Sanguiseghe time


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23 agosto

La notte trascorreva tra stridor di ronfate e scrosci d’acqua. Si consideri che dalle 7 della mattina ci attendevano dodici -ripeto DODICI- chilometri di trekking sul temibile Headhunters Trail, sentiero dei cacciatori di teste al quale saremmo pervenuti avendo accumulato, nell’ordine:
n. 5 km il 20 agosto
n. 8 km il 21+spingimento barche e saliescendi dalle grotte
n. indefinibili per i Pinnacolieri.
Ma era il fattore Pi il vero incubo notturno. No, ma quale Pipistrelli, no ma che vi pare il professor Pi? La PiOGGIA: dodici chilometri sotto secchiate d’acqua con melma, scivolamenti e la Woodstock di sanguisughe che avremmo incontrato mi si palesavano in ogni anfratto di micropisolo, tra un ululato e uno stridìo della notturna giungla.

E così siccome ogni tanto persino Zeus si muove a compassione la mattina alle 6,15 un cielo grigio ma asciutto accoglieva il risveglio del Camp Five. Vestita così com’ero stata per la notte, effettuato solo il cambio calzone lungo in favore di quello corto, le sonnolenti truppe si radunavano per la partenza confortate da una colazione a base di uovo sodo di marmo e specie di pancake di piombo sul quale si tentava di spalmare del mastice marroncino spacciato per burro di arachidi, con ciò confezionando vere e proprie armi di distruzione di massa.

Vi risparmio la cronistoria del percorso. Tra ponti tibetani

Meri tibetan bridge Pop (Foto Professor Pi)

ponti di legno, radici, foglie, insetti, guadi, sassi e te credo che se alla fine incontri qualcuno che ti saluta male poi gli seghi la testa. Minimo.
Fatto sta che al km. -1 dall’arrivo, asciutti di pioggia ma zuppi di sudore, iniziavo ad elaborare fondate teorie di dimostrazione dell’esistenza di Dio. Naturalmente l’ultimo chilometro dei 12 è durato tipo come l’ergastolo: fine della pena mai.
Eppure, miracolosamente, dietro un’ennesima fratta, si iniziava a udire un italico vociare del primo nostro contingente ivi arrivato a picco sul fiume con altri sciami d’api, calabroni e vespe una delle quali un chilometro prima aveva già punto Laura tra i capelli.

Il gruppo primo arrivato era dunque intento alle operazioni di rianimazione respiratoria ma soprattutto di tamponamento con fazzoletti Citrosil delle numerose sanguinolente falle pedestri aperte -sissignori- dalle locali sanguisughe disseminate come tagliole proprio sull’ultimo pezzo di trail. Faccio presente che non più tardi di qualche chilometro prima Geni senior aveva rassicurato le truppe:
-Tranquilli, mi ha detto la guida che qui di sanguisughe manco l’ombra
con ciò adombrando l’ipotesi che ci si facesse suggestionare da reciproche sanguiseghe.

Alla vista della cruenta scena del crimine la vostra qui presente, pur apparentemente indenne da segnali di attacco, si sentiva un improvviso e diffuso sanguisugare ovunque. Toltasi scarpe e calzini alla velocità dei neutrini la sottoscritta iniziava una minuziosissima ispezione che confermava:
A) l’assenza di ciuccianti sanguisughe
B) la presenza di perenni sanguiseghe che io continuavo a sentirmi laddove le avvistavo su piedi e gambe degli altri.

Si procedeva quindi anche al contestuale cambio scarpe-sandali per poter nuovamente immergersi in piroghe che ci attendevano sul greto del fiume

Malese piroga (Foto Meri Pop)

per la risalita dello stesso, con durata prevista di ore TRE mentre una parola magica faceva capolino dalla disfatta sanguisughiga: lunch.

Era in  occasione del lunch -ottimo picnic attorno a un tavolo in praticello costeggiante fiume- che notavo sulal chiappa destra del Professor Pi il sigillo inequivocabile dell’avvenuto impatto: la lettera scarlatta di stille di sangue sparse ma copiose che variegavano il pantalone tecnico fu bianco.

-Professor Pi scusa ti ricordi che prima nella giungla hai esclamato “accc forse qualcosa mi ha pizzicato qua dietro?” Ecco togli il forse e togliti anche i pantaloni.

La scena che seguiva è materia che andrà ad ingrossare, oltre il corpaccione della maledetta che se l’era accalappiato, anche i manuali di antropologia dei posteri e dei posteriori- Scena di tutto rispetto, il pubblico abbassamento di braghe e, vi assicuro, indimenticabile. Contestualmente anche Alberto e Sven compilavano un Cid Citrosil di avvenuto impatto con sanguisughe, il piede di Sven eruttando come l’Etna ma nella sua più assoluta indifferenza, intento come era a gustare il prelibato intruglio del pranzo.

-Ora hoffame e mancio poi topo makari ci penzo, ah
esclamava rassicurante in tedescosiculo mentre il dito della vostra Meri ancora tamponava, rincorrendolo, il fazzoletto sul pregevole fondoschiena del Professor Pi il quale a quel punto richiamato anch’egli più dai morsi della fame che da quelli della sanguisuga, stoicamente mi apostrofava:
-Grazie Meri mobbasta che hoffamepureio

Spazzolata via ogni traccia di cibo, io ancora in evidente stato di choc al posto altrui, osservavo Sven avviarsi con tutta calma al barchino, contenente il pronto soccorso, lasciando una scia di sangue che manco Dario Argento , dicevo osservando la sua calma olimpica a fronte dell’incipiente crisi isterica mia per il piede suo, ho capito che gnaapossofa’, non ce la farò mai. Mai riuscirò e mai nessuno riuscirà, manco padre Amorth, a liberarmi dall’agitosi che mi prende in simili frangenti. Hai voglia a dire  all’ansiosi “esci da questo corpo”: vi stimo molto ma io, ad abituarmi a questo e considerarlo normale, non ce la posso fa’. Io mi agito. Dentro. Mi shakero proprio. Che magari poi fuori sembro anche la Sfinge. Ma dentro sono cazzi cavoli.

2 Risposte to “Sanguiseghe time”

  1. Daniele Dice:

    Ora non mi venite a raccontare che Miss Nikon non ha fotografato il sommo posteriori dell’esimio e illustrissimo Prof. di Matematica…
    Quindi, pregasi pubblicarla e affigerla in bacheca all’università :-))

  2. Click ;-) Dice:

    @Daniele, purtroppo NO! La ‘Carmencita’ s’era messa in standby, causa batterie ormai alle cozze decomposte da straordinari notte giorno. [Peraltro al ‘ChempFaiv’ non c’erano prese dispo a tal fine per gli ospiti. Ma si può cotanto generalizzato dolcetto-scherzetto?!].
    Comunque Pi – partendo dall’area under chiappa, in fluida cascata – aveva un certo river rosso carminio che solcava tutto il retro destro dei pantaloni verdi oliva (la leech aveva pure fatto in modo di creare un abbinamento di tonalità ben riuscito!).
    Ricordo dunque qualcuno chiese a Pi: ‘Hai le emorroidi?’ E lui, non so se ironicamente o realisticamente, replicò con un ‘Le ho già fatte!’
    Riassumendo, no click, no B di Pi! La bacheca è salva! Spazio perciò alla sola fantasy!

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