Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

La sindrome di Penelope

Chi è l’innamorato? E’ uno che aspetta. Pensateci: amare qualcuno alla fine vuol dire soprattutto aspettarlo, aspettarne i segni, la vicinanza, il uozzappo, il like sul post.

Stiamo tutti aspettando qualcosa, se teniamo a qualcuno. (Ma che davvero pensate che basti non parlarsi più per interrompere un legame? avvertiva Bukowski)

E chi è la nostra paladina? Penelope. Ne esiste anche una sindrome. Penelope che si innamorò di un viaggiatore fai-da-te, tal Ulisse. Quello parte e lei lo aspetta. Vent’anni. E poi vi lamentate che quello ha visualizzato e non risponde da venti giorni.
Penelope lo aspetta 20 anni, primo miracolo, e lui torna, secondo miracolo. Lui torna e lei si accorge di volerlo ancora, terzo miracolo.
Ma nella realtà -e nella statistica- esistono altre due evoluzioni della Sindrome di Penelope. E mo’ però vi tocca ascoltarvele nel video.

Direttamente dall’home page di Repubblica (questo il link al video) buona giornata e buona attesa, Penelopi e Ulissi miei.


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Julie Andrews, che imparò a volare quando le impedirono di correre

Aveva avuto un successo strepitoso pur non avendo ancora detto forte supercalifragilistichespiralidoso, Julie Andrews. Che dopo le oltre duemila repliche a teatro di My Fair Lady si vede soffiare il posto per l’adattamento al cinema da Audrey Hepburn. Audrey, che guaiachiccelatocca, non ha però l’estensione vocale di Julie: quattro ottave, signorimiei (un pianoforte, per capirci, ne ha sette). E siccome stiamo parlando di un musical succede che Audrey quel posto lo vince ma verrà doppiata nelle canzoni: ce ne sarebbe per incavolarsi a bestia vieppiù, da parte di Julie. Che forse si incazza pure ma con quel certo stileche.

Senonché tre mesi dopo questa planetaria sòla, Julie sta in camerino nell’intervallo di Camelot, un altro musical. Ed è lì che il suo destino si prende la rivincita. O per meglio dire è lì che arriva l’ora anche per il suo daimon, il codice dell’anima, il demone creativo. Che ha le sembianze del signor Walt Disney in persona.

Che bussa, entra e le dice: “Signora Andrews, farebbe Mary Poppins per me?”.

Lei però è incinta di tre mesi. Non può. Per chiunque sarebbe bello che passato pure sto secondo treno. Ma vi pare che il demone creativo possa arrendersi così? E infatti è lì che Walt Disney le dice: “Bene, aspetteremo”.

Walt Disney aspetterà ancora un anno. E sarà un parto doppio: prima quello di Emma, la piccolina appena nata, poi quello della stichespiralidosa tata.

Mary Poppins uscirà nello stesso anno di My Fair Lady. Ed entrambe, Julie e Audrey, vengono candidate al Golden Globe. Lo sapete, no, chi vince.

Ed è lì, dopo la proclamazione, davanti ai flash, alle luci e a Audrey dietro alle quinte che Julie inizia il suo discorso di ringraziamento:

Grazie a te, Jack Warren. Per aver scelto un’altra al mio posto per My Fair Lady.

Perché così è: a volte i ringraziamenti più grandi è giusto che vadano non a chi ci ha aiutato. Ma proprio a chi, non aiutandoci affatto, ci ha permesso di crescere.
E, nel caso di Julie-Mary, addirittura di volare.


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Parlami d’amore/ Ti amo quindi ti cambio

Perché vi innamorate di noi e cinque minuti dopo pensate già a come cambiarci?
Salutiamo l’esordio di un masculo sulla rubrica di Repubblica #Live.

Non siamo fringuelli e manco sule dai piedi azzurri ma stavolta il punto di partenza della risposta arriva da Darwin. E dalle Galapagos.

“Non sopravvive il più intelligente e neanche il più forte: sopravvive la specie che si adatta meglio ai cambiamenti”.

Magari poesse utile pure agli interlocutori del poro Sergio, sul Colle. Statemibbene.


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OroscoPop/ L’anno ruggente della Vergine, nel segno di Colin

D’accordo. La Vergine è il genere che piega in quattro i boxer, esattamente come fa Mark Darcy: quel Mark Darcy, quello di Bridget Jones, interpretato dal Vergine Colin Firth. E se tanto ci dà tanto ai tempi faceva così pure Darcy di “Orgoglio e pregiudizio” a cui “Il diario” di Bridget è ispirato.

E allora? Non è che se uno o una è preciso, attento e scrupoloso è perciostesso ineluttabilmente noioso, come l’orbe terracqueo sembra invece pensare dei Nostri che proprio per questo tendono ad ammettere di essere della Vergine soltanto sotto tortura. E del resto, come farebbe mai quel delizioso impiastro di Bridget a uscire dalla serie infinita di pasticci in cui s’infila se non ci fosse il Vergine Darcy-Colin Firth che con la sua logica impeccabile non la cavasse ogni volta d’impaccio? Insomma, senza la logica di cui sopra, la precisione millimetrica, l’attenzione alla regola dei Nostri – un’attenzione che punta a fare in modo che gli ingranaggi del mondo funzionino a dovere – che ne sarebbe di noi scombinati, e più in generale, del caos del mondo medesimo?

Istintivamente aderenti all’ordine costituito e quindi in linea di massima conservatori, i Vergine sono compagni di lavoro affidabili che difficilmente usano le proprie qualità solo per sé. Tendono piuttosto a metterle a servizio del sistema: perché funzioni, perché ogni singola parte faccia la sua parte. Sono anche medici ideali, perché proiettano questo loro modo di essere sulla tutela della funzionalità delle singole componenti del corpo e della natura, a cui sono particolarmente legati per istinto e inclinazioni. Terrorizzati dalle emozioni, con cui hanno poca dimestichezza e a cui guardano sospettosi e guardinghi – anche se poi, per contrappasso, cercano compagni e compagne emotivi e confusionari da cui sono incuriositi (vedi alla voce Bridget) -, i Nostri trovano il loro personale Paradiso dentro un universo cui ogni cosa è quietamente al suo posto. Ne consegue che ancora più delle emozioni temono il caos, da cui rifuggono come da un’ invasione di cavallette.

Equilibrati e non egoisti (cosa che li rende ottimi compagni, mariti, fidanzati per i molti borderline che popolano il mondo), se frustrati possono invece diventare ossessivi, maniaci del controllo, censori, sarcastici e schiavi dei dettagli. Quindi occhio, lasciategli gestire le cose (ma non il portafoglio, che hanno un po’ il braccino corto): voi vivrete sereni e loro saranno felici di faticare per voi.

Un anno in volata, un compleanno ruggente

Per i Vergine i giorni cupi sono alle spalle ormai da un po’, e i movimenti planetari difficili legati a quei tempi hanno portato i loro effetti e indotto cambiamenti necessari, svolte di vita, scelte a volte faticose ma produttive. Oggi i Nostri non solo vivono una fase nuova, ma vanno incontro a un consolidamento progressivo di quelle scelte che, per quanto impegnative, sono state rigeneranti, soprattutto sul lavoro, ma in qualche caso anche nella vita di coppia. Saturno li sostiene fino alla fine del 2020, dando un solido sostegno ai loro progetti ed ha al suo fianco, e ben più a lungo, Plutone. Approfittatene, dunque, Vergini del nostro cuore, per fare quei passi avanti di cui a volte dubitate per paura che vi manchi la terra da sotto i piedi: procedete, le basi sono solide, in particolare se vi occupate di ricerca, di sperimentazione, di insegnamento, o se magari viaggiate per lavoro. Settori in cui Urano in buon aspetto potrà portarvi soddisfazioni inattese. Solo, prestate più attenzione alle vicende familiari: con Giove in posizione non facile rispetto al vostro Sole potrebbe sfuggirvi qualcosa e darvi qualche grattacapo, tanto più che Nettuno in aspetto difficile dal campo delle relazioni potrebbe magari farvi sognare e far pensare che un flirt assolutamente tocca e fuggi possa diventare qualcosa di più.

A dispetto della vostra proverbiale prudenza, festeggerete un compleanno ruggente, con tutta l’infilata dei pianeti veloci (Marte, Venere, Mercurio) nel segno fino a metà settembre, qualcuno addirittura fino a metà ottobre. La fine dell’estate sarà densa di opportunità, e soprattutto, vi vedrà determinati a farvi bene, che si tratti di lavoro, benessere o di amore. E a proposito di amore… quanta voglia di tornare a infiammarsi, soprattutto con new entry, anche per chi staziona in storie consolidate! Avrete voglia di farvi un regalo di compleanno seducendo o essendo sedotti, ma attenzione agli incantesimi e a principi o principesse che dopo la mezzanotte tornano ranocchi: Nettuno rende tutto magico, ma sono magie che possono scomparire nello spazio di un mattino. Per fortuna voi alla magia non credete. O no?

Sicché, Vergine del nostro cuore, procedete con passo sicuro. Ma siete proprio certi di volervi affidare alla magia?

Per sempre vostra

Maga Bagò


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L’amore? C’è o non c’è

Di tutto quello che ho letto sulla scomparsa di Toni Morrison, della sua grandezza e del suo risplendere a dispetto delle condizioni date, c’è una cosa che mi ha colpita e cioè il fatto che il suo primo libro lo ha pubblicato a 40 anni e fino ai 30 non si era affatto interessata alla scrittura. “Morrison aspettò quarant’anni prima di pubblicare –scrive Matteo Persivale oggi sul Corriere della sera– per lo stesso motivo per il quale Riccardo Muti ha spiegato che aspettò quell’età prima di dirigere per la prima volta la Nona di Beethoven. Perché “per certi temi non bisogna guardare alla propria maturazione tecnica ma alla propria maturazione come esseri umani. Semplicemente, per andare così in profondità, doveva aspettare. Vivere”.

Perché, ammonisce anche la Sacra Bibbia “Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo”. Per andare in profondità doveva aspettare, vivere.  Il nostro enorme caspita di problema è riconoscere quel tempo e non imporre il nostro: saper aspettare è il nostro traguardo più difficile.

E lei, che ha fatto di bellezza e amore i fari di una vita, costruita sul buio dell’apartheid e dell’oppressione, è la stessa che a un certo punto ha detto: “Tu sei la tua migliore cosa”.

E che ha racchiuso in una frase la misura di tutto:

“Il tuo amore è troppo grande, disse (…). «Troppo grande?» disse lei, pensando alla Radura, dove gli ordini di Baby Suggs facevano cader giù i ricci dagli ippocastani. «L’amore o c’è o non c’è. L’amore piccolo non è amore per niente.».


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La rivoluzione degli educati

“La maleducazione è arrivata molto in alto. La nostra freddezza li ha lasciati lavorare. Adesso la ribellione spetta a noi. Non si era mai visto nella storia: la rivoluzione degli educati”.

Auguri Franca Valeri.

E a tutti gli educati.

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AstroPop, il re Leone. E la leonessa Charlize

J’adore Charlize. Falcata felina, portamento aristocratico, come ogni Leone che si rispetti la mai dimenticata ragazza dello spot del Martini è naturalmente regale come la sua cattivissima regina Ravenna e altrettanto forte e generosa come la sua regina Furiosa (vedi alla voce Biancaneve e il Cacciatore e Mad Max, Fury Road).

Magnifico, munifico, predisposto al prestigio, il Leone è un protagonista nato: come il Sole che lo governa si pone al centro dell’universo, che benefica con il suo calore e la sua generosità purché il suo primato naturale, il suo essere il migliore non venga in alcun modo messo in discussione e sia dato per assodato. Così, come per diritto divino.Nulla infatti, gli fa saltare la mosca al naso più del mancato riconoscimento del medesimo, cosa che rischia di farlo scivolare in quella superbia di cui è spesso accusato e che ritiene un peccato di lesa maestà: c’è che il Nostro si sente come Luigi XIV e proprio non si fa una ragione del perché la sua assoluta eccezionalità non sia un fatto acquisito universalmente e per sempre. Mentre il Capricorno è un sovrano che vuole sudditi, il Leone ama avere una corte che lo onori. Se la trova, risulta il più amabile e benevolo dei re, se gli manca può anche mostrarsi terribile.

Proverbialmente amante della grandeur e cultore del bel gesto, come è noto gli piace spendere e spandere, senza curarsi delle proprie riserve auree e a volte trovandosi – nel suo più totale stupore, perché Lui non si abbassa certo a una cosa così low level come il controllo dell’estratto conto – senza un soldo. Di grande coraggio e dotato di una energia inarrestabile, sa proteggere i suoi – la sua famiglia, il suo clan, i suoi valori – a ogni costo ed è in linea di massima tendenzialmente monogamo. Anche se, piacendosi molto e avendo il gusto della conquista come riflesso di sé, non disdegna scappatelle e liaisons dangereuses, che in ogni caso non ritiene configgenti con il legittimo matrimonio che, salvo casi di palese flagranza, non pensa comunque minimamente a mollare, perché la famiglia è famiglia: sappiatelo ragazze (e ragazzi) che frequentate clandestinamente Leoni e Leonesse. Fra i segni più orgogliosi dello Zodiaco, c’è una cosa a cui non potrebbe mai rinunciare, ed è la dignità, che per lui è cosa sacra e a cui molto difficilmente abdica anche nei momenti più duri. Perché un Re, se deve subire, lo fa sempre a testa alta: il Nostro, piuttosto, si spezza, ma non si piega.

Per il Re dello Zodiaco la spinta di Giove. E un compleanno con gran colpi di fulmine (e di Sole)

Reduci da tempi di che li hanno portati a cambiamenti e a lenti ma netti consolidamenti professionali e personali – anche chi si è trovato un nuovo partner ha reso duratura la relazione – per tutto il 2019 i Leoni sono sostenuti dalla forza benefica di Giove che accende la loro energia, il loro protagonismo e la loro creatività, dotandoli di spirito di iniziativa e di idee anche innovative e brillanti. Il punto, però, è che devono fare attenzione a non esagerare perché Urano, il pianeta dei cambiamenti improvvisi e repentini è in posizione difficile dal Toro e li spinge a colpi di testa – magari proprio perché si non si sentono abbastanza considerati o ritengono che il loro valore non sia riconosciuto – di cui magari possono pentirsi in un secondo momento anche perché si trovano dall’oggi al domani senza coperture. Forti di una notevole carica di ottimismo, rischiano di non vedere inciampi e intoppi che possono bloccare la loro corsa verso le magnifiche sorti e progressive. E rischiare un bel capitombolo.

Con Marte nel segno fino a Ferragosto, festeggeranno un compleanno pieno di energia e voglia di vivere, e questo vale sia per chi va in vacanza sia per chi rimane in città. Con Mercurio retrogrado in Cancro fino all’ 11 agosto, dovranno però fare attenzione a situazioni non chiare, piccoli intoppi, ritardi se hanno affari o trattative sospese. Ma dopo Ferragosto le cose tornano a muoversi per il verso giusto e se si attendono nuovi contratti o una conferma professionale, potrebbe essere quella la fase giusta per ottenerli.

E del resto, con Venere nel segno dal 29 luglio, l’amore va a tutto gas: c’è una gran voglia di giocare l’adorato gioco della seduzione e di vivere ardenti passioni sotto l’ombrellone, in viaggio o sui cucuzzoli montani, sia per chi è in coppia da tempo, sia per i single incalliti. Ma attenzione ai fuochi di paglia e a prendere fischi per fiaschi, perché quelli che sotto il Solleone possono sembrare incontri per la vita, con l’arrivo di settembre possono dileguarsi senza fare un plissé.

Sicché, Leoncini nostri: seducete pure, ma occhio ai colpi di Sole

Per sempre vostra

Maga Bagò

 


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Agosto, partner mio non ti conosco, anzi ti lascio proprio

L’amore è con noi. Ma la statistica no. E agosto, signore e signori miei, pare sia il mese in cui ci si lascia di più. Agosto è o non è il mese della vacanza? Che non a caso etimologicamente significa “essere privo di titolare”. Agosto è mese vacante. Perché succede? Prego la regìa di agevolare il contributo video (e alla regìa c’è la splendida Cinzia Lucchelli mica pizzeffichi)

(Comunque alla fine, pensateci, per certi viaggi accade ciò che succede per certi amori: bellissimi prima, terribili durante, piacevoli da ricordare quando finiscono, guardando le foto con un sospiro di sollievo). Aloha, genti vacanti. (qui su Repubblica e qui sotto su Youtube)


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Parlami d’amore Meri Pop: forse vince chi fugge, mai chi deve solo rincorrere

Forse in amor vince chi fugge, raramente chi è condannato solo a rincorrere. E chi di noi non ha nel curriculum un disperante inseguimento?

Nel fondamentale trattato che vi attende oggi su Repubblica Live tratteremo l’esistenza di una legge attrattiva tipo Pianeti-col-sole, una forza di gravità sentimentale che incolli a noi qualcuno e della fondamentale differenza con l’accollo.

Poppiane e Poppiani, in edicola mai nelle ore più calde. Stamattina, per esempio.


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Un pochetto

Cara Meri,
volevo scriverti su “Repubblica” ma avrei bisogno di un poco di zucchero ORA. Vado a riassumere: sono due anni che siamo passati dalla modalità ex compagni di classe a “Ma chi l’avrebbe mai detto che ti avrei riscoperta così”. Passione e struggimento. Per un mese. Poi lui aziona il freno a mano. Io vorrei-non vorrei-ma se puoi. Io posso, invece, Meri. E’ lui che evidentemente non può. Intendiamoci, non è che sia fuggito: è che c’è di meno. Ma quando c’è… Mi dico che comunque è una cosa bella, sarebbe peggio non averla. Però… Però a me non basta. Io vorrei l’intero. Non un pezzetto.
Potresti darmi un kit di sopravvivenza per l’estate, intanto? Poi a settembre vediamo che fare. Eventualmente.
M.

Cara M.,
spesso pensiamo che la cosa peggiore che possa capitare in amore sia la fattispecie “non corrisposto”. Gli anni mi hanno insegnato che, invece, c’è una condizione ancora peggiore: quello corrisposto un-pochetto. Un pochetto è l’unità di misura che non ci consente di soffrire abbastanza da lasciar perdere. Un pochetto ci tiene comunque legati. Appesi, per meglio dire. Un pochetto ci consola. Un pochetto tutto sommato ci tiene compagnia ogni tanto. Un pochetto ci offre anche grandi momenti. Ma un pochetto non ci basta. Questa è la sua maledizione. Perché non ci nega l’obiettivo: ce lo fa intravedere. Ma non ce lo fa mai raggiungere.
Frustrante, molto frustrante.
E allora vedi, M., io il kit non ce l’ho. Credo invece che lo abbia tu. Perché c’è un criterio universale e infallibile sul quale misurarsi: relazioni buone fanno stare bene, relazioni di merda fanno stare di merda. A ciascuno decidere dove si trovi ora. Il kit non ce l’ho ma un consiglio sì. E stavolta non è il mio, ma della mia amica Tamara Viola. Che qualche giorno fa, su Zuckercoso, si è autoprescritta “Tieniti lontana da tutto ciò che è poco”. Tieniti, e teniamoci, lontane pure da tutto ciò che è un-pochetto. Tanto, l’abbiamo capito, sulla lunga distanza non funziona. Regaliamoci un’estate in cui provare a stare bene, intanto.
E chest’è.
Meri

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