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Amore, morte e altri disguidi

lunedì, aprile 23rd, 2012

Nonostante Repubblica di oggi ci renda edotti del fatto che esiste un “Sorpasso del maschio, nella salute batte la donna  – Domani vivrà più a lungo”, ecco appunto domani, intanto oggi riceviamo, sobbalziamo, trasaliamo e un po’ persino inorridiamo ma nonostante ciò pubblichiamo.

di Pecèrin

Mi rende giulivo il trovare in questo romanticissimo locus telematicus il doveroso approfondimento del rapporto che lega la morte con l’amore, due spiacevoli condizioni che appajono entrambe inevitabili per l’essere umano, e che presentano tra loro molte analogie, anche se la seconda solitamente causa meno disagio in colui che ne è colpito.

 Il rapporto tra amore e morte, in realtà, è esemplificato in maniera perfetta dal film “Love Story”, una pellicola che dovrebbe essere resa obbligatoria per l’educazione sentimentale dei giovanetti di ogni sesso. Per gli ignari, riassumiamo la pellicola.

 Il ricco Oliver (Ryan O’Neal) incontra Jennifer (Ali McGraw), di umili origini e di forte carattere. Nonostante le differenze sociali i due si innamorano profondamente e nonostante l’opposizione violenta del padre ricchissimo e potente di Oliver, decidono di sposarsi. A causa di ciò lui litiga irrimediabilmente con i genitori; lei è costretta a rinunciare ad una prestigiosa borsa di studio per recarsi in Europa. Vivono in ristrettezze economiche ma felicissimi, nutrendosi del loro immenso amore, mentre lei si mette a fare l’insegnante per sbarcare il lunario e lui fatica a potersi permettere l’università. Ad un certo punto le cose cambiano. Olivier si laurea in legge a Harvard e viene assunto in un prestigiosissimo studio legale.

A questo punto, nella vita reale, Oliver si chiederebbe del perché continua a stare con una morettina insopportabile e petulante che inizia a rendergli la vita impossibile per avere figli, mentre ci sarebbero tutte quelle segretarie bionde e disponibili con le quali passare piacevoli momenti nelle serate di lavoro. Si chiederebbe anche del perché continuare a essere in rotta con i genitori, quando potrebbe acquistarsi una automobile sportiva e spassarsela con tutto il bel mondo di New York. Nella vita reale inizierebbero le bugie, le scuse, i finti impegni ed infine i litigi, le urla, sicuramente un costosissimo divorzio che lascerebbe irrimediabili strascichi.

Ma quello nel film è l’amore perfetto, non quello della vita reale. E cosa succede? Che un attimo prima che la storia entri in crisi alla nostra Jennifer viene diagnosticata una leucemia fulminante, che molto rapidamente la toglie di mezzo lasciando il fortunatissimo ed innamoratissimo Oliver a godersi la parte più bella del matrimonio, ovvero la vedovanza.

 Ecco il rapporto tra amore e morte: nell’amore vero lei muore di leucemia prima della fine del secondo tempo, lasciando niente altro che un profondo rimpianto, un vuoto incolmabile e auspicabilmente una cospicua eredità. Questi sono gli amori felici.

Invece, nella vita reale, bisogna prendere atto con disappunto e indignazione che le donne sono dotate di una salute di ferro. Perfette, sane, in forma smagliante scoppiano di salute. Neanche un’alterazione alle transaminasi, una tiroidite autoimmune, un tumore benigno all’ipofisi. Niente. Sanissime. E l’uomo come me che cerca l’amore vero a macerarsi l’anima aspettando la dipartita.

Talvolta va pure peggio: qualche anno fa sono stato per un tempo non trascurabile con una ragazza, M. Un’artista bravissima, una donna bella ed estremamente affascinante, che ha avuto giustamente tutto il successo che meritava. Mi diceva tutti i giorni, ripetendomi questa frase come un mantrasappi che se noi due ci lasceremo io ne morirò. Sappi che non riuscirò a sopravvivere senza di te”. Ebbene, ci siamo lasciati, ed io ero preoccupatissimo di ricevere da un giorno all’altro la notizia della sua morte, che mi sarebbe molto dispiaciuta. Proprio qualche mese fa mi telefona dopo un lunghissimo silenzio, e mi dice che adesso vive a Milano. Io la invito ad un aperitivo, immaginando che mi debba parlare del sarcoma che l’ha colpita e che le lascia pochi giorni di vita. Mi preparo psicologicamente a incontrare un rudere umano, parcheggio addirittura l’auto in uno spazio per disabili, sicuro di trovarla in una sedia a rotelle.

 Immaginerete la mia delusione quando l’ho vista più bella di prima, splendida, ingrassata e dimagrita nei punti giusti e con un decoltè che mi ha fatto fermare l’orologio.

come stai?” le chiedo. “bene!” risponde lei. Ma come, chiedo io, neanche un poco di emicrania, un mal di denti, una gastrite? “no”

L’ho invitata a cena a casa mia. Ha rifiutato, dicendo che non ci casca più con quelli come me.

Ha fatto bene.
Perché non volevo approfittarne sessualmente.
L’avevo invitata solo per avvelenarla con comodo.