Posts Tagged ‘8 marzo’

Ipazia di Alessandria, il martirio della scienza

mercoledì, marzo 8th, 2017

Storie calme di donne inquiete/5

Ad uno dei suoi allievi follemente innamorato di lei, essendosi dimostrato vano ogni tentativo di dissuaderlo, alla fine un giorno a lezione portò “uno di quei panni che le donne usano per il sangue mestruale e glielo parò davanti” dicendogli “In definitiva è di questo, ragazzino, che ti sei innamorato, di niente di sublime”.

Ipazia di Alessandria. Una così, sedici secoli fa. Matematica e astronoma, scienziata e filosofa, sapiente e politica coi controcavoli, la prima insegnante “pubblica”, tanto amata quanto odiata. Scomoda.

Ipazia di Alessandria

Di lei sappiamo con certezza poco (persi quasi tutti i suoi scritti) ma poche come lei hanno acceso fantasia, curiosità e passione in saecola saeculorum. Forse a motivo della sua morte, una delle più efferate della storia. Perché questa donna geniale e carismatica, innamorata della scienza, del sapere e della verità anziché di un uomo e non disponibile ad alcun tipo di “conversione”, stava diventando un modello pericolosissimo. Una scienziata femmina. E appassionata divulgatrice del sapere matematico, astronomico e filosofico, una Pieroangela e una Mariacurie tutto insieme. Troppo, evidentemente. Sei stata la prima scienziata vittima del fondamentalismo religioso, scrisse Margherita Hack.

In questa storiaccia c’è certamente l’invidia di un vescovo, Cirillo, e il servilismo di uno zelota, tal Pietro. E dunque un giorno Pietro aizza “un’orda di scellerati” monaci fanatici, scrive Silvia Ronchey citando Diderot, e se ne mette a capo. La turba “aspetta Ipazia sulla soglia di casa, si avventa su di lei mentre sta per entrare, la afferra, la trascina nella chiesa chiamata Cesareo, la spoglia, la sgozza, la smembra e la brucia”.

Bastava dire Sì. Convertirsi, lasciar perdere, non intestardirsi. E invece. Quanta paura gli hai fatto, Ipazia? E quanta continui a farne, dopo 16 secoli, tu e tutte le donne di scienza, quelle che pensano e quelle che sanno dire dei No? Bastava dire Sì. Ma oggi non saremmo qui, a far sentire ancora la tua voce.

Larga la Strada, stretta la via

martedì, marzo 8th, 2016

Emma Strada, prima laureata europea in ingegneria, al Politecnico di Torino nel 1908.

I miei auguri vanno a un uomo, al Professor Pi, perché abbia sempre più Emmestrade alle quali dire “In nome del popolo italiano la dichiaro…”.

Ingegnera Emma Strada

Quelle che

sabato, marzo 7th, 2015

Lucia, che sta in Germania. E Giada, a Bruxelles. E Adriana, in America. Ma preparano il ritorno.

Gianna, che tiene in piedi la famiglia da quando il marito ha perso il lavoro. Ma non l’ha mai fatto sapere, e pesare, a nessuno.

Chiara, che continua a parlar bene ai suoi figli dello sciagurato padre. Perché avranno modo di capire da soli, quando saranno grandi.

Virna, che dopo averne prese un fracco alla fine l’ha denunciato.

Claudia, che cura il microscopico balconcino come abitasse nel Castello di Miramare.

Giulia, che resta qui per poche lire a fare la scienziata perché “vedrai che cambierà”.

Mariarosa, che non lascia la scuola sfigata anche se l’hanno chiamata a insegnare in quella buona.

Laura, che continua a far bene il suo lavoro anche se è contornata di cialtroni che se ne prendono il merito.

Marika, che apre il suo negozio di parrucchiera la domenica per fare i capelli gratis a chi non può.

Carla, che ricama e sferruzza e crea.

Sono le donne che, pur non conoscendosi affatto tra loro, stanno salvando il mondo. E un po’ anche ciascuna di noi.


Limo, no grazie

sabato, marzo 8th, 2014

Oggi siamo qui. Con questo:

La prova del nove è arrivata, tre giorni prima del D day, con un titolo dell’insertoViaggi di quotidiano progressista che, alla voce Piemonte, titolava a sei colonne: “Piccole fughe per far festa tra donne”. La sagra quotarosata nelle Langhe era stata preceduta poco prima dalla mail invito di un club enologico a base di “8 marzo, cena con tour panoramico in Limo rosa a soli 40 euro”. Limo. Decisamente più comodo e glamour degli zoccoli neri sfrangicaviglie che difficilmente esponenti femmine al disotto dei 45 anni ricorderanno.

Dice facciamo il punto sull’8 marzo. Il punto sull’8 marzo non è quello che significa e quello che è stato ma, per dirla con Paula Fox, “Quello che rimane”. E per ora rimane non solo ma soprattutto un fastidioso appaiamento commerciale. Un 14 febbraio col bigliettino delle frasi fatte della Perugina senza manco il Bacio. Che in questo caso è l’apostrofo eroso tra le parole mo’ basta.

Quello che rimane è il quotarosismo che obbliga i maschi a nominare le femmine facendole sparire dalla quota neutra delle persone-adatte-per. Dice ma sennò non ci si arriva per niente.

Quello che rimane sono, a latere, anche illuminati televisionari che, a una donna che possieda la bellezza, son pronti a giustificare qualsiasi cosa tranne la possibilità dell’intelligenza.

E pure a chiedere un po’ in giro nella stretta cerchia delle sopravvissute agli zoccoli sfrangicaviglie, quello che rimane è percepito spesso come un contentino stinto.

Poi, per carità, c’è anche un chiaro anzi giallo poster di dichiarazione d’intenti – spiace precipitare così nelle citazioni ma qui corre l’obbligo – di gruppo umoristico impazzante sui socialcosi, “Tua madre è leggenda”, che mirabilmente riassume lo spirito con il quale ci si accosta la maggior parte degli uomini:

(continua qua)

@LaveraMeriPop

Motivi per i quali questo blogghe ha senso

venerdì, marzo 8th, 2013

E’ nei commenti agli Atti di subordinazione ma lo metto anche qui.

Io le ho prese, una volta.
Pesantemente. Avevo 20 anni.
All’inizio ti domandi dove hai sbagliato, poi come coprire…e infine se hai una madre come la mia “che caspita le racconto io a questa…che sarebbe capace di lasciarlo a terra morto” (lei a 1.60 non ci arriva lui è 1.90 ex canottaggio ma capacissima).
Ci penso spesso, spessissimo. Soprattutto quando d’inverno la mandibola dx mi scricchiola come se fosse di sabbia. Me la accarezzo con una dolcezza infinita.
E ora mi arrabbio. Ma prima no. Giuro.
Se non fosse stato per le domande dei miei a cui avrei dovuto dar risposta, avrei creduto alla mia testa che mi diceva “lo hai esasperato a tal punto, che vedi mo’ che hai creato…”
Ho inventato un incidente stradale, con lui ovviamente.
Due anni prima ne avevamo avuto uno.
Vero, però. In cui mi ero frantumata lo stesso lato di faccia.
E mio padre mi ha cazziato come non mai.
Se avesse saputo…ma arrivarci è difficile. Quando ci arrivi, poi…poi diventi una iena. Ho somatizzato, oggi ho una soglia al dolore fisico pari allo zero. Un pizzico mi diventa una melanzana, un morso amoroso un melone.
Ma quando sei lì non capisci subito e non tutto. Non tutte capiamo.
Non sono “andata” via solo per mia madre, l’ho fatto perché sapevo che era sbagliato.
Tuttavia, per me, il dolore di ammettere di avere amato un coglione è stato superiore al dolore delle mazzate. E’stata dura, durissima. Ma possiamo farcela.
Certo se le istituzioni comunali e regionali riuscissero a erogare più fondi, potremmo essere più vigili.
Ma questa è un’altra storia.

Grace

Atti di subordinazione

venerdì, marzo 8th, 2013

Me l’ha detto un po’ così, usandolo come fosse un autostop di passaggio tra una frase e l’altra:

-… e insomma mentre mi tirava una sberla continuava a insistere che non c’era nulla fra loro

Una subordinata. Della principale. E sia chiaro io sono certa che la parte brutta fosse che la tradiva nella fiducia e nel rispetto con la sberla ma me l’ha raccontata come invece il brutto fosse il fatto che la tradiva nel letto con una collega. E anche io, mentre ascoltavo, quasi ci cascavo nel traino del letto. Nel senso che anche a me veniva da sobbalzare quasi più alla principale, mentre quella vera affogava nella subordinata.

Ecco io questo, amiche mie, volevo dire oggi: dobbiamo ricominciare anche dalla sintassi. Una proposizione subordinata ci fa vivere vite subordinate. Una proposizione subordinata dipende da un’altra proposizione. Non ha un’autonomia. Anche la vita, eh, funziona così: se la sottomettiamo a qualcuno o qualcosa.

Dice Meripo’ e perché ce la racconti proprio l’8 marzo? Perché pensavo tra l’altro – a proposito di analisi del periodo- che forse la cosa più utile da fare per i diritti delle donne sarebbe sospendere per qualche tempo l’8 marzo, il più grande alibi di massa contro il logorìo del rimorso moderno. E magari la ripristineremo quando gli altri avranno imparato a rispettare noi e noi a ripristinare la sintassi. Tipo.

E le stelle stanno a guidare

giovedì, marzo 8th, 2012
Esterno sera, piazza San Silvestro, abitacolo del taxi. -Ndo’ annamo signo’? -Montesacro, grazie. -È religiosa?
-No, ci abita una mia amica. -Volevo dì, lei ci crede all’Oroscopi? – Io no, lei? -“Alimortè (Traduzione: Sì, ho sviluppato una …certa sensibilità sul tema). Per dire, ci sono segni maschili e segni femminili. E questo già t’aiuta. Esci con una ragazza? Meglio se è Toro, Cancro, Vergine, Scorpione, Capricorno e Pesci. So’ sempre strane ma so’ più prevedibili”. * Guida al Tom Tom zodiacale.
Qui.
E buon 8 marzo a tutte le Toro, Cancro, Vergine, Scorpione, Capricorno e Pesci. Le altre a casa che è meglio.
*dal libro “365D. Trecentosessantacinque giorni da donna”, ritratti fotografici e storie di donne impaginati in ordine cronologico come i giorni di un calendario. Il libro è anche una mostra a Roma, alla Centrale Montemartini fino al 25 marzo.

Otto marzo de che/ Tu dicevi No ma il tuo corpo mi diceva Si

martedì, marzo 6th, 2012

“Tu dicevi No ma il tuo corpo mi diceva Si’
“E’ bello, vero?”
“Nessuno ti amerà mai come sto facendo io”
“Non puoi prendere un aperitivo con qualcuno e immaginare che non succeda questo”
“Smetti di urlare, sai che lo vuoi”
“Rilassati, perché non puoi fartelo piacere?”
“Baby, non sono né uno stalker né un criminale quindi smettila di trattarmi come fossi uno così”
“Non c’è niente di sbagliato in questo. Sei tu che sei sbagliata se pensi che sia sbagliato”
“Non ti crederanno, penseranno che sei pazza, nessuno mai ti amerà più”
“Se fai resistenza ammazzerò te e la tua famiglia”

Le vittime di violenza sessuale scrivono su un cartello quel che dicevano gli aggressori e si fanno fotografare. Qui. Soprattutto donne, soprattutto da parenti.

(via Blondeinside)

Ottomarzo de che/Post a blog unificati

lunedì, marzo 5th, 2012

Oggi ci gemelliamo. Meri Pop aderisce a “Un post a “blog unificati” per dire insieme che sarebbe bello che gli uomini prendessero la parola sulla violenza contro le donne, sull’uso del corpo delle donne nei media, sulla prevaricazione maschile nel dettare l’agenda economica e politica”.

Eccolo:

Sarebbe bello che per questo Ottomarzo le cose andassero un po’ diversamente.

Che per una volta non toccasse alle donne elencare di tutti i guai causati a questo Paese da un’irriducibile “questione maschile”: il monopolio, come lo chiama Chiara Saraceno, dei posti di potere, l’applicazione di cospicue quote non scritte (tra l’85 e il cento per cento) a favore degli uomini.

Sarebbe interessante che stavolta fossero i nostri colleghi giornalisti, opinionisti e blogger, a dire “I care”.

A scrivere: la violenza e il femminicidio sono un mio problema, e rivelano l’incapacità della sessualità maschile di liberarsi dalla tentazione del dominio.

Come posta un lettore, Claudio Losio, sul blog “Il corpo delle donne”, commentando la vicenda della ragazza stuprata da  un militare a L’Aquila (), “il quadro che ne esce ci riporta indietro di 30 anni, al documentario di Tina Lagostena Bassi sul processo per stupro. La giovane studentessa dell’Aquila è nostra figlia, dobbiamo trovare il modo di sostenerla e proteggerla”. 

“I care”: è un mio problema di uomo lo sfruttamento commerciale e mediatico della bellezza femminile, che indebolisce le donne inchiodandole a stereotipi umilianti.

E’ un mio problema che l’agenda politica e quella economica siano decise quasi esclusivamente da vecchi maschi che bloccano qualunque innovazione per il loro vantaggio personale.

E’ un mio problema la mancanza di welfare e di servizi, freno all’occupazione femminile e allo sviluppo.

E’ un mio problema l’eccesso maschile che sta danneggiando tutti, donne e uomini.

E serve anche il mio impegno perché le cose cambino. 

Sarebbe bello.

Postato in contemporanea da – Contemporaneously posted from

Giovanna CosenzaMarina TerragniLoredana LipperiniManuela Mimosa RavasioLorella Zanardo, Ingenere

Le blogger che condividono questo post pubblicano periodicamente thread comuni, in particolare sul tema della rappresentazione pubblica della donna e su quello della rappresentanza politica.

http://www.ingenere.it/articoli/8-marzo-noi-la-festa-voi-la-parola

Le giuste

martedì, marzo 8th, 2011

Oggi siamo tutte qui.

Con questo.