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Simone Veil, una vita a testa alta che neanche Auschwitz ha piegato

venerdì, giugno 30th, 2017

Storie calme di donne inquiete

«Non serve a niente il voler travestire i fatti: di fronte a un milieu molto conservatore avevo palesato la mia triplice “mancanza”, quella di essere una donna, di essere favorevole alla legalizzazione dell’aborto e infine di essere ebrea.». Il migliore ritratto-sintesi di Simone Veil, morta oggi, è quello che lei si fa da sola mentre conduce in Francia, da ministro della Sanità, la battaglia per la legalizzazione dell’aborto.

Una vita, la sua, tutta in salita.

“Non bastava distruggere i nostri corpi. Bisognava anche farci perdere la nostra anima, la nostra coscienza, la nostra umanità. Privati dell’identità fin dall’ arrivo, attraverso il numero ancora tatuato sul nostro braccio, non eravamo altro che degli Stuecke, dei pezzi.” Così, il 27 gennaio 2015, ricorderà la sua deportazione ad Auschwitz-Birkenau.

Simone Veil, donna di gran fascino e determinazione, si trova questo masso a inizio cammino. Che inizierà a rotolare e lo farà per tutta la vita accanto a lei ma senza mai schiacciarla. Inizia in una famiglia felice che si ritrova dimezzata a guerra finita: suo padre André, suo fratello Jean e sua madre Yvonne moriranno lì. Ritorneranno in Francia solo in tre: lei, sua sorella Denise e Milou, che morirà dopo in un incidente stradale nel quale perde la vita anche il suo bambino.

Contro il volere del marito, Antoine Veil che incontrerà mentre studia a Science-Po, intraprende la carriera di magistrato. Settore penitenziario. Cerca, memore della sua di prigionia, di migliorare le ignobili condizioni di detenuti e, soprattutto, detenute. E sarà di lì a poco che, lontanissima dalle sue previsioni, arriverà la nomina a Ministro della Sanità.

Nel 1979 altro colpo di scena: Simone Veil venne eletta al Parlamento Europeo, per la prima volta eletto a suffragio universale. Soprattutto per questo, oggi che è morta, viene ricordata. Ma la sua più grande impresa è quella per il riconoscimento dell’aborto in Francia. Una battaglia lunghissima che vide tra le sue protagoniste un’altra Simone, Simone De Beauvoir.

Una vita in salita, battagliera, determinata, limpida. Con un testamento che parla da solo:

«Nelle diverse funzioni che ho occupato, in governo, nel Parlamento europeo, nel Consiglio costituzionale, mi sono sforzata di non essere una banderuola, mettendo le mie azioni al servizio dei principi nei quali mi riconosco in tutta me stessa: il senso della giustizia, il rispetto dell’uomo, la vigilanza per quel che riguarda l’evoluzione della società.» 

“Mi sono sforzata di non essere una banderuola”. Perché a volte basta applicare otto parole, nella vita, per farne una vita degna.

Simone Veil