: forse forse un po’ je l’avemo fatta, a risalire. Sui tacchi. Anche.

E poi, andandomene a casa, tra i Fori illuminati, mi è apparsa nelle orecchie Nina. Simone. Che mi cantava “Here comes the sun”. Sotto alle stelle.

Here comes the stars, o yeah.

(se avete 3 minuti e 43 regalatevela: so posh)