Vape nsiero


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Ancora dagli Iban

Dopo aver sperimentato la ristoratrice doccia Iban (un tubo attaccato a un rubinetto nella stanzetta di lamiera adibita a toilette) dopo la battuta di pesca Iban (guadi e guadi di fiume con piedi a mollo fino alla coscia – si lo so io la coscia a voi arrivava si e no al polpaccio) e l’aperitivo Iban (thè caldo e biscotti) traslochiamo dalle famiglie che ci ospiteranno per la seconda notte. Hanno allestito una cena di gala che si compone come la colazione e il pranzo: noodles, riso, cavolo, polletto, thè. Buoni, molto. Poi ci offrono dei bicchieri d’acqua che nessuno beve, facendo ammappazzare riso, pollo e noodles fin quasi allo strozzamento in gola finché Alberto – che si sta già scolando il secondo- ci guarda e comunica
-Proviene da bottiglie di acqua minerale, le ho viste mentre le aprivano e le versavano.

E vi dirò: io ho trovato che questa cosa di prendere per noi dell’acqua minerale fosse il più grande gesto di amicizia e ospitalità. E’ chiaro che a loro dell’acqua in bottiglia sfugge il senso ed è un costo altissimo ma ugualmente sanno che noi siamo un po’ bacati e con l’acqua loro ci viene il cagotto ci si irrita l’intestino. Eppure eccoli qua, con i teschi di nostri simili appesi sulle nostre teste ma la Borneo mineral water nei nostri bicchieri. E hanno fritto anche dei dolcini buonissimi. Tipo le ferratelle, o “cancelle”, molisane. Scusate ma io questi riferimenti geografici infantili ho.

Friggitoria di dolcini (Foto Professor Pi)

E’ al giretto finale della cena che calano il jolly: rise wine. Una delizia. Avete presente quando a fine cena zia Rosa tira fuori il limoncello e il nocino fatto in casa? Ecco.
Contestualmente arrivavano suonatori e un guerriero danzante che, giuro, è identico all’illustrazione che avevo su uno dei libri di Salgari, tipo “Ritorno a Mompracem”. Siamo alla madeleine del viaggio. Roba che Proust scànsati.

Guerriero Iban (Foto Professor Pi)

Dopo la danza inizia lo scambio di doni: l’ambasciatore Professor Pi regala loro due bottiglie di vodka e penne e caramelle ai bambini (che, ci avevano avvertito, sono rispettivamente molto graditi a entrambi), noi continuiamo ad attingere a sto rise wine da paura.

Finalmente, anche tramortiti dall’alcol, le signore Iban iniziano ad allestire le stanze per la notte: spunta fuori addirittura uno zampirone malese che ci accendono nella camera Meripoppica – in cui dormiamo in otto- dopodichè se ne vanno, sigillano la finestra e chiudono la porta. Mariaterè, la mia confinante a est di materassino, l’ovest essendo presidiato dal professor Pi, bisbiglia:
-Appena si allontanano vado a riaprire la porta
trascurando di considerare che, a bordo stanza, hanno lasciato una sediola con su assisa una vecchina Iban a sorvegliarci.

E’ chiaro che altro che pigs: qui giacciono le prossime otto teste per le fondamenta della Longhouse nuova. Perché deposti kriss, coltelli e scimitarre mo’ i bianchi li fanno fuori col Vape.  

18 agosto

Incredibilmente, invece, alle 6 della mattina dopo tutte le teste risultano ancora attaccate al monolite di partenza e, sotto una pioggia battente, i sedici eroi si rimettono in marcia con destinazione Sibu Harbour e proseguimento per il Similijan National Park.

Fallito anche lo sterminio col Vape ci riprovano con l’aria condizionata di st’altra barca, a farci fuori. In parte riuscendoci. Che, entrati sani, ne usciremo affetti da malattie da raffreddamento ciclopiche.

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