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Maria Grazia Cutuli, la donna che voleva sapere

lunedì, novembre 20th, 2017

Il più vicino possibile. Il più vicino possibile alle notizie e ai posti in cui le cose succedono. Così lei voleva stare.

E’ il 19 novembre del 2001 quando Maria Grazia Cutuli si trova il più vicino possibile a Peshawar, sulla prima strada liberata, tra Jalalabad e Kabul. Ed è lì, il più vicino possibile che l’auto su cui viaggia cade in un’imboscata. Muore a 39 anni appena compiuti, uccisa a raffiche di kalashnikov assieme ai colleghi Julio Fuentes, Harry Burton e Azizullah Haidari.

I quattro corpi verranno recuperati il 20 novembre 2001.

Catanese, 39 anni, Maria Grazia era inviata del Corriere della sera. Senza averne la qualifica. Che le viene attribuita dopo la morte. Figlia della precarietà e del coraggio, aveva cominciato la sua carriera nel 1986 nel quotidiano La Sicilia, poi era passata in un settimanale regionale -Sud- quindi il trasferimento a Milano, per la scuola di giornalismo. Nel luglio ‘99 arriva al Corriere della Sera. Che per un giornalista era un po’ come arrivare sull’Everest.

Arriva invece in Afghanistan. Il più vicino possibile a dove le cose stanno succedendo. Muore il 19 novembre: lo stesso giorno in cui esce in prima pagina del Corriere della Sera il suo scoop e suo ultimo articolo: “Un deposito di gas nervino nella base di Osama”.

Gli imputati del suo omicidio sono ancora sotto processo a Roma. Alla sbarra (e collegati in videoconferenza da un carcere del loro Paese d’origine) ci sono Mamur, figlio di Golfeiz e Zar Jan, figlio di Habib Khan, entrambi di etnia Pashtun. Il pm Nadia Plastina ha chiesto per loro la condanna a 30 anni di carcere. Sono già stati condannati nel loro Paese. La sentenza è prevista per il 29 novembre prossimo.

Maria Grazia Cutuli 2

Quando cade l’acrobata entrano i clown

lunedì, maggio 17th, 2010

E’ lunedì. Afghanistan. Thailandia. Di nuovo Afghanistan. Ed è ancora mezzogiorno. Poi:

APPALTI: SCAJOLA, NON CONDIVIDO INTERVISTA MIA MOGLIE = UNICHE DICHIARAZIONI DA ME E MIO LEGALE
Roma, 17 mag. (Adnkronos) – “In relazione all’articolo apparso oggi su ‘La Repubblica’ e riportante un’intervista asseritamente resa da mia moglie, preciso di non condividerne il contenuto. In particolare, non è assolutamente conforme al vero la circostanza che io abbia deciso di non presentarmi dinanzi ai Pubblici ministeri di Perugia per non ‘creare problemi ai veri colpevoli’ o a ‘persone molto piu’ coinvolte di mè”. Lo afferma in una nota Claudio Scajola.

“Preciso, inoltre, che le uniche persone titolate a rilasciare dichiarazioni in merito alla nota vicenda -aggiunge- siamo io e il mio legale, avvocato Giorgio Perroni. Prego, pertanto, la stampa di non cercare di ottenere dichiarazioni dai miei familiari, i quali stanno vivendo un momento di comprensibile difficoltá di cui si deve avere rispetto”.

Non so. Ma se dovessi acclarare che una mia intervista fosse stata fatta da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse ecco allora forse sarebbe proprio il caso di dire  che quando cade l’acrobata entrano i clown.