Per chi suona la campanella


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Oggi è l’ultimo giorno di scuola. Premesso che in casa sono sempre stata circondata di maestre e non mi sono ancora arresa però, scartabellando tra le carte dei traslochi, è rispuntata una fotocopia di una lettera che un preside di liceo americano scriveva ad ogni inizio di anno scolastico ai suoi insegnanti. Eccovecela. E grazie a tutti sti pori insegnanti.

«Caro professore,
sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con  veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiore e università. Diffido – quindi – dall’educazione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani».

(Anniek Cojean, Les mémoires de la Shoah, in Le Monde del 29 aprile 1995).

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