Bacio Parigina


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Sostanzialmente riesce a fare il contrario di ciò che accade a me, che faccio venir agitate anche foto dei monoliti: lui ne fa piene di movimento ma ci fosse una sbafata, sfuocata, slittata. Doisneau. E’ come se nel bel mezzo di un turbine facesse irruzione tipo regista urlando  STOOOOOPPPP, tutti si bloccano e lui scatta.

Sta a Roma pure lui, Robert Doisneau, oltre a Vermeer. Al Palazzo delle Esposizioni. Si chiama Paris en libertè. E guardate che c’è davvero di tutto, il bacio è l’ultima cosa, proprio. E’ Parigi in bianco e nero. Come mai potremmo vederla e come mai la videro anche i fotografati, che erano a colori anche se parliamo degli anni ’30-40-50 e anticaglie simili.

A un certo punto è entrato al Louvre e, per dire, invece di fotografare Mona Lisa ha fotografato le facce di quelli che le sfilavano davanti. E lo stesso ha fatto con un quadro latoB di formosa signorina tirandone fuori sguardi allibiti come avessero davanti una performance della Santanchè a Porta a Porta. E insomma una delle tante è sto capolavoro qua:

Doisneau - Le regard oblique

Una delle mie preferite, mentre le passavo in rassegna tutte, a sorpresa è stata questa:

Doisneau - Place Vendom dal terrazzo

anche se l’unica, vera foto da Oscar Sentimentale avrei dovuto farla io al capannello della quindicina di femmine assiepate davanti al bacio dell’Hotel de Ville, femmine di tutte le età e composizioni mentali e sociali, perché disciamolo non c’è parità di genere, non c’è iosonomiaemigestiscoio, non ci sono tomi e tomi di donne che corrono coi lupi: di fronte a un bacio così, belle mie, ci si può solo fermare, inclinare la testa, chiudere gli occhi e sentirselo un po’ sulle labbra. Fino al 3 febbraio. No, non il bacio: la mostra.

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