Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

StoryPop, Companies Talks sbarca su Forbes e su Sky

Lui ebbe una bellissima idea.
Poi un giorno disse a lei “Sì ma secondo me dovremmo lavorare diversamente sui testi”.
Lei allora gli disse: “Io una ce l’ho”.

Allora lui incontrò Io-Una-ce-l’ho e le chiese:
“Si tratta di scrivere per il teatro, business storytelling, lei di che si occupa?”
E lei: “Di cuorinfranti”
E’ a quel punto che lui svenne e poi le licenziò tutte e du… Ah no? Non la licenziò? La prese? Ma, davvero?

Poi dice che gli uomini non tengono coraggio: folli, sono.

Lui, che si chiama Andrea Dotti, aveva anche una grande regista, che si chiama Tiziana Sensi, e attrici e attori strepitosi ai quali si affiancarono pure dei musicisti che lèvatiproprio.

E fu così che stasera tutta questa cosa approda su FORBES, su SKY e su TIVÙ SAT: alle 22,30 COMPANIES TALKS andrà in onda in prima visione per quattro lunedì consecutivi

su Sky 511,
per chi non ha Sky c’è Tivù Sat canale 61
oppure online su Bfcvideo.com,
(poi in replica più volte durante la settimana): non avete scampo, proprio.

Stasera si inizia con Google. Poi arriveranno Facebook, Amazon e AirBnb.

Il cuorinfranto non è bello ma è certamente sottovalutato. Tutto sommato, male che vada, può portarvi fino a qui.

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Burioni, l’omeopatia e Julio Iglesias

La premessa la faccio sempre: Roberto Burioni è mio amico. Da prima che fosse il Torquemada della trivalente. A lui rimprovero solo una dissennata fede laziale. L’avvertenza è necessaria perché ogni volta che parlo dei suoi libri con entusiasmo voi siate autorizzati a pensare che ciò sia dovuto o all’ansia di fare una marchetta o a quella di compiacerlo.

Ed è stato con sollievo che stavolta mi son detta Oh finalmente ne posso parlare malissimo. Perché stavolta Burioni il libro l’ha scritto contro l’omeopatia. E chi di noi, nella vita, non potrebbe testimoniare di aver fatto ricorso con successo alla Nux Vomica 6ch? O, già che siamo in periodo pre-influenzale, all’Oscillococcinum? 

Mi preparavo dunque, finalmente, a remargli contro quando, ingurgitando le sue 200 pagine di “Omeopatia, bugie, leggende e verità” a un certo punto ho pensato che si fosse, lui, bevuto il cervello. Perché, narrando del felicissimo caso risolto di una donna affetta da una grave depressione che le stava rovinando la vita, Burioni scrive che il preparato omeopatico grazie al quale è guarita conteneva una diluizione infinitesimale di… Muro di Berlino. Ve lo ripeto: granulini contenenti acqua e Muro di Berlino. E ce ne sono che contengono infinitesimali diluizioni anche di Vallo di Adriano e di Grande Muraglia Cinese.

Perché se “il simile cura il simile” (dal greco hòmoios -simile- e pàtheia suffisso legato a pàthos che significa “malattia”, scusate non trovo gli accenti giusti su sta caspita di tastiera), cosa può guarire le persone oppresse, bloccate, ostacolate nei loro desideri,  meglio del Murodibberlino?

Ma ci sono prodotti anche a base di diluizione di tasso (sì, proprio l’animale e non voglio sapere perché ma tra i vari effetti ha quello di indurre un “notevole desiderio sessuale”), di diluizione della nave Helvetia (affondata nel 1887 in una baia gallese), di diluizione di colori, di diluizione del Fa -sì la quarta nota musicale- (come la catturano? Boh), diluizioni di Sole (“il rimedio si ottiene esponendo il lattosio ai raggi solari e rimestandolo con una bacchetta di vetrofinché non raggiunge la saturazione. Saturazione di cosa? Non fate i difficili”).

E ancora diluizioni di Luna, di vuoto cosmico e…. basta, io mi fermo qui.

I prodotti omeopatici contengono “il nulla addizionato alla nostra suggestione”, dice Burioni a noi 600 milioni (oltre 100 milioni in Europa), seguiti da 500mila medici omeopati. E quando abbiamo in mano un prodotto omeopatico a una diluizione di 15CH per bere una singola molecola di principio attivo “dovremmo ingurgitare un’intera piscina olimpica da 50 metri”. E in quelle da 30CH bisognerebbe “bere un quantitativo pari a 100 miliardi di volte la massa della Terra”.

Ero lì, inebetita e incredula da giorni, su queste cifre dell’ingurgitamento di piscine quando domenica scorsa ho ascoltato un intervento di Elena Cattaneo, scienziata e senatrice a vita, che le ha ripetute per filo e per segno. E lei credo non sia neanche della Lazio.

Certo avrei voluto dire a Elena Cattaneo che effettivamente io a volte mi sono sentita meglio, dopo aver assunto, forse, la diluizione di Diptyque Do Son, il mio profumo preferito, che magari a poterci fare il bagno.

Ma qui la risposta per me ce l’ha purtroppo il mio amico Robertoburioni:

-Meripo’, sei guarita perché in quei casi saresti guarita lo stesso da sola, quindi anche ascoltando un disco di Julio Iglesias

Qualcosa che non contiene nulla ma della quale crediamo di aver bisogno e che per ciò stesso ci fa stare meglio. L’omeopatia, altra grande metafora dell’amore.

E allora amiche e amicimiei, ascoltiamoci “Se mi lasci non vale”, che avevo giusto voglia di Nux Vomica.

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Fabiola Gianotti, particella di Dea, riconfermata al Cern fino al 2025

Dirige il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle ed è la prima donna in 60 anni a farlo. Eccola qua, sulla copertina che le dedicò Time

Fabiola Gianotti

Fabiola Gianotti classe 1960, è stata appena riconfermata alla guida del Cern fino al 2025.
E siccome la vita è, oltre che bella, anche molto autoironica, la sua riconferma arriva mentre la rivista Quantitative Scienze Studies ha annunciato che pubblicherà un articolo di Alessandro Strumia, scienziato già allontanato dal Cern di Ginevra perché in un convegno dichiarò che  “la fisica è stata costruita dagli uomini”. Invitando le donne a “non lagnarsi perché non sono discriminate” e sostenendo che nella scienza “non si entra con un invito”.

Infatti, oggi, è a lei che è stato chiesto di restare alla guida del Cern.
A conferma del fatto che Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana. Ma della prima non si è ancora sicuri.

Fabiola Gianotti che da ragazza legge la vita di Marie Curie e trasforma la passione per le materie scientifiche e per la Fisica nel suo lavoro e nella sua vita. Nel 1984 si laurea alla Statale di Milano con indirizzo sub-nucleare: è lo stesso anno dell’assegnazione a Carlo Rubbia del Premio Nobel. Decide a quel punto di iniziare un dottorato di ricerca sulle particelle elementari. Nel 1987 entra a far parte del CERN di Ginevra.

Comincia a lavorare sull’argon liquido e parteciperà con altre migliaia di studiosi all’esperimento Atlas insieme a fisici di tutto il mondo, ritenuto ancora oggi il più grande esperimento scientifico della storia.

Ed è proprio in veste di portavoce dell’esperimento che nel luglio del 2012 rende noto al mondo che è stata osservata per la prima volta una particella compatibile con il bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio, cioè tipo la colla che tiene insieme l’Universo (mi scusi l’utenza per la sintesi).

Nel novembre del 2014 viene scelta dalla 173esima sessione del consiglio del CERN per la carica di direttore generale, diventando così la prima donna nella storia a vedersi assegnato questo incarico.

Noi con lei, invece, abbiamo scoperto che sì, la scuola italiana è incerottata e l’Università chevelodicoaffare ma alla fine i nostri cervelli e le nostre cervellesse danno lustro al mondo.

Perché Fabiola Gianotti, fra le altre cose, è stata una delle sette donne -l’unica italiana- copresidenti del World Economic Forum di Davos 2017 per discutere delle grandi sfide che il mondo dovrà affrontare.

“La conoscenza, come l’arte -ha detto una volta- è un bene che appartiene all’umanità”. E una parte importante di quella scientifica oggi porta il nome di una donna. Di una donna italiana.

Fabiola Gianotti Cern


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FARE o non fare, non c’è provare

Domenica alle 10 c’è anche la quippresente per la lettera F, Femminista. Con Elly Schlein e Michela Di Biase.

Dove? In un posto splendido, al Monastero delle Clarisse Eremite a Fara Sabina.

Per FARE che? Per il primo appuntamento di Femminista Ambientalista Radicale Europeista.

E chi ci sarà? Anche David Sassoli, Elena Cattaneo, Francesco Boccia, Vincenzo Spadafora, Luigi Zanda, Nicola Zingaretti e Daniela Preziosi ed Elena Di Giovanni.

Nessun uomo è stato maltrattato per organizzarlo. Almeno credo.

FARE o non fare, non c’è provare.
Vi aspetto.

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OroscoPop: lo Scorpione non è cattivo. Ma maneggiatelo con cura

Scorpione
Dal 23 ottobre al 23 novembre

Non è “cattivo”: lo disegnano così. Anche se, come chiunque abbia a che fare con uno Scorpione ha imparato a sue spese, nel dubbio è meglio maneggiarlo con cura, perché il suo pungiglione sa ferire, soprattutto se scopre – ed è una certezza: lo scopre sempre, quindi non provateci – che qualcuno ha agito in malafede o ha cercato di menarlo per il naso. Come la Scorpionessa Lisbeth Salander, la qui amatissima hacker della saga di Millennium, che con maniacale attenzione al dettaglio costruisce nel silenzio la sua implacabile vendetta.

Acuto, attento, sempre curioso di scoprire che cosa c’è dietro ogni cosa, situazione, maschera umana, lo Scorpione parla poco e osserva molto. Segno segreto per eccellenza, tirargli fuori qualche verità nascosta – di sé o degli altri – è impresa ai limiti del possibile.

E quindi, tranquilli: se avete un qualche rospo che vi tormenta, potete confidarglielo senza timore, non lo sputerà mai. Poiché la discrezione è l’unica virtù a cui obbedisce davvero, si porterà il vostro segreto nella tomba, sempre che qualcun altro a cui l’aveste improvvidamente svelato, non se la sia già cantata.

Dotato di una intelligenza notevole e ben direzionata – e di un certo senso del dramma – il Nostro conosce il potere,  quello vero, quello che s’impone senza manifestarsi. Diversamente dal Leone, allo Scorpione non serve una corte. A lui, piuttosto, piace poter gestire e orientare cose, persone e situazioni là dove vuole che vadano. Gran giocatore di scacchi sulla scacchiera dell’esistenza, non ha paura di rischiare e gioca per vincere, anche a dispetto di eventuali malcapitati, che non esita eventualmente a manipolare. Per farla breve: è abbastanza il tipo del fine che giustifica i mezzi. Quindi è un avversario temibile. Ma è e sa essere un amico fidato e un compagno affidabile: i suoi affetti amicali e familiari sono solidi ed è tendenzialmente fedele anche se la proverbiale potente sessualità che lo caratterizza può portarlo a guardarsi attorno e a trasgredire di quando in quando. In ogni caso, mettetevi l’anima in pace: non lo scoprirete mai.

Un 2020 coi botti. E un compleanno col cuore caldo

A parte alcuni brevi periodi un po’ nervosi, come l’estate che si sono lasciati alle spalle, in questi ultimi due anni gli Scorpione hanno vissuto una lenta ma progressiva risalita. Consolidati da Saturno, e stimolati a rinascere dopo un difficile periodo di cambiamento da Plutone, il pianeta che li governa, ora vivono una fase di stabilità e di recupero di risorse e opportunità che, con l’arrivo a dicembre di Giove a favore, vedrà nel 2020 momenti di ulteriore espansione e in qualche caso anche di un certo successo, se si svolgono professioni creative o legate alla scrittura e alla comunicazione. Già da qualche mese (ma poi ancora a lungo) attenzione alle occasioni improvvise, che vi chiedono di uscire magari faticosamente dalla vostra confort zone ma che potrebbero portare buone opportunità. E già da qualche mese (ma poi ancora a lungo) chi è single – e chi non lo è – ha vissuto e può aspettarsi i nuovi incontri, flirt mordi e fuggi, colpi di fulmine che passano in fretta. O anche solo occhiate, sguardi, intese inaspettate che si mantengono tali ma che rimangono pur sempre un salutare massaggino all’ego. Qualcuno, ma più avanti, verso la prossima primavera, potrà trovare un nuovo amore stabile, una relazione duratura e pensare anche di progettare un futuro in comune, magari rompendo con relazioni passate.

Novembre chiede un po’ di attenzione nelle questioni di affari e di lavoro. Nulla di grave: qualche piccolo ritardo, contrattempi, una revisione di alcuni programmi che vi faranno riflettere su come fare meglio e in modo più efficace.

E l’amore? Sarà un compleanno tranquillo, senza inquietudini – per voi un bel regalo – e circondato dal calore degli affetti. Una calda festa del cuore in attesa di un anno che potrebbe decisamente movimentarsi. Ma per il momento, godetevi l’affinità ritrovata con i vostri partner e se siete single, gli amici e gli amori spot. Pronti a ballare presto la rumba.

Sicché Scorpioni e Scorpionesse Nostri: state col cuore caldo. E preparatevi alla rumba
Per sempre vostra
Maga Bagò

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Quello che rimane

Immaginatelo solo per un attimo: avete 13 anni, siete una ragazzina felice come l’incoscienza ci fa ancora essere a quell’età. Poi improvvisamente un giorno vi sfondano la porta di casa, vi urlano di radunare poche cose e vi portano via. Poi vi tatuano un numero sul braccio, poi vi strappano dai vostri genitori e da tutti i vostri cari, poi vi affamano, poi vi affreddano, poi poi poi. Lei, numero di matricola 75190 tatuata sul braccio, deportata a 13 anni da Milano ad Auschwitz e Birkenau il 30 gennaio 1944 con il padre, che non rivide mai più, qualche mese prima dei nonni, anche loro uccisi all’arrivo.

Io l’ho vista la scorsa estate, lei, a Fano, sul palco di Passaggi Festival, intervistata da Bianca Berlinguer. La piazza era stracolma. E muta.  A un certo punto ha lievemente rallentato il ritmo del discorso, ha fatto una breve pausa e ha detto: non sono mai tornati per la colpa di essere nati. La colpa di essere nati. Cinque parole nelle quali Liliana Segre in un attimo ha asciugato chilometri di inchiostro e ore di prolusioni su Olocausto e nuovi razzismi e l’ha messa così, asciutta e senza fronzoli.

Si alza da quella nuvola di capelli candidi e da una calma apparentemente imperturbabile la forza di questa donna che nessun male ha piegato. La voce per raccontare l’indicibile è difficile trovarla, aggiunge, ma a un certo punto per me è diventato impossibile continuare a tacere. La voce l’ha trovata solo dal 1990: perché anche quando il male è apparentemente passato ed è arrivata la Liberazione e sono arrivati gli affetti, l’amore, il marito, i figli e la vita le si è riaperta in ogni forma, ha continuato a pagare il pedaggio a quell’oscurità. Che è arrivata sotto forma di esaurimento nervoso e di altro ancora. Ed è lì che a un certo punto ha capito che doveva trovare la voce. La voce per raccontare l’indicibile.

Ora immaginate per un attimo, solo per un attimo, che oggi a 89 anni, siete sopravvissuti a tutto questo ma improvvisamente torme di minus habens riversino su di voi tramite una tastiera ingiurie, offese, volgarità. Se ne stanno lì, nascosti da uno schermo, a cercare in questo modo un senso alla propria irrilevanza. Poi ce ne sono altri, che però sono vostri colleghi e siedono in Parlamento di fronte a voi ma a rappresentare noi, che il giorno in cui si approva una mozione contro odio, razzismo e antisemitismo non la votano e, mentre gli altri si alzano per rendervi omaggio, restano seduti e non applaudono.

Ora, per un attimo e solo per un attimo, ditemi voi: ma dopo tutto quello a cui siete scampati, dopo aver sofferto l’inimmaginabile, ma davvero qualcuno pensa che possano destabilizzarvi cose del genere? E cosa rimane, alla fine? Una vostra alzata di sopracciglio, pietosa e compassionevole verso questi poverini, prima.

E il loro restare dei miserabili, dopo. E per sempre.

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Il mondo come vorremmo che fosse

Di lei vi avevo già parlato, qui. Della Cooperativa Agricoltura nuova, intendo. Senonché ieri mattina un amico mi telefona e dice

-Meri Pop, che ne diresti di andare alla Cooperativa?

E io -Ma certo, dovevo giusto fare la spesa

-Ma no Meripo’, non per la spesa, oggi lì è una giornata speciale.

E andiamo dunque a ‘sta giornata speciale. Andiamo con un po’ di magone perché io, lì accanto, ho abitato dodici anni, un matrimonio fa, e a volte ci andavo a fare la spesa il sabato. Poi, contestualmente al divorzio e al trasloco, non ci ho messo più piede. E ho fatto male. Perché quel posto, se possibile, è diventato ancora più bello.

E’ che ieri Antonio Cederna avrebbe compiuto 98 anni. Dice ma mo’ che c’entra Cederna? Questo nome, per Roma, significa soprattutto Appia antica, liberazione dal “sacco” dei costruttori, il piccolo Davide che si ribella al gigante Golia. E vince.

E Agricoltura Nuova questo, soprattutto, è stato: un gruppetto di ragazzi un po’ folli, braccianti, disoccupati e volontari, capitanati da Matteo Amati e Carlo Patacconi, che un giorno, il 2 luglio del 1977, prende le cesoie e va ad affrontare Golia. Cioè va a occupare le immense distese di terra in completo abbandono tra Laurentina e Pontina: si chiama Le Tre Decime, è considerata terra di nessuno e per questo stanno per metterci le mani i palazzinari. E’ terra piena di reperti archeologici, resti di insediamenti romani e buona da mettere a frutto. Antonio Cederna sarà uno dei protagonisti di quella vittoria, insieme a Matteo, Carlo e tanti altri.

Oggi quei 180 ettari di terreni incolti sono diventati un’azienda agricola all’avanguardia, che ha introdotto il chilometro zero, il biologico e il rispetto dei tempi della natura quando nessuno sapeva neanche cosa significassero. In quell’azienda-comunità lavorano anche portatori di handicap e i fondatori accanto ai nuovi operai.

Poi, una mattina di qualche mese fa, uno dei veterinari e amici della Cooperativa -che si chiama Palmerino e, modestamente, è molisano- trova in un angolo di una stanzetta una targa, una targa per ricordare Antonio Cederna. Volevano metterla tempo fa su un muro ma la zona proprio grazie a loro è protetta e quindi niente targa. Però, si dice Palmerino, sul muro no ma magari in terra sì. A quel punto contatta Giuseppe Cederna, figlio di Antonio, attore scrittore e tuttecose (che per me e quelli di ‘nacerta resta prima di tutto Quello-di-Mediterraneo, di Salvatores). Il resto è stata una giornata bellissima, benedetta pure dal cielo nonché dal riscaldamento terrestre.

Perché Giuseppe, Matteo, Carlo, Palmerino e tutto il cucuzzaro hanno trasformato quella festa per Antonio nella festa di tutti. Piena di gente bella che ti fa riprendere un po’ di fiducia nel fatto che forse sì poesse che jelafamo. Io, per dire, ci ho trovato pure la mia amica Rosalba spuntata chissàccome.

Giuseppe Cederna e Matteo Amati (foto Musica minuscola)

Federica Gasbarro (ieri con Pietro Del Soldà) che ci ha rappresentati allo Youth Climate Summit dell’Onu

Per una intera giornata i nostri occhi e le nostre orecchie si sono riempite di quella merce rarissima, oltre alle verdure buone, che è la speranza: dai ragazzi di Fridays for future Italia, a Vezio De Lucia, a quelli di LAB 1.0, all’orchestra Musica minuscola, in cui ragazzi di ogni provenienza compiono il miracolo di fare della diversità un’arte.

(foto Musica minuscola)

Le battaglie di ieri insieme ai risultati di oggi. Insomma il mondo come vorremmo che fosse. Compresi quel vino e quella minestra buonissima -di non ho capito cosa- del pranzo.

Sì, una giornata bellissima. Quelle che torni a casa e pensi che la salvezza risiede, alla fine, in una cosa semplice, questa:

Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.
(Andy Warhol)


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Daje de punta

Potremo acquistare la punta del cornetto Algida da sola, senza il gelato che l’ha sempre preceduta.
E non ci piaceranno più né lei e né il gelato. Lei perché non dovremo più conquistarcela e lui perché gli mancherà qualcosa.
Il cornetto, altra grande metafora dell’amore.
In tutti i sensi.


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Viaggia che ti passa

Come si supera una delusione di cuore? Google offre 15 milioni di risposte. Volete forse voi perdervi la 15 milioni e 1?

È che uno degli inconvenienti dell’amore è il tempo che dobbiamo spendere per riprenderci quando finisce. Come impiegarlo? Io, ad esempio…. (eh ma un po’ lo sapete, poveravvoi).

Vabbè, Poppiane e poppiani, se non volete passare in aeroporto per la risposta potete intanto passare in edicola. Su Repubblica. Live.
Kerouac non ti temiamo.


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Lessico famigliare

-Chiarè ma com’é andata poi la verifica di scienze?
-Zia, la prof è mancata
-Oddio, ma così all’improvviso, ma quanti anni aveva?
-Ma zia… nel senso che non é venuta a scuola!

Abbattetemi pure

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