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Con le Pinnacles, fucile ed occhiaie

venerdì, settembre 14th, 2012

21 agosto  

Appurato che il 13 dicembre Santa Lucia non è il giorno più corto che ci sia, si sperimentava che però il 21 agosto è incontrovertibilmente il più lungo. E dunque parliamo di questo Camp Five che, una volta riemersi come Zombie dal fiume, ci appariva in tutta la sua magnificenza. Miss Nikon, riemersa solitaria dalla boscaglia ad appena mezz’ora dagli ultimi ma senza ausilio di giapponesi, dava il “la” all’epilogo della giornata con la legittima domanda:
-Scusate, sono già state assegnate le stanze?  

Interrogativi che in condizioni di normalità sono più che legittimi, dopo dodici ore di sbattimento dall’alba.  

-Siamo tutti alla Room3 con due tedeschi
rituonava il professor Pi da un ballatoio di legno con alle spalle una camerata semiaperta ai lati ma con un tetto di lamiera, nella quale trovavano posto, su due muretti alti ai lati, 18 materassini, 9 per lato di ecopelle tipo divani Mondo Convenienza.  

-Con 10 ringhitt per notte si può noleggiare la zanzariera
specificava illustrando i confort previsti nella lochéscion mentre un pipistrello compiva evoluzioni da Barone Rosso alle sue spalle esattamente all’interno della Room3 e le vespe, una volta appozzatici vestiti nel fiume con ciò togliendo il richiamo degli abiti, si assiepavano su scarponi e calzini lasciati in bella mostra all’ingresso, che anche qui si va scalzi sulle assi di legno.  

Sssshhhh. Non dite nulla. Lo so. Ho perso i requisiti da minimo sindacale per le lamentazioni almeno quattro viaggi fa, al Safari australe est. Accettato quello e continuando a ripresentarmi agli imbarchi dei viaggi successivi so bene che esiste solo la spiegazione della sindrome di Stoccolma intesa non come quella del viaggio a. Ma tant’è.
Il professor Pi stava lì anche incerto se affittarla, sta zanzariera mentre io ce l’avrei voluto proprio avvolgere tipo sarcofago egizio indi farmi vedere da uno bravo. Uno psichiatra, intendo e dunque lì stentoreamente annunciavo  

-Abbi pietà, investiamo sti 20 ringhitt e aiutami a montare la caspita di zanzariera
esempio virtuoso che veniva seguito da tutti gli astanti per poi giungere, dopo manovre non sempre agevoli, al seguente risultato:  

Camp5, Room3, Meriuan (Foto Professor Pi)

E dunque questo Camp Five che è? Non un camping, non un ostello, non un albergo, non una Longhouse. Non è niente di conosciuto, per me. E, ve lo devo dire, come non bastasse la premenopausa che mi tormenta, ad essa si aggiungeva anche la difficoltà di capire dove caspita mi trovavo. Il tutto si traduceva in un’acutizzazione della mia già avanzata insopportabilità persino a me stessa, figuriamoci al povero Pi&Co. 

Insomma alle 18 sconforto, alle 19 cena, alle 19,30 la guida convocava il Pinnacles briefing. E qui apriamo un altro capitolo incomprensibile alla scrivente:
4 ore per la salita
5 ore per la discesa
partenza ore 6,30
rocce affioranti, terreno scivoloso, pendenza fra il 45% e il 75%, distanza da coprire 2.400 metri, occorrono 3 litri d’acqua almeno, guanti da lavoro per aggrapparsi alle rocce, barrette energetiche, mantella, torcia, kit pronto soccorso, l’aiuto del Padreterno e, dovesse piovere dopo la mezzanotte di stasera, si annulla tutto. Segue grafico 

Scalata ai Pinnacles, istruzioniperluso (Foto Professor Pi)

Persino il panzer Marià la sera prima aveva tenuto un’ora di riunione dissuasiva sui Pinnacles così concludendo 

-E portatevi anche il passaporto
-Per il riconoscimento delle salme
aveva sapientemente chiosato Filippo 

Giorni di tormento. Altrui. Che a me l’idea di sti Pinnacles, confesso, non m’ha sfiorata mai. Finché nove di noi, nel tira e molla fino alla sveglia delle 6,30 del giorno dopo, decideranno che si, annamo. 

Alle ore 21,30 -ora in cui al Camp Five scatta il coprifuoco per chiusura luci-, messo il sacco lenzuolo sotto e sta zanzariera sopra, prima spogliatami poi rivestitami (che l’umidità cala da ovunque insieme a moscerini, farfalle e pipistrelli nonostante la possente zanzariera) pare -dico pare- che si possa chiudere pure sto 21 d’agosto che per quanto mi riguarda sta a durà almeno da luglio. 

22 agosto 

Giornata di sostanziale fancazzismo dei restanti al Camp Five mentre i partenti  per i Pinnacles alle ore 6,30 buttavano il cuore oltre l’ostacolo e, per quanto reso noto, potevano buttà pure il cuore alla fine della performance. Dice che “chi deciderà di non fare i Pinnacles volendo potrebbe fare il Kerangas Tr…” immagino ci fosse scritto Trail ma guardate io manco ho finito di leggere la frase. E dunque me ne stavo a ciondolo, mangiolo, bevolo, gongolo, prontolo, brontolo finché alle ore 15 Patrizio ci riappariva -primo vittorioso rientrante dalla spedizione pinnacolesca- come un Vietcong a fine guerra. 

-Bravo, hai già fatto il bagno vestito nel fiume pure oggi?
-No, cara, è sudore 

Non faceva manco in tempo a piazzarsi sotto la tettoia del Camp Five per un tè caldo che plic plic plic iniziava una pioggerella che, nel volgere di minuti due, assumeva dimensione tifonico-monsonica con allagamento anche di tutto il Camp, gli altri 8 sempre chissà dove appiccati là sopra.
Alla spicciolata, e in modalità Survivor, tutti sani e salvi nonostante qualche grattugiata di roccia, rientravano alla base, la penultima baciando terra come il Santo Padre in terra straniera e l’ultima alle ore 18, Annuzza nostra mi pare, insieme all’esausta guida. 

Survivor (Foto Professor Pi)

E però pare che, lassù, ci fosse questo: 

Pinnacles (Foto Chiara Paparelli)

Ovviamente l’aria stava rinfrescando. Giusto mo’ che siamo qui solo con “lo stretto necessario”, molti senza manco la felpa. Il risultato finale dell’accumulo strati della sottoscritta è imbarazzante anche solo a trascrivervelo: pantalone lungo, maglietta manica corta, seconda maglietta, camicia, felpa, sandalo aperto con calzino da trekking. 

Siamo ai livelli passeggiatori della domenica anni ’80: tuta acetata, calzino bianco, mocassino e borsello. Per fortuna è notte e persino la Carmencita di Miss Nikon ha alzato bandiera bianca, che s’è esaurita financo la batteria senza possibilità di trovare prese fino a domani sera. E così pure uno specchio. 

Dopo luculliana cena servita alle 19, alle 20 i Pinnacolieri iniziavano a dar segni di evidente cedimento strutturale, qualcuno sognando già la branda. La mia, branda, era piazzata giusto in favore di finestrone aperto con raffiche di bora, la zanzariera oscillante come il pendolo di Foucault: quella del professor Pi, accanto, leggermente più riparata. Circostanza che  gli si ritorcerà contro in piena notte quando nella camerata scossa dalle raffiche di vento e dai ronfamenti prontamente però stoppati da ripetuti e perentori
-SSSSSSHHHHHHHH
di SilviaB detta Cicciuzz
si udiva anche uno strisciare di materasso Mondo Convenienza dal punto A al punto Pi, con azzeccamento di Meri e avvoltolamento in sacco e zanzariera.