Posts Tagged ‘Alemanno’

T’arquinio

lunedì, giugno 10th, 2013

“Era da Tarquinio il Superbo che non eravamo così contenti di caccià qualcuno”
(cit @sgrizzi)

La grande amarezza

giovedì, maggio 23rd, 2013

Più di dieci editoriali o delle analisi sociologiche un tanto al chilo è questa foto di Stefano Peppucci che credo esprima meglio come sia ridotta oggi Roma:

una distesa di bellezza colpita al cuore. All’inizio guardavo la foto e non vedevo altro che l’antica perfezione di quel lastricato. Che questa città è la maestà der Colosseo ma soprattutto quella der sampietrino. Quel lastricato inviso ai tacchi ma amato dal cuore. Solo dopo ho visto quella siringa nell’interstizio. Neanche sbattuta in faccia: adagiata. Lì. Tra un buco e l’altro. In tutti i sensi.

Che Roma Capoccia non è bella solo “quann’è sera,  quanno la luna se specchia dentro ar fontanone” e  “quann’è er tramonto”. E’ bella sempre. Ma oggi Roma è soprattutto ferita. Nella sua dignità. Che è anche la nostra, di noi che ci abitiamo e di noi che le vogliamo bene anche se abitiamo da altre parti. Di noi che passiamo davanti ar Colosseo e ci viene un po’ di fare l’inchino. Ma ora, ovunque passiamo, ci viene soprattutto da piangere. E non abbiamo idea di cosa fare per farla tornare a ridere. Ma una cosa è certa: nun te lasso mai. Soprattutto in mano a questi che t’hanno ridotta così.

La Passione secondo Alemanno

venerdì, aprile 26th, 2013

Succede nella patria del Belcanto e nella Capitale d’Italia e anche un po’ del barocco, Capitale ahimè sempre più di declino ostello e un po’ bordello, che un solerte pizzardone appostato in anfratto di artistica fontana, abbia eroicamente assicurato alla giustizia amministrativa l’incivile atto del violoncellista diplomato che suonava Bach in strada con cinque minuti di anticipo sulla solerte ordinanza che disciplina il sol maggiore nonché quello dell’avvenire.

La storia ce la racconta oggi Daniela Amenta sull’Unità a pagina 13 (non ho il link. Si ora ce l’ho: eccolo qua). Fabio Cavaggion è un quarantenne maestro diplomato al musical Conservatorio. Son tempi nei quali un diploma di tal fatta difficilmente può aiutare a sbarcare il lunario. E il maestro Cavaggion ha ripiegato sulla strada. “Sono appena tornato dal Portogallo -racconta sul quotidiano- ho bussato alle porte di tante orchestre, ho provato anche a Santa Cecilia. Ma non c’è niente da fare”.

Il maestro allieta dunque dove può. Educa le nostre orecchie, ingentilisce il nostro cuore e per quanto di sua competenza, e probabilmente a sua insaputa, sta contribuendo a salvare il mondo come I Giusti di Borges.

Per lui non ci sarebbe ricompensa. Dovremmo solo dargli una medaglia al valor civile. In compenso c’è una multa e non è neanche la prima. Pare che il pubblico abbia rumoreggiato e preso le sue difese davanti al pizzardone. Ma niente.

Ora, sindaco Alemanno, ascolti se non Cavaggion almeno un consiglio: faccia questo bel gesto. Esca da questi cinque anni di dolore ostello e bordello da statista: ci vada lei da Cavaggion. E lo inviti a suonare sulla Piazza del Campidoglio. Tipo come fece Rostropovich sotto al muro di Berlino. Che sempre di cadute rovinose parliamo.

Grazie


E già che ci siamo ascolti anche questa:

Caro pino romano, Roma scapoccia

lunedì, febbraio 6th, 2012

Oggi siamo qui. Con questa:

Caro pino romano, minuscolo sia pino che romano,
vengo a te con questa mia per scusarmi anche a nome delle querce e del sindaco. Dopo secoli di onorata carriera botanica e musicale, alla fine è arrivata la resa dei conti pure per te. Non so se già sai, ma intanto l’abbiamo saputo noi, che questo casino della neve a Roma è pure colpa tua. Che non ci sei abituato e non hai retto. Peccato. Perché mentre ancora resta insoluto l’interrogativo di ”come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati” intanto avevamo accertato che “i pini di Roma la vita non li spezza”. E invece la neve si. Vi piega, vi spezza, vi fa cadere sulle macchine, vi mette di traverso e poi i poveri sindaci sono costretti a prendere le pale, mettersi il pile e farsi il giro di tutte le televisioni. Peccato, davvero. (continua qua)

Ponte Silvio

venerdì, ottobre 28th, 2011

Archiviato il Ponte sullo Stretto è ora di interrogarsi sull’altra miracolosa opera che invece è stata costruita alacremente dal Nostro in questi anni: il Ponte Silvio.
Il Ponte Silvio è quello che ieri, plasticamente raffigurato nella calca di fedeli ammassatisi ai portoni di Tronynoncisonoparagoni in quel di Ponte Milvio Roma, come neanche durante il terzo e ultimo giorno dell’haj, il tradizionale pellegrinaggio che ogni musulmano deve compiere almeno una volta nella vita, che tante epocali resse della Mecca produce, dunque dicevo che il Ponte Silvio è quello che collega ormai da decenni i consumatori alla fonte della propria autostima: il televisore a schermo piatto.

Il Ponte Silvio ha però una portata ridotta: imponente costruzione architettonica è in grado di soddisfare e accogliere nel passaggio solo un piccolissimo, fortunato numero di eletti. Molti però sono i chiamati. E, da Trony come nella vita, continuano ad accalcarsi stando in fila. Fuori.

Aver illuso che tutti possiamo permetterci tutto e che il nostro valore aggiunto passa dallo schermo di un televisore a Led, o meglio ancora quello di un Aifonio 4S, è operazione temeraria e a lungo andare, come si è visto, pericolosa.

Per la cronaca ieri il signor Trony ha incassato due milioniemezzodieuro. Gli altri al massimo un Samsung a 100 euro. Non vorrei che a forza di convincerci che la fonte della felicità sta nell’arraffo di televisori a fotoni non ci accorgessimo che, mentre siamo in fila, alla cassa ci stanno arraffando cervello e portafoglio dei manipoli di furboni.

Tendenza Meri Cocc

giovedì, settembre 15th, 2011

MANOVRA: CERCANO DI CONSEGNARE ‘COCCODRILLO’ AD ALEMANNO, BLOCCATI
ROMA – Volevano consegnare al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, un coccodrillo gonfiabile, perchè “le sue sono lacrime di coccodrillo”. Così urlavano questa mattina due rappresentanti dei sindacati di base, davanti agli uffici dell’anagrafe dove si tiene la protesta contro la manovra con cui il primo cittadino della Capitale aderisce al cosiddetto sciopero dei sindaci. I due sono stati bloccati.

I costi della politica: Borghezio, euro 12.000 a vaffa

mercoledì, luglio 13th, 2011

Allora, su Facebook l’amico “Destinazione Roma” mi invia questa perla dell’europarlamentare Mario Borghezio, euro 12.000 mese, che così erutta:

“Per me stiamo assistendo ad un bel secessionismo alla vasellina, dove piano piano stiamo procedendo verso il nostro obbiettivo, cioè l’indipendenza del nord. Questo spostamento dei ministeri al nord è un bel vaffanculo a Roma, senza voler offendere il sindaco Gianni Alemanno che invece se l’è pigliata in quel posto“.

Il sindaco Alemanno, da parte sua, fa il Lord: “Borghezio lo conosciamo tutti: è un soggetto che ha poco a che fare con la politica”. Beh tanto poco non mi pare, almeno a guardare il Modello Unico. Alemanno poi aggiunge: “Comunque  ai romani non interessa replicare a Borghezio ma avere vinto su ministeri e pedaggi sul Gra. Il resto fa parte della letteratura”.

E qui, caro sindaco, parla per te: perché a me interesserebbe, e molto, non dico vivere in una città non equiparabile alla Chicago anni ’50, ma almeno in una nella quale non vengo presa a vaffantutto ogni giorno. Gratis.

Perché io capisco che non posso pretendere di esssere difesa dalle pallottole vaganti dei gangster, capisco che non posso essere difesa manco dalle pallottole vaganti delle gang (senza ster), ma, Alemà, manco dai vaffanculi, vaganti?