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Mileva Maric, la relatività del bene

mercoledì, aprile 12th, 2017

Storie calme di donne inquiete/18

“Ho bisogno di mia moglie. lei risolve tutti i miei problemi matematici”. Signori, Albert Einstein. Perché, in effetti, tutto è relativo. E no, non ero pronta neanche io a saperlo un po’ pippa in matematica. Ecco dunque Mileva Maric, la spiccia cervello di Einstein nonché moglie ma soprattutto scienziata e probabilmente convitata di pietra della relatività.

Scienziata e Fisica serba, nata a Titel nel 1875, unica donna presente al Politecnico di Zurigo quando nel 1896 supera l’esame di ammissione nella sezione VI A del Dipartimento di Matematica e Fisica. Lì a studiare c’è anche Albert. Lui generosamente le presta i suoi appunti di fisica, lei glieli restituisce corretti. Che a guardarla dall’inizio questa storia non ti aspetti che poi il Nobel lo acchiappi lui. Mileva compagna di studi, innamorata, poi moglie ma a prezzo di grandi sofferenze e molti ostacoli, iniziando dall’ostracismo del padre di lui che si oppone al matrimonio del figliolo con una non-ebrea.

In ogni caso nel 1903 convolano. Lei sempre sullo sfondo, sempre un passo indietro, sempre un profilo basso, sempre riservata, per lasciare solo lui sotto al faro della ribalta, della notorietà, del successo. Senza nulla togliere alla genialità, agli studi e alle intuizioni di lui gli è però che tutti i tasselli fondamentali della teoria della relatività, con annessi e connessi, vedranno la luce durante il periodo del matrimonio e del sodalizio scientifico con Mileva, il cui cognome non apparirà mai sui lavori comuni perché, dirà lei, “siamo entrambi una sola pietra” una pietra = ein stein”. E all’inizio questa sembra sempre essere una cosa meravigliosa ma ci vorrebbe un tomo di Amaldi o chissàcchì per capire come si parta sempre uniti e ci si riduca poi in particelle.

Non sappiamo e forse non sapremo mai a quante mani furono scritti gli articoli che nel 1905 Albert Einstein pubblica sugli Annalen der Physik, quelli che gli daranno fama, onori e il via a una straordinaria carriera. Sappiamo che quando lo fa ha 26 anni ed è un impiegato dell’ufficio brevetti di Zurigo. Un geniale impiegato. Che in un sol colpo rottama Galileo e Newton e ribalta la nostra idea dell’Universo.

Senonché strada facendo la vita si fa in salita per entrambi e il mondo sembra rivoltarsi contro, soprattutto a lei: una prima figlioletta partorita di nascosto e forse data in affidamento o forse morta, altri due figli uno dei quali con gravi turbe psichiche, i primi problemi economici, il marito che ormai brilla e viaggia singolo a Berna, Praga, Berlino mentre lei accudisce figli e guai a Zurigo. E sì siamo una pietra sola ma lui strada facendo si appietra parallelamente pure con un’altra, la cugina Elsa. Una sola pietra un par di quanti. Il resto sarà materia di avvocati divorzisti. E proprio in sede di divorzio Mileva ottiene dal marito che i soldi di un eventuale premio Nobel le saranno interamente devoluti. E così sarà e questa, ci è chiaro, è in ogni caso una formidabile freccia all’arco delle Mileviane.

Il 18 luglio 1914 Einstein spedisce a Mileva una lettera accompagnata dalle “condizioni” che le pone per salvare il loro matrimonio. Diciamo che non è una delle sue pagine migliori. Che davvero tutto è relativo e anche la grandezza dei geni poi s’infrange nel tinello. Eccola. Ma saltate oltre se non siete pronti a intaccare un mito:

Mileva, queste sono le mie condizioni:

A. Ti assicurerai che:

1. i miei vestiti e il mio bucato siano sempre tenuti in buon ordine.

2. che riceverò i miei tre pasti regolarmente e nella mia stanza.

3. che la mia stanza e il mio studio siano sempre puliti, e specialmente che il mio tavolo sia riservato al mio esclusivo utilizzo.

B. Rinuncerai a tutte le relazioni personali con me, a meno che non siano strettamente necessarie per ragioni di etichetta e di vita sociale. In particolare ti asterrai:

1. dal sederti accanto a me in casa;

2. dall’uscire o viaggiare con me.

C. Ti atterrai ai seguenti punti per regolare le relazioni personali con me:

1. Non ti aspetterai alcuna intimità da me, e non mi rimprovererai in alcun modo per questa mancanza.

2. Smetterai di parlare, se io ne farò richiesta;

3. Lascerai immediatamente la mia stanza da letto o il mio studio, senza protestare, quando io ne farò richiesta.

Il giorno di San Valentino del 1919 lei gli darà il definitivo benservito con la sentenza di divorzio, al termine di una lunghissima trattativa, complicata anche dai problemi di salute di lei.

Gli ultimi anni di Mileva sono un continuo oscillare tra problemi di salute, economici, burocratici, sempre prendendosi cura del figlio Eduard. Che anche questo forse è giusto dire: fermi restando il valore, il genio e le intuizioni di Albert Einstein, certo è che quel suo potersi dedicare completamente alla scienza fu pagato a caro prezzo anche dai sacrifici della moglie.

Il punto è che l’unica legge fisica che accompagna la vita di Mileva Maric sembra essere la rimozione: proprio nel senso di rimuoverne le sue tracce ovunque, soprattutto dalla sua attività di scienziata. Bisogna arrivare al 1982 -ripeto, 1982- perché Desanka Trbuhovic-Gjuric, sua conterranea e biografa, si metta in testa di fare la Sherlock Holmes della sua vita rubata. Spulcia lettere, documenti, indizi. Rintraccia prove. “Come sarò felice e orgoglioso -scrive Albert a Mileva- quando avremo terminato con successo il nostro lavoro sul moto relativo! Quando osservo le altre persone, apprezzo sempre più le tue qualità!”.

La storia però, si sa, la scrivono non solo i vincitori ma spesso quelli che arrivano prima.

Tempo e spazio non sono assoluti, teorizzò Einstein, si allargano o si stringono a seconda della velocità con cui ci muoviamo. La gratitudine anche, evidentemente.

Mileva Maric

Emmy Noether, mamma dell’algebra a dispetto del mondo

mercoledì, aprile 5th, 2017

Storie calme di donne inquiete/16

“Pochi giorni fa una insigne matematica, il Professor Emmy Noether (…) è morta a 53 anni. Nel giudizio dei matematici più competenti la Signorina Noether era il più significativo e creativo genio matematico apparso finora da quando è iniziata l’educazione universitaria delle donne». Fu Albert Einstein a salutarla così. Dopo una vita in cui era stata bellamente emarginata, cacciata, umiliata. Perché, insisto, avete voi mai sentito parlare, accanto ad Einstein Albert o Poincarè Henri, di Noether Emmy?

Fräulein Noether, la “madre” della moderna algebra astratta, nasce a Erlangen, sud Germania, nel 1882 figlia di un insigne matematico. Ma dopo gli studi superiori non può iscriversi all’Università in quanto femmina. Che le femmine possono essere ammesse solo come Hospitanten: ascolti ma non puoi fare gli esami. Evidentemente è ancora lontana la consapevolezza che anche le orecchie delle femmine sono collegate al cervello. Siamo, ve lo ricordo, non al Pleistocene ma ai primi del Novecento. In ogni caso di lì a poco la legge cambia e l’Università aprirà le porte, oltre a Emmy, solo ad altre tre iscritte.

Riesce dunque a laurearsi e inizia a lavorare nel Dipartimento di matematica ma, chevelodicoaffare, senza essere pagata, che le femmine devono arrivare sempre in quota Florence Nightingale. E a nulla servono le segnalazioni di David Hilbert e Felix Klein, due scienziatissimi che sottolineano la validità degli studi della Noether. «Concedere la libera docenza a una donna? Giammai! Dopo questo nessuno le avrebbe più impedito di diventare professore e di partecipare al Senato accademico!” pare tuonassero cattedratici appartenenti alle facoltà delle cosiddette scienze morali, ed è a quel punto che Hilbert pare ebbe ad esclamare:«Signori, il senato non è mica un bagno pubblico!».

Emmy deve aspettare fino al 1922 per ottenere la nomina a Professore straordinario non ufficiale (e come ti sbagli) e insegnando sempre gratis nei corsi di Hilbert (e ci mancherebbe altro) in quel di Gottinga. Lei spopola non solo per l’algebra e non solo fra i matematici ma anche tra i fisici e infatti entrambi dovranno molto al suo Teorema di Noether, che fa luce sulla connessione tra simmetrie e leggi di conservazione.

Nel 1932 Emmy Noether è l’unica donna a partecipare alle ventuno conferenze plenarie del Congresso internazionale di matematica tenuto a Zurigo ma giusto l’anno seguente, riuscita a scampare ai divieti sociali per le femmine, arriva invece la persecuzione del governo nazista che le vieta l’insegnamento in quanto ebrea. Leggi razziali che produrranno uno sfacelo anche nella scienza, oltre che nel catalogo degli altri orrori. E’ costretta a emigrare in America ma, attenzione, nonostante il prestigio conquistato a caro prezzo, a differenza dei colleghi maschi ai quali verranno offerti incarichi di livello, lei finirà al collegio femminile Bryn Mawr in Pennsylvania. Dove in ogni caso continuerà a sfavillare e a raccogliere attorno a sé una comunità di matematici di grande valore e soprattutto di matematiche.

Ora è vero che la ricerca è un lavoro, e apre un destino, di solitudine. Ma un conto è la solitudine un conto l’isolamento. Eppure, ironia della sorte, il suo genio ha superato tutto al punto da poter parafrasare e applicare anche a lei il principio di conservazione: ovvero la conservazione nel tempo di una grandezza in un sistema isolato.

Emmy Noether, grande in un sistema isolato. Grande a dispetto del mondo.

Emmy Noether

Postulato sull’Approccio Scientifico alla Comprensione della Donna

lunedì, giugno 23rd, 2014

Di passaggio tra un Simposio della sedia a sdrajo e uno sulle Equazioni differenziali, nel weekend il Professor Pi si è materializzato a Roma. Scendeva dal treno in coincidenza con la discesa sul campo dell’italica Nazionale del Giuoco del Calcio e con l’occasione inaugurava anche il 39 pollici recentemente installato dal sempresialodato Cognato Alfa. Lo si inaugurava per il primo tempo, che poi per il secondo, preso al volo un taxi nell’intervallo, ci si andava a deprimere a casa di amici ove, dal 91mo, ci si indennizzava con libagioni queste sì da campionato mondiale.

Tutto ciò premesso a un certo punto dello smanettamento compulsivo del telecomando, verificavo che sto 39pollici nuovo di pacca, faceva cose inenarrabili oltre a farmi vedere l’Ispettore Barnaby, Top Crime e Giallo tv. Esso infatti dentro ha un omino che manda in onda la radio, fa rivedere dopo i programmi, si collega a internet, credo faccia anche il caffè meglio di Clooney e se sei triste secondo me ha anche un’opzione Nutella.

Tutto ciò avveniva senza mai consultare il ponderoso tomo di Istruzioni che il Cognato Alfa mi aveva prontamente chiuso in un cassetto. Il mio stupore di fronte a questa fucina di opzioni contenute in soli venti tastini si materializzava in un

-Ooohh ma professor Pi come le hai trovate tutte queste meraviglie senza consultare manco una paginina?

ed era in quel momento che egli mi metteva a parte del Postulato sull’Approccio Scientifico alla Comprensione della Donna

-Meripo’  per capire il televisore mi regolo come con le donne e con il genere umano in generale, applicando il metodo empirico: procedo per tentativi

-E ma magari ti potresti aiutare con la teoria

-No, Meripo’, ritengo che per queste categorie di studio, oggetti ad alta tecnologia e manutenzione (categoria nella quale -per questo teorema- rientrano sia i televisori che le donne, ndr), sia preferibile l’approccio sperimentale alla conoscenza. Direi l’approccio Galileiano. Nessun Manuale sarebbe in grado di contemplare e prevedere le reazioni alle infinite variabili del sistema. Dunque ritengo si possa procedere solo per T&S

-Eh??

-Tentativi & Sbagli. Spesso i secondi ci sono fatali nel raggiungimento dello scopo. Ma ritengo sia l’unica strada per raggiungere una conoscenza della realtà quanto più possibile oggettiva, affidabile,  verificabile e condivisibile.

-E fin qui l’Approccio Galileiano alla Donna ti ha dato conferme di successi?

-Oh si. Funziona nel tempo, diciamo. Cioè finché non arriva qualcuno che le piaccia di più.

Poi chiosava: “per altro, Meripo’, Galileo s’è visto che fine ha fatto. E con le donne siamo sostanzialmente a una riedizione dell’einsteiniano “Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato”.

Pollo alla salsa di melograno

domenica, settembre 1st, 2013

In seguito a una nutrita serie di vive e vibranti proteste perché

-Meripo’, ma come stai già alla nona puntata dei Giorni dell’Iran e io sto ancora a cinque, eccheè, stai andà troppo in fretta

ho ritenuto opportuno fermarmi un po’ con il programma per darvi la possibilità  di rimettervi in paro (sia chiaro che domani si ricomincia e interrogo, vedete di regolarvi). Quanto però all’altra speculare e altrettanto nutrita serie di vive e vibranti proteste perché

-Meripo’, ma come stai ancora ferma alla nona puntata, so’ tre giorni, daje un po’

è con viva e vibrante ma soprattutto nutrita soddisfazione che vado dunque a proporvi una ricettina persiana facile facile che giusto oggi a pranzo mi ha cucinato il Professor Pi in quel del Granducato. Trattasi dei

Petti di pollo alla salsa di melograno, rivisitazione di un kebab di agnello in salsa di melograno addentato chissàddove.

Per 4 persone
2 petti di pollo tagliati a fette (-Meripo’ tagliati per il lungo per farne 4, vi capite solo voi)
Maizena q.b.
sale q.b.
olio e butto q.b.

Infarinate nella maizena le fette di petto di pollo. Mettete a scaldare in una padella un po’ di olio e burro. Rosolate le fettine. Salate e togliete dal fuoco.

A questo punto
1)Fatevi invitare ad entrare in Iran, se ci riuscite
2)Recatevi all’aeroporto con il numero di passaporto sbagliato
3) Fatevi comunque ammettere nell’Islamic Republic of Iran
4)Una volta sbarcati dopo 24 ore di viaggio, quando c’è un diretto Roma Teheran che ce ne mette 4, fatevi un trekking con impettata di sole alle ore 13
5) Cercate come potete di sopravvivere ai successivi sette giorni al caldo, al chador, al velo, all’autista, al bus, al ramadan, alle salite (è l’unico Paese al mondo in cui si sale soltantro, ma come caspita è)
6) Mentre vi trovate nel nord dell’Iran nel quale vi assicuro vi troverete solo voi, e mentre l’autista si sta perdendo per l’ennesima volta sulla statale Rasht-Qazvin, che per certificazione della Lonely Planet “è una spaventosa trappola mortale con qualche cosa di interessante da vedere qua e là” (e no, belli miei, non lo venite a chiedere a me perché uno parta dall’Italia per immettersi in un posto simile) dicevo mentre siete geolocalizzati sulla trappola, auguratevi che a Rita scappi la pipì in modo tale che Nasser sia costretto a fermarsi a Rudbar, nota per le specialità di “olive e aglio sottaceto”. A quel punto, mentre Rita espleta, voi fatevi trascinare dal Professor Pi dentro a questo negozietto

Venditore di salsedimelograno a Rudbar - Foto Professor Pi

e avvistate fuori un bidone che conteneva olii esausti, anche voi sarete esaustii, e assaggiatene le olive ivi contenute. Che dite? Che sono fosforescenti? Embeh segnalatelo all’Aiea.org, l’agenzia Onu sull’energia atomica, tanto al Professor Pi è inutile, dirà che

-Meripo’, boòne, non senti anche un retrogusto di aglio?

Dicevo è a sto punto che voi avvisterete nel negozio anche un abominevole altro contenitore in cui sta ammappazzata della roba ultravioletta la quale attirerà subito lo sguardo e le bramosie del Professor Pi il quale prima l’assaggerà immergendo un dito nella guazza e portandoselo voluttuosamente a contatto con le papille gustative, poi s’illuminerà d’intenso (per l’ultravioletto, immagino) e ne chiederà una chilata da riportarsi in Italia. L’uomo gliene mestolerà una cofana specificando che

-Anche se avete altri 20 giorni di viaggio a 40 gradi questa resiste.

Ed è così che, dopo che nel 1905 lo scienziato Albert Einstein intuì la possibilità di ricavare energia dal nucleo dell’atomo, così nel 2013 lo scienziato Professor Pi intuì la possibilità di arricchire della iraniana sostanza non l’uranio ma i nostrani petti di pollo.

Bene, a questo punto riprendete i petti di pollo, spalmateci sopra l’ultravioletta salsa di melograno

Iranian Salsadimelograno - Foto Meri Pop

che effettivamente pare aver resistito a tutto, impiattate e servite.

Così in una calda giornata di primo settembre in quel di Sesto Fiorentino, Culinaric Republic of Italy