Posts Tagged ‘Alberto Sordi’

Che Sordi era veramente un bell’uomo

mercoledì, agosto 27th, 2014

Roma, esterno giorno, zona Galleria Alberto Sordi. In quattro a spasso sotto il clemente sole delle 13

Lei1 -Che poi, diciamolo, Alberto Sordi era veramente un bell’uomo

Lei2 -Manfatti, peccato dire soltanto che faceva ride

Lei1 -E’ che aveva un fascino da seconda botta

Lui1 -In che senso?

-Lei1 -Nel senso che alla prima ti diverti, alla seconda ci pensi meglio e capisci che è proprio un figo

-Lei2 -Un uomo espressivo come pochi. Sì, bello.

Vabbè Meripo’ e allora che c’è di strano?

Allora, signorimiei, c’è che erano tre persone non vedenti. E il quarto era il cane-guida.

L’Obituar

mercoledì, gennaio 8th, 2014

Sull’insegna c’è scritto Panattoni, si chiama “I Marmi” ma per tutti i romani è l’Obitorio, anche detto -per comprensibile scaramanzia- l’Obituar, pronunciato con un improbabile vezzo francese de’ noantri. Sta in Viale Trastevere. Il nome deriva dal fatto che si mangia su spartani tavoli di marmo. E definirla pizzeria sarebbe un sacrilegio. Direi piuttosto che è l’ultimo tempio della romanità.  Dunque, gesti apotropaici a parte, all’Obituar sono tornata dopo tanto tempo ieri sera col Professor Pi.

Tu pensi di andare a mangiare due filetti di baccalà e invece entri in un film di congiunzione fra Luigi Magni e Federico Fellini: dagli avventori ai camerieri ai locali alla fine a sti filetti non ci fai più neanche tanto caso (il Professor Pi li ha comunque molto apprezzati). All’ingresso mangia da solo un sosia di Gasperino er carbonaro, accanto a noi una coppia in cui lei è un’Alda Merini che sfoggia dei guanti leopardati per tutta la durata del vivisezionamento del coccio di parmigiana di melanzane e lui praticamente Salvo Randone. Ma da un momento all’altro potrebbero entrare anche Nino Manfredi e Alberto Sordi. L’aria è carica di trigliceridi, tutti mangiano con gusto perché questo luogo è graziaddio zona franca del veganesimo e interdetta a quelli che “Ah io dal 7 dieta stretta”. Gli apericena fateveli da n’artra parte. Qui si mangia. Anzi se magna.

Mentre sto lì a far fuori la mia pizza con scarola (enorme, 8 euro), Alda Merini chiede il tiramisù “carico”: non voglio approfondire. Lei invece approfondisce di gusto affondando il cucchiaione in una sorta di coppa XXL colma fino all’orlo di mascarpone e annessi. Ai tavoli a perdita d’occhio nessuna sotto la 46, la taglia. Ma non la 46 frustrata, quella vorrei essere la 38: quella paciosa e ben portata. Il vociare è alto ma non molesto. I camerieri non servono: volano. Il ricambio degli avventori è continuo.

E poi Pi chiede
-Meripo’ scusa ma che vuol dire supplì al telefono?
-Professor Pi,  è quando spezzi il supplì in due con le mani e mentre separi i pezzi un filo di mozzarella bianca ancora li collega
-Bello Meripo’, il mondo prima del touch screen

Che qui i supplì si mangiano così. Perché i coltelli, a Trastevere, si usavano ovunque tranne che a tavola.

Si, il mondo prima del touch screen. Quando si stava fianco a fianco a mangiare con chi capitava. E il Condividi era passarsi la boccia del vino.