Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

You Pop, Parlami d’amore sbarca su Youtube e su Rep.it

Parlami d’amore Meripo’ sbarca su Youtube e si piazza sulla home page di Repubblica (qui): il video oltre la siepe e oltre la carta. A Repubblica (e La Stampa e tutto il cucuzzaro e gruppo Gedi) sono degli spericolati.
Una parola al mese. A maggio è Leggerezza. Alleggeriamoci, amiche e amicimiei.
Alleggeriamo lo spirito e pure gli armadi.
Fatevi guidare nelle vie del Butting.
E ricordate che ciò che vale per il cambio armadi vale pure per il cambio-partner. 
Le Tre Regole dell’Armadio vi accompagnino sempre. Che da Marie Kondo a Meripo’ è ‘nattimo.

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Leonardo Da Vinci, storia del primo cervello in fuga

Avendo lungamente sbomballato anche io a lei i cabasisi sulla questione “certo però guarda come i francesi hanno costruito la propria fortuna sugli artisti italiani” e nella fattispecie osservando la fila chilometrica che serve per entrare nell’ultima dimora di Leonardo Da Vinci nel Castello di Clos Lucè -Valle della Loira-, lei aveva in un primo momento effettivamente assecondato la rivendicazione patriottica mia con l’esclamazione

-Uànema, Meripo’, laggènt

vieppiù rafforzata dal fatto che, dopo un percorso di visite a L’ultimo studio di Leonardo


Il Parco di Leonardo percorso paesaggistico sulle sue orme con venti macchine a grandezza naturale azionabili e quaranta teli trasparenti rappresentanti dettagli di suoi dipinti
il Giardino di Leonardo, con i suoi disegni botanici, studi geologici e idrodinamici e paesaggi: il ponte a due piani da lui progettato
gli attrezzi di Leonardo,
la seggiola di Leonardo
la cucina di Leonardo
eravamo infine sbucate dentro al gift shop finale a base di: Birra Leonardo da Vinci, Cereali Leonardo da Vinci, Carta igienica e salvietta Leonardo da Vinci.

Senonché giusto oggi che ricorrono i 500 anni dalla morte di uno dei più grandi geni mai apparsi sulla terra, genio di casa nostra, mentre iniziano le celebrazioni solenni per la fu dipartita, è però il caso di ricordare che Leonardo arrivò in Francia nell’autunno del 1516, accogliendo l’invito di Francesco I, re di Francia, a risiedere presso di lui. E perché lo fa? Perché ha 64 anni, è indebolito dall’età e ha una paralisi alla mano destra e a Roma è morto a marzo il suo grande protettore Giuliano de’ Medici. Quindi non sa bene come sbarcare il lunario, in Italia. E se ne va.

Perché in Italia puoi anche essere il più grande genio mai apparso sulla faccia della terra ma se non hai un protettore sono cavoli amari.

Valica le Alpi con i due discepoli Francesco Melzi e Battista de Villanis e con un seguito di bauli e borse piene di manoscritti, appunti, quaderni e tre tele: la Monna Lisa, il San Giovanni Battista e la Sant’Anna.

Francesco I è un amante dell’arte italiana e suo grandissimo estimatore. E onorerà la presenza del genio italiano, il più grande di tutti i tempi, dandogli alloggio nel castello di Clos-Lucé, e fregiandolo del titolo di “premier peintre, architecte, et mecanicien du roi” ma soprattutto gli darà un vitalizio di 5000 scudi.

Gli ultimi anni che Leonardo trascorrerà in Francia saranno i più sereni della sua vita. Nonostante debolezza e paralisi riuscirà a portare avanti le sue ricerche e i suoi studi aiutato dagli allievi e dedicandosi alle sue prime passioni ossia scienza e fisica.

Leonardo è stato il primo cervello in fuga. Facciamocene una ragione.

la Gioconda non ce l’ha rubata purtroppo nessuno, tantomeno Napoleone: anche questa, come tante, è una bufala. La Gioconda è legittima proprietà della Francia perché Leonardo la vendette a Francesco I nel 1518 per riuscire a campare.

E dunque il mesto ritorno alla realtà, lì in mezzo ai castelli della Loira, trovava la finale sintesi nella chiosa di Grace:

-Meripo’, la verità è che questi sono riusciti a vendere Leonardo pure sulla carta del cesso. E noi non siamo riusciti nemmeno a trattenerlo in Italia.


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Amare è un lavoro duro

Dovete perdonarmi ma per me il Primo Maggio sono sempre e ancora loro.

Giacomo e Maria, sposati da quindici anni. Avete presente, si? Quando va di lusso ci si sente come due fratelli. Altrimenti insopportabili. In ultima istanza estranei. Eccola dunque la linea Maginot: è a quel punto che Giacomo inizia a farsi reticente, cambia le password al computer, si porta il cellulare al bagno, sparisce per non meglio identificati sopraggiunti impegni. Avete presente, si?

E’ lì che Maria dice “Meripo’ ma secondo te?”. E beh avete presente si? N’altra linea Maginot fra la bugia pietosa e l’attesa che Maria lo capisca da sola che l’amore dura tre anni e al quindicesimo continuare a infierire è disumano.
Però per quel po’ di prudenza che la carta d’identità, lo stato civile e questo blogghe mi hanno aiutato a sviluppare mi taccio. E dico, anzi scrivo, che Maria io non l’ho mai incontrata di persona ma solo di tastiera, le scrivo che “parla, chiedi. Ma solo quando sarai pronta a ricevere risposte sennò statte zitta e aspetta”.

E niente, Meripo’, quando squilla il cellulare si allontana, quando usa il computer si incacchia se gli passo alle spalle. Avete presente si? Assente, teso, basta cinema, basta pizze il sabato, basta vacanze insieme. Ci sono due bambini e in vacanza ci si va, poco, lei e loro.
Insomma questa storia va avanti più di un anno. E lei zitta. E io pure. E lui anche.

Finché il mese scorso Giacomo l’ha fatto: l’ha invitata a cena fuori e le ha detto quelle due paroline con le quali di norma si apre ogni separazione che si rispetti:
-Dobbiamo parlare
Beh lo hanno fatto. Lei la prima cosa che gli ha chiesto è stata:

-Saltiamo le premesse, lei come si chiama?
Ed è stato allora che lui glie l’ha detto: lei si chiama disoccupazione.

Giacomo un anno fa è stato licenziato. Ha continuato ogni giorno a uscire alle otto e rientrare alle sette, ha continuato a pagare bollette, dentista e vacanze dei bambini. Ha chiesto prestiti e ha dato fondo ai risparmi. Per un anno ha risposto al cellulare in bagno alle agenzie di lavoro interinale.

Per un anno ha continuato a lavorare così: senza lavoro.
Ora una piccola offerta è arrivata: lo pagheranno di meno e lavorerà di più. Quindi a cena ha detto a Maria che quest’anno in vacanza ci si torna tutti insieme. Ma al campeggio.

Work

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OroscoPop: God save the Queen e pure il Toro

Per il compleanno astrologico del Toro torna anzi tora Maga Bagò.
Intanto Auguri pure a tutto lo Zodiaco e il cucuzzaro
Vostra Meri

Toro
21 aprile-20 maggio

God save the Queen

Quale altra Regina, se non lei, che, con quei cappelli fucsia che nessun’altra e quei tailleurini improbabili che tutti sappiamo, veleggia serenamente verso i 68 anni di regno e, in definitiva, verso la leggenda? 93 anni il 21 aprile, The Queen – Elisabetta II di Inghilterra – è un Toro allo stato puro. E quindi, come ogni Toro che si rispetti, difende saldamente i propri confini. Da quasi 68 anni anni è infatti la tenacissima guardiana non solo del regno di cui sopra, ma anche della tradizione e dei valori della dinastia sulla cui aderenza da parte di figli, mogli di figli, nipoti, mogli di nipoti e bisnipoti è, come universalmente noto, irremovibile (vedi alla voce Diana, Sarah e Camilla – su Meghan è presto per pronunciarsi, ma chissà).

E dunque, il Toro: concreto, tenace, affettivo, stabile e desideroso di armonia. Inamovibile su ciò che è suo, perché ciò che è mio è mio, amante della terra e della natura, fortemente ancorato alla placida ma inesorabile affermazione del proprio valore e ancora di più dei propri valori, e alla difesa di quelli familiari o meglio ancora, del clan di riferimento. Da questo senso del possesso discende poi la proverbiale gelosia dei Nostri, dall’amore per la bellezza e l’armonia l’altrettanto proverbiale sensualità: cibo, vino, eros. Che quando si tengono insieme (meglio se in una relazione stabile perché niente come la non stabilità mette alla prova i solidi nervi del Toro facendolo attingere alla sua – segretissima – riserva di ansiolitici), lo proiettano hic et nunc nel proprio personale Paradiso.

2019, un anno rock. E al compleanno si balla il Tango

Finiti da un po’ i tempi cupi, già dall’anno scorso i Tori sono in piena ripresa. Tornato in aspetto positivo, nel 2018 Saturno ha cominciato la sua opera di consolidamento e fino alla fine del 2020 promette sostegno. Con Giove opposto dal campo delle relazioni (aspetto più stimolante che difficile, soprattutto se c’è di mezzo il grande e benevolo Signore degli dei), molti hanno anche sistemato la propria vita affettiva: c’è chi ha riequilibrato o abbandonato rapporti magari cristallizzati in ménage persino per un Toro troppo comodi ma stanchi, e chi invece li ha consolidati e sanciti ufficialmente con matrimoni o convivenze. Insomma, non fosse per l’entrata definitiva di Urano nel segno a marzo 2019, per i Nostri le cose andrebbero benone, anche perché Plutone, che ha dato l’avvio alla loro trasformazione, resterà amico a lungo. Intendiamoci: per i Tori le configurazioni planetarie, Urano incluso, promettono assai. Già nel 2019, ma ancor di più l’anno prossimo con Giove che sorriderà al loro Sole.

Il punto, però, è che il pianeta dei mutamenti repentini e delle idee creative e fulminanti, entrato nel segno della concreta stabilità, farà sentire tutta la sua energia dirompente, quest’anno soprattutto per la prima decade. E quindi, anche se il combinato disposto degli astri parla di buone cose, Urano li terrà sui carboni ardenti perché li costringerà a consolidarsi nell’imprevisto e senza preavviso, tutte cose che il Toro teme come la peste e da cui fuggirebbe a gambe levate. O meglio: Urano li porterà a consolidarsi dovendo affrontare un certo grado di smottamento attorno a loro, un movimento creativo e veloce che li metterà di fronte all’inedito e li spingerà avanti tutta, dandogli in definitiva una salutare scossetta. E facendo magari saltare il banco di una situazione consolidata per prospettarne una totalmente nuova, quello che è anche il pianeta della libertà può aiutarli ad alleggerirsi un po’ proprio dal senso del possesso che a volte appesantisce i nati del segno.

E quindi Toretti Nostri, aspettatevi un pò di rock and roll. L’imprevisto potrà anche indispettirvi. In qualche caso, con Marte di passaggio, far partire una delle vostre rarissime ma ammutolenti arrabbiature, perché quando le cose sfuggono dalla vostra vista, dai vostri piedi e dalle vostre mani – anche se per procedere verso il meglio – e proprio lì che scatta il fastidio cosmico. Ma sappiate che, in generale, a voi questo Urano porta bene.

Dunque, tranquilli: niente e nessuno vuole destabilizzarvi, anzi, lo Zodiaco vi sostiene. E se proprio non ce la fate, armatevi della vostra leggendaria tenacia (nonché di boccioni di tisane placa-nervi), e disponetevi ad accoglierlo. A partire dal vostro mese di compleanno, che si prospetta in discesa. Con qualche piccolo accorgimento che riguarda Marte: in Gemelli fino a metà maggio il pianeta dell’affermazione vi spinge a farvi valere in questioni che hanno a che fare con beni e possedimenti, ma anche con chiunque provi a mettere in discussione il vostro valore nel lavoro o in altri ambiti.

Dal 6 Mercurio nel segno vi aiuta con parlantina sciolta e un tocco magico nei piccoli affari e nelle transazioni. E quando Venere lascerà l’Ariete per arrivare a casa vostra, ovvero nel Toro, a metà del mese, partirà la vostra specialissima stagione dell’amore: colpi di fulmine per i più giovani e i single di ogni età, infatuazioni, magari solo ideali – vagheggiamenti repentini ma intensi – per chi è in coppia. Ma Venere e Urano nel vostro segno brindano al piacere anche per chi non si guarda intorno e portano a vivificare pure gli amori più collaudati. Una ventata d’aria fresca. Per i Toro di ogni ordine e grado sarà allora il tempo di ballare il Tango.

Sicché Toretti Nostri, avanti tutta col Tango Rock.

Per sempre vostra

Maga Bagò

 

 

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Innamorarsi di una tosse

Ci si può innamorare di una tosse? E aspettarla ogni mattina? Sì, a me è successo. La sua. Che non ascolteremo più.

È morto Massimo Bordin. La voce della rassegna stampa di Radio Radicale.

E sì, quella tosse sarà incolmabile.

Massimo Bordin e Vincino

 

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Cosa sta bruciando a Parigi

Sto cercando di capire cos’é questo dolore che tutto il mondo sta provando nel vedere quelle fiamme. E penso che forse l’arte è proprio questo: trasformare ciò che tocca in “casa”, casa tua.
Ovunque sia.
E se è vero che “Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima” allora a Parigi sta bruciando un pezzo della nostra, anima.

Notre Dame, foto Grazia Spinosa

(Queste foto, tra le più belle che mi abbia fatto Grace questa estate)

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E lontano e indietro nel tempo

Di poter riavvolgere il nastro del tempo e correggere disastri amorosi. E di uova spiaccicate a terra che tornano intere sul tavolo. E di noi che restiamo con le nostre frittate sentimentali.

E lontano lontano nel tempo, qualcheccosa negli occhi di un altro.

Buongiornoavvoi da Luigi Tenco e dalla fisica quantistica. 
La Repubblica Live del cuorinfranto vi attende.

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Ruth Bader Ginsburg, quel geniale grimaldello del diritto alla parità

Ruth Bader Ginsburg, detta RBG, anzi “The Notorius RBG”. Tipo JFK, tanto per capire che icona sia da loro. Da noi lo è meno ed è un gran peccato. Motivo per cui il film appena uscito, che racconta la sua storia, merita di essere visto a prescindere dal film che ne è venuto fuori, “Una giusta causa” anzi “On the basis of Sex”, “Sulla base del sesso”.

RBG, quindi, classe 1933, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti nominata nel 1993 dal Presidente Bill Clinton, una delle uniche quattro donne che abbiano mai fatto parte della Corte Suprema, assieme a Sandra Day O’Connor (in pensione), Sonia Sotomayor ed Elena Kagan (entrambe in carica).

RBG, donna, piccola, ebrea, autoironica, una delle prime e poche donne ammesse ad Harvard (9 su 500) anno di grazia 1956, la più brava (di tutti, intendo, non delle donne ammesse): ce n’è a sufficienza per capire che vita in salita sia stata, la sua, quella di una pioniera donna in un mondo di uomini e in un’epoca bigotta e retrograda nella quale viene rifiutata per decenni da tutti gli studi legali perché “le mogli potrebbero ingelosirsi”, alla quale viene chiesto ad Harvard  “Perché occupa un posto che sarebbe potuto andare a un uomo?”. Una donna che oltre a studiare per sé studia -e frequenta le lezioni- anche per il neo marito, che si ammala di cancro, e alla fine lo porta alla laurea, essendo anche diventata mamma da poco.

RBG, che inizia ad insegnare ma alla quale è proprio suo marito a segnalare un caso, apparentemente poco rilevante: a essere discriminato stavolta è un uomo, non sposato, che assiste la madre invalida ma che non può detrarre dalle tasse i soldi spesi, perché ciò è concesso solo alle donne, perché è a loro che spetta il lavoro di cura.

E’ lì che svolta la storia, la sua e la nostra e quella della parità di genere: con un rimborso delle tasse. Tipo Al Capone arrestato per evasione fiscale.

Ed è davanti a una Corte di uomini che un po’ la sfottono un po’ la compiangono che a un certo punto lei dirà: non vi sto chiedendo di cambiare tutte le leggi, vi sto chiedendo di dare a questo Paese la possibilità di cambiare.

I film non sono importanti solo per come sono fatti e per il tema che trattano: sono importanti anche per il momento nel quale escono. E come è suonato, questo film, proprio in questo weekend.

A un certo punto un rappresentante della Corte le dice
-Nella Costituzione americana non c’è la parola “donna”
ed è lì che lei risponde
-Neppure la parola “libertà”.


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Il senso di Paola per l’accidia: L’ora meridiana

E’ una domenica di giugno il giorno in cui Lorenzo Martinez prende atto che quattro fatti lo minacciano: sua moglie l’ha lasciato, la sua azienda è sull’orlo del baratro, la sua amante lo tradisce e il suo socio è scomparso. Potrebbe piovere, direbbe Frankenstein junior.

“Mia moglie mi ha lasciato”: è da queste cinque parole che parte la sua vicenda. Irresistibili, per una tenutaria di blog sentimentale. Senonché “L’ora meridiana”, l’ultimo libro di Paola Musa e lo dico subito che l’autrice è persona che conosco e stimo (lei è l’autrice, tra l’altro di Condominio occidentale, da cui è stato tratto il film di  Rai 1 “Una casa nel cuore” con Cristiana Capotondi), non è un libro né sulle separazioni, né sulla pennica del dopo pranzo né sulla sfiga. E’ un libro sull’accidia.

Parola temibile e difficilissima per me che la sentivo evocare da mia nonna mentre da piccola mi elencava i sette vizi capitali. E mi sembrava la più terribile. La vita mi avrebbe dimostrato che era effettivamente così. Accidia, quel “vorticare catatonici e depressi nella frenesia di un’esistenza votata infine all’effimero”. Più che pigri: negligenti, anche di fronte al male. Che, grazie a loro che non fanno, fa quel che vuole.

Accidia. Acedia, dicevano i greci: senza cura. Dante li mette nella palude Stige: neanche si vedono, sotto la melma, ma se ne intuisce la presenza dal gorgogliare dell’acqua. Tanto per farsi un’idea della repulsione indotta.

E non è per cattiveria, quindi, che Lorenzo Martinez -e chissà quanti di noi con lui- si ritrova un giorno all’implosione della propria vita. Accusato di un delitto che non ricorda di aver commesso. Ci si ritrova non per aver fatto chissà cosa ma proprio per non aver fatto. Per non essersi accorto. Per non aver visto. Per non aver ascoltato. Per non aver fatto.

Che, come disse il saggio, se il mondo si ritrova nelle disgraziate condizioni in cui si trova, non è solo per causa di chi fa del male ma spesso per chi non ha fatto proprio nulla.

Oggi questo libro mi suona non solo come una profonda esperienza di lettura, come Paola sa regalarci, ma anche e soprattutto un bussare alla nostra coscienza.

Mi fermo qui, per non scoprire il finale del giallo. E dico a Paola che anche stavolta il suo TocToc ha fatto centro.


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Verona non in mio nome. Figuriamoci nel Suo

Quanto al Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Verona -che riunisce il movimento globale antiabortista, antifemminista e anti-LGBTQI- vorrei dire qualcosa relativa al capitolo divorzio.

Primo:
desidero qui e oggi ringraziare, da cattolica, tutte le parlamentari e i parlamentari che nel 1970 approvarono il divorzio, e tutte le italiane e gli italiani che votarono No al referendum abrogativo del 1974, prendendosi strali, improperi, anatemi, dileggi e scomuniche in ogniddove.
 
Secondo:
mai avrei pensato, a 8 anni, che per approvare quella legge qualcuno si stava prendendo mazzate -intellettuali ma altri finanche fisiche- per qualcosa che avrebbe restituito a me 40 anni dopo la libertà di scegliere.
 
Terzo:
garantire un diritto ad altri non significa doverne usufruire in prima persona. La vita è imprevedibile e un giorno vostro figlio potrebbe non essere nelle vostre stesse condizioni. Potrebbe, per capirci, non essere dalla parte dei forti ma da quella dei deboli, e aver bisogno di essere tutelato.
 
Quarto:
che convincimento etico-ideale è quello che ha paura della libertà di scelta altrui?
 
Quinto:
non esiste un divorzio “facile”, non ne esiste neanche uno alla “mi sposo tanto poi divorzio”. La legge attuale non rende facile il divorzio: rende, semmai, più dignitosa la giustizia.
 
Sesto:
divorziare è un dolore immenso. Che non passa mai. Ci vorrebbe un po’ più di misericordia, quando si giudica chi compie quella scelta.
 
Settimo:

siete lì a nome vostro. Non dei cattolici. Manco del mio. Figuriamoci del Suo.

 

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