Ma Lamerica è lontana, dall’altra parte della luna


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Sospendiamo momentaneamente la saga della Malesia per collegarci con la campagna elettorale di quel figaccione di Obama. Oggi siamo qui con questo che inizia così: (Sirviè, i linki si aprono, si?)

Ve la immaginate? Ve la immaginate attraversare il palco a grandi falcate, sorridere, impugnare il microfono e convintamente dire: «Il mio titolo più importante è “mamma in capo”: per un mondo migliore per i nostri figli dobbiamo essere uniti per un uomo in cui crediamo, mio marito, Maurizio Gasparri». Che Scilipoti mi faceva più gioco ma non ho rintracciato una signora Scilipoti su Wikipedia né nelle dediche degli otto libri che pure questo leader politico nostrano ha dato alle stampe per esplicitare la propria visione di futuro.
Così mentre tu, Michelle, parlavi la scorsa notte – elegante gazzella avvolta da un Tracy Reese in seta stampata rosa e grigio che lasciava libere le palestrate spalle sulle quali poggia mezza America nonché l’intera rielezione del tuo consorte, tu fermamente piantata su un tacco 12, rosa, in tinta pure lo smalto, grigio – e ti accompagnavano le note di Signed, Sealed, Delivered di Steve Wonder a me invece veniva in mente solo Anna e Marco di Lucio Dalla.

Che Lamerica «è lontana, dall’altra parte della luna». E quant’era lontana, la scorsa notte, Lamerica. Quel posto nel quale un’avvocata coi controcavoli issata sul trono rosa del tacco 12 sta lì a ricordare le scarpe vecchie del presidente, più corte di mezza misura, quelle della gavetta. E dice, e ci convince, che la Casa Bianca non l’ha cambiato, Barack Obama, che è «lo stesso uomo di cui mi sono innamorata». E ciò mi auguro non sia vero sennò sai che palle. E che la Casa Bianca non ha cambiato neanche te e che tu non gazzella, non roccia, non Perry Mason ma “mamma in capo” sei. E rimani. (continua qui)

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