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La prima volta

giovedì, giugno 2nd, 2016

Ogni tanto ci ripenso. A quando me lo raccontò. Mia nonna Quintina. Della sua prima volta.

Mi disse che non dormì per tutta la notte precedente.
Che era emozionata.
Che quel momento l’aveva aspettato per anni.
Che la mattina si fece bella apposta.
Che uscì prestissimo e guardandosi intorno circospetta.

Mia nonna aveva 41 anni, quando successe la prima volta.
E non lo dimenticò mai, il giorno in cui potè votare.

Donne voto

Il 2 giugno di Missouri 1

sabato, giugno 1st, 2013

Ieri notte ho preso un taxi. A piazza Barberini. Occorre sapere che il parco macchine dei taxi romani spazia dalla Fiat Duna weekend alla Mercedes passando per la Opel Combo tour. La snob che è in me a volte ha anche ceduto il proprio posto in fila pur di non dover  salire sulla Duna ma ieri notte era tardi e mi è toccata la Fiat Punto. L’autista era un giovane ragazzo stile Missouri4 di Gazebo ma semi-pelato: era al telefonino e non ha interrotto la conversazione neanche quando sono entrata. Ha solo scostato un po’ l’orecchio e ha bisbigliato
-Ndo nnamo?
Ricevute le coordinate ha messo in moto e guidato monomanodestra mentre con la sinistra teneva il Samsung, salvo poco dopo togliere anche quella dal volante per cercare un cavetto.
Ambeh, si illudeva ancora la teutonica che è in me, ora mette l’auricolare.
No, cercava il carichino perchè
-Germà, sto coso ogni venti minuti se spegne, me sa che ormai ‘a batteria è arivata.

Missouri guidava dunque senza mani e con il sedile reclinato modalità sdraio, abbigliamento stile Monterey Pop Festival 1967, (il papà di Woodstock, il concerto, non l’uccelletto di Snoopy). Non so da quanto non si verificasse un incontro ravvicinato tra i sedili e un’aspirapolvere, come peraltro fra il Missouri della situazione e un deodorante. Materiale che farebbe vivere di rendita Enzo Miccio per almeno due stagioni.

Ed è stato in dodici minuti di tragitto, per corrispondenti dodici euro di conto, che ho capito ciò che non ho capito con quintalate di editoriali, studi del Censis e Rapporti dell’Istat negli ultimi dieci anni. Ho capito perché, su sta china, non je la faremo mai. Perché è come se non gliene fregasse più niente a nessuno non dico della sorte del Paese o del condominio ma nemmeno del proprio perimetro nell’abitacolo della propria macchina. Naturalmente Missouri, in un paio di occasioni, ha avuto modo di sottolineare con Germà quanta zella ce stia a Roma e quanta ggente nun all’altezza ce sia in giro e “figurate se er nove vado a votà, so’ tutti uguali e nun cambia mai gnente”.

Ma è stato passando ai Fori Imperiali, mentre ancora si staccavano ponteggi e si attaccavano coccarde alle tribune autorità per la parata del 2 giugno, che ha detto a Germà
-E che voi festeggià, che qua nun ce sta na cosa che funziona, manco sto cazzo caspiterina de telefono

E’ che, evidentemente, l’aggiustamento della Repubblica resta una questione che riguarda “l’altri”. La manutenzione ordinaria nostra essendo stata forse abolita.

Insomma è come se ieri avessi visto in lui il Missouri1 che abita dentro ciascuno di noi: quello che, pur non volendo garantire neanche una passata di Folletto ai sedili della propria Punto, tuona contro lo sfacelo della Fiat. Che, sia chiaro, c’è e ha nomi e cognomi. Eppure è come se, per passare l’aspirapolvere in casa, stessimo tutti aspettando che prima si depositino tutte le polveri sottili dell’atmosfera. Salvo poi un giorno renderci conto che non stiamo soffocando solo per l’inquinamento fuori ma prima di tutto per l’asma che ci siamo autoprodotti con l’acaro allevato in casa.

Buona Festa della Repubblica, Missouri1. Una Repubblica che sarà salva quando potrò vederti alla parata: mentre imbracci un Folletto.

Della festa della Repubblica e di quella di nonna Quintina

giovedì, giugno 2nd, 2011

A me ogni 2 giugno, ma non solo il 2 giugno, mi viene da pensare a nonna Quintina. Mia nonna. Ramo paterno. Quel ramo dell’ago di Cuomo. Che nonna Quintina era “sarta rifinita” ed era nata in Argentina ma le piaceva l’America “perché ci ha liberati”.

Nonna era classe 1905. E votò per la monarchia.
La rivelazione avvenne che io ero ancora bambina. Lo diceva con grande rimpianto, ogni 2 giugno: “Io festeggio ma ho votato per il re”

-Nonna e perché?
-Perchè con la monarchia almeno sbaglia uno solo, con la Repubblica minimo in 950
-E quando ha vinto la Repubblica?
-Sono stata contenta. Per la Dc.

Che nonna Quintina era anche una cattolica col botto. E andava in giro, durante il fascismo, con la tessera dell’Azione Cattolica cucita all’interno del vestito.

-Nonna e perchè?
-Perchè era proibito essere dell’Azione Cattolica
-E che bisogno c’era di tirartela dietro cucita addosso?
-Per ricordarmi sempre di cosa sono parte.

Capii solo da grande, e due Repubbliche dopo, che non era proprio un pensiero campato per aria, quello che con la monarchia almeno sbaglia uno solo. Soprattutto perché aveva un senso delle istituzioni repubblicane che i ministri di oggi se lo sognano.
E lei, il 2 giugno, amava vedere la parata. E si emozionava a veder sfilare “tutti questi bei ragazzi che nessuno lo sa ma ci tengono in piedi ogni giorno”. Spesso aveva da ridire sulla fattura sartoriale delle divise ma in linea di massima li riteneva peccati veniali e la parata se la guardava insieme a nonno Giuseppe, che canticchiava gli inni dei diversi Reparti.

Lei stava zitta. Cantava solo l’Inno nazionale “perché sono stonata, ma l’Inno si canta, si canta in piedi e lo cantano pure quelli stonati che votarono Monarchia. Che io lo sapevo che perdevo. Ma ero abituata a perdere. E non mi dispiacque. E inoltre perdere è doloroso ma conviene: perché, quando sei abituata a perdere, la vittoria vale il doppio”.