Edith Piaf a noi ce spiccia casa


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Due anni fa a quest’ora si era in sala parto, così conciati:

-Ramon, ci sei?
-Che c’è?
-Questo blog finto che mi hai fatto per esercitarmi è fichissimo
-Si
-Ma quello vero quando sarà pronto?
-Boh
-Quindi qua posso scriverci quel che caspita mi pare tanto non lo legge nessuno?
-Si, pure su quell’altro
-Eh?
-Quello vero: i blog non li legge più nessuno
-Ah. E allora perchè mi aiuti ad aprirlo?
-Perchè mi hai detto che ti eri stufata di mandare sms lunghi alle amiche
-Mh. E quanto costa aprire un blog?
-Trenta euro
-Beh allora. Tanto si buttano via un sacco di soldi
-Ecco appunto, buttiamo via pure questi
-Grazie, Ramon
-Pregociao

Io, ecco, insomma, volevo dirvi che ormai lo sapete, si, che quando ho iniziato a scrivere su sto coso stavo abbastanza una schifezza, non proprio una tragedia che quella già si era consumata ma abbastanza una chiavica, ancora.

Ovvio. Quando stiamo così c’entra sempre un uomo. O ci esce sempre, un uomo, nel caso di specie. E ma poi com’era quella storia? Che quando si chiude una porta si spalanca un portone ma di solito lo prendiamo bello in faccia pure il portone, che vi credete.

Eppure non lo so com’è ma stavolta s’è spalancato il portone, il pianerottolo, l’edificio, il quartiere e pure sto blogghe.

Che questo, in sostanza vi volevo dire: a volte, specie dopo che eravamo due e poi ci ritroviamo uno, ci sentiamo appunto soli, quella cosa monotona e forse pure un po’ stonata che sappiamo. Piatta. Senza frizzo e senza guizzo.
Poi a un certo punto non si sa come ma pare che vada, finalmente, tutto dove deve andare: a quel paese, direte. No, non sempre. E’ che non è che sei solo: stai a fa’ il solista e sei da solo si, ma poi il resto arriva.

Beh io il resto l’ho trovato anche in mezzo a voi. E quando stiamo insieme, anche qua sopra, è così che mi fate sentì:

Buon compleanno, supercalifragilini, anche da Edith. Piaf. Che no, je neregretrien. E manco voi, mi raccomando.

3 Risposte to “Edith Piaf a noi ce spiccia casa”

  1. Franka® Dice:

    🙂

  2. Pecerin Dice:

    Ti capisco perfettamente. Quando una storia importante finisce si passa sempre attraverso momenti di scoramento, di solitudine, addirittura di angoscia.

    Poi il tempo, fortunatamente, il migliore dottore che esista, riesce a guarire anche questa orribile ferita.

    Ma bisogna attendere che passi, non c’è nulla di meno e nulla di più da fare.

    Però non è facile. Aspettare può essere atroce.

    Spesso sono quindici minuti terribili.

  3. MeriPop Dice:

    e qua ci vuole: clap clap clap (che fino a riga 8 avevo temuto il peggio)

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