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Quelle della prima volta

sabato, maggio 24th, 2014

Mia nonna aveva 41 anni, quando successe la prima volta. E non lo dimenticò mai, il giorno in cui potè votare. Continuò tutta la vita a prepararcisi come a Natale e a vestircisi bene come a un matrimonio.  Quarantuno dei suoi anni perché si riconoscesse che sì, le donne erano in grado di esprimere la propria opinione politica. Era il 1946. E’ a lei che penso, quando qualcuno mi dice che No, mobbasta. A lei e al suo “vestito buono”. A lei e all’emozione di quella prima volta e di tutte quelle che seguirono.

Lo so. Lo so che “stavolta” è stata “proprio brutta, violenta, volgare”. Ma conquistarci quel diritto è stata dura. Specie per le donne. Una di loro poca fa mi ha scritto

-Meripo’ in bocca al lupo a tutti noi. Per domani e per ogni giorno

Allo stesso modo mi ha più o meno scritto anche un esponente del sesso a noi avverso (marescià si scherza, essù) condensandolo in una canzone. Bella.

E nonostante sia stata propriobbrutta io in questa campagna elettorale ho visto pure l’impegno bello e pulito di tante donne, anche molto giovani.

Votate per chi volete. Ma andate. Se non volete farlo per voi fatelo per nonna Quintina e tutte le nonnequintine. Non permettiamo a nessuno di portarci via una cosa che quelle prima di noi hanno pagato caro.

Aò… andateci pure se siete masculi eh.

De voto

domenica, maggio 26th, 2013

Come votare me lo ha insegnato mia nonna. Non per chi ma come: la domenica mattina presto e vestendosi bene. Perché mia nonna non è nata votata: era del 1905 e la prima volta che potè farlo fu il 2 giugno 1946. E non deve essere stato facile, conoscendola, vedere uscire per anni suo marito che andava a scegliere anche per lei.

E così la prima volta che le dissero che ne era finalmente degna si vestì come per la Messa e andò a testa alta a riprendersi un suo diritto. E al marito, che le disse “ti accompagno” rispose:

-Conosco la strada e ho fretta: sono in ritardo di vent’anni

Nonna era religiosissima, cattolica praticante col botto. Ma non era una beghina. E una volta che le chiesi a che servissero i tre voti religiosi di povertà, castità e obbedienza, me li spiegò per filo e per segno, comprese le immani difficoltà persino dei Santi per rispettarli ma aggiunse:

-E comunque ricordati che il più difficile in assoluto da osservare è quello al seggio.  Se fallisci con gli altri ti rovini tu, con questo mandi alla malora tutti

Lo so, lo so che son momenti cupi. E senza entusiasmo. Però stamattina mentre anche io forse avrei avuto più voglia di andare dal dentista che al seggio ho pensato a lei. Mi sono alzata presto, vestita bene e sono andata a prendermi il diritto che è mio anche perché se lo sono sudato tante donne come nonna Quintina.

Che se avesse saputo, però, che settant’anni dopo hanno dovuto obbligarci a scegliere un uomo e una donna per farne eleggere qualcuna in più, avrebbe fatto una piazzata al seggio. Ma con i tacchi e la veletta, s’intende. Io la veletta, comunque, nonna, scusa ma stamattina proprio no eh.

La prima volta

sabato, giugno 2nd, 2012

Ogni tanto ci ripenso. A quando me lo raccontò. Mia nonna. Della sua prima volta.

Mi disse che non dormì per tutta la notte precedente.
Che era emozionata.
Che quel momento l’aveva aspettato per anni.
Che la mattina si fece bella apposta.
Che uscì prestissimo e guardandosi intorno circospetta.

Mia nonna aveva 41 anni, quando successe la prima volta.
E non lo dimenticò mai, il giorno in cui potè votare.