Di perle nelle ostriche e pirle nei tombini


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24 agosto Kota Kinabalu

Naturalmente mezz’ora prima dell’ora di cena si scatena una pioggia a doccia che durerà tutta la notte. Sbarchiamo impavidi a questo Fish Night Market

Kota Kina Kitchen (Foto Professor Pi)

dove iniziava una serata di slalom gastronomico da Guinness

Kota Kina Cena (Foto Maria Teresa Menna)

Ed è a Kota Kinabalu che troverò, oltre a questa apoteosi di spiedini, ali di pollo, ostriche senza perle e crostacei senza piatti, la dimostrazione scientifica di una teoria che, da tempo sostenuta dal Professor Pi, ha trovato nuove conferme anche in Patrizio, reduce da una serie di viaggi ai confini della realtà: viaggiare è un fatto di testa, ancor prima che di fisicaccio. La teoria è che, anche per situazioni molto impegnative, una buona testa può compensare un fisico meno allenato: il contrario mai.

Ed è infatti così che, sopravvissuta a cinque giorni di giungla, guadi di fiumi, tagliatori di teste, sanguisughe da gambe e tutto quello che sapete, nel pieno centro abitato e civilizzato di Kota Kinabalu sono finita dritta dentro a un tombino aperto.

La scena è presto detta: esterno notte, pioggia, semibuio di città, in uscita dal mercato, la compagnia viaggiante si apprestava ad attraversare la strada in cerca di un taxi quando la qui presente non vedeva una profonda buca aperta tra marciapiede e strada e ci finiva dritta dentro, tipo i cartoni animati.

Nell’incredulità generale sentivo solo la voce di Filippo che credo abbia detto qualcosa tipo
Occazzo Acciderbola
indi sentivo le possenti braccia del professor Pi sollevarmi dal sottoascella ed estrarmi. Ammaccata ma stabile su entrambe le gambe, ammaccate pure loro ma intere, la pirla di Labuan si interrogava inutilmente sul dilemma
-Come caspita si fa a uscire indenni dalla giungla dei Dajacchi e finire inghiottite nei tombini di KotaKinabalu?

Preso un taxi al volo (un altro tipo, di volo) e rientrati nei fasti del Century Hotel, una volta fatta la constatazione amichevole dell’incidente con un primo bilancio dei danni -un paio di sbucciature, lividozzi, pantaloni e kway inservibili- era il professor Pi a dire:
-Meri, io devo riportarti in Italia tutta intera e conto sulla tua piena collaborazione per la riuscita di questa impresa.

Dopodichè mi preparava un bel Nescafè (e ringraziate che stavamo nell’albergo figo), apriva la confezione di biscotti Oreo cioccolato e crema acquistati nella inguardabile Labuan

e procedeva al cioccococcolamento della pirla. Spazzolati via i biscotti e scolatasi il caffè, riposti in un sacchetto gli inservibili indumenti del frontale col tombino, la pirla si addormentava ancora interrogandosi sugli imperscrutabili e sconfinati sconfini dell’umana stupidità e sbadataggine.

Che ora che ci penso mica me lo ricordo come va a finire Sandokan. Ma escludo nella maniera più assoluta che ciò possa essere avvenuto tramite l’inghiottimento in un tombino di Mompracem.

Resta infine ancora oggi aperto, oltre al tombino, il pensiero sul momento nel quale, finalmente uscita da quella caspita di giungla con i dodici chilometri d’iradiddio e sanguisughe che sapete, mi ero detta:

-Effinalmente, ora che la parte cazzuta del viaggio è finita il resto è tutto in discesa.

Appunto.

Una Risposta to “Di perle nelle ostriche e pirle nei tombini”

  1. SuperCaliFragili » Blog Archive » Borneo to be alive Dice:

    […] infine rassicurare tutti quelli che in queste ore mi stanno scrivendo riguardo al post di ieri sull’impatto col tombino: tutta intera emersi, grazie alle possenti braccia del professor […]

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